Irene Ferri: Credo nelle seconde, terze possibilità, finché c’è vita!

3 Febbraio 2020 • Interviews, Sommario

La femminilità di Irene Ferri è di quelle senza tempo. Bastano quelle fossette sul viso e quella solarità coinvolgente per rimanerne affascinati. Attrice di talento e mamma affettuosa, Irene Ferri non si ferma mai. Reduce dal successo della serie TV “Pezzi Unici” e del ritorno in teatro come protagonista nel celebre dramma passionale di Georges Simenon, “La camera azzurra”, riadattato da Letizia Russo e diretto da Serena Sinigaglia, l’attrice romana racconta a Gilt dei suoi ultimi successi, dell’incontro con Sergio Castellitto, “un desiderio avverato”, dei suoi buoni propositi per questo 2020, facendo trapelare una forte sensibilità e fiducia nei confronti del prossimo e della vita, il tutto condito da quella dolcezza che la contraddistingue.

Ti abbiamo ammirato nella crime fiction “Pezzi Unici”, nel personaggio di Anna. Una fiction che ha riscosso un grandissimo successo, facendosi portavoce di problematiche adolescenziali importanti come droga, violenza; ma se vogliamo ha portato alla luce soprattutto la profonda solitudine che vivono realmente questi ragazzi di oggi e non solo. Come è stato, anche da mamma di due figli adolescenti, trovarsi a contatto con queste tematiche così forti e così attuali? 

Ho sempre prestato attenzione alla condizione del prossimo, ai problemi di chi mi circonda, in parte per l’educazione che ho ricevuto dalla mia famiglia ma soprattutto grazie al mio lavoro, che mi spinge ad essere sempre curiosa dell’altro ma soprattutto ad empatizzare con l’altro. Ovviamente da mamma di un ragazzo di 12 anni e di una bambina di 7, sono preoccupata riguardo al loro futuro. È vero, siamo tutti più soli, ed è un qualcosa che dobbiamo impegnarci a combattere. Oggi la tecnologia tende ad isolarci sempre di più, allontanandoci dalla realtà e dalla normalità della vita. Pensiamo per esempio ai lavori virtuali, che magari permettono di vivere una vita agiata ma poi sul versante umano non danno nulla. Io credo che il lavoro manuale, il creare un qualcosa con le proprie energie, possa realmente riportare in vita tutti coloro che hanno perso ogni contatto con la realtà. E “Pezzi Unici” ha portato alla luce proprio questo aspetto: come attraverso il lavoro, in particolare quello artigiano, si possano ritrovare delle vite perdute e riportare alla luce i veri valori, ristabilendo i rapporti con l’altro.

La fiction è stata anche portavoce di un messaggio profondo, quello delle seconde possibilità. Pensando al tuo bagaglio personale, credi alle seconde possibilità? Pensi realmente che una persona possa cambiare fino in fondo?

Assolutamente si! Credo anche nelle terze possibilità, finché c’è vita (sorride). Certo è un lavoro difficile, faticoso, molto doloroso. Ma credo che chiunque abbia una forte volontà, abbia questa possibilità e possa farcela!

Hai raccontato di come eri emozionata dall’idea di lavorare accanto a Sergio Castellitto. È stato un incontro che ha raggiunto le tue aspettative?

Le ha raggiunte e le ha anche superate! Ero terrorizzata dall’idea di incontrare Sergio e di lavorare con lui. Il primo incontro, in realtà, è stato al provino, dove per fortuna la passione in comune per la Roma ha risolto la metà dei problemi (ride) e ha messo la prima pietra sulla quale costruire poi il resto del nostro rapporto. Lavorare con Sergio è uno dei miei desideri avverati. Per questo ringrazio anche Cinzia che mi ha dato questa grande possibilità, oltre a quella di lavorare nuovamente insieme a lei!

Ti abbiamo appena ammirato anche in teatro con l’opera “La Camera Azzurra” di Georges Simenon, riadattata nella versione teatrale da Letizia Russo e diretta da Serena Sinigaglia.

Sì. Ho appena concluso la tournée teatrale con “La Camera Azzurra” a Ventimiglia, insieme a Fabio Troiano. A breve la riprenderemo in tutta Italia. Non dovrei dirvelo io, ma è uno spettacolo davvero molto bello, non solo da vedere e da ascoltare ma anche da vivere. È un’esperienza meravigliosa! Avevo scelto di allontanarmi dal teatro per i miei figli, allora troppo piccoli. Questa è stata l’occasione giusta per ricominciare e sono davvero felice di questo spettacolo. E finalmente riusciremo a portarlo anche a Roma, la mia città, che per il momento non avevamo ancora toccato.

Siamo all’inizio di un nuovo anno. Vorresti condividere con noi la lista dei tuoi progetti futuri e dei tuoi buoni propositi?

Il mio primo buon proposito è di essere meno polemica. (ride). Io vivo a Roma, e non essere polemica è un’impresa storica. Ormai noi romani abbiamo una vita difficile e anche dolorosa, perché vedere la nostra città in questo modo fa davvero male al cuore. Quello che mi auguro per il prossimo anno è di vedere l’inizio della rinascita della mia città. Mi viene da piangere all’idea di come viviamo a Roma, soprattutto girando l’Italia in lungo e in largo. Qualunque posto in Italia oggi è meglio di Roma, per non parlare dell’estero. E quindi auguro non solo a me ma ai romani, a Roma, che il 2020 sia l’inizio di una rinascita, perché non possiamo andare più giù di così. Viviamo nella città più bella del mondo, eppure oggi ci vergogniamo di viverci e di mostrarla al mondo.

Ringraziamo Irene Ferri per la sua grande disponibilità e cortesia, augurandole un grande in bocca al lupo per tutti i suoi progetti futuri!

 

di Eleonora Formicola

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