“Arrendersi”, la parola che non fa parte di Selene Genisella

7 Aprile 2020 • Bloggers

Personal trainer e fondatrice di SGProgram, Selene Genisella ci colpisce per la sua determinazione oltre che per la sua gentilezza, per la sua voglia di comunicare la sua storia e trasmettere il proprio punto di vista. Il fitness e la corretta alimentazione sono alla base di tutto, ma il vero obiettivo è saper lasciare un segno positivo, una ricchezza in più a qualunque persona conosca o abbracci il suo programma. Noi di Gilt abbiamo avuto il piacere di intervistarla e scoprire insieme questo suo mondo.

Da personal trainer a fondatrice di SGProgram. Come è nata questa tua idea e qual è lo scopo del programma? 

Questa storia, questo grande amore per il fitness, comincia all’età di 19 anni. All’epoca ero un’atleta agonista di nuoto e al di sopra della piscina dove mi allenavo quotidianamente, c’era una palestra di cui l’insegnante un giorno mi chiese di affiancarla nei suoi corsi fitness. Da quel momento in poi è iniziato questo lungo percorso pieno di soddisfazioni ma caratterizzato anche da una grande evoluzione. Negli anni mi sono sempre interessata al mondo dell’alimentazione, sono cresciuta con lo sport, ho studiato in merito e ho lavorato come personal trainer fino a 25 anni. Un’età particolare questa, un’età di crisi, o meglio, mi piace definirla come un’era di trasformazione nella quale ho capito che la strada che avevo intrapreso non mi dava più quella soddisfazione che cercavo, ma avevo bisogno di qualcosa in più.

Questo non riguardava la figura che ricoprivo di personal trainer, bensì con chi mi approcciavo e dove. Ciò che volevo trasmettere avevo il desiderio che toccasse una comunità di persone, che il mio dialogo andasse oltre le quattro mura di una palestra. Insomma, sentivo lo stimolo di ampliare i miei orizzonti, avere un raggio di veduta più ampio. Così nel 2007 è nata questa società, SGProgram, dove lavorano venti donne, e il nostro obiettivo, oltre ad offrire un vero e proprio programma di work out e alimentazione, è quello di comunicare pensieri, emozioni, trasmettere a chi ci segue quella sensazione di sentirsi parte di una seconda famiglia. Più si comunica con gli altri più ci sente realizzati, più si hanno feedback positivi. A dire la verità ho progettato questo programma solo per le donne proprio perché è un mondo di cui io stessa ne faccio parte, con cui riesco meglio a relazionarmi, ma soprattutto riesco a comprendere e andare incontro a determinate esigenze, cosa che con gli uomini è più difficile. È comunque un altro mondo, più impostato, più tecnico. La donna ha una condizione più emotiva, ha bisogno di più cura.

Si percepisce che hai una comunicazione molto empatica con il tuo pubblico, è visibile questa voglia che hai di trasmettere grande motivazione e forza di volontà. Per questo ti chiedo… Come affronti la situazione quando alcune donne trovano nel loro percorso delle difficoltà? O semplicemente ti chiedono dei consigli durante dei periodi bui? Come ad esempio proprio quello che stiamo attraversando ora, dove le emozioni giocano spesso sui contrasti.

Comprendere le persone, riuscire a dare loro un supporto è la prima cosa importante e forse quella che porta maggiore soddisfazione. Riuscire a immedesimarsi nella persona con la quale stai comunicando può essere definito un dono, è il frutto di un lavoro costante che più si porta avanti più si perfeziona. Ci sono persone che non riescono a raggiungere l’obiettivo previsto non perché non si allenano bene, bensì perché non riescono ad essere costanti; sono quelle persone che vivono una vita insoddisfacente per tanti motivi e che come una reazione a catena tendono a riversare nelle azioni quotidiane. Certo che le difficoltà ci sono, è umano avere dei giorni no, è un diritto avere momenti di sconforto, ma è proprio da quelli che si deve trovare la forza dentro se stessi per ripartire più forti ma soprattutto credere nelle proprie potenzialità. È un segreto, questo, che dovrebbe essere svelato a tutti.

Io infatti, inizialmente ero partita con un programma che si chiamava exclusive, un programma appunto esclusivo sia sotto l’aspetto dell’alimentazione sia a livello comunicativo. Con queste ragazze avevo instaurato un vero e proprio rapporto di check dove loro mi raccontavano molto sulla loro vita, e da qui, con il mio possibile potenziale, cercavo di dare loro dei feedback, che però non erano delle soluzioni, e qui tengo a precisarlo, bensì un consiglio, un mio punto di vista che emergeva da quelle che erano le mie esperienze personali. Lo scopo non era dare loro una verità ma farla uscire. Per questo, dopo tre anni ho lasciato questo programma exclusive per imbattermi in qualcosa di ancora più grande: ho affidato la parte alimentare SGNutrition ad un team di nutrizioniste, mentre io sono passata ad avere una gestione a 360 gradi di tutto il programma, inserendo sia una newsletter sia una community, in cui all’interno le ragazze sono libere di confrontarsi sugli obiettivi raggiunti, scambiare opinioni e difficoltà, creare un dialogo familiare con me ma soprattutto tra loro.

Quindi questo programma nel tempo si sta evolvendo, ci sono delle novità che puoi svelarci?

Sì, il programma si sta ampliando, anzi, mi sta permettendo di realizzare un obiettivo che avevo da tempo, ovvero quello di un’applicazione dove all’interno posso inserire tutte le video call che faccio nel corso dei giorni in compagnia di professionisti come psicologi o professori di filosofia. Questa iniziativa è sicuramente una marcia in più, è quella possibilità che mi sto dando per poter fronteggiare dei temi che possano fare la differenza durante il percorso di una persona, e fornire un’opportunità in più anche a me stessa. L’obiettivo è lasciare qualcosa di indelebile a chi incontra SGP.

Con quale criterio pensi che le donne scelgano te, il tuo programma, piuttosto che altri? Soprattutto in questo momento che nel mondo dei social c’è tanta competizione e spesso anche un vero e proprio scetticismo nell’optare per un programma fitness e nutrizionale online.

Credo che la cosa importante, anche per vivere al meglio l’esperienza di questo mio programma, sia non pretendere che le persone scelgano me. Come hai detto anche tu il mercato è vario, c’è tanta competizione, però non arriverò comunque mai a diffondere o pubblicizzare il mio programma come più valido rispetto ad un altro, andrebbe contro i miei principi ma soprattutto non mi farebbe vivere bene il percorso stesso. Non ho una verità che funziona sempre, questo è vero, anche perché la maggior parte del programma sta a chi lo sperimenta, quindi non avendo questa pretesa aspetto che siano gli altri a scegliermi attraverso la mia comunicazione giornaliera, la mia naturalezza e la voglia di esprimermi per quella che veramente sono. Il mio obiettivo non gira intorno alla voglia di fare like, magari in partenza era così, perché tutti partono da quello, ma questa azione poi nel tempo si è evoluta, si è trasformata in qualcosa di più costruttivo.

La felicità non veniva più dal like di una foto, bensì dall’interazione con la mia parola, l’interesse che le persone avevano nel sentire raccontare la mia storia, e da lì in poi è stato tutto un susseguirsi. Parliamoci chiaro, la competizione esiste, le persone parlano, il giudizio è all’ordine del giorno, ma questo fondamentalmente non è una mia preoccupazione, l’importante è accettarlo e trarre del buono anche in questo senso. Scelgo sempre di guardare me stessa, e quello che faccio cerco sempre di perfezionarlo, ma soprattutto cerco di fare ciò che mi piace, che sembra banale come concetto ma in realtà è quello che più si trascura. Ognuno di noi, infondo, ha la propria cosiddetta firma, ognuno di noi dovrebbe averla. Il nostro modo di essere e di fare non potrà mai essere identico a quello di qualcun altro; puoi trovare chi si ispira a te, ma è impossibile trovare chi copia te, siamo tutti diversi per questo.

Inizialmente eri una personal trainer, lavoravi nelle palestre, quindi diciamo ti eri garantita un posto sicuro. Poi ti sei lanciata in una nuova sfida con grande coraggio e determinazione partendo da zero. Che consigli ti senti di dare ai giovani che vogliono, come te, intraprendere una strada tutta loro? 

Il mio primo consiglio è di credere sempre in se stessi. Se tu non credi di poter far qualcosa, ma soprattutto di non poter dare un valore aggiunto a quel qualcosa, non potrai mai trasmetterlo agli altri. Devi credere di saper fare la differenza, e per differenza intendo non essere il più bravo, ma saper creare un servizio in qualsiasi campo di cui le persone possano usufruire con un vantaggio. Credere in se stessi e nel proprio lavoro per me è il primo obiettivo: io in partenza ero convinta di quello che potevo dare, che volevo dare; infatti le persone una volta fatta la mia conoscenza vanno via cambiate anche solo per  un minimo dettaglio. Tutto questo l’ho fatto credendoci, mettendo in atto una serie di meccanismi, come ad esempio creare contenuti giornalieri sempre, con costanza. Per fare la differenza ragazzi bisogna mettersi in gioco ma soprattutto bisogna mostrarsi, farsi riconoscere, e passare agli altri quella sensazione che si crede nel proprio potenziale, in modo tale da far credere in te anche chi hai di fronte.

Io questo lo sottolineerò sempre, inserendo anche tutte le difficoltà che si incontrano e che ovviamente non bisogna mai sottovalutare. Quando si apre una propria attività si conoscono anche i rischi a cui si va incontro, bisogna essere preparati; poi nel tempo e con l’esperienza si impara sempre di più. Essere consapevoli di quello che si sta facendo sempre. La cosa che fa la differenza è che se credi in un progetto e ci sei dentro, le difficoltà le vedi come parte di un percorso, mentre se ti ritrovi all’interno di una realtà che non ti appartiene, le difficoltà saranno sempre e solo un ostacolo che piano piano ti indeboliranno. Ad oggi io mi ritengo una persona molto cresciuta rispetto a prima, perché le difficoltà che ho incontrato in questi anni le ho superate brillantemente, perché lo volevo. La convinzione rafforza e fa aumentare per gradi la propria resilienza.

Quindi anche in una situazione come quella odierna riuscire a trovare una soluzione è la cosa ideale, trovare la positività anche nella negatività.

Se non c’è una strada bisogna crearla, volere è potere, una soluzione c’è sempre. Anche in una situazione come questa di distanziamento sociale. Parlare delle proprie passioni certo è importante, ma parlare delle proprie difficoltà, aprirsi in questo senso è maggiormente di aiuto, perché è proprio quando ci si trova come in queste situazioni inaspettate, imprevedibili, che bisogna tirare fuori il meglio di sé. Chi si lamenta ora si lamenta sempre, è colui che pretende che tutto gli sia dovuto, ma che resta alla fin fine un passo sempre indietro. Chi va avanti invece è colui che sa riconoscere i momenti bui e che di certo non ne gode, ma riesce sempre a trovare delle soluzioni, ed è proprio qui che nasce la differenza. Voglio dire che è difficile che durante le difficoltà possa nascere un potenziale, è difficile potersi reinventare in questi momenti, il tutto deve essere fatto prima per poter arrivare preparati. Il potenziale si scorge nella curiosità, le persone più preparate sono quelle più curiose, quelle che non sanno veramente di sapere. E qui cito Socrate: “Se tu sai di sapere la tua ricerca finisce lì e la tua evoluzione non avviene mai”.

Ma dimmi un po’, un personaggio famoso che segui e che ti sta a cuore? 

Certo…una delle mie migliori amiche è Belen Rodríguez. È una persona meravigliosa e il mio obiettivo è farla emergere per quello che è, una donna in gamba, con una grande grinta, una delle donne più aperte e sensibili che conosca.

Un ultimo consiglio che ci vuoi dare per affrontare al meglio questa quarantena, sperando che tutto finisca presto e al meglio.

Il consiglio è sempre quello di tenere duro e trarre del positivo anche in questi momenti. È ovvio che non è stato facile passare in un lampo dalla routine movimentata di tutti i giorni alla sedentarietà in casa, e che il frigo è sempre a portata di mano; ma saper dosare, sapersi controllare è la chiave di tutto. È facile avere giornate negative in cui ricorre spesso la frase “ma tanto ormai”, giornate vissute procrastinando e con pigrizia, ma l’importante è saper riconoscere questi atteggiamenti e bloccarli per ripartire al meglio il giorno successivo. Cercare prima di tutto di non incolparsi, di non far di tutta l’erba un fascio, ma cercare di guardarsi dentro e capire cosa ci fa stare bene sia a livello alimentare che a livello psicologico ed emozionale.

Ringraziamo Selene Genisella per la grande disponibilità ed estrema gentilezza, facendole un grande in bocca al lupo per tutto!

 

di Elena Strappa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *