“La prima donna”, la storia dimenticata di Emma Carelli

Emma Carelli

La storia dimenticata di Emma Carelli, diva della lirica e prima donna manager italiana, ripercorsa attraverso il film diretto da Tony Saccucci. Esaltata dal suo talento. Osannata dal pubblico. Estromessa e fatta fuori dalla società dello spettacolo e degli uomini

Donna con la D maiuscola, consapevole del suo essere lottatrice contro un mondo, contro un’epoca patriarcale che cerca in tutti modi di lasciarti indietro e metterti in ginocchio. Il ritratto di Emma Carelli, film interpretato da Licia Maglietta e diretto da Tony Saccucci. Questa è la figura di una donna, soprano di fama internazionale, un’impresaria talmente abile da diventare la prima direttrice artistica e sovrintendente di un teatro italiano, il Costanzi, poi trasformato nel famoso Teatro dell’Opera di Roma.

In occasione della Giornata Internazionale della Donna, arriva nelle sale italiane con uscita evento il 9, 10 e 11 marzo “La prima donna”, il film documentario che racconta la vicenda vera e incredibile, ma purtroppo dimenticata dalla storia, di Emma Carelli, diva assoluta del Teatro d’Opera di inizio ‘900, soprano acclamata nei Teatri lirici d’Italia, Europa e Sudamerica, stimata da Caruso, Toscanini, Gabriele D’Annunzio.

Una donna vittima della crudeltà della storia

Emancipata, indipendente e di grande sentimento, la Carelli riesce a raggiungere una fama enorme, fuori dal comune per le donne di quel tempo, diventando la prima manager dello spettacolo in Italia. Erano gli anni Venti e gli uomini, soprattutto i suoi colleghi, iniziarono a nutrire forti insidie e gelosie nei suoi confronti, nei confronti del suo essere.

Questi erano gli anni del prepotente regime in Italia, tanto che del suo “dossier” si occupò anche il capo del Governo Mussolini, che decise di esercitare pressioni di potere sul Teatro Costanzi, decidendo di far pedinare Emma Carelli dalla polizia segreta. Un vero gesto ingrato. Un regime che non riusciva a tollerare che una Donna potesse conquistare determinate libertà ed essere chiamata e considerata una Diva dal suo pubblico.

Le verrà tolta la direzione del teatro, motivo per cui anche dopo la morte del suo compagno si sentirà sola, isolata e privata di tutte le sue passioni, che le costerà la perdita della vita in un incidente d’auto avvenuto nel 1928, anno che registrerà il maggior numero di donne suicide nella storia italiana.

Emma Carelli, eroina di un melodramma

La sua vita, riportata in luce anche grazie a questo film documentario di Tony Saccucci, sempre sottratta all’oblio degli archivi, diventa carica di significato ed emozionante. Emma Carelli diventa il simbolo di migliaia di donne che tutti i giorni lottano per se stesse, per farsi sentire, per gridare al mondo che i loro valori non devono venire a meno. Qui si parla di grande Musica, ma il messaggio è complessivo. Diventa storia. Ingiustizia e rivendicazione nascono dall’interpretazione unica di Licia Maglietta, che riesce a dare voce e corpo al fantasma senza pace dell’insaziabile lottatrice Emma Carelli.

 

di Elena Strappa

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