Liu Bolin, “The Invisible Man”: artista e performer camaleontico

4 Marzo 2019 • Interviews

JLiu Bolin, “The Invisible Man”

Liu Bolin è un artista e performer cinese conosciuto nel mondo per ricorrere a metodi e tecniche camaleontiche per immergersi e divenire egli stesso parte dei diversi ambienti. Questo gli ha fatto guadagnare il soprannome di “The Invisible Man”, l’uomo invisibile. Gilt ha avuto il piacere di intervistarlo.

Il “camouflage” come protesta silenziosa contro lo stato: com’è nata questa idea?

Dal 16 Novembre 2005, il governo ha demolito il mio Villaggio di Arte Internazionale. Fu allora che iniziai una serie di creazioni per esprimere un tipo di protesta volta a sollecitare creazioni artistiche. Negli anni seguenti si diffusero molti slogan di propaganda politica connessi allo sviluppo sociale in Cina. I problemi di sviluppo economico – sicurezza del cibo, questioni ambientali e questioni energetiche – sono strettamente connessi alle mie opere. Il mio corpo è diventato un modo di esprimere il mio pensiero e un’attitudine verso le tematiche sociali.

Col tempo le sue performance hanno preso una piega via via sempre più politica. Ci racconti come declina nelle sue performance il clima politico cinese

Sin dalla creazione delle mie serie nel 2005, ho assunto un ragazzo che era stato licenziato, e fu allora che apparvero i primi slogan con un messaggio politico sullo sfondo. Cercai di analizzare alcuni aspetti strettamente legati alla realtà cinese. Molti di questi slogan esprimevano tematiche sociali forti; slogan simili, che furono censurati per alcuni anni, erano per lo più legati a pianificazioni familiari, pensiero unificato, elezioni legali. Tali informazioni sono in realtà un’espressione del modo di vivere quotidiano in Cina. Con la mia esibizione all’estero ho voluto condividere l’emergenza di diversi temi quali la crisi economica, l’anti terrorismo, le guerre locali…

Non è facile decidere di intraprendere un’opera di protesta contro il proprio stato, soprattutto se lo si fa contro un regime comunista. Ha mai avuto paura delle conseguenze di questa sua iniziativa, seppur lodevole?

Poiché il mio lavoro si basa principalmente sullo scattare foto – sto di fronte al mio soggetto e scatto la foto – non uso propriamente un linguaggio verbale per esprimere contro chi io sia contro. L’arte, infatti, può solo osservare, sentire soggettivamente. Quindi non ricevo informazioni da autorità competenti del governo, e nessuno mi ha mai dato una proibizione in merito. Di conseguenza, si è venuta a stabilire una relazione in cui nessuna delle due parti interferisce con l’altra. Per esempio, nel 2008 e nel 2009, alcuni dei miei lavori erano collegati alla sicurezza del cibo e all’ecologia. All’epoca i diversi media cinesi fecero molti reportage a proposito. Queste problematiche non riguardano soltanto me in qualità di artista, ma qualsiasi spettatore e qualsiasi fruitore assorbirà molta potenza dai miei lavori, e mediterà su di essi cercando di trovarne una soluzione.

Dove trova l’ispirazione per una nuova performance? Riesce a sorprendersi ogni volta?

A causa di un accumulo di lavori negli ultimi 10 anni, considero solo alcuni dei miei paesaggi – tra tutte le creazioni – come scenario nel mio lavoro, anche se magari questi lavori non saranno i migliori. Ci sarà qualche influenza sulle persone, userò alcuni sfondi creati da queste ultime come sorgente di ispirazione per il mio lavoro. Non importa chi sia, ma sarà il mio sfondo. Guardando indietro, dopo 15 anni di produzione artistica, alcuni dei miei primi paesaggi sono scomparsi, poiché sono cambiati i soggetti, come per esempio i primissimi scatti nell’invisibile villaggio di Suojia. Quando riproposi lo stesso scenario, divenne uno studio per alcuni artisti, poi quelle rovine furono spazzate via, ed ora non è altro che circondato da spazzatura. Tra altri 10 anni potrà diventare un edificio a più piani. Mi piace questo modo di porsi e di pensare quando colgo il significato di ciò che faccio, mi piace creare queste opere.

Sin da adolescente erano chiare la sua vena artistica e la sua creatività. Come ha reagito quando le sue performance e le sue opere sono uscite dai confini cinesi, per essere fruite e apprezzate in tutto il mondo?

In effetti sono molto fortunato e felice di aver intrapreso una carriera che riguarda ciò in cui sono bravo. È una professione che amo. È diventato uno stile di vita. Combino pensiero personale e crescita professionale in modo progressivo. In qualità di artista, rifletto sulle tematiche mondiali, penso alle persone, alla storia dell’arte nel suo sviluppo. Tutto questo è un’ispirazione per il mio lavoro. Sto comunicando con il mondo e mi rendo conto che lo smalto delle mie abilità è presente nelle mie opere. Questo diventerà una sorta di presentazione del mondo, un’espressione artistica che emergerà passo dopo passo con il mio crescere personale e professionale. Sono anche molto felice dei miei sforzi personali. Ho la libertà di lavorare come cittadino cinese all’estero semplicemente per creare arte. Sono molto fortunato. Ci sono tante persone che apprezzano la mia forma espressiva. Sono grato per questo. Cercherò nel futuro di re-inventarmi attraverso nuove tecnologie, nuove situazioni, nuovi stili e, quindi, una nuova vita artistica.

Ringraziamo Liu Bolin per la sua disponibilità a professionalità!

 

di Sara Baschirotto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *