Fellini, “Amarcord” in punta di scarpette

“Amarcord voleva essere l’addio a una certa stagione della vita, quell’inguaribile adolescenza che rischia di possederci per sempre, e con la quale io non ho ancora capito bene che si deve fare, se portarsela appresso fino alla fine o archiviarla in qualche modo. Diciamo la verità. Questo moralistico traguardo del divenire adulti, che cosa si fa quando lo si è diventati?”

Così, Federico Fellini, uno dei massimi registi italiani, amava raccontare uno dei suoi capolavori cinematografici, giunto quest’anno al suo quarantesimo compleanno. Era il 1972 quando Fellini batteva il primo ciak del film; era il 18 dicembre 1973, quando Amarcord usciva nelle sale. Il compleanno della pellicola sarà celebrato, il prossimo 14 novembre al Teatro Brancaccio di Roma, con la prima nazionale dell’omonimo balletto: liberamente ispirato al film in cui Fellini ricorda-reinventa la sua vita di ragazzo in una Rimini della prima metà degli anni Trenta, lo spettacolo è in due atti per la regia e la coreografia di Luciano Cannito, le scenografie di Carlo Centolavigna e le musiche di Nino Rota. Sul palco si esibiranno Rossella Brescia, nei panni di “Gradisca” e il giovane talento della danza Nicolò Noto, nel ruolo di “Titta”.

Dopo la “prima” romana, “Amarcord” sarà in tour fino a febbraio 2013, toccando Milano il 21 e 22 dicembre 2012 al Teatro della Luna e Rimini al Teatro Comunale il 10 febbraio.

Ma le celebrazioni di Fellini non sono finite qui. Anche New York, lo scorso 13 ottobre, ha infatti reso omaggio al regista italiano, con la proiezione del “Satyricon ” felliniano. In chiave “D&G”. Un vero tripudio del made in Italy messo in scena in occasione del 50° “New York Film Festival”: un evento straordinario, uno dei più attesi della prestigiosa rassegna cinematografica americana non competitiva. Tra i lavori più emblematici e visionari del regista riminese, il film è liberamente tratto dall’omonimo classico dello scrittore latino Petronio Arbitro. Si tratta di un viaggio dark nel dissoluto impero romano di Nerone. Interpreti sono Martin Potter e Hiram Keller, rispettivamente nel ruolo di Encolpio e Ascilto, i due protagonisti del romanzo. “Un testo misterioso prima di tutto per la sua frammentarietà emblematica del mondo antico quale appare a noi oggi”, lo aveva definito lo stesso Fellini, che oggi rivive anche grazie al contributo del direttore della fotografia Giuseppe Rotunno, già a fianco del regista nel 1969 nella realizzazione del film.

Più che di un ritorno, si tratta in realtà di una “prima assoluta”, dal momento che per la prima volta un’opera felliniana è stata proiettata al festival newyorkese. Una prima volta così attesa che lo stesso catalogo della rassegna titola pungente ma entusiasta “meglio tardi che mai”. Ed entusiasti si sono definiti anche Domenico Dolce e Stefano Gabbana, grazie al cui contributo, insieme a quello della Cineteca Nazionale, l a pellicola firmata da Federico Fellini nel 1969 è tornata all’antico splendore: “Fellini ci ha permesso di sognare e ha ispirato la moda e le immagini che utilizziamo per raccontare la vita. E’ un regista che amiamo e che vorremmo che i più giovani di tutto il mondo conoscessero meglio”.

La pellicola valse al regista, nel ’70, quattro Nastri d’Argento e una nomination all’Oscar. Ciak.

 

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