Quando la guerra colpisce anche, e soprattutto, l’ambiente

Il conflitto tra Russia e Ucraina si ripercuote non solo sull’uomo e sull’economia ma provoca danni anche all'ambiente e al clima del nostro Pianeta

Danni e minacce ambientali della guerra tra Russia e Ucraina

Il conflitto che vede combattere da settimane l’esercito russo contro quello ucraino ha causato numerosi danni, non solo a livello umanitario ed economico, provocando migliaia di vittime, milioni di profughi, rincaro dei prezzi della benzina e dei generi alimentari, ma ha soprattutto provocato danni irrimediabili al nostro Pianeta.

Anche l’ambiente in cui viviamo è rimasto ferito in questo conflitto: natura, terreni e fiumi sono le vittime collaterali dell’invasione che Putin ha scatenato ai danni dell’Ucraina. Tutti gli interventi militari in atto necessitano di energia, ingenti quantità di carburante e utilizzano armi che hanno un costo ambientale per quanto riguarda la produzione, il trasporto e lo smaltimento.

I problemi principali riguardano le zone industriali

L’Ucraina è un paese con molte miniere, impianti per l’industria chimica e per la lavorazione dei metalli. Nel paese, infatti, si contano oltre 170 impianti chimici ad alto rischio e centinaia di siti in cui vengono impiegati materiali radioattivi. Diventa dunque pressante la paura di un attacco – più o meno intenzionale – ad uno dei reattori nucleari ucraini, che causerebbe danni su vasta scala.

Ad esempio, lo scorso 4 marzo un attacco missilistico in prossimità della centrale nucleare di Zaporizhzhia ha allarmato notevolmente il paese, facendo temere il peggio. Se i siti venissero danneggiati dai combattimenti si potrebbero disperdere nell’ambiente ingenti quantità di sostanze tossiche, nocive non solo per l’ambiente ma anche per l’uomo.

Un ennesimo fattore sanitario e ambientale da considerare sono le esplosioni e il crollo di edifici. Quando i combattimenti si spostano nelle zone residenziali infatti, i bombardamenti colpiscono case e palazzi generando un grande sollevamento di polveri sottili che inquinano l’aria. Inoltre, possono essere provocati danni anche alle condutture delle acque di scarico che provocano l’inquinamento del suolo e delle falde acquifere.

La minaccia nucleare e l’inquinamento dell’acqua sono solo due dei grandi problemi ambientali della guerra in atto, ma purtroppo non sono gli unici. Gli eserciti militari, infatti, emettono CO2 come intere nazioni. In particolar modo, quello americano è l’esercito che provoca più danni e inquina di più. Per questo l’esercito USA ha deciso di intraprendere un percorso di decarbonizzazione. Tutte queste emissioni sono evitabili e vanno ad aggiungersi alle infinite emissioni provenienti dalle attività umane di tutto il Mondo e che dobbiamo impegnarci a ridurre il prima possibile per tentare di fermare la crisi climatica.

Tutti questi danni, le esplosioni e i bombardamenti mettono a rischio l’ambiente e la biodiversità di foreste, parchi e fiumi. Gli habitat naturali possono essere seriamente compromessi e queste conseguenze non riguardano solo l’area del pianeta circoscritta al conflitto in atto. È chiaro che ad oggi risulta difficile comprendere o quantificare la portata di quello che sta succedendo in Ucraina, le conseguenze ambientali e sanitarie del conflitto.

Quello che però è chiaro è che i costi dei danni ambientali derivanti dalla guerra in corso sono importanti e soprattutto non conoscono confini geografici. Gli effetti ambientali delle guerre rappresentano solo un tassello di un puzzle molto complesso. L’augurio di tutti noi è che tutto questo possa finire il prima possibile, e che ci sia la volontà comune di collaborare per trovare soluzioni consapevoli, costruttive e, soprattutto, risolutive.

di Mariangela Frascati

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