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	<title>attore &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Metropolitan&#8217;s scenography. Il palcoscenico sulla realtà.</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2015 08:00:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/1000x300-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/1000x300-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/1000x300-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/1000x300-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/1000x300.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Il teatro non è il paese della realtà : ci sono alberi di cartone, palazzi di tela, un cielo di cartapesta, diamanti di vetro, oro di carta stagnola, il rosso sulla guancia, un sole che esce da sotto terra. Ma è il paese del vero: ci sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco.&#8221;</em><br />
(Victor Hugo)<br />
Il teatro nasce per rendere tangibile l&#8217;aspirazione umana di creare un rapporto con le divinità, attraverso riti e danze, e allo stesso tempo intrattenere rapporti sociali. Dal medioevo ai giorni nostri, ha subito infinite evoluzioni e sfumature, rimanendo sempre un nodo di congiunzione tra le varie arti.<br />
L&#8217;aspetto che rende il teatro infinitamente affascinante è la sua casualità: &#8220;Teatro&#8221; è una relazione tra un attore e uno spettatore, ed è una relazione così personale che ognuno potrebbe dire di vivere storie differenti ogni volta.<br />
Il confine tra palco e realtà è sempre labile, indossare una maschera è un atto prima di tutto ludico: infatti in alcune lingue, come l&#8217;inglese (&#8220;to play&#8221;), il francese (&#8220;jouer&#8221;) e l&#8217;ungherese (játszik), il termine coincide con il verbo &#8220;giocare&#8221;.<br />
Ludico sì, ma è il modo in cui spesso ci presentiamo alla realtà. E allora aveva ragione Camus quando, nel suo teatro dell&#8217;assurdo, diceva che la vita si trasforma in un palcoscenico, dove tutti noi recitiamo delle parti ed indossiamo delle maschere, talvolta senza neanche accorgercene.<br />
De Filippo diceva che il teatro è una delle testimonianze più certe del bisogno dell’uomo di provare in una sola volta più emozioni possibili, da qui il titolo che Gilt ha voluto dedicare alla più attuale delle sette arti, chiamando questo numero “ Metropolitan’s scenography&#8221;.<br />
Racchiudendo in chiave contemporanea e parafrasando a 360 gradi il tema, Joseph Chen , fotografo newyorkese , firma un bellissimo servizio fotografico che Gilt Magazine ha voluto reinterpretare omaggiando uno dei più grandi padri del teatro moderno , Pirandello , da cui il titolo &#8220;9 LOOKS IN SEARCH OF A MODEL&#8221;.<br />
Ma il teatro non è solo ciò che si vede sul palcoscenico.<br />
&#8220;Dietro le quinte&#8221; è un modo un po&#8217; generico per definire tutto ciò che c’è dietro uno spettacolo teatrale o un’esibizione di danza. Ma ciò che non si vede, spesso, o quasi sempre, è la parte più affascinante. Pensate che una sfilata dura in media 15 minuti, ma il lavoro e la preparazione che ci sono dietro, durano ogni volta sei mesi. Pensate all’emozione che si racchiude nei momenti immediatamente precedenti la messa in scena, al momento in cui, carichi di entusiasmo,tensione ed adrenalina, gli attori si augurano l’in bocca al lupo.<br />
Eppure non c’è bisogno di salire su un palco o di indossare le punte di ferro per capire cosa intendo: “dietro le quinte” è un inno a ciò che non si vede, a ciò che non è detto, scontato, percettibile. Sono le emozioni, le sconfitte, sono la quotidianità che vive ognuno di noi. E&#8217; una melodia canticchiata distrattamente nella metro.<br />
“Drifts a melody so strange and sweet in this sentimental bliss” cantava Ella Fitzgerarld in uno dei più romantici testi della storia. Ed è così che ci stiamo addentrando nella stagione invernale: ballando un dolcissimo lento.<br />
Cala ormai definitivamente il sipario sulla bella stagione, facendo spazio al ritmo e alla routine a cui siamo tutti abituati e che, ammettiamolo, dopo un po&#8217; ci manca.<br />
Ma autunno è anche rinascita, è rimettersi in gioco, aggiornarsi, è, soprattutto, tempo di coccolarsi con qualche nuovo acquisto. Ottobre è l’applauso che precede l’esibizione, è l’aspettativa mista a curiosità.<br />
E’ il mese in cui dobbiamo mettere in pratica tutte le lezioni imparate durante le fashion weeks di settembre. Londra, New York, Milano, Parigi: sarà estate prima di passarle in rassegna tutte.<br />
Quindi care lettrici, mi raccomando, armatevi tutte di tè caldo e sedetevi comode a leggere i nostri suggerimenti per l’A/I 2015!<br />
Il vero must di questa stagione è lo stile boho chic: Isabel Marant, antesignana di questo trend, ci ha istruite a dovere sull’accostamento di frange e pesanti tessuti jaquared; per Marni e Valentino la parola chiave è una sola: pelliccia, rivisitata in chiave patchwork, o color block, come propongono Moschino e Fendi, e per le meno audaci, sì alle più classiche: affrontare il freddo non è mai stato così facile!<br />
I cappotti diventano over e gli abiti mini. Versace e Saint Laurent azzardano con paillette, lustrini e tulle, per una moda che stupisce anche a basse temperauture.<br />
E le gonne? Gucci e Ferragamo non hanno dubbi: a pieghe, ampie o plissè, rigorosamente sotto il ginocchio.<br />
Rinunciare alla sensualità mai, Alberta Ferretti docet: siamo ormai abituate alla maestosità dei suoi abiti, che sono sempre un tripudio di femminilità e ricercatezza. Pizzi, trasparenze e pois su abiti lingerie che saranno perfetti per le occasioni più mondane: mensieur Scognamiglio è d’accordo.<br />
“Bene” direte voi, “e per me che tutte le mattine vado al lavoro?” Non temere cara lettrice, la moda pensa a tutti, e per te Marc Jacobs ha riservato dei deliziosi tailleur in colori pastello…Ah! Non ve lo avevo ancora detto? Uno dei trend di questa stagione sono proprio loro, i colori pastello! Lo avreste mai immaginato? Scopriteli nella nostra rubrica!<br />
I maglioni diventano sculture con Delpozo, e per rimanere in tema noi siamo andati alla mostra di Michelangelo nella stupenda cornice del Castello Sforzesco, voi avete tempo fino al 10 gennaio, correte!<br />
Moda è anche arte, e la collaborazione tra il New York City Ballet e lo stilista Zuhair Murad è la prova che questo connubio può essere magico. Lo stilista ha infatti creato per il giovane coreografo Myles Thatcher i costumi per il suo spettacolo sulle note di William Walton.<br />
Qui su Gilt non manca proprio nulla: uomini, abbiamo pensato anche a voi! Non perdetevi la nostra recensione sulla nuovissima Audi A4, e tenentevi pronti a festeggiare insieme a Porsche i 30 anni del marchio alla Fiera Auto e Moto d’Epoca di Padova in programma dal 22 al 25 Ottobre prossimo.<br />
Infine, nella nostra rubrica prêt-à-porter troverete utili consigli sull’abbigliamento più adatto per andare a teatro, ma mi raccomando, qualunque cosa indossiate, lasciate il segno con il vostro profumo: sarà il ricordo migliore che avranno di voi.</p>
<p><em><strong>Viviana Liguori</strong></em></p>
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		<title>“ Tutti De sica ”: tante vite, un sol uomo</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 19:25:27 +0000</pubDate>
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<p>Cantante, attore di rivista, di prosa e di cinema, regista e padre. Tutto questa era <strong>Vittorio De Sica</strong>, il nostro primo divo moderno, comparabile alle stelle del firmamento cinematografico internazionale. Tutto questo è illustrato all’<em><strong>Ara Pacis di Roma fino al 28 aprile in una mostra</strong> </em>che approfondisce e presenta le mille sfaccettature dell’uomo Vittorio De Sica. Un&#8217;esposizione fortemente voluta dai tre figli, Emi, Christian e Manuel.</p>
<p>Un percorso multimediale che apre il baule di un archivio prezioso e fino ad oggi mai svelato, come quello personale di <strong>Giuditta Rissone e Emi De Sica</strong>, un fiume di ricordi dal quale, come una continua sorpresa, esce senza sosta quella moltitudine di personaggi con il volto di Vittorio De Sica, in un gioco a cavallo tra realtà e finzione.</p>
<p>A raccontarlo, anzi a raccontarsi, è lo stesso De Sica, in una sorta di monumentale autobiografia espositiva dagli esordi da bambino nelle recite parrocchiali fino agli ultimi lavori e ospitate tv. Costruita attraverso circa 400 scatti tra foto di scena e album di famiglia che lo ritraggono al fianco dei tre figli Manuel, Christian ed Emi e delle due mogli Giuditta Rissone e Maria Mercader.</p>
<p>Il suo classico cappotto pied-de-poule appeso a una stampella, la registrazione di <em>“Parlami d’Amore Mariù”</em> che si alza da un vecchio giradischi, la più famosa bicicletta del cinema, un centinaio di documenti e lettere, articoli, manifesti, grafiche, costumi originali, appunti, oggetti e premi…fino ad arrivare all’<em>Oscar per Ladri di Biciclette</em>, senza trascurare una colonna sonora di cento brani incisi da De Sica stesso.</p>
<p>Una sezione è dedicata al sodalizio artistico tra i più felici della storia del cinema: quello con <strong>Cesare Zavattini</strong>, conosciuto nel 1939, dalla cui penna sono nati <em>Sciuscià, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano</em>. La numerosa raccolta di lettere intercorse negli anni mostra il rapporta di stima, di amicizia e di scambio emotivo, intellettuale e creativo dei due. <em>&#8220;Eravamo diversi per geografia, carattere, formazione culturale, atteggiamento verso la vita e la società, eppure ci siamo intesi&#8221;</em>, scrisse lo sceneggiatore il giorno della morte del &#8220;suo&#8221; regista.</p>
<p>Tutti elementi che svelano come De Sica non sia stato un attore e regista monodimensionale ma, come egli stesso amava dire, <em>«Io sono nato e rinato alla vita artistica almeno cinque volte».</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Priscilla Nappi</em></strong>)</p>
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		<title>Cinema Oscar, favoriti Day-Lewis e Hathaway</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2013 18:15:28 +0000</pubDate>
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<p>Con 12 nomination<em> “Lincoln”</em> di <strong>Steven Spielberg</strong> è il film favorito, ma le recenti previsioni dei bookmakers mostrano le quotazioni di <em>“Argo”</em> (ultimo film di <strong>Ben Affleck</strong>) in continua crescita, al punto da prevedere una dura battaglia tra i due.<br />
A concorrere nella stessa categoria come miglior film ci sono anche <em>“Django Unchained”</em> di <strong>Quentin Tarantino</strong>, <em>“Il lato positivo”</em> di <strong>David O. Russel</strong>, il musical <em>“Lès Miserables”</em> con la regia di<strong> Tom Hooper</strong>, <em>“Vita di Pi”</em> di <strong>Ang Lee</strong>, <em>“Zero dark thirty”</em>, film sulla cattura e l’uccisione di Osama Bin Laden diretto da <strong>Kathryn Bigelow</strong>, “<em>Re della terra selvaggia</em>” di <strong>Benh Zeitlin</strong> e in ultimo <em>“Amour”</em> film francese di <strong>Michael Haneke</strong>.</p>
<p>Quest’anno <strong>Daniel Day-Lewis</strong> potrebbe vincere il terzo Oscar della sua vita per la sbalorditiva interpretazione dell’ex presidente degli Stati Uniti: <em>Abramo Lincoln</em>. Le previsioni lo preannunciano già vincente nella categoria miglio attore protagonista, ma si sa che nelle competizioni le sorprese non mancano, specialmente trovandosi come lui a contendere il premio con attori di grande talento come <em>Hugh Jackman (“Lès MIseables”), Joaquin Phoenix (“The master”), Danzel Washinton (“Flight”) e Bradley Cooper (“Il lato positivo”)</em>.</p>
<p>La candidata favorita per la vittoria finale nella categoria<strong> miglior attrice non protagonista</strong> è <strong>Anne Hathaway</strong> per l’interpretazione di <em>Fantine</em> (ruolo che precedentemente interpretò anche sua madre a teatro quando lei era bambina) nell’illustre musical <em>“Lès Miserables”</em>, ma insieme a lei corrono per l’ambita statuetta anche <strong>Sally Field</strong> nel ruolo di <em>Mary Todd Lincoln</em>, <strong>Amy Adam, Helen Hunt e Jaki Weaver</strong>.</p>
<p>Nella categoria<strong> miglior attrice protagonista</strong> spicca il nome di <strong>Jessica Chastain</strong> diretta da Kathryn Bigelow in “Zero dark thirty” (film intorno al quale ci sono state molte polemiche di recente) che gareggia contro <strong>Naomi Watts</strong>, grande interprete nel dramma “The impossible”, capace di raccontare perfettamente il terribile tsunami avvenuto in Thailandia nel 2004, <strong>Jennifer Lawrence</strong> (“Il lato positivo”) già vincitrice del Golden Globe, la veterana <strong>Emmanuelle Riva</strong> (85 anni) per l’interpretazione in “Amour” e <strong>Quvenzhanè Wallis</strong>, attrice di nove anni e in assoluto la più giovane mai candidata all’Oscar nella storia della manifestazione.</p>
<p>Non poteva mancare <strong>Robert De Niro</strong> candidato come miglior attore non protagonista sempre per “Il lato positivo” in gara insieme a <strong>Christoph Waltz</strong> per l’indimenticabile interpretazione nel western di Tarantino “Django Uncained”,<strong> Tommy Lee Jones</strong> in “Lincoln”, <strong>Philip Seymour Hoffman</strong> per “The Master” e <strong>Alan Arkin</strong> per “Argo”. L’unico italiano in gara per la statuetta è <strong>Dario Marianelli</strong> che ha ottenuto la nomination per la colonna sonora di “Anna Karenina”; il musicista aveva già vinto un Oscar quattro anni fa per il film “Espiazione”.</p>
<p>Adesso non resta che attendere la diretta che incomincerà con lo <strong><em>speciale red carpet alle 22.50 del 24 febbraio, seguito dallo show alle 2.30 su Sky Cinema Oscar.</em></strong></p>
<p><em>And the winner is&#8230;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di<em><strong> Hilary Tiscione</strong></em>)</p>
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		<title>Una stella per Burton sulla “Walk of fame”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2013 10:10:14 +0000</pubDate>
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<p>Il prossimo <strong>primo marzo</strong> si terrà a <strong>Los Angeles</strong> una <strong>cerimonia</strong> in onore della&nbsp;<strong>stella</strong> che porta il nome di <strong>Richard Burton</strong> che apparirà postuma sulla famosa&nbsp;<span style="text-decoration: underline;"><em><strong>“Walk of fame”</strong></em></span>. La stella risiederà accanto a quella del suo grande amore: <em>Liz&nbsp;Taylor</em>. Alla cerimonia saranno presenti le <em><strong>due figlie di Burton (Kate e Maria&nbsp;Burton) e Martin Sheen</strong></em>, anche lui attore di origini gallesi, pronuncerà un&nbsp;discorso in suo onore.</p>
<p><strong>Burton</strong> incominciò a studiare recitazione giovanissimo e nel 1950 firmò un&nbsp;importante contratto con la <strong>20th Century Fox</strong>, grazie al quale presto diventò&nbsp;una stella del cinema a Hollywood e nel mondo, in quello che per molti è&nbsp;considerato il periodo d’oro del cinema.&nbsp;Quando iniziò a farsi strada a Hollywood era sposato con l’attrice gallese&nbsp;Sybil Williams, ma ben preso si guadagnò la fama, in tutto l’ambiente, di&nbsp;irresistibile amante, incurabile donnaiolo e grande bevitore.<br />
In occasione di una festa in California, Burton si trovava ospite in una casa&nbsp;di lusso, circondato da bellissime donne che elogiavano il suo trionfo sociale,&nbsp;quando ad un certo punto andò a posarsi su di lui lo sguardo di una giovane ragazza seduta dall’altro lato della piscina che, come lui stesso scrisse in&nbsp;uno dei suoi tanti diari, <em>“alzò gli occhi dal suo libro, si tolse gli occhiali&nbsp;da sole e mi guardò. Era così straordinariamente bella che mi venne quasi da&nbsp;ridere […], era indubbiamente stupenda. Era sontuosa. Una mora di una&nbsp;generosità incontenibile. Era in poche parole davvero troppo, e non solo: mi&nbsp;ignorava completamente.”&nbsp;</em>Era Liz.</p>
<p>All&#8217;inizio Liz Taylor lo considerava infatti un uomo volgare e non era certo&nbsp;interessata ad un tipo di quel genere.&nbsp; Non si rividero più per nove anni,&nbsp;entrambi erano sposati e con vite distinte. Ma nel 1962 a farli avvicinare fu&nbsp;il set di “Cleopatra”, uno dei film più costosi di tutti i tempi, al punto da&nbsp;mandare quasi in fallimento la 20th Century Fox. Durante le riprese i due si&nbsp;innamorarono follemente e nacque così la storia d’amore più importante,&nbsp;discussa e tormentata del mondo del cinema. Quello che successe dopo è storia.&nbsp;Si sposarono e poi divorziarono per poi sposarsi ancora e divorziare nuovamente senza mai smettere di amarsi.</p>
<p>Un amore travagliato, una storia senza fine,&nbsp;fuori e dentro i set cinematografici (hanno recitato insieme in diverse&nbsp;pellicole, tra cui <em>“International hotel”, “Castelli di sabbia”, “Chi ha paura&nbsp;di Virginia Woolf?” e “La bisbetica domata”</em> di <strong>Franco Zeffirelli, regista e amico&nbsp;di Burton</strong>), sempre sotto i riflettori, sempre&nbsp; sotto lo sguardo indiscreto di&nbsp;un pubblico che di quell&#8217;amore non sembrava proprio poter fare a meno. Dopo il&nbsp;secondo divorzio con la Taylor nel 1976, Burton tentò un altro matrimonio con&nbsp;la modella Suzy Hunt che fallì, per poi in fine sposare la sua segretaria Sally&nbsp;Hay, ma l’amore smisurato per Liz lo accompagnò sempre, sino all’ultimo giorno&nbsp;della sua vita quando, a causa di una emorragia celebrale, morì ancora giovane&nbsp;a soli 58 anni all’ospedale di Ginevra. Era il 5 agosto 1984.</p>
<p>Questa volta il loro destino li riunirà sulla <em><strong>celebre “Walk of fame”</strong></em> dove&nbsp;potranno rimanere insieme per sempre uno di fianco all’altra.</p>
<p>(di <strong><em>Hilary Tiscione</em></strong>)</p>
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		<title>Naomi Watts &#8211; Quando la speranza supera “l&#8217;impossibile”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2013 09:35:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Quando-la-speranza-supera-“l’impossibile”_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Quando-la-speranza-supera-“l’impossibile”_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Quando-la-speranza-supera-“l’impossibile”_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Quando-la-speranza-supera-“l’impossibile”_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Quando-la-speranza-supera-“l’impossibile”_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Maria (<strong>Naomi Watts</strong>) ed Enrique Belon (<strong>Evan McGregor</strong>) iniziano le vacanze invernali e partono per la Thailandia insieme ai loro tre figli: Lucas, Simon e Thomas.</p>
<p>Trascorrono allegramente insieme il giorno di Natale uniti e spensierati, ma la mattina del 26 dicembre, mentre sono immersi nella calda meraviglia di quel paradiso terrestre, vengono travolti da un gigantesco muro d’acqua che sommerge tutto. <strong>Maria ed Enrique</strong> si trovano separati: lei rimane con il figlio più grande, mentre lui riesce a trovare i due figli più piccoli, dopo la paura per aver creduto di averli persi per sempre. Da quel momento non si daranno pace nel continuo tentativo di ritrovarsi per riunirsi.</p>
<p>Ogni membro di questa famiglia esprime una straordinaria forza d’animo, lottando contro un destino crudele. Questo dimostra quanto può essere forte la natura sulle nostre vite, senza lasciarci nessuna possibilità di controllo, ma anche come solo la voglia di vivere senza arrendersi mai diventi l’unica possibilità di salvezza.</p>
<p>Si tratta di una storia vera, ispirata alla tragica esperienza della <strong>famiglia Belon che nel 2004</strong>, durante le vacanze, <strong>è stata sconvolta da un terribile tsunami</strong>, colpevole della morte di 200 mila persone. La potenza di questo film sta nel realismo delle scene, che trasmettono pienamente lo stato di angoscia, di caos e perdizione di queste persone al punto da lasciare col fiato sospeso lo spettatore per tutta la visione.</p>
<p>Bayona ha voluto ricostruire tutto nei minimi dettagli. Per esserle il più possibile vicino alla verità, registrato le scene in un albergo di <strong>Phuket che realmente venne sommerso dall’acqua</strong>. Acqua anch’essa reale, cosa insolita anche nei film ad alto budget, perché troppo pericolosa.</p>
<p><strong>Naomi Watts</strong> per preparare al meglio il suo personaggio ha incontrato la vera Maria; attraverso i suoi racconti, le sue emozioni riaffiorate, il terrore che ancora si legge nei suoi occhi, l&#8217;attrice ha cercato di cogliere ogni suo sentimento legato a questa vicenda che ha segnato per sempre la sua vita. L’essere madre di due bambini, inoltre, l’ha aiutata a interpretare al meglio la sofferenza provata nel momento in cui credeva di aver perso due dei suoi tre figli e il marito. Ha portato sul grande schermo un’interpretazione forte e sincera, tanto da farle guadagnare una<strong> nomination agli Oscar di quest’anno</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <em><strong>Hilary Tiscione</strong></em>)</p>
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		<title>Sergio Muniz: “Armani? Un grande maestro”</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 18:02:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Muniz-“Armani-Un-grande-maestro”_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Muniz-“Armani-Un-grande-maestro”_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Muniz-“Armani-Un-grande-maestro”_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Muniz-“Armani-Un-grande-maestro”_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/01/Muniz-“Armani-Un-grande-maestro”_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>L'attore si spoglia a teatro nel musical “The full monty”.</p>
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<p><strong>Sergio Muniz</strong>&nbsp;è entrato in punta di piedi nel mondo della moda, prima, dello spettacolo, poi: correttezza, onesta, rispetto delle regole e soprattutto delle persone lo hanno sempre contraddistinto. Mai fuori luogo, mai un atteggiamento “urlato”.</p>
<p>Bello e sensuale, tenebroso e timido al tempo stesso, un sorriso appena accennato sul viso leggermente abbronzato, “sporcato” appena da una barba incolta un po&#8217; sale e pepe&#8230; Lui ci scherza, ci ride su: peli grigi e barba un po&#8217; bianca&#8230;il tempo passa, ma la sua bellezza non accenna affatto a tramontare&#8230;</p>
<p><strong>Sergio Muniz , che rapporto ha con la bellezza e con il passare del tempo?<br />
</strong>Assolutamente buono (ride, mostrando la barba che si sta tingendo di fili d&#8217;argento,&nbsp;<em>ndr</em>). Sono consapevole che il corpo cambia e che ci si debba adattare ai suoi cambiamenti. Ho cercato sempre di ignorare la bellezza, la mia intendo; so che prima o poi passerà, per cui ho puntato soprattutto su altre caratteristiche che mi contraddistinguono.</p>
<p><strong>Quanto conta la bellezza nel mondo della moda e dello spettacolo?<br />
</strong>La bellezza senza dubbio conta molto e aiuta, è un dato di fatto, ma per quanto mi riguarda va ignorata. Va ammirata quella degli altri, non certo la propria. Almeno io così ho sempre fatto.</p>
<p><strong>Lei si sente bello?<br />
</strong>Io non mi sono mai presentato come bello. Sono sempre stato presentato così. Ripeto: la bellezza conta, certo, ma ci sono tante altre qualità che contano molto di più.</p>
<p><strong>Se dovesse descriversi con un solo aggettivo, quale sceglierebbe?<br />
</strong>Cerco l&#8217;equilibrio ma non lo trovo mai&#8230;</p>
<p><strong>Equilibrista?<br />
</strong>Esatto, equilibrista&#8230;</p>
<p><strong>Un aggettivo che racchiuda la sua famiglia&#8230;<br />
</strong>Lontana&#8230;e mi riferisco ai miei che stanno a Bilbao. Ma è anche il centro del mio universo, il mio tutto. E mi riferisco a mia moglie e alla bambina. Dei tre io sono l&#8217;ultimo in ordine di importanza ed è una bella sensazione davvero. Questo ti dà molte responsabilità da un lato, ma te ne toglie dall&#8217;altro. Ora la mia prospettiva di vita si è capovolta: dal ricevere, come figlio, al dare, come capofamiglia, responsabile anche di altre persone.</p>
<p><strong>Da molti anni, ormai, vive in Italia. Si sente un po&#8217; anche figlio di questo Paese?<br />
</strong>Mi sento assolutamente italiano. La mia vita l&#8217;ho passata qui, qui sono cresciuto. Mi sento italiano perché la cultura mi è entrata dentro, come il cibo e il modo di rapportarmi con la gente. Diciamo che ho anche il privilegio, non essendo nato qui, di vedere anche da spettatore esterno questo Paese: ammiro più gli italiani di quanto lo facciano gli italiani stessi. Spesso si piangono addosso e non credono molto nelle loro possibilità, che sono invece immense. Purtroppo qui tutto è frenato da un&#8217;eccessiva burocrazia e da politiche varie. Siete il popolo più dinamico del mondo, ma troppo spesso si finisce con l&#8217;essere esterofili, si pensa che fuori ci sia il meglio, ma non è così. È solo gestito meglio. Gli italiani, e non sono solo io a dirlo, all&#8217;estero ottengono il massimo successo. Non è un caso&#8230;</p>
<p><strong>A proposito, è vero che è diventato modello per caso?<br />
</strong>Si, per puro caso. Ma come in ogni cosa che faccio, ho dato il massimo per farlo bene. Iniziare a calcare le passerelle è stata anche un&#8217;ottima scusa per scappare dalla sveglia delle quattro del mattino, cui mi costringeva il precedente lavoro: facevo il fruttivendolo e aiutavo mio padre a caricare e scaricare cassette di frutta. Non avevo voglia di studiare, così a 16 anni ho iniziato a lavorare. Bei tempi, comunque (<em>sorride</em>)&#8230;</p>
<p><strong>Qual è stato il suo primo approccio con la moda?<br />
</strong>Uno spot tv per una nota marca di caffè spagnolo. Guadagnai in un giorno quello che prendevo in un mese alzandomi prima dell&#8217;alba; capii che avevo a portata di mano la grande occasione e non me la sono fatta sfuggire.</p>
<p><strong>Quanto è stata importante per lei la moda?<br />
</strong>Importantissima. Mi sta dando ancora moltissimo; mi ha soprattutto insegnato a credere in me stesso. Stento a lasciarla, non ce la faccio, fa parte di me. Certo, aver intrapreso la carriera di modello, lasciare il mio Paese, mi ha cambiato, ma d&#8217;altra parte la vita è fatta per evolvere. Dobbiamo sempre andare avanti, traendo sempre il bene da ciò che facciamo.</p>
<p><strong>C&#8217;è una griffe che le è rimasta più di altre nel cuore?<br />
</strong>Beh, la campagna che mi ha reso popolare in Italia è stata quella della Combipel: sono finito su un numero spropositato di cataloghi, oltre un milione di copie. Ma non posso nemmeno dimenticare il profumo Guerlain, cui ho dato il mio volto: pubblicità televisiva, stampa mondiale. Un lavorone&#8230; E ricordo sempre anche YSL: quella è stata pazzesca, anche per via di chi sta dietro a quella “macchina”.</p>
<p><strong>E sulla passerella?<br />
</strong>Le prime sfilate con Giorgio Armani, per cui nutro il massimo rispetto. Come persona, poi, è stato davvero una sorpresa unica: è un santo che è sceso a terra per parlare con chi lavora con lui e per lui. È un uomo che non ha mai messo una distanza con i suoi modelli, il suo personale: lui scendeva in mezzo a noi, ci dava consigli, ci aiutava. Non demandava mai ad altre persone questo compito: era lui che parlava direttamente con noi. Non dimenticherò mai i suoi preziosi insegnamenti.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è per lei l&#8217;eleganza?<br />
</strong>Non è solo un portamento o un modo di vestirsi. È un modo di essere: è, insomma, la cosa giusta al momento giusto. È molto legata all&#8217;equilibrio di cui parlavamo prima e che cerco costantemente&#8230;</p>
<p><strong>Ultimissima domanda: moda, tv, musica. Il prossimo impegno lavorativo?<br />
</strong>Sarò uno degli interpreti del musical di Massimo Romeo Piparo “The full monty”, che si ispira al caso cinematografico inglese (<em>si tratta della vicenda dei disoccupati spogliarellisti più amata e applaudita di tutti i tempi, ndr</em>). Debutteremo il 29 gennaio al Teatro Sistina di Roma. Gireremo il nord Italia, e ad aprile verremo a Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Silvia Tironi</em></strong>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Clint Eastwood è “Di nuovo in gioco”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 20:30:50 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Clint-Eastwood-è-Di-nuovo-in-gioco_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Clint-Eastwood-è-Di-nuovo-in-gioco_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Clint-Eastwood-è-Di-nuovo-in-gioco_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Clint-Eastwood-è-Di-nuovo-in-gioco_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Clint-Eastwood-è-Di-nuovo-in-gioco_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Torna a recitare il premio oscar <strong>Clint Eastwood</strong>, nel ruolo da protagonista, diretto da <strong>Robert Lorenz</strong>, suo assistente alla regia in molti dei suoi film. Come in <strong>“<em>Million dollar baby”</em></strong> (pellicola di grande successo del 2004, vincitrice di quattro premi Oscar, diretto e interpretato proprio da Eastwood), in “<strong>Di nuovo in gioco</strong>” l&#8217;attore veste nuovamente i panni di un importante talent scout sportivo (<strong><em>Gus Lobel</em></strong>).</p>
<p>Questa volta lo sport al centro della trama è il <strong>baseball</strong>. Gus è capace di scovare talenti anche da un aereo, ma secondo i proprietari degli Atlanta Braves per lui è ormai giunto il momento di andare in pensione. Ma lui si rifiuta di finire <em>“in panchina”</em> e la voglia di rimanere in gioco è tanta, come lo sono le difficoltà dovute all’età avanzata. La vista, per esempio, non è più quella di prima. Però, Gus ha una carta vincente che ignora ancora: <strong><em>la figlia Mickey</em></strong> (<strong>Amy Adams</strong>, attrice già nominata all’Oscar per &#8220;The Fighter&#8221;), che gli propone tutto il suo aiuto. Nel percorso che affronteranno insieme, padre e figlia avranno modo di rimettere pace nel loro rapporto divenuto estremamente tormentato dopo la morte della madre. Mickey metterà da parte la sua promettente carriera da avvocato per aiutare quella del papà e per la buona riuscita della sua ultima impresa. La passione per il baseball avvicinerà i due, colmando quelle lacune che li avevano fatti allontanare: Gus e Mickey avranno quindi modo di mettersi in gioco anche nella vita oltre che in campo.</p>
<p>Nel cast anche <strong>Justin Timberlake </strong>nel ruolo dello scout rivale di Eastwood, la cui presenza è ancora una volta una garanzia. Le sue interpretazioni ( tra le tante cito “Gli spietati”, “Mistic River”,”Gran Torino”,”I ponti di Madison County”) sono ormai considerate parte significativa della storia del cinema nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <em><strong>Hilary Tiscione</strong></em>)</p>
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		<title>Hogan sceglie Stephen Dorff come testimonial</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 10:08:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore1_hogan-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore1_hogan-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore1_hogan-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore1_hogan-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore1_hogan-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Quasi 38 anni (il prossimo 26 luglio), attore cinematografico senza arie da divo, <strong>Stephen Dorff jr</strong>. è stato il prescelto della collezione A/I 2012 per il brand <strong>Hogan Uomo</strong>. Stephen e Diego della Valle si erano “conosciuti-riconosciuti” a fine estate 2010, in occasione del Leone d’Oro di Venezia, assegnato a <strong><em>Somewhere</em> </strong>di<strong> Sofia Coppola,</strong> di cui Stephen copriva il ruolo di protagonista, un grande divo del cinema che soffre della sua professione stessa, la celebrità.</p>
<p>Un uomo sofisticato, impegnato, che deve e vuole abbinare l’eleganza e l’esclusività delle forme, dei materiali e della fattura con il casual urbano e sobrio&#8230; Un uomo che non deve farsi notare perché è il suo stile a parlare. È questo il ritratto mirato della nuova linea maschile Hogan e questa è l’immagine associata e, a suo dire, reale di Dorff jr.</p>
<p>Il <strong>23 giugno</strong>, all’apertura della settimana Moda MilanoUomo, Hogan ha organizzato un party-evento. Ha selezionato lo Spazio Fogazzaro di Milano, allestito con alte sedie da regista, per celebrare il sodalizio con Dorff e proiettare <strong>la campagna pubblicitaria</strong> e le immagini dell’attore nel <em>dietro le quinte,</em> per l’autunno-inverno 2013. Lo spot tiene il filo conduttore con il volto scelto: la scena è, infatti, un set cinematografico, tutto italiano e tradizionale, alla vecchia maniera. Location, che ha fatto da sfondo alle riprese, sono stati gli studi romani di <strong>Cinecittà</strong> con macchinari e attrezzature originali, in cui hanno girato i film Fellini, Rossellini, Antonioni…e gli scatti, realizzati dal fotografo Alexey Hay, sotto la direzione artistica di Alex Wiederin, ritraggono un attore <em>in opera</em>, che indossa e veste accessori Hogan. Un’idea di lifestyle perfettamente contemporaneo, dal mood alto, ma mai appariscente.</p>
<p>Hogan, noto per il suo occhio di riguardo al made in Italy e alla rappresentanza dei suoi miti nel mondo, per la prima volta sceglie un testimonial internazionale, fatta eccezione per le collaborazioni speciali della <em>Capsule Collection </em>con Karl Lagerfeld. Lo fa con cognizione di causa. Il General manager del brand, Riccardo Sciutto, in occasione di Milano ModaUomo ha spiegato che Dorff conosceva e comprava già da tempo il marchio Hogan, perché ritiene si confaccia al suo stile e quindi chi meglio di lui poteva incarnare lo spirito della casa? Inoltre l’intento di Hogan è quello di internazionalizzarsi a 360°, già entro la metà del 2013, con l’inaugurazione di <strong>15 nuovi flagship store in Asia, tra Cina e Hong Kong.</strong></p>
<p>Non a caso, durante il cocktail party, le alte sedie da regista della scenografia pensata per l’evento, ospitavano, sedute, non invitate alla cena, ma le ospiti d’onore dell’anticipazione della futura collezione P/E 2013, le <strong>nuove Dress X</strong> che reinterpretano in chiave high-tech la classica stringata maschile. La sua speciale suola è in <strong><em>eva</em></strong>, un materiale dall’alta definizione, in grado di offrire leggerezza e comfort nella performance del passo. Un concetto che sicuramente si inserirà con successo in un mercato emergente così avanti nella tecnologia e aerodinamicità.</p>
<p>Informazioni <a href="www.hogan.com" target="_blank" rel="noopener"><br />
www.hogan.com</a></p>
<p>(di <em><strong>Azzurra Zaglio</strong></em>)</p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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