Fendi Uomo a Milano Fashion Week: classico modulare

14 Gennaio 2020 • Fashion

I pantaloni in velluto, il maglione a treccia, il cappotto in Casentino. Ci sono capi imprescindibili per il guardaroba di ogni uomo, imperituri nella moda di ogni epoca. Lo sa bene Silvia Venturini Fendi, che con la collezione Fendi Uomo Autunno/Inverno 2020-21 proietta i grandi classici maschili nella modernità. Come? Grazie ad un gioco di zip che trasformano i capi – e lo styling – in un esercizio di modularità.

Guardaroba componibile e neutralità di genere per Fendi Uomo

Chi associa la classicità dell’abbigliamento ad una rigidità di stile, con Fendi sarà costretto a ricredersi. Per la stagione fredda, Silvia Venturini Fendi va in cerca di un look che racchiuda in sé più anime, come un puzzle da comporre a seconda dell’umore e dell’esigenza.

È così che i cappotti eleganti diventano giacche tre quarti in un sol colpo di cerniera, mentre i pantaloni sartoriali in lana si trasformano in morbidi bermuda da abbinare a maxi sneaker o stivali dalla suola carrarmato. L’uomo Fendi passa da elegante a sportivo e viceversa grazie alla magia di una zip, e la modularità degli outfit porta con sé una tendenza alla neutralità di genere, a dimostrazione che col classico si può spaziare senza limiti di guardaroba (di lei e di lui).

La fluidità nei codici stilistici risalta ancora di più negli accessori: catene al collo, bracciali ampi e anelli importanti ricordano i gioielli da signora, mentre al braccio appaiono maxi shopping bag, zainetti col logo della doppia F e le declinazioni maschili (ma mai troppo modificate) di Baguette e Peekaboo.

L’educazione alla sostenibilità vista da Silvia Venturini Fendi

Quello dell’uomo Fendi non è però soltanto un sollazzarsi con le mille sfaccettature di un capo modulabile. Silvia Venturini Fendi si rivolge ai giovani ed utilizza i capi classici ma multiuso per parlare di sostenibilità, intesa come durevolezza e versatilità di un abito.

C’è voglia di classico perché è una forma di perenne, abbiamo voglia – spiega Venturini Fendi – di punti fermi perché abbiamo capito che dobbiamo ridurre e che ci sono ancora i bei tessuti di una volta. I giovani devono essere educati alla qualità, dobbiamo dare loro delle alternative valide: sono abituati a comprare 100 capi che buttano via senza nemmeno metterli in lavatrice, invece devono capire che ci sono investimenti che valgono una vita”.

Al centro del dialogo sulla forma moderna del classico ci sono dunque sia le forme che i tessuti, pregiati sì, ma deliberatamente inseriti in accostamenti naturale-artificiale: cashmere con nylon, denim con camoscio, pelliccia con velluto. La sferzata definitiva di contemporaneità hi-tech la dà infine la collaborazione con l’artista Anrealage; i capi in nylon fotocromatico cambiano colore al sole. A riprova che, anche in un guardaroba essenziale come quello di Fendi Uomo, può nascondersi un asso nella manica inatteso.

 

di Martina Faralli

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