Siamo ciò che mangiamo: il Cibo, come metafora della vita

15 maggio 2017 • Psyco, Psyco&Sex

Il cibo, come metafora della vita. E’ proprio attraverso ciò che mangiamo che identifichiamo infatti il nostro modo di essere, o meglio ciò che viene chiamato il nostro stile di vita. Il cibo possiede infatti una connotazione molto personale, soggettiva, come anche strettamente privato ed unico è il significato che ad esso viene attribuito da ogni singola persona.

Passatemi la metafora, ma è un po’ come dire che assumiamo la forma del cibo che ingeriamo, e quindi, siamo a tutti gli effetti ciò di cui ci nutriamo. In una società odierna, dove correre è diventato sempre più un must, noi tutti ci adeguiamo all’ambiente che ci circonda e alle sue regole, scegliendo i cibi soprattutto in base all’orario di lavoro e ai ritmi della nostra vita privata, più che per l’attenzione a mangiare bene (tant’è che la società occidentale è ormai ricca di obesi).

Ad esempio, se ho solo 45 minuti di pausa pranzo, dovrò sbrigarmi a mangiare per non tardare al lavoro, e quindi dovrò riuscire a trovare un posto abbastanza vicino all’ufficio da permettermi di addentare un piatto rapido, come potrebbe essere un panino o una piadina (a discapito di un pasto sano ed equilibrato). Mangiare velocemente e con voracità non solo non aiuterà nei processi digestivi, bensì creerà anche possibili disturbi di stomaco ed intestinali, come difagie e dolori, e crampi addominali.

I cibi non vengono scelti con cura e abbastanza attenzione, e spesso e volentieri viene fatto uso (e abuso) di junk food; cibi pronti, ricchi di zuccheri e grassi, ma che ci danno appagamento immediato ed apparente senso di sazietà, salvo poi generare una fame atavica un’ora dopo la loro ingestione (a causa del picco insulinico discendente).

Colori, profumi, consistenza e forma sono ciò che ci invoglia a scegliere un cibo e a preferirlo ad altri. E’ così che attraverso la selezione naturale e la genetica ci siamo evoluti sino ad arrivare ai giorni nostri. Ad oggi la società può vantare un’ampia variegatura di tipologie di persone e di alimentazione; passiamo da chi fa un utilizzo massiccio di proteine ai vegetariani, vegani, oppure onnivori, o ancora, malnutriti…e chi più ne ha più ne metta!

Decidere di seguire una corretta alimentazione, con un apporto normo-proteico e di nutrienti bilanciati, può allora essere utile per mantenere o ritrovare non solo un buon stato di salute, ma soprattutto un buon stato ed equilibrio di salute psico-fisica. Il nostro cervello si nutre e sopravvive grazie alla qualità dei nutrienti che gli forniamo attraverso i pasti, durante la giornata.

Quando il nostro corpo sta bene infatti, anche il nostro cervello e la nostra memoria ne beneficiano, sotto tutti i punti di vista. Rivolgersi a specialisti come endocrinologi, nutrizionisti, dietologi e dietisti, può quindi essere un buon punto di partenza per impostare una dieta ad hoc, che insegni una corretta alimentazione, studiata in base alle esigenze del singolo, siano esse di perdita di peso, mantenimento del peso o necessità di aumentare la massa muscolare.

Non dimentichiamo poi la figura dello psicologo e psicoterapeuta, che in affiancamento al medico di riferimento è un supporto pratico e un aiuto al cambiamento dello stile di vita della persona e alla messa a fuoco di possibili disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), o di problematiche personali ed emotive profonde, legate agli alimenti da ingerire.

Collegate al cibo vi sono proprio delle importanti componenti di emotività; quando si è nervosi, ad esempio, si tende a mangiare di più e più velocemente, senza razionalizzare troppo su cosa si stia ingerendo (si agisce compulsivamente, spinti dall’interno), buttando giù più aria che cibo, oppure all’esatto opposto si smette completamente di mangiare.

Stiamo parlando in questo caso della famosa frase “Ho lo stomaco chiuso“; chiuso perché è già talmente pieno e sazio di sensazioni emotive negative, che non ce la fa ad ingerire altro. Questo tipo di sensazione capita spesso nelle persone depresse, ansiose o molto emotive. Lo stomaco è talmente sensibile e reattivo che si contrae per i pensieri, al punto da restringersi fortemente, creando inappetenza. Insomma, dobbiamo porre attenzione principalmente a due fattori, che vanno integrati: il nostro umore (dipendente dai nostri pensieri) e il nostro stile alimentare.

Fare questa operazione significa prendere maggiore consapevolezza di chi siamo, chi vorremmo essere e di come gestire al meglio il nostro rapporto col cibo (quindi anche con la totalità del nostro corpo, mente in primis ) e di conseguenza con la nostra salute e la nostra vita. Una persona che mangia bene è felice, serena e in salute, versus una persona che fa un uso eccessivo di zuccheri e grassi, che rendono fisiologicamente rabbiosi, e che alla lunga portano a diabete di tipo II, obesità, e problemi ormonali di vario genere.

Questo perché quando mangiamo male mettiamo in circolo troppa insulina, un ormone salvavita, che se assunto in grandi quantità crea però infiammazione e disturbi  nell’organismo. Come potrebbe dire un vecchio proverbio cinese “Mangia sano, un po’ di tutto, in quantità moderate, e mangia spesso; questo è il segreto per dominare il tuo spirito e in parte le tue emozioni. Allo stesso tempo, stai attento ancor prima di mangiare a ciò che senti e provi dentro al tuo essere, perché le emozioni sono l’anticamera per la salute oppure la trappola per la malattia, a seconda dell’uso che se ne fa. Cibo e stati d’animo vanno di pari passo, si controbilanciano e agiscono simultaneamente, prima ancora che la tua mente ne sia consapevole. Questo significa che a volte, quando si prende consapevolezza di avere un problema alimentare e/o personale, è già troppo tardi”.

di Sabrina Burgoni

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