Psiche, letteratura e l’ottica del “come se”…

5 dicembre 2017 • Psyco, Psyco&Sex

La nostra psiche viene costantemente incuriosita e stimolata dalla letteratura; spesso e volentieri, attraverso l’immaginazione e il bisogno di evadere dalla nostra quotidianità, mediante i sogni generati dai libri, apriamo degli scorci di vita appartenenti a mondi paralleli, immaginari.

Queste storie prendono forma e significato grazie alla penna di chi li crea, e vengono vissute e interpretate dagli occhi, dalla mente e dall’esperienza di chi legge. Da anni, la letteratura è per uomini e donne fonte inesauribile di idee e speranze.

La funzione psicologica della letteratura all’interno delle diverse culture è di tipo catartico, creativo e liberatorio; attraverso i protagonisti dei romanzi si sviluppano pensieri, emozioni, e alle volte persino brillanti iniziative, che vengono tradotte poi in azioni. Ciò che accade nella mente di una persona quando si appresta a leggere, possiede qualcosa di magico e irripetibile.

Tutta l’attenzione del lettore viene dunque catturata e focalizzata all’interno di una narrazione che lo coinvolge emotivamente e cognitivamente. Nascono così, dalla fantasia e dal mondo interno degli scrittori, una serie di pensieri e riflessioni sulla vita e sull’essere, che sono di aiuto e sostegno per chi (magari) non conduce un’esistenza pienamente realizzata e soddisfacente.

Mentre leggiamo ci affezioniamo ad un personaggio, ci appassioniamo, in lui quasi ci identifichiamo, come se la sua vita fosse esattamente la nostra. Grazie alla letteratura, a volte, troviamo soluzioni inaspettate e insperate a problemi concreti, a cui mai saremmo riusciti a dare una risposta.

Il cervello processa le informazioni che riceve come se fossero vere, elaborandole, attivandosi e facendoci sperimentare una via alternativa alla banalità del quotidiano, quella della fuga dalla realtà, la via del “E se fossi? Come mi comporterei io in quell’occasione?”. Parliamo di una costruzione della mente creativa, un processo di identificazione con un’altra persona che (ipoteticamente) potrebbe esistere realmente nella vita di tutti i giorni.

Ciò consente da un lato di poter cambiare ruolo e personalità senza correre il rischio di essere giudicati dagli altri (connesso alla mancanza di coerenza interna e sociale), e dall’altro di potersi “sperimentare” in sicurezza, senza dover spiegare a tutti il nostro pensiero intimo e strettamente personale. Concludo riportando le sagge parole del poeta e filosofo Khalil Gibran: “Io sono un viaggiatore e un navigatore, e ogni giorno scopro una regione nuova nella mia anima”.

Buon Natale e…buona lettura a tutti!

di Sabrina Burgoni

[ssba]

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