Mila Anufrieva come l’araba fenice

28 Febbraio 2014 • Interviews

La (ex) zarina della moda è tornata

 

Dalla Russia precedente il crollo del Muro, agli sfavillanti anni della Perestroika, alla malattia e al successivo baratro lavorativo.

Il rientro a Milano e la forza di reinventarsi.

E l’incredibile storia di Mila Anufrieva, ex Zarina della Moda Russa, ma soprattutto donna di talento e di grande estro imprenditoriale, in un Paese in cui essere potenti e femmine senza appartenere a una casta oligarchica fa ancora paura, molta paura.

 

Quante vite ha vissuto Mila Anufrieva?

 

Molte, tante, ma grazie a Dio mai troppe.

Cade il muro, il periodo è quello della Perestroika, siamo “liberi”, sì, ma quella parola ha un significato astratto per il popolo russo.

A poco a poco realizziamo che il commercio è libero e io dal vendere di nascosto valige di capi importati in segreto dall’europa posso finalmente fare tutto alla luce del sole, posso “vendere moda” dichiarandolo.

I russi erano pronti e soprattutto erano ricettivi ad accogliere questo genere di business dopo tutte le privazioni imposte dal regime e così nel giro davvero di pochissimo tempo mi trovo ad aprire nel cuore di San Pietroburgo, all’interno del Nevsky Palace, (n.d.r.: Hotel 5 stelle più prestigioso della città) il primo Store multibrand con un mio marchio, VANITY.

In quegli anni collaboro con i più grandi designer italiani e europei organizzando per loro sfilate in loco: da Versace, a Gucci e fino a Ferrè, amatissimo in Russia.

 

Si accorge subito che il Business è quello giusto, tanto da spingerla ad investire ulteriormente.

Nel 2004 Lei è pronta per aprire uno Shopping Center di 6000mq, 150 brand, un Lifestyle Atelier

 

Si, e l’interesse è da subito altissimo. Interesse su di me, interesse sul mio Business.

Essere donna ed avere questo potere, guadagnare queste cifre, fare questi numeri, essere inseguita, voluta, imitata, creare un giro d’affari così importante e soprattutto fare da ponte tra Russia e Europa era una novità, una difficile novità, impossibile da non notare anche e soprattutto dalla Mafia Russa.

 

Cosa successe Sig.ra Anufrieva?

 

Tutto ebbe inizio con una semplice domanda: Vuoi vendere la tua società?

Questa, da “noi”, non è curiosità, non significa un presupposto di compravendita, di cessazione, di fusione, di partnership. In Russia, allora, significava che VOLEVANO la mia società, e che se la sarebbero presa, con o senza la mia firma.

 

Nel frattempo Lei si ammala; letteralmente dal giorno alla notte scopre di avere un melanoma. Viene ricoverata in Svizzera, dove un luminare le salverà la vita con un intervento rischiosissimo mentre tutti la davano per spacciata.

I bambini ancora piccoli, la testa che scoppia, la salute compromessa, ma gli affari vanno bene…

 

Si, gli affari vanno bene, o almeno tecnicamente questo era quello che pensavo.

Avevo firmato delle deleghe ai miei avvocati e commercialisti.

Un giorno un mio partner mi chiama dicendomi che a San Pietroburgo la situazione era pressante, che ci stavano intralciando e che ci avrebbero schiacciato se non avessimo venduto. La proposta era di un 50%. Disse che era l’unico modo per salvare la società.

Io ero così stanca, senza forze, sconfortata e impaurita. La malattia, le preoccupazioni per la salute che non mi rendevano lucida e li per li ho risposto che andava bene, che non si può combattere contro i mulini a vento, fosse significato anche cedere il 70% purché non distruggessero il lavoro di una vita.

 

Ma non andò proprio così, vero?

 

No, affatto.

Rientrata dopo la convalescenza, mi accorsi che la mia società era stata interamente venduta, pardon, svenduta per una miseria, un’eresia. Completamente sotto il valore di mercato, cosa che qui in Italia sarebbe  illegale, per altro.

Non solo, il prezzo pagato non includeva e non copriva il saldo delle operazioni  da me avviate e allora ancora in essere, così mi sono ritrovata defraudata della mia società e piena di debiti.

Non avevo più nulla.

Ero sola.

 

Ho dovuto lasciare in fretta San Pietroburgo, rimanere li significava il carcere e sono tornata in Italia, a Milano, e con me tutta la mia famiglia.

 

Cosa ha significato il suo rientro a Milano?

Fu terribile.

Era il 2007 e io non sapevo che fare. qui erano abituati a vedere una Mila che entra e prende tutto, ma non era più così.

Mi sono impegnata tutto: pellicce, gioielli…

 

Poi la rinascita…

 

Poi sono rinata, ripartendo da me stessa, scrivendo la mia storia, scrivendo di ciò che più conosco, la moda. Pubblicanddo incontri e interviste con grandi stilisti.

Inizio con un blog, in breve il giro si espande, aggiungo un portale e-commerce e un forum per contattarmi, infine un magazine tutto mio a supporto.

Oggi sono consulente moda, sono il ponte per quei brand italiani che vogliono interagire con il mercato russo.

 

Elegante, raffinata eppure così tenacemente determinata.Come un Araba Fenice ha saputo rinascere dalle sue ceneri.

Il fisico ora è temprato, ma lo spirito di più.

La vita della dolce Signora venuta dal freddo sarà presto un film Hollywoodiano “Signora Russa

Nel frattempo, Ms Anufrieva è presente qui in Italia più che mai, provando a regalare una speranza in più, organizzando raccolte fondi a sostegno di bambini martoriati dalla stessa malattia che l’aveva colpita, anche grazie alle T-Shirt cifrate Mila Anufrieva disponibili in Limited Edition.

http://milaanufrieva.livejournal.com/

 

di (Federica Piacenza)

3 Responses to Mila Anufrieva come l’araba fenice

  1. Nat ha detto:

    Una bella storia inventata da Mila stessa?
    Chi la conosce, la evita in tutti modi. Se no- paga! Sia in Italia che in Russia… Purtroppo non si può sempre credere a quello che ti raccontano gli immigrati 😉

    • Alfonso ha detto:

      SPIEGATI. NEL SENSO CHE DICE IL FALSO? CHE È TUTTA UNA MONTATURA PER RIPULIRSI DA MALEFATTE E FARSI UNA NUOVA IDENTITÀ?

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