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	<title>intervista &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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	<title>intervista &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Roberto Valbuzzi: “La vera cucina deve raccontare il territorio, non inseguire solo lo spettacolo”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 09:31:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[foodnetwork]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Valbuzzi]]></category>
		<category><![CDATA[uno chef in fattoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/foto-valbuzzi-intervista-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/foto-valbuzzi-intervista-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/foto-valbuzzi-intervista-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/foto-valbuzzi-intervista-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/foto-valbuzzi-intervista.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Lo chef e volto TV Roberto Valbuzzi racconta il futuro della gastronomia tra autenticità, tecnologia, territorio e nuove generazioni.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/interview/roberto-valbuzzi-la-vera-cucina-deve-raccontare-il-territorio-non-inseguire-solo-lo-spettacolo/">Roberto Valbuzzi: “La vera cucina deve raccontare il territorio, non inseguire solo lo spettacolo”</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/foto-valbuzzi-intervista-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/foto-valbuzzi-intervista-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/foto-valbuzzi-intervista-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/foto-valbuzzi-intervista-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/foto-valbuzzi-intervista.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Volto noto della televisione italiana e chef profondamente legato al territorio, <strong>Roberto Valbuzzi</strong> ha costruito negli anni una figura riconoscibile nel panorama food contemporaneo, unendo cucina d’autore, racconto televisivo e cultura dell’accoglienza. Nato a Varese in una famiglia di ristoratori valtellinesi, è cresciuto tra cucina, campagna e tradizioni gastronomiche tramandate di generazione in generazione. Oggi è alla guida del ristorante di famiglia ed è tra i protagonisti più apprezzati della TV lifestyle italiana grazie a programmi come <em><strong>Cortesie per gli Ospiti</strong></em> e<strong> <em>Uno chef &nbsp;in Fattoria</em></strong>.</p>



<p>Il suo stile unisce tecnica contemporanea e profondo rispetto per il territorio, con una filosofia che mette al centro piccoli produttori, biodiversità e autenticità. Più che inseguire la spettacolarizzazione del food, Valbuzzi porta avanti una cucina che racconta storie, persone e identità locali, trasformando ogni piatto in un’esperienza culturale oltre che gastronomica.</p>



<p><strong><em>Negli ultimi anni il food è diventato spettacolo, intrattenimento e status symbol. Secondo te oggi la cucina racconta ancora davvero il territorio oppure rischia di diventare solo estetica?</em></strong></p>



<p>Secondo me dipende da come noi cuochi interpretiamo l’evoluzione culinaria. Oggi la cucina vive molto di mode e tendenze, spesso guidate dai social e da ciò che diventa virale. Raccontare il territorio è più difficile, perché significa parlare di micro-produzioni, di storie autentiche e spesso poco conosciute.</p>



<p>Io credo che cuoco e contadino siano entrambi custodi del creato: il nostro compito è valorizzare ciò che la natura offre in un preciso momento dell’anno. La vera cucina contemporanea, per me, nasce dalla ricerca del prodotto e delle persone che ci sono dietro, unita alla tecnica e a una sensibilità attuale.</p>



<p>La spettacolarizzazione può essere positiva quando diventa racconto: il bello è dare voce a storie di sacrificio, passione e qualità. È questa la mia cifra stilistica.</p>



<p><strong><em>Come immagini la cucina italiana tra dieci anni? Più tecnologica o più autentica?</em></strong></p>



<p>La tecnologia sarà fondamentale, ma soprattutto nella produzione agroalimentare. Può aiutare concretamente a gestire problemi legati al cambiamento climatico, alla sostenibilità e alla qualità delle coltivazioni e degli allevamenti.</p>



<p>Diverso è quando la tecnologia diventa puro spettacolo. Una pasta stampata in 3D magari colpisce visivamente, ma poi il gusto resta lo stesso di una pasta fatta bene in modo tradizionale. Il rischio è trasformare la tecnologia in un esercizio estetico più che in un reale servizio al prodotto.</p>



<p>Io credo che il futuro debba mantenere al centro l’esperienza umana e artigianale del cibo.</p>



<p><strong><em>L’intelligenza artificiale, la vertical farming, le proteine alternative: sono rivoluzioni reali o temi che oggi vengono raccontati più del necessario?</em></strong></p>



<p>La ricerca sulle proteine alternative è importante e può avere un impatto enorme sul futuro dell’alimentazione mondiale. La tecnologia applicata alla sostenibilità e alla lotta contro la fame può fare davvero la differenza.</p>



<p>Il punto è non perdere l’anima del cibo. Quando ci si siede a tavola si cerca ancora artigianalità, manualità e sensibilità umana. La tecnica può aiutare, ma non può sostituire l’emozione che nasce dal saper creare qualcosa con le mani e con la propria esperienza.</p>



<p><strong><em>Il pubblico oggi cerca esperienza più che cucina. Lo chef deve ancora emozionare con il piatto o ormai deve raccontare uno stile di vita?</em></strong></p>



<p>Credo che uno chef debba prima di tutto emozionarsi lui stesso. Nel mio menù non esiste un piatto che consiglio più di un altro, perché credo in tutto ciò che propongo.</p>



<p>La parola “ristorante” contiene già il suo significato: ristorare. Noi dobbiamo prenderci cura delle persone, del loro corpo ma anche della loro anima. E questo può accadere solo se dentro ciò che cuciniamo c’è autenticità.</p>



<p><strong><em>Viviamo in un’epoca in cui tutto viene fotografato prima di essere assaggiato. I social hanno migliorato la cultura gastronomica oppure l’hanno resa più superficiale?</em></strong></p>



<p>Hanno fatto entrambe le cose. Da una parte hanno dato alle persone la possibilità di informarsi e conoscere meglio il mondo della cucina, dell’ospitalità e dei prodotti.</p>



<p>Dall’altra hanno creato molta superficialità. Oggi chiunque si improvvisa chef dopo qualche video online e spesso la gastronomia viene raccontata in modo esasperato e teatrale. La spettacolarizzazione può esistere, ma dovrebbe mantenere eleganza e contenuto.</p>



<p><strong><em>Secondo te la cucina italiana rischia di perdere identità inseguendo mode internazionali?</em></strong></p>



<p>In realtà vedo un ritorno molto forte verso la tradizione, soprattutto tra i giovani. Sempre più ragazzi scelgono esperienze gastronomiche autentiche e ricercano qualità, storia e materia prima.</p>



<p>Questo mi dà speranza. Significa che esiste ancora interesse per il patrimonio culinario italiano e per il valore della cucina fatta bene, nonostante la velocità e l’omologazione contemporanea.</p>



<p><strong><em>Alla nuova generazione di cuochi cosa manca oggi: tecnica, cultura o pazienza?</em></strong></p>



<p>La tecnica e la cultura non mancano. Quello che spesso manca è la pazienza.</p>



<p>Le nuove generazioni non hanno vissuto il rigore e la fatica che hanno formato chi è cresciuto nelle cucine di qualche anno fa. Era un mondo duro, ma capace di costruire carattere, disciplina e mentalità.</p>



<p><strong><em>Tu hai costruito un’immagine molto equilibrata: televisione, ristorante, campagna, famiglia. Quanto è difficile oggi restare autentici in un mondo dove ogni chef deve diventare anche personaggio?</em></strong></p>



<p>Dipende da cosa hai davvero da raccontare. Se costruisci un personaggio artificiale, prima o poi si vede.</p>



<p>Io credo che l’autenticità arrivi semplicemente dalla vita che vivi ogni giorno. La mia forza è l’entusiasmo: amo il mio lavoro, amo raccontarlo e amo far stare bene le persone attraverso il cibo e le storie che ci sono dietro.</p>



<p><strong><em>Qual è la lezione più importante che ti ha lasciato la tua famiglia?</em></strong></p>



<p>Mio padre mi ha sempre detto che puoi avere le tasche vuote ma essere comunque ricchissimo se hai il rispetto degli altri.</p>



<p>Credibilità, rispetto e tenacia sono i valori più importanti che mi porto dietro. E poi una regola semplice: fare bene o fare male una cosa richiede lo stesso tempo. Tanto vale farla bene.</p>



<p><strong><em>Se dovessi raccontare il futuro del cibo con un solo ingrediente, quale sceglieresti?</em></strong></p>



<p>Direi ortaggi e frutta.</p>



<p>La biodiversità sarà il vero tema del futuro. Attraverso le coltivazioni possiamo fare bene all’ambiente, al sistema agroalimentare e alla nostra salute. Il rischio oggi è l’omologazione: tutti coltivano le stesse cose perché seguono il mercato. Invece dovremmo imparare a valorizzare ciò che appartiene davvero ai nostri territori.</p>



<p><strong><em>Quali sono i prossimi progetti di Roberto Valbuzzi? O, per stare in tema, cosa bolle in pentola ?</em></strong></p>



<p>Sto lavorando da tempo a un progetto di hotellerie legato al mondo dell’ospitalità, che spero possa vedere presto la luce.</p>



<p>Parallelamente continua la crescita del ristorante e dei progetti televisivi: arriverà una nuova stagione di <strong><em>Uno chef in Fattoria</em> </strong>su Food Network e riprenderanno anche le registrazioni di <em><strong>Cortesie per gli Ospiti</strong></em>. Inoltre prosegue il tour di presentazione del mio ultimo libro (<strong>50. Anni, racconti</strong>, <strong>ricette</strong>, uscito a novembre 2025)</p>



<p>Insomma, ci sono sempre tante cose che bollono in pentola.</p>
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		<title>Riflessi di Chiara: Un’Intervista a Cuore Aperto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 10:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/02/Chiara-Scelsi-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/02/Chiara-Scelsi-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/02/Chiara-Scelsi-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/02/Chiara-Scelsi-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/02/Chiara-Scelsi.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Chiara Scelsi è una modella italo-brasiliana che ha conquistato il mondo della moda grazie alla sua autenticità e al suo spirito libero. Ha sfidato le convenzioni, celebrando la sua unicità e invitando tutti a riflettere sulla vera bellezza, quella che risiede nell'essere se stessi.</p>
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<p>Chiara Scelsi è una delle modelle più autentiche e versatili della sua generazione, un volto che incarna la fusione perfetta tra le sue radici brasiliane e italiane. Nata a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, ha fin da subito unito in sé l’energia impetuosa e la sensualità tipica del Brasile con l’eleganza e la passione per la moda che caratterizzano l’Italia. Questo mix unico di culture, insieme alla sua spontaneità, l’ha portata a sfidare le convenzioni del mondo della moda, dove la perfezione spesso si scontra con la realtà di chi non vuole piegarsi agli standard imposti.</p>



<p>Sin da giovanissima, Chiara è stata protagonista delle passerelle più prestigiose, da Chanel a Dolce &amp; Gabbana, guadagnandosi l’appellativo di musa, un’etichetta che però lei ha sempre cercato di rivedere. Non si sente infatti un simbolo di bellezza congelata, ma piuttosto una persona in continua evoluzione, con una visione della moda che va oltre l’immagine perfetta. Chiara ha scelto di non conformarsi alle aspettative di un’industria che spesso premia l’apparenza, e questa sua forza interiore le ha permesso di affermarsi come una delle voci più originali e affascinanti della moda contemporanea.</p>



<p>La troviamo qui allo specchio in &nbsp;una riflessione intima e profonda su di sé, sulle radici, sulla bellezza e sul potere che scaturisce dal non voler essere altro che se stessi, con tutte le sfumature che ciò comporta. Chiara si guarda &nbsp;e si racconta, mostrando un lato di sé che va oltre la superficie e che è pronto a cambiare il modo in cui la moda si relaziona con il mondo.<strong><em>Quanto di me stessa vedo davvero nello specchio che mi sta davanti?</em></strong><em><br>In questo riflesso, le mie radici brasiliane e italiane convivono qui, davanti ai miei occhi. Ma che cosa mi rende unica?</em><br></p>



<p><strong>L&#8217;INTERVISTA COMPLETA E&#8217; VISIONABILE SUL NUMERO CARTACEO DISPONIBILE IN EDICOLA. </strong></p>
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		<title>Daniele Mencarelli: “La letteratura è una chiave per scoprire noi stessi e gli altri”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2024 12:13:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[brucia l&#039;origine]]></category>
		<category><![CDATA[daniele mencarelli]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[scrittore]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Daniele-Mencarelli-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Daniele-Mencarelli-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Daniele-Mencarelli-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Daniele-Mencarelli-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Daniele-Mencarelli.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Daniele Mencarelli esplora la scrittura come testimonianza, trasformazione e viaggio umano, tra realtà, letteratura e la forza del cambiamento.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Daniele-Mencarelli-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Daniele-Mencarelli-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Daniele-Mencarelli-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Daniele-Mencarelli-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/12/Daniele-Mencarelli.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Daniele Mencarelli, poeta e scrittore tra i più intensi e apprezzati della letteratura italiana contemporanea, è noto per la sua capacità di raccontare la complessità dell’animo umano e il senso di trasformazione che attraversa le vite. Con opere come &#8220;La casa degli sguardi&#8221;, &#8220;Tutto chiede salvezza&#8221; e il recentissimo &#8220;Brucia<em> </em>l’origine&#8221; (pubblicato il 15 ottobre 2024), Mencarelli esplora temi universali come la sofferenza, la salvezza, la fragilità e il cambiamento sociale. In questa intervista ci conduce attraverso le tappe del suo percorso, le riflessioni sul potere della letteratura e il significato profondo di trasformazione, tanto personale quanto collettiva.</p>



<p><strong>Il tuo percorso letterario ha toccato temi profondi come la salvezza, la sofferenza e il cambiamento. Come descriveresti l</strong>’<strong>evoluzione della tua scrittura dagli inizi fino ad oggi?</strong></p>



<p>È stata un’evoluzione dentro quel grande catino che si chiama realtà. Ho raccontato tanti fatti connessi direttamente alla mia vita e, nella fase più di invenzione, ho continuato a fare esattamente lo stesso: testimoniare vicende che considero di grande impatto sociale, culturale ed economico, in un momento storico molto particolare. Anche il mio ultimo libro, &#8220;Brucia l’origine&#8221;, che sembra trattare un tema più leggero, affronta questioni profonde come la nuova povertà e l’imbarbarimento sociale. Il protagonista, Gabriele, incarna tutte queste trasformazioni, in un mondo dove la lotta di classe è diventata orizzontale e il rancore si rivolge sempre verso chi sta peggio.</p>



<p><strong>Nei tuoi romanzi quanto c’è della tua esperienza personale e quanto dell</strong>’<strong>ispirazione che trai direttamente dalla società?</strong></p>



<p>Credo che si equivalgano, anche se mi riesce difficile parlare del processo che precede la scrittura. Ammiro quegli scrittori che catalogano tutto in percentuali: vita personale, aneddoti, testimonianze. La mia scrittura è un impasto irrazionale di tutti questi elementi. C’è il mio vissuto, ma anche una funzione testimoniale che considero fondamentale. Anche ho scritto in prima persona nei miei primi romanzi, il mio obiettivo era che i lettori trovassero nel racconto un’importanza per la loro vita. Per uno scrittore, ciò che conta è il risultato, e questo si misura attraverso la lingua.</p>



<p><strong>Sei un autore che riesce a raccontare con grande intensità il cambiamento interiore dei tuoi personaggi. Quanto credi che la letteratura possa aiutare a comprendere le trasformazioni che avvengono dentro di noi?</strong></p>



<p>Veniamo da un lungo periodo che tende ad affermare che la letteratura non salva, e in parte è vero. Ma per me, la letteratura è quella porta che ci fa scoprire altri mondi e ci fa capire che il nostro è molto più simile a quello degli altri di quanto pensiamo. È uno strumento potente per conoscere meglio se stessi e il mondo, e a volte può assumere i contorni della salvezza. La letteratura ci dice che nulla è nuovo, che l’uomo riprende sempre gli stessi temi, rinnovandoli nel proprio contesto storico.</p>



<p><strong>Il festival diPassaggio di Genova, a cui hai partecipato, quest</strong>’<strong>anno ha come tema la </strong>“<strong>trasformazione”, che è anche un concetto ricorrente nelle tue opere. Cosa significa per te </strong>“<strong>trasformazione” e come si riflette nelle tue storie?</strong></p>



<p>Credo che sia una parola specchio rispetto all’animo umano, ma oggi ha una cassa di risonanza enorme. È una parola jolly, che riflette la natura umana: c’è chi non può fare a meno di trasformarsi e chi, per paura, costruisce alibi per restare immobile. La trasformazione spaventa perché richiede di abbandonare i “participi passati” e vivere nei “gerundi”, in quel flusso di cambiamento che ci rende vivi. Purtroppo, il digitale ci sottrae spesso dall’arena della realtà, l’unico luogo in cui possiamo affrontare e superare questa paura. Non demonizzo il digitale, ma dobbiamo usarlo senza rinunciare al contatto diretto con la vita.</p>



<p><strong>Guardando indietro al tuo percorso, quali sono stati i momenti o gli incontri che ti hanno segnato maggiormente come autore? E come vedi oggi la tua relazione con la scrittura e con i lettori?</strong></p>



<p>A 16 anni ho incontrato casualmente la poesia, e questo ha cambiato tutto. Ho scoperto uomini più affini al mio sguardo di quanto potessero esserlo amici o parenti. Un altro momento fondamentale è stato lavorare al Bambin Gesù, una scuola di vita e di scrittura. Infine, nel 2018, la nascita del mio primo romanzo, &#8220;La casa degli sguardi&#8221;. Questi grandi momenti sono affollati da incontri, amicizie e esperienze quotidiane che sono state decisive per il mio cammino. Oggi vedo la scrittura come un mezzo per restare in dialogo con i lettori e, soprattutto, con me stesso.</p>



<p><strong>Sicuramente, nel corso della tua carriera hai acquisito diverse consapevolezze. Se potessi dire qualcosa al te stesso che ha iniziato a scrivere, cosa gli diresti?</strong></p>



<p>Rifai tutto quello che hai fatto. Il primo treno che ho preso è stato per andare a conoscere un poeta, e oggi, a 50 anni, posso dire che quel viaggio ha dato i suoi frutti. Al me più giovane direi: “Faticherai tanto, soffrirai tanto, ma ne varrà la pena”.</p>
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		<title>Siffredi racconta Rocco: &#8220;Bisogna imparare a vivere per sé stessi, non per gli altri&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 16:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[paolo ruffini]]></category>
		<category><![CDATA[rocco siffredi]]></category>
		<category><![CDATA[siffredi racconta rocco]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-31-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-31-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-31-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-31-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-31.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Rocco Siffredi racconta la sua evoluzione personale e professionale, riflettendo sul mondo dei social, sulla tecnologia e sul suo impegno con i giovani.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-31-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-31-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-31-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-31-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-31.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Rocco Siffredi è uno dei nomi più noti e controversi del panorama internazionale, noto per la sua carriera nel cinema per adulti, ma anche per la sua straordinaria capacità di reinventarsi nel corso degli anni. Icona assoluta del mondo dell’intrattenimento per adulti, Rocco ha costruito un impero che va ben oltre il suo ruolo di attore. Negli anni, ha saputo guadagnarsi il rispetto e l’ammirazione del pubblico, ma anche il riconoscimento come imprenditore, produttore e regista.</p>



<p>Tuttavia, Rocco Siffredi non è solo l’immagine che il pubblico conosce attraverso i suoi film, ma anche un uomo che ha vissuto una vita ricca di sfide, introspezioni e momenti di crescita. E proprio per svelare la sua evoluzione e raccontare al pubblico il lato più intimo della sua vita, ha deciso di intraprendere una nuova avventura: un tour teatrale dal titolo &#8220;Siffredi racconta Rocco&#8221;. In questo spettacolo, l’attore non è più solo sul set, ma si mette a nudo, offrendo uno spaccato sincero e personale della sua carriera e della sua visione del mondo. Un&#8217;opportunità per il pubblico di scoprire non solo l’icona, ma anche l’uomo dietro il mito.&nbsp;</p>



<p><strong>Nel tuo percorso, come hai vissuto l’evoluzione del tuo personaggio?</strong></p>



<p>Abbastanza con sorpresa: ho iniziato che volevo solo “farmi qualche ragazza in più” e poi invece sono diventato l’attore porno più famoso al mondo. Mi hanno anche dedicato una serie, quindi mi reputo molto fortunato, anche se ho lavorato molto duramente.&nbsp;</p>



<p><strong>E i social media che influenza hanno avuto sulla tua carriera?</strong></p>



<p>All’inizio un po’ traumatico, perché sembrava tutto divertente, invece poi ho visto che è abbastanza complicato, ma ho imparato ad utilizzarli. Mi ricordo il primo hater che mi disse delle cose terribili, allora gli chiesi se avessi fatto qualcosa con qualcuno della sua famiglia, magari la fidanzata, per capire il motivo di quegli insulti. Lui mi rispose “Non ci credo Rocco, ma sei davvero tu che mi rispondi?”. E da lì in poi ho capito come usare i social, senza dare necessariamente peso alle critiche degli sconosciuti.&nbsp;</p>



<p><strong>In un mondo sempre più dominato dalla tecnologia, come pensi si possa cercare di rimanere più connessi con il proprio lato più autentico?</strong></p>



<p>Pensare un po’ di più a se stessi e cercare di farsi l’autoanalisi di come ci ci sente realmente felici. Smettere di andare a cercare la felicità come fanno tutti, ma essere esseri unici, e farlo prendendosi un po’ di tempo e cercare di capire chi siamo e cosa ci rende veramente felici. I social media hanno contaminato il mondo in maniera negativa sotto tutti i punti di vista. Il consiglio che io dò ai miei figli è cercare di capire se stessi il più possibile. Altrimenti si rischia di fare le cose solo per far contenti gli altri, per apparire, ma alla fine a te cosa rimane?<br>Come dicevo prima a teatro, oggi ci sono ragazzi che cercano la donna perfetta, ma quest’ultima è virtuale. Questo è quello che continuerà a succedere in futuro, ed è un peccato.&nbsp;</p>



<p><strong>Quindi tu credi che questa innovazione tecnologica abbia portato un impatto più positivo o negativo per quanto riguarda l’intimità?</strong></p>



<p>Nella vita in generale, per il 99% sta distruggendo l’umanità, questo è il mio punto di vista. Poi c’è chi è molto bravo a usare la tecnologia, per cambiare la propria vita, però poi è anche molto bravo a vivere questa vita. Ma quanti ce ne sono che si attaccano alla tecnologia per cercare di essere non più un numero, ma un’entità? Pochissimi. La maggior parte fanno i numeri, è questo il vero problema. Una volta avevamo i nomi, adesso siamo tutti dei numeri, e questo è brutto. L’umanità sta scomparendo, lo vedo tutti i giorni: la gente non si ferma più se vede qualcuno in terra per strada, non gliene frega niente.<br>Se dovessi dire il periodo più bello che ho vissuto, direi gli anni ’70, ’80, ’90, dopodiché è subentrato internet, la tecnologia, il pre-futuro, e tutto ciò ci ha un po’ scioccati.<br>I ragazzi di oggi, cresciuti in questo mondo, sono già robot, e vivono inconsciamente una sorta di filtro perché sono nati in questo contesto. Infatti quando si parla di sessualità, e si cerca di parlare con loro utilizzando il metodo vecchio, si va fuori strada. Il mio prossimo obbiettivo è cercare di parlare di sessualità a quelli della mia età, spiegandogli che i ragazzi di oggi non sono più “umani”, ma metà robot, e gli si deve parlare in maniera diversa.&nbsp;</p>



<p><strong>Guardando al futuro, hai già in serbo altri progetti artistici?</strong></p>



<p>A parte questi spettacoli a teatro, progetto che mi sta piacendo molto perché lo condivido con mia moglie, ad oggi credo che la cosa più importante sia cercare di dare la mia esperienza vera di vita ai ragazzi di oggi. Ad esempio anche andando nelle scuole e parlare coi ragazzi, perché i “professoroni” della mia età si vergognano a parlare di sessualità, e non riescono a connettersi in modo efficace con loro. Sono convinto che un ragazzo che mi identifica un po’ come un mito, da me un consiglio lo prende. E il consiglio non sarà certamente vai a fare porno, perché so quanto è dura la scelta che ho preso.&nbsp;</p>



<p><strong>C’è un messaggio che vuoi lasciare ai più giovani?</strong></p>



<p>Ragazzi, cercate in voi stessi, non cercate di sembrare fighi per gli altri, ma vivete per voi stessi, che è la cosa più bella che si possa fare. E ricordatevi che, sui social in particolare, quelli che cercano di sembrare chi non sono, si svegliano da un <em>“nightmare”</em> ma poi ci rimangono.&nbsp;</p>
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		<title>Dai musical a Vasco Rossi: intervista a Denise Faro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2024 17:56:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[denise faro]]></category>
		<category><![CDATA[denise faro intervista]]></category>
		<category><![CDATA[denise faro musical]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Vasco Rossi]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="512" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-768x512.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-768x512.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-300x200.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-1024x683.jpg 1024w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-1536x1024.jpg 1536w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-2048x1365.jpg 2048w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-720x480.jpg 720w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-480x320.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-1320x880.jpg 1320w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Denise Faro è un’artista di fama internazionale che negli anni ha recitato in diversi musical, da High School Musical a Il Mondo di Patty, nei teatri di Italia, Spagna e America Latina</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="512" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-768x512.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-768x512.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-300x200.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-1024x683.jpg 1024w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-1536x1024.jpg 1536w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-2048x1365.jpg 2048w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-720x480.jpg 720w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-480x320.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/DENISE-F.-CAPE-5-copy-1320x880.jpg 1320w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Cantautrice italiana, nata a Roma ma americana d’adozione. Nel 2007 Riccardo Cocciante l’ha scelta come protagonista della sua Opera musicale <em>Giulietta e Romeo</em> e proprio in questi giorni sta aprendo i concerti di Vasco Rossi negli stadi. Denise Faro è un’artista di fama internazionale, che negli anni ha recitato in diversi musical, da <em>High School Musical</em> a <em>Il Mondo di Patty, </em>neiteatri di Italia, Spagna e America Latina. A Gilt Magazine ha raccontato il suo percorso nel mondo della musica e l’ultima importante collaborazione con Vasco Rossi, nel singolo <em>Libera e se mi va </em>che il cantante di Modena ha scritto per lei, in onore di tutte le donne.</p>



<p><strong><em>Hai avuto l’opportunità di esibirti sia nei musical ma anche come cantante solista: quale esperienza ti ha segnata maggiormente?</em></strong></p>



<p>Sono state esperienze molto diverse. Sicuramente iniziare dai musical è stato utile perché ho imparato tanto dai miei compagni e dai colleghi. Fare musical significa trovarsi in un cast enorme, con persone che hanno anche più esperienza di te ed è stata sicuramente un’ottima scuola per iniziare. Invece cantare su un palco da soli è tutto un altro discorso perché ti devi mettere quasi a nudo con la gente e con te stesso, altrimenti non arrivi. Il mondo del musical mi ha insegnato a rispettare il palco e i tempi che tante volte invece, quando inizi da solista, non ti rendi conto di tutto il lavoro che c’è dietro.</p>



<p><strong><em>Quindi venire dal mondo televisivo e dei musical ti ha aiutato artisticamente a solcare i palchi di grandi stadi?</em></strong></p>



<p>Sì, la mia comodità oggi sul palco è data anche dall’esperienza passata. Un musical ti costringe a un personaggio, a delle battute, a dei movimenti precisi e quindi ti porta a conoscere il palco mentre la televisione ti insegna a stare davanti alle telecamere. Metti insieme queste due cose e sei pronto a un palco anche che non è il tuo.</p>



<p><strong><em>Come è nata la collaborazione con Vasco Rossi? Hai qualche aneddoto da raccontare?</em></strong></p>



<p>Io e Vasco ci siamo conosciuti molti anni fa, io dico sette anni fa, lui dieci e forse ha ragione lui. La nostra è un’amicizia vera e propria. Quando ha deciso di regalarmi una sua canzone, io non ne sapevo niente, è arrivata a sorpresa e mi ha detto “questa è per te, fai tu quello che vuoi”, sono stata molto felice di lavorarci insieme. La prima volta che siamo entrati in studio e ho cominciato a cantarla, è stato bellissimo ricevere da parte sua le indicazioni che mi dava dall’altra parte del vetro.</p>



<p><strong><em>Siamo abituati alla rockstar vera e propria sul palco, ma dal punto di vista umano com’è Vasco Rossi nella vita di tutti i giorni?</em></strong></p>



<p>È una persona molto umile e super emotiva, anche se secondo me questo lo sappiamo anche guardandolo sul palco perché i suoi occhi trasmettono tanto. Vasco ha una grande sensibilità ed è sempre pronto ad ascoltare e a dare consigli. Fin dall’inizio con lui non ho mai sentito quel distacco tra una persona sconosciuta/emergente e la grandissima rockstar perché è molto umile.</p>



<p><strong>Nel 2021, esce il singolo <em>Cambio di rotta</em> che presenterai quest’anno live. A cosa fa riferimento per te <em>Cambio di rotta</em>?</strong></p>



<p>Quella canzone per me è un piccolo manifesto perché l’ho scritta in un periodo in cui ho detto “Basta, adesso voglio riprendermi la mia vita e smettere di dare retta agli altri”. L’ho scritta inizialmente nel mio vecchio diario di scuola e quando l’ho riletta ho pensato alla fatica che facevo per cercare di assomigliare a chi mi stava intorno pur di appartenere a qualcosa. Questa cosa quando ero piccola l’ho vissuta tanto, perché ho sempre voluto fare musica e diventare cantante e per questo molte volte mi sono sentita dire che ero matta, che non sarei mai riuscita, o che ero troppo presuntuosa. Quindi alla fine non appartenevo mai a nessuno finché non ho trovato il mio mondo.</p>



<p><strong><em>Secondo te, per spaccare nel mondo della musica (ma in generale in altri settori) nel tuo caso cosa ha fatto la differenza?</em></strong></p>



<p>Oltre al talento e allo studio, bisogna avere fortuna. Secondo me la cosa importante è esserci a tutti i costi. Nel mio caso, la mia carriera in America Latina è iniziata grazie a un musical che ho fatto in Italia, <em>Il mondo di Patty</em>. Inizialmente, tutti mi dicevano di non farlo perché lo definivano un musical di serie B e che dato che avevo già fatto <em>Romeo e Giulietta</em> e <em>High School Musical</em> non avrei dovuto farlo. Il musical però a me piaceva e quindi alla fine l’ho fatto. Quando poi hanno deciso di farlo anche in Spagna, stavano cercando una persona che parlava spagnolo e io mi sono proposta anche se non conoscevo lo spagnolo. Quindi la fortuna me la sono un po’ creata perché dopo il musical in Spagna sono stata notata da un talent scout e da quel momento è iniziata tutta la mia carriera in America Latina. Quindi sono convinta che ci devi essere e non puoi aspettare che qualcuno ti bussi a casa.</p>
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		<title>Valeria Angione: il palcoscenico come inno alla vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2018 10:53:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[blogger]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[studenti universitari]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[valeria angione]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Valeria-Angione-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Valeria Angione" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Valeria-Angione-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Valeria-Angione-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Valeria-Angione-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Valeria-Angione-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Valeria Angione: blogger frizzante che qualche anno fa ha deciso di dedicarsi a mitigare le vite stressate di studenti (e non) con contenuti originali</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Valeria-Angione-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Valeria Angione" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Valeria-Angione-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Valeria-Angione-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Valeria-Angione-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Valeria-Angione-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Attrice e sognatrice fanno rima, e <strong>Valeria Angione</strong> ne sa qualcosa. Blogger frizzante e fortemente seguita dai suoi affezionati followers, qualche anno fa ha deciso di dedicarsi a mitigare le vite stressate di studenti (e non) con contenuti originali sempre piacevoli. <strong>Laureata in Economia e con un Diploma in Recitazione Teatrale</strong>, nel contempo non si arrende e insegue il proprio sogno nel cassetto: diventare attrice. <strong>Gilt</strong> Magazine ha avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere con lei, conosciamola un po’ meglio!</p>
<p><strong>Ciao Valeria, è un vero piacere conoscerti! Rompiamo il ghiaccio: qual è  il motto che ti rappresenta?</strong></p>
<p>Ciao! La frase che mi ripeto costantemente è: “Alla fine andrà tutto bene, e se non andrà bene vuole dire semplicemente che non è la fine!”</p>
<p><strong>Da qualche anno la stragrande maggioranza di “universitari in crisi” ti segue con grande interesse: i tuoi video &#8211; con denominatore comune simpatia, realismo e tanta leggerezza &#8211; sono diventati ormai punto di riferimento per esorcizzare il mito dell’alunno <em>senza macchia e senza paura. </em>Ma il tuo pubblico non si compone di soli studenti: quale è l’idea profonda che, in senso lato, si cela al di sotto e che sostieni con forza? </strong></p>
<p>Punto soprattutto sull’essere se stessi, senza sovrastrutture. Ad esempio, miro a spezzare la finta perfezione che troviamo su Instagram, mi focalizzo moltissimo a far capire a chi mi segue che quella che vediamo sugli schermi dei nostri telefoni non è la vita reale. Il segreto è essere spontanei e naturali, questo è ciò che ti rende unico, ma soprattutto felice! È bello svegliarsi al mattino e dire: “Oggi sono serena perché la gente mi apprezza per quello che sono”. Sono ormai tre anni che creo contenuti sul web e mi sono resa conto che le persone cercano verità e umiltà, nient’altro. La mia grande speranza è di non deluderli mai.</p>
<p><strong>Da più di 10 anni il teatro è ciò che fa per te. Nel 2014 ti sei diplomata in Recitazione Teatrale e Cinematografica perseguendo tuttora con determinazione il tuo grande sogno nel cassetto: diventare attrice. Perché questa scelta? Cosa significa per te recitare?</strong></p>
<p>Recitare mi ha dato un senso nel mondo. Quando ero più piccola e mi sentivo sola e senza sogni, il teatro mi ha dato la forza per andare avanti, mi ha dato una motivazione per crearmi un futuro. Ho dato e sto dando tutto per realizzare il mio sogno più grande, diventare un’attrice. Ho puntato tutto, ho rischiato, ho lottato e sto lottando ancora. Il web è una grande vetrina e da spazio alla mia creatività ogni giorno, ma quello che mi trasmette il teatro non lo fa niente e nessuno! L’odore delle tavole del palcoscenico, l’adrenalina prima di entrare in scena, l’emozione dell’applauso del pubblico. Tutto questo è vita per me. È semplicemente vita. Eduardo De Filippo diceva: “Lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare un qualsiasi significato alla vita è Teatro” ed è esattamente cosi per me, ogni giorno e ogni minuto.</p>
<p><strong>Il teatro, luogo per antonomasia in cui finzione e realtà si sfiorano fino a mescolarsi, può essere considerato un nutrimento per l’anima, abbracciando un’atmosfera quasi terapeutica. A tuo parere, quanto può essere utile per ognuno di noi partecipare ad uno spettacolo teatrale? Quale elemento chiave si può trovare unicamente in questa espressione artistica?</strong></p>
<p>Il teatro mi ha salvato letteralmente la vita. Sembra estremo, ma è così! Quando frequentavo la scuola, mi sentivo il più delle volte esclusa dai miei compagni, a 11 anni ho iniziato ad andare a teatro e ho capito che mi faceva stare bene! Io consiglio a tutti, soprattutto ai più piccoli, di fare teatro. Il motivo? Ti riempie l’anima. Ti fa crescere. Insegna il sacrificio e il lavoro di squadra, a lottare e a non mollare davanti al primo fallimento. Ti porta allo stremo delle forze, ma alla fine capirai che ne varrà sempre la pena!</p>
<p>La redazione ringrazia affettuosamente Valeria Angione e le augura un grande in bocca al lupo per i suoi progetti futuri!</p>
<p><strong><em>di Sara Olmo</em></strong></p>
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		<title>Ottobre sul palcoscenico. S’alza il sipario</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/editoriali/ottobre-sul-palcoscenico-salza-sipario/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2018 18:54:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Preziosi]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[gilt magazine]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[opera teatrale]]></category>
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		<category><![CDATA[spettacolo teatrale]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/visore_facebook-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/visore_facebook-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/visore_facebook-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/visore_facebook-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/visore_facebook.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Ottobre e Teatro: ad alzare il sipario è l’affascinante e talentuosissimo Alessandro Preziosi, volto protagonista in copertina e nella sezione Interviews</p>
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<p>E per farvi vestire perfettamente i panni di spettatori, ecco che in questo <a href="http://www.giltmagazine.it/">nuovo numero</a> di <b>Gilt</b> abbiamo deciso di rendere omaggio al <b>Teatro</b>, culla di illustri artisti e patria di celebri opere. <b>Ottobre e Teatro</b>: ad alzare il sipario su questo binomio è niente meno che l’affascinante e talentuosissimo <b>Alessandro Preziosi</b>, <a href="http://www.giltmagazine.it/interviews/alessandro-preziosi-teatro-nei-panni-van-gogh/">volto protagonista</a> in copertina e nella sezione <b>Interviews</b>. Alessandro torna infatti al Teatro Manzoni di Milano con uno spettacolo toccante e complesso sul pittore Vincent Van Gogh. Un progetto che porta sulle sue spalle un durissimo lavoro.</p>
<p>Teatro sì, ma anche oltre confine. Dunque, valigie alla mano e pronti a partire con <b>Rock the Town</b> alla volta dell’Argentina. Più precisamente, direzione <b>Buenos Aires</b>, la sua <a href="http://www.giltmagazine.it/rock-the-town/buenos-aires-un-gioiello-sudamericano-dal-fascino-europeo/">capitale</a>. Città ricca di tradizione, cultura, allegria e calorosa ospitalità, nonché sede del Teatro Colòn, che vanta un’acustica straordinaria.</p>
<p>Infine, spettatori non temete, in questo nuovo numero di Ottobre non rimarrete certo a stomaco vuoto. Per la rubrica <b>Oh my Chef!</b>, lo chef Fabio Castiglioni ha pensato ad una <a href="http://www.giltmagazine.it/oh-my-chef/salmone-al-martini-bianco-piselli-novelli/">sfiziosa ricetta</a> che farà gioire le vostre papille gustative e placherà i sensi di colpa grazie alla sua leggerezza. Preparatevi a gustare un invitante salmone al Martini bianco e piselli novelli.</p>
<p>Lasciatevi quindi trasportare dalla potente carica ipnotica del Teatro. Perché come ama ricordare il  regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e musicista statunitense David Lynch, “Quanto è magico entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci. Non so perché. C’è un silenzio profondo, ed ecco che il sipario inizia ad aprirsi. Forse è rosso. Ed entri in un altro mondo”.</p>
<p>Buona Lettura!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>Clara Bacchetta</i></b></p>
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		<title>Intervista ad Angelo Pintus, in scena al Teatro Manzoni</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/interview/intervista-ad-angelo-pintus-scena-al-teatro-manzoni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 21:25:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[angelo pintus]]></category>
		<category><![CDATA[cabaret]]></category>
		<category><![CDATA[commedia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/11/visore_pintus-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/11/visore_pintus-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/11/visore_pintus-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/11/visore_pintus-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/11/visore_pintus.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Angelo Pintus porta in scena "Ormai sono una milf" al Teatro Manzoni di Milano, fino all'8 dicembre</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/11/visore_pintus-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/11/visore_pintus-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/11/visore_pintus-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/11/visore_pintus-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/11/visore_pintus.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p style="text-align: justify;">Di origini sarde ma cresciuto a Trieste, Angelo Pintus ha una lunga storia da intrattenitore che parte nel lontano 2000 nei villaggi turistici, e lo porta in breve tempo ad essere ospite del noto “Maurizio Costanzo Show” e successivamente una presenza fissa nel programma “Colorado”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sue doti di <strong>imitatore vocale</strong> sono ormai riconosciute e gli hanno permesso di debuttare a teatro con il famoso spettacolo <strong>“50 Sfumature di Pintus”</strong>, con oltre 200 mila spettatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’anno lo rivedremo al <strong>Teatro Manzoni</strong> in scena da <strong>oggi all’8 dicembre</strong>, con lo spettacolo <strong>“Ormai sono una Milf”</strong>, in cui si evidenzia la vita quotidiana di un quarantenne (il nostro protagonista li ha compiuti da poco), raccontata attraverso gli occhi di un eterno bambino.</p>
<p style="text-align: justify;">Gilt lo ha incontrato per voi e gli ha rivolto alcune domande.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Angelo, è vero che la tua passione come imitatore di voci nasce da quando eri un bambino?</b></p>
<p style="text-align: justify;">Si, è proprio in casa che ho iniziato a sviluppare questa passione, ma le più divertenti sono quelle sconosciute, perché sono le più vere, mentre le altre sono per un pubblico più ampio.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Nel tuo spettacolo si affronta l’argomento “quarantenni”. Com’è cambiato il quarantenne di oggi rispetto a quello di un tempo?</b></p>
<p style="text-align: justify;">Ti dirò, quando vedevo mio padre a quarant’anni lo vedevo giovane, oggi quando penso ai miei quaranta mi sembra irreale che ci sia io, è veramente una cosa pazzesca.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>A quarant’anni non si è né carne, né pesce. Tu ti senti più carne o più pesce?</b></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Ci pensa un po’ su corrugando la bocca. Poi, con dizione dantesca, mi guarda &#8211; Mozzarella in carrozza?? Sai è un misto, un po’ fritta… non lo so, ci pensavo stamattina prima di venire qui vestito così. Poi mi sono guardato intorno, ho visto gli altri e ho pensato… non sono poi così male!</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Grazie Angelo, ci vediamo a teatro, siamo sicuri sarà un successo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Di Letizia Turrà</em></strong></p>
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		<title>Le sac Bleu marinaio di avventurosi viaggi e favolose scoperte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2015 08:10:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Le sac Bleu]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_lesacblue2-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_lesacblue2-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_lesacblue2-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_lesacblue2-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_lesacblue2.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>LE SAC BLEU, rappresenta l’unione tra tradizione e innovazione. Partendo dalla passione per la vela creano le collezioni, caratterizzate da materiali ricercati e pregiati.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_lesacblue2-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_lesacblue2-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_lesacblue2-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_lesacblue2-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_lesacblue2.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p style="text-align: justify;"><b>LE SAC BLEU</b>&nbsp;rappresenta il perfetto binomio tra tradizione e innovazione. Frutto dell’esperienza artigiana tramandata dalla Famiglia Guidetti,&nbsp;dal 1925 eccellente rappresentante del Made in Italy.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre studenti di farmacia, architettura ed economia si unisco e danno vita a questo brand&nbsp;&nbsp;che rivoluziona il concetto di accessorio, come espressione di chi ama viaggiare senza rinunciare allo stile. Magico connubio di know-how generazionale e tecnologia nautica, equilibrio tra estetica e praticità.</p>
<p style="text-align: justify;"><b>LE SAC BLEU</b>, sceglie come logo il marinaio, simbolo di avventurosi viaggi e favolose scoperte.</p>
<p style="text-align: justify;">I dettagli sono ciò che contraddistingue il brand e fanno nascere un’originale collezione di borse da viaggio dal sapore unico, semplice e pulito, caratterizzata da finiture tipiche del settore velico come il moschettone, dettaglio significativo e arricchita da un tocco di innata eleganza.</p>
<p style="text-align: justify;">Conosciamo meglio questo brand …</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Brand nato in un periodo di crisi, non è stato azzardato?</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">Eh sì, infatti proprio l’anno scorso presentavamo le creazioni al White e da lì sono partiti i primi ordini dei borsoni.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Quali materiali usate?</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">Ci unisce la passione per la vela quindi quando si crea si fa sempre riferimento a quel mondo, sia pensando a cosa può essere più comodo a bordo e sia per quanto riguarda i materiali.&nbsp; Per i rivestimenti adoperiamo pellami pregiati e morbidi, impreziositi da minuteria in acciaio inox, per le fodere interne prendiamo in prestito i tessuti delle vele. Questi materiali rendono le borse indistruttibili. È tutto studiato con attenzione, diamo molta importanza ai materiali è ciò che ci contraddistingue ed è ciò che rende le nostre creazioni un lusso.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Quali nuove idee avete in serbo?</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo progettando nuove collezioni con altri materiali per andare in contro ad altri mercati.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendendo sempre spunto dalla vela, useremo&nbsp; la tela cerata usata sulle barche, la corda e il cuoio. Ed i prezzi saranno più accessibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Per chi sono pensate principalmente le vostre borse?</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">Per ora più per uomo, essendo noi tre ragazzi riusciamo a capire meglio le sue esigenze. Le nostre borse sono infatti molto semplici e un po’ spigolose, poco affini ai gusti femminili.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello specifico sono gli appassionati e i praticanti di vela che riescono ad apprezzare a pieno i nostri dettagli e i materiali. Cerchiamo comunque di soddisfare tutti i gusti e le necessità infatti le varie linee sono disponibili in diverse grandezze e declinate in moltissime varianti colore.</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Come vedete il futuro?</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">Il futuro è l’estero sia per il livello di qualità che e per il prezzo. Stiamo vedendo ora per aprire un punto vendita a Cannes nei pressi del porto, così da rimanere sempre legati alla nostra passione nonché fonte d’ispirazione per le creazioni.</p>
<p><em><b>di Krizia Garbin</b></em></p>
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		<title>5preview: intervista a Emeli Mårtensson</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2015 22:09:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[5preview]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[street style]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_5preview21-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_5preview21-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_5preview21-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_5preview21-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_5preview21.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Intervista a Emeli Mårtensson, CEO e designer di 5preview, brand giovane con uno street style tutto scandinavo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_5preview21-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_5preview21-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_5preview21-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_5preview21-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_5preview21.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p style="text-align: justify;">Abbiamo incontrato Emeli Martensson, designer svedese,&nbsp;che ha deciso di fare di Milano la sua &#8220;bottega&#8221;, come molti altri stilisti. Ecco che cosa ci ha raccontato!</p>
<p style="text-align: center;"><em>Da illustratrice a grafica, cosa ti ha spinto ad importi come stilista e designer?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ho studiato tante cose senza affrontarne una sola in modo specifico e ho fatto esperienze di lavoro composite, numerose, differenti e interessanti. Se devi creare è corretto conoscere tutto il processo, non solo una parte. Tutto è connesso e io mi sono più un art director.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Cosa ti ha portata a lavorare in Italia e cosa ti attira del nostro paese?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sentivo un grande bisogno di allontanarmi dalla Svezia dopo il liveo e dopo un paio di anni sono giunta in Italia per caso. Mi sono subito trovata benee ho imparato l&#8217;italiano parlando con amici e conoscenti. Alla fine sono rimasta 10 anni e intanto studiavo e lavoravo. Ora in Italia torno spesso e quello che mi manca quando me ne vado via sono gli amici, gli italiani stessi, le chiacchiere infinite con tutti e le lunghe cene a tavola. E ovviamente mi mancano anche il vino e il cibo del Belpaese!</p>
<p style="text-align: center;"><em>Punk-rock scandinavo e minimalismo discreto dallo stampo made in Italy. Come si combinano due correnti così remote e distanti?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Tutta la cultura punk è basata sul &#8220;fai da te&#8221;. Ora una persona può comprarsi outfit già pronti da H&amp;M ma quando ero piccola io le ognuno doveva usare l&#8217;immaginazione per vestirsi. Anche le copertine dei dischi e i fanzines erano fatti con passione e sempre a mano. Non c&#8217;erano neanche i negozi dell&#8217;usato nel mio paesino perciò andavo a cercare abiti vecchi da parenti e genitori, vecchi capi militari ad esempio, e cominciavo a fare i lavaggi a casa o produrre le magliette dei miei gruppi musicali preferiti con gli stencil. Il risultato era da paura! La manualità e la creatività sono la mia vera anima. Crescendo cambiano i metodi ma non l&#8217;anima di ciò che faccio e amo.</p>
<p style="text-align: center;"><em>L&#8217;evidente ispirazione per la collezione proviene dallo street style. Preferisci quello italiano o quello americano? Da chi trai maggiore influenza?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno dei due! Ovviamente durante la fashion week di Milano e &nbsp;New York, per esempio, tutti si vestono bene! Basta vedere le foto di Sartorialist. Ma in generale lo stile che più mi ispira è quello di Tokyo e Parigi. Anche qui a Stoccolma la gente si veste bene ma talvolta mette più ansia che stimoli. Risulta essere un minimalismo così minimale che rimane poco o niente da apprezzare.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Il nome 5preview come nasce?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Avevo letto un articolo sul guardaroba delle donne francesi che parlava del principio del &#8220;4-5 piece wardrobe&#8221;, ovvero comprare poche cose e metterle assieme in maniera differente ogni volta. Visto che da sempre combattevo con il mio guardaroba, mi piacque molto questa idea e decisi di fare una collezione compressa, perfetta in ogni&nbsp;stagione. Per finanziare i campionari della prima collezione stampavo T-shirt a casa e le vendevo on-line. Il marchio ha preso il nome di &#8220;5preview&#8221; perchè dovevo presentare solo un&#8217;anteprima (preview) della collezione che doveva essere la &#8220;5piece wardrobe&#8221; ma alla fine decisi di lasciare &#8220;5preview&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Tre aggettivi che descrivono il tuo brand?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Grafico, manuale e &#8220;wearable&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Qual&#8217;è il target a cui ti rivolgi quando crei una collezione? Chi vorresti che indossasse i tuoi capi?</em></p>
<p style="text-align: justify;">A me fa piacere quando vedo le mie creazioni indossate dalla gente. Stanno bene quasi a tutti! Mi piace molto quando una persona che capisce i messaggi subliminali o i riferimenti della grafica. Il target, ad ogni modo, è una donna relativamente giovane, carismatica e artistica. Una Patti Smith da giovane! Sul mercato, poi, si è sviluppato un target molto più ampio.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Ti senti più una &#8220;femme fatale&#8221; o un&#8217;anima rock &#8216;n roll?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per me sono la stessa cosa! Anche se poi sono grunge nell&#8217;anima.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Dopo la collezione donna si passa alla &#8220;travel light&#8221;, dedicata all&#8217;uomo. Con quale delle due collezioni si sente più in sintonia?</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Travel light&#8221; è il nome di tutta la collezione P/E 2016, sia donna che uomo. L&#8217;uomo è l&#8217;estensione della donna ma è più basic nei tagli.</p>
<p style="text-align: center;"><em>Come ti vedi tra 10 anni?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei dedicare più tempo a me stessa, trovare più tempo per leggere e andare al cinema. Mi piacerebbe poter disegnare molto! Infine, approfondirei&nbsp;sempre ciò che faccio, per andare sempre oltre!</p>
<p><strong><em>di Alessandro Folador</em></strong></p>
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