Philippe Starck e il concetto di non-design

Philippe Starck

Philippe Starck, creare per migliorare la vita delle persone

“Sovversivo, etico, ecologico, politico, divertente…così io vedo il mio dovere come designer”. Philippe Starck descrive così il suo significato di fare design. Si sa, l’auto definizione è una pratica che rivela molto su chi siamo attraverso la descrizione di chi pensiamo di dover essere, e la fama globale di Philippe Starck è senz’altro riconducibile alla sua essenza così definita, consapevole. L’artista ha sempre reso arduo il compito della critica di incasellarlo in una nominazione puntuale che sfugga alla fluidità che lo distingue in tutti gli ambiti della sua vita: possiamo definirlo inventore? O meglio creatore? Sicuramente architetto e designer, ma anche certamente direttore artistico.

Philippe Starck si afferma nel panorama Parigino degli anni ’80 mostrando una personalità divergente rispetto ai protagonisti del design italiano del Dopoguerra, che erano totalmente consacrati a popolare le case con oggetti, democratizzando la complessa realtà della disciplina. La sua produzione artistica era già allora permeata dalla potente ideologia della creazione come strumento volto a migliorare le vita del maggior numero possibile di persone, vivendolo come un dovere politico (e un po’ poetico).

Non-design e le creazioni iconiche

Stark inventa e diffonde il concetto di non-design come manifesto della sua idea assolutamente anti-celebrativa di chi è il designer: un uomo che, in fondo, non ha progettato nulla che gli altri non abbiano copiato. Con questa ottica ben lontana dalla convenzionalità, il creatore quasi scompare dietro la memoria collettiva e va bene così, in quanto secondo il maestro “nessuno dev’essere per forza un genio, ma tutti devono partecipare”. Le creazioni iconiche di Philippe Starck hanno tutte come minimo comune denominatore l’entusiasmo con cui immagina sempre nuovi stili di vita, la sua volontà di cambiare il mondo, l’amore intenso che nutre per le idee e l’impegno con cui difende l’intelligenza dell’utile (e l’utilità dell’intelligenza).

Il disegno del prodotto è uno dei fulcri principali della sua attività, declinato nell’arredo come le sedie Miss Trip, Marie & Louis Ghost prodotte da Kartell, e negli oggetti tradizionalmente anonimi che Stark ha forgiato con una personalità nuova: il celeberrimo spremiagrumi Juicy Salif per Alessi, il fermaporta a forma di buddha commercializzato da Magis e la lampada Miss Sissi (uno degli oggetti di design più largamente imitati) per Flos. Stark si approccia alle sue creazioni con spirito di amore e desiderio di produrre qualcosa che migliori la vita del consumatore designato, tanto che spazia nei settori più disparati arrivando a progettare le linee retrò dell’Aprilia Moto e le forme audaci di Megayacht strabilianti. Nel 2016 ha persino lanciato un marchio, Starck Paris per commercializzare le sue creazioni.

Il mondo degli interni

L’avanzare della carriera ha portato Starck ad interessarsi a realtà sempre più complesse, tanto da dedicarsi alla creazione di spazi che, citando la biografia di Jonathan Wingfield, “generano emozioni potenti. Vuole assicurarsi che, entrando nei suoi edifici, ciascuno scopra quello che sta cercando, e anche di più. […] Sono luoghi dove andare perché fuori fa freddo, perché si ha fame, perché si ha sete, per divertirsi”.

L’interesse per i luoghi di ritrovo Parigini ha dato vita ad ambienti simbolo degli anni ’80, come il club Les Bains Douches e il Café Costes, che hanno segnato tendenze e registrato momenti memorabili per l’alta società. Il nome di Philippe Starck, però, resta collegato in particolare ad una tipologia di interni: gli hotel, di cui comincia ad occuparsi a fianco dell’imprenditore Ian Schrager, perseguendo l’ideologia dell’iper-personalizzazione degli spazi contro l’estetica impersonale all’insegna della funzionalità. Le progettazioni più celebri? Il Royalton di New York e il Delano di Miami.

Il lavoro più rivoluzionario è stato senza dubbio in collaborazione con il produttore aerospaziale Axiom Space, che ha dato vita alla prima stazione spaziale commerciale aperta al pubblico per una missione di dieci giorni al costo di 55 milioni di dollari. Philippe Starck ha definito il lavoro un progetto da sogno per un appassionato di aviazioni ed esplorazioni spaziali come lui, e si è posto l’obiettivo di creare una struttura a uovo con pareti soffici in perfetta armonia con i movimenti del corpo in una situazione di assenza di gravità.

Philippe Starck ha dimostrato negli anni, durante il duro lavoro in almeno 10 mila progetti, una precoce consapevolezza delle implicazioni ecologiche e tecnologiche, tanto da essere il primo francese a essere invitato alle conferenze TED accanto a ospiti celebri come Bill Clinton e Richard Branson. Wingfield lo ha definito nella sua biografia “discendente direttamente dagli artisti del Rinascimento”, e come potremmo descrivere in altro modo un tale genio illuminato e poliedrico?

 

di Martina Tronconi

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