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	<title>Settimana della Moda Milano &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<title>Settimana della Moda Milano &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Milano chiama, la moda risponde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Feb 2026 10:47:28 +0000</pubDate>
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<p>C&#8217;è un momento preciso in cui Milano cambia passo. Le agende si infittiscono, gli hotel registrano il tutto esaurito, le auto con vetri oscurati si moltiplicano davanti ai palazzi storici e agli spazi industriali riconvertiti. È l&#8217;inizio della Milano Fashion Week, il rito laico che, stagione dopo stagione, rimette la moda al centro del discorso pubblico. Non è soltanto una successione di sfilate: è un sistema complesso che intreccia creatività, industria, comunicazione, artigianato e finanza.</p>



<p>Per qualche giorno la città diventa un osservatorio privilegiato sul presente, un laboratorio in cui si misurano tendenze estetiche ma anche tensioni sociali, cambiamenti economici e trasformazioni culturali.</p>



<p><strong>La città come organismo vivente&nbsp;</strong></p>



<p>Durante la settimana della moda, Milano si trasforma in un organismo pulsante. I quartieri dialogano tra loro, le passerelle si alternano a presentazioni intime, installazioni artistiche e incontri con i designer. Gli spazi cambiano identità: un cortile rinascimentale può diventare teatro di una sfilata minimalista, un ex capannone industriale accogliere una messa in scena immersiva.</p>



<p>La città non è semplice cornice, ma parte attiva del racconto. Le sue architetture, la sua luce, la sua dimensione operosa contribuiscono a definire un&#8217;estetica che storicamente privilegia la concretezza, il progetto, la costruzione del capo. Milano resta il luogo dove l&#8217;idea si confronta con la fattibilità, dove la creatività dialoga con la filiera produttiva.</p>



<p><strong>Creatività e metodo&nbsp;</strong></p>



<p>Se esiste un tratto distintivo della moda milanese, è sicuramente l&#8217;equilibrio tra immaginazione e disciplina. Qui il gesto creativo si misura con il taglio, con la qualità dei materiali, con la precisione sartoriale. Anche quando le collezioni esplorano territori sperimentali, mantengono un&#8217;attenzione quasi ingegneristica alla struttura.</p>



<p>La nuova stagione si apre all&#8217;insegna di una pluralità di linguaggi. C&#8217;è chi sceglie la sottrazione, con silhouette essenziali e palette neutre; chi riscopre il gusto per l&#8217;eccesso, tra colori saturi e volumi scenografici; chi lavora su contaminazioni tra generi, epoche e culture. La parola chiave sembra essere trasformazione: del guardaroba, delle proporzioni, dell&#8217;identità stessa di chi indossa gli abiti.</p>



<p><strong>Il peso dell’industria&nbsp;</strong></p>



<p>La Fashion Week non è solo un evento culturale: è un motore economico. Buyer, investitori, stampa internazionale osservano e valutano, pronti a tradurre l&#8217;emozione della passerella in ordini, collaborazioni, strategie di mercato.</p>



<p>La forza del sistema moda italiano risiede nella sua struttura articolata: grandi marchi capaci di parlare al mondo convivono con una rete di piccole e medie imprese specializzate, custodi di saperi artigianali tramandati nel tempo. La settimana della moda rende visibile questa rete, ne mette in luce l&#8217;efficienza e la capacità di adattamento in un contesto globale sempre più competitivo.&nbsp;</p>



<p>In un&#8217;epoca segnata da incertezze geopolitiche e oscillazioni dei consumi, Milano rivendica il proprio ruolo di piattaforma stabile, capace di coniugare heritage e innovazione.</p>



<p><strong>Sostenibilità e responsabilità</strong></p>



<p>Tra i temi centrali di questa edizione emerge con forza la questione della sostenibilità.&nbsp;Non più semplice dichiarazione d&#8217;intenti, ma percorso strutturato che coinvolge l&#8217;intera filiera: dalla scelta delle materie prime alla tracciabilità, dalla riduzione degli sprechi alla progettazione di capi pensati per durare nel tempo.&nbsp;</p>



<p>La moda milanese sembra interrogarsi sempre più sul proprio impatto ambientale e sociale. Cresce l&#8217;attenzione verso processi produttivi responsabili, verso modelli di business circolari, verso un consumo più consapevole. Anche la comunicazione cambia tono: meno enfasi sull&#8217;usa e getta stagionale, più focus su qualità, investimento, continuità.</p>



<p><strong>Nuove generazioni, nuovi codici&nbsp;</strong></p>



<p>Accanto alle realtà consolidate, la Fashion Week offre spazio a designer emergenti che portano uno sguardo fresco e talvolta radicale. Le nuove generazioni affrontano temi come inclusione, identità, appartenenza culturale, traducendoli in collezioni che sfidano stereotipi e categorie tradizionali.</p>



<p>Le passerelle riflettono una maggiore diversità di corpi, età e provenienze. È un cambiamento che procede per gradi ma che segna una discontinuità rispetto al passato, ampliando il concetto stesso di rappresentazione.&nbsp;</p>



<p>La moda diventa così uno specchio più fedele della società contemporanea con le sue complessità e le sue contraddizioni.</p>



<p><strong>Milano, specchio del tempo</strong></p>



<p>Ogni edizione della Milano Fashion Week è uno specchio del tempo che attraversiamo. Nei colori, nelle lunghezze, nei volumi si leggono le nostre inquietudini e i nostri desideri: voglia di protezione, bisogno di leggerezza, nostalgia e slancio verso il futuro.</p>



<p>Milano apre le sue porte e, ancora una volta, si lascia attraversare dal mondo.&nbsp;Le luci si abbassano, la musica parte, la prima modella avanza. In quel momento sospeso tra attesa e rivelazione c&#8217;è tutto il senso di questa settimana: la moda come racconto condiviso, come industria culturale, come promessa di trasformazione.</p>
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		<title>What is normal today? L’uomo Fendi nella sfilata virtuale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jan 2021 09:43:55 +0000</pubDate>
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<h3>La sfilata esplora il significato di <i>what is normal today</i>: una normalità indefinita, tra la costante voglia di cambiare, il bisogno di essere versatili, la necessità di sopravvivere alla fluida instabilità della vita odierna</h3>
<p>Buio. Un telefono squilla: “Hello, it’s Silvia calling. I just wanted to tell you…”. Cornici futuristiche di lampade led, allora, si accendono, illuminando l’ampio open-space che presto comincia a popolarsi di figure. La sfilata ha inizio. È la nuova <b>collezione moda uomo Fall/Winter 2021-22 firmata Fendi</b>, online sulla piattaforma digitale della Camera della Moda il 16 gennaio. Così Silvia Venturini, in una fase che porta lo spettacolo della moda ad esibirsi senza spettatori, opta ancora per il format classico della sfilata.</p>
<h3>What is normal today?</h3>
<p>La voce della designer, intessuta nel ritmo psichedelico del brano creato da Alessio Natalizia per lo show, procede il suo racconto. “I just wanna tell you about humanity, colour…what is normal today”. Ed è proprio questo “<b>what is normal today</b>” il nucleo centrale della collezione moda uomo Fendi. Ironico? Forse. In fondo, cosa può essere definito “normale” in una società elastica come quella odierna?</p>
<p>I look in passerella sono lontani dal proporre un’idea di classico, intesa alla vecchia maniera. Un mix irriverente di tessuti e colori diversi si intreccia nelle più svariate combinazioni, per dar vita a una moda normale, <b>tra reale e surreale</b>. Perché alla fine, <i>what is normal today</i> è la costante voglia di cambiare, il bisogno di essere versatili, la necessità di sopravvivere alla fluida instabilità della vita odierna.</p>
<h3>La collezione: tessuti, stile e colori</h3>
<p>Sembrano seguire l’ideologia pirandelliana dell’uno, nessuno, centomila i look di questa collezione. Impossibile individuare una soluzione di continuità, a partire dai <b>tessuti</b>. Tessuti a maglia, lana, pellicce varie, pelle, seta, capi imbottiti e trapuntati si sovrappongono in <b>accostamenti intriganti ed eccentrici</b>. Le silhouette molto morbide e le misure quasi extra large rendono il <b>comfort</b> un punto dominante. Eppure non si assiste a uno stile comodo e sportivo.</p>
<p>L’uomo Fendi è <b>elegante</b>, ma l’eleganza che sceglie è <b>funzionale</b>. Fendi propone una moda che mescola leisure e business, giorno e sera, realtà e sogno. Abiti, giacche e camicie si alternano a turtleneck, pantaloni morbidi e bermuda trapuntati; tailleur monocolore, gilet, maglie componibili e tute in tessuto a maglia si mixano con i più disparati capispalla. Tra questi ultimi, ecco cappotti, piumini e anorak a mo’ di vestaglie, giacche-camicie, giacconi in pelle, montoni imbottiti e, ovviamente, l’immancabile pelliccia.</p>
<p>La <b>palette dei colori</b> è per lo più costituita da nuances sobrie e tenui quali beige, panna, grigio e nero; nella seconda parte della sfilata però, gli outfit sono animati da pennellate di colori più intensi, come il senape, ruggine, fucsia, glicine e ottanio, tonalità che poi prendono il sopravvento nei look monocolor finali.</p>
<p>L’uomo Fendi non rinuncia agli <b>accessori</b>. Le borse, zainetti, baguette, bauletti e Peekaboo, rendono omaggio al mondo dei viaggi, ma anche qui la proposta è piuttosto surreale e le taglie insolite. Ai piedi si alternano stivali, mocassini e anfibi, fino ad arrivare a stivaletti che, all’occorrenza, quasi si scompongono in pantofole.</p>
<h3>Il contributo di Noel Fielding</h3>
<p>Fendi aggiunge un tocco di assurdo alla sua collezione moda uomo F/W 2021-22. Invece di puntare sulla familiare e più solita logomania (non del tutto assente), Fendi sceglie di collaborare con l’artista <b>Noel Fielding</b>, eccentrico e surrealista. Ecco allora che su maglie, montoni e pellicce appaiono indecifrabili scarabocchi d’autore, che conducono gradualmente a un’esplosione vitaminica di colori e volumi. E l’uomo normale diventa così un incredibile animale fantastico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Debora Lupi</i></b></p>
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		<title>Milano Moda Uomo P/E 2020: chiude Giorgio Armani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2019 08:06:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Giorgio-Armani-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Giorgio Armani" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Giorgio-Armani-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Giorgio-Armani-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Giorgio-Armani-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Giorgio-Armani-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Toni caldi e note naturali per un dialogo tra il mondo dello sport e quello più formale, in piena libertà. Questo è il défilé di Giorgio Armani PE 2020</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/fashion-shows/milano-moda-uomo-p-2020-chiude-giorgio-armani/">Milano Moda Uomo P/E 2020: chiude Giorgio Armani</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<h3>Giorgio Armani P/E 2020: il défilé</h3>
<p>È la sede storica di <b>via Borgonuovo</b> la location scelta da <b>Giorgio Armani</b> per presentare la collezione maschile per la prossima Primavera/Estate 2020. La collezione co-ed firmata Giorgio Armani porta in passerella sinuose figure femminili insieme a gentlemen in completi sartoriali che ben incarnano la visione inconfondibile di “Re Giorgio”.</p>
<p>Il <b>blu</b> si conferma il colore dominante della collezione. Sfilano anche il grigio, il rosso, il rosa, fantasie floreali e a righe. Immancabili, a conferire un tocco personale e contemporaneo ai look del défilé, gli <b>accessori</b>: gli occhiali da sole, le pochette con gli abiti maschili, foulard legati al collo, le cinture. Infine le borse a mano: ampie, capienti, di riconoscibile manifattura sartoriale Made in Italy. Per lei, invece, orecchini vistosi ma raffinati ad incorniciare il volto, esaltato con un raccolto elegante e sofisticato.</p>
<h3>L’Estate secondo Giorgio Armani</h3>
<p>Consapevole che l’estate è una stagione liberatoria, Giorgio Armani ne cattura lo spirito, proponendo un nuovo guardaroba in cui ogni capo si fonde a spontaneità ed eleganza. Mondi, atmosfere e culture si sovrappongono e una nuova armonia nasce da ciò che in superficie appare fortuito. La <b>libertà di scegliere</b> diventa tutto. Un fluido e inconfondibile senso estetico è l’elemento unificante l’intera collezione, armonizzando i capi più eleganti con quelli più sportivi.</p>
<p>Il capo che ben sintetizza questo spirito è il <b>gilet</b>, indossato sia con la giacca sia sopra t-shirt e camicie. A show terminato, Re Giorgio appare tra i sorrisi e l’affetto colmo di ammirazione dei presenti, salutando e ringraziando modelli e pubblico. Il défilé conclusivo della Settimana della Moda Maschile riconferma Giorgio Armani l’icona indiscussa di stile e bellezza per gli uomini e le donne di tutto il mondo. Un incanto, questa sfilata, che porta in scena il genio della sua estetica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Sara Baschirotto</i></b></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/fashion-shows/milano-moda-uomo-p-2020-chiude-giorgio-armani/">Milano Moda Uomo P/E 2020: chiude Giorgio Armani</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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		<title>Fendi PE 2020: workwear sartoriale en plein air</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jun 2019 08:06:17 +0000</pubDate>
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<h3>Fendi P/E 2020: quando sartorialità e giardinaggio si fondono</h3>
<p>La <b>collezione Fendi Uomo Primavera Estate 2020</b> invita ad un viaggio, ad un’immersione. Un’immersione nell’interpretazione “fendiana” del <b>rapporto uomo-natura</b>. La maison romana fa sfilare coltivatori chic e giardinieri gentleman nei sentieri del giardino alberato di <b>Villa Reale</b>, contesto bucolico per eccellenza nel milanese.</p>
<p>A succedersi durante il défilé capi sartoriali in cotone, capienti borse in nylon, capispalla leggeri, coperte da picnic in lana e l’immancabile e iconica borsa Peekaboo. Gli accessori hanno chiari riferimenti <b>all’arte del giardinaggio</b>, come i cappelli estivi in rafia intrecciata. E poi salopette, cappotti, pantaloni cargo, lunghe camicie polo e abiti di colore verde, beige e marrone in materiali naturali come la seta, il cotone, il cashmere, la pelle e il denim.</p>
<h3>Fendi P/E 2020: colori della terra e materiali naturali</h3>
<p><b>Quaranta sfumature di verde</b> hanno aperto lo show: da pantaloni da lavoro con toppe alle ginocchia a camicie che ben si prestano ai lavori di giardinaggio; dagli impermeabili color salvia alle giacche di maglia abbinate a pantaloni in tinta e sandali dalla punta piatta. Per il pubblico presente sedie di vimini, e su ognuna una piccola cesta con banane in miniatura e pasticcini dolci.</p>
<p>La sfilata ha rappresentato il primo défilé di abbigliamento maschile dopo la scomparsa del direttore creativo Karl Lagerfeld, e del cambio di location, rispetto allo spazio espositivo di Via Solari. La vera novità della sfilata si confermano le <b>stampe con illustrazioni e grafiche</b>, nate dalla collaborazione tra <b>Silvia Venturini Fendi</b> e il regista <b>Luca Guadagnino</b>, presente come guest artist. Sullo sfondo, a coronare il clima di semplicità e natura, le note del compositore giapponese <b>Ryuichi Sakamoto</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Sara Baschirotto</i></b></p>
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		<title>Les Hommes: l’amore per Anversa alla MFW SS 2020</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2019 12:03:39 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/fashion-shows/les-hommes-lamore-anversa-alla-mfw-ss-2020/">Les Hommes: l’amore per Anversa alla MFW SS 2020</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p><b>Les Hommes</b>, luxury brand fondato dal duo di eccellenti stilisti <b>Tom Notte e Bart Vandebosch</b>, in occasione della <b>Milano Fashion Week Men’s</b> ha scelto di presentare la prossima collezione <b>SS 2020</b> nell’headquarter della moda meneghina, Via Senato 10. Qui si è svolta la sfilata, tra la musica di CJ Bolland, in grado di creare la giusta suspence, e i raggi del sole, che intraprendenti si infiltravano tra le colonne importanti della location.</p>
<p>Bart e Tom sono nativi di <b>Anversa </b>(Antwerpen per gli olandesi), una deliziosa città, la più importante delle Fiandre, dove si respira arte in qualsiasi momento della giornata e in ogni angolo. Ogni piccolo sassolino ha la sua affascinante storia, ed è ancor più bello sapere che tutti gli abitanti sono a conoscenza di tale patrimonio e orgogliosi di raccontarlo ai numerosi turisti che la affollano in ogni periodo dell’anno.</p>
<p>Il duo di designer si è conosciuto proprio all’Accademia di Moda si Anversa, e terminato il percorso di studio presso la Royal Academy of Fine Arts nell’omonima città, non si è più lasciato. Attualmente Les Hommes è uno dei marchi più acclamati al mondo grazie alla sua originalità e personalità.</p>
<h3>Les Hommes SS 2020: una triplice visione dell’uomo</h3>
<p>Per la prossima stagione Les Hommes ha voluto far emergere tre differenti cardini: il <b>ciclismo</b>, la <b>vita da studenti</b> dell’Accademia di Anversa e la <b>musica techno</b>, che invadeva il Belgio negli anni Novanta. Ciò che ne è venuto fuori è un mix di stili che parlano tra loro, senza che uno prevalga sull’altro.</p>
<p>I <b>bomber </b>vanno d’accordo con <b>giacche di alta sartoria</b>, k-way reinventati e proposti in principe di Galles, ideale per un businessman che vuole essere glamour e futurista. Le proporzioni over dei capi spalla, indossati con nonchalance sopra classiche camicie bianche e cravattino, fanno fare capolino al pezzo più discusso del momento, ovvero i<b> cycling</b> in versione total black.</p>
<p>Le nuances spaziano dal total black al beige, aggiungendo<b> tocchi fluo</b> e <b>tessuti in nylon argentati</b> per i k-way. Nel disegnare la collezione, Les Hommes è partito da un viaggio nell’affascinante Anversa e dal grande amore che li lega. L’ecletticità di Tom e Bart non si ferma qui, a completare gli outfit ci pensano le <b>The Dominator</b>, le nuovissime<b> chunky sneaker</b> in bianco o multicolor che rendono sbarazzino persino il completo più classico.</p>
<p>Non resta che attendere l’uscita nei negozi monomarca del brand e nei rivenditori selezionati di questo insieme di tailoring, streetwear e inclinazione sportiva firmato Les Hommes.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Agnese Pasquinelli</i></b></p>
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		<title>Gucci Autunno Inverno 2019/20: l’Uomo, la Maschera, la Moda</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Feb 2019 09:16:50 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/fashion-shows/gucci-autunno-inverno-2019-20-luomo-la-maschera-la-moda/">Gucci Autunno Inverno 2019/20: l’Uomo, la Maschera, la Moda</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<h3>Gucci, contraddizioni e commistioni</h3>
<p>Se la sfilata di Gucci è andata in scena su una <b>passerella a specchio lunga più di 100 metri </b>e illuminata da <b>120 mila lampadine a led</b>, l’invito ricevuto dagli ospiti non avrebbe potuto essere più lontano da cotanta roboante modernità: la maschera in resina bianca di un <b>ermafrodito</b>. Un oggetto che parla di tempi antichi (altro che led), che si mostra puro nella forma, ma che al contempo nasconde la complessità dell’ibridazione.</p>
<p>Un’anticamera, insomma, della commistione di stili ed epoche della sfilata stessa, che lancia interrogativi già dal tema: la moda come maschera.</p>
<h3>La moda come maschera o la maschera che va di moda?</h3>
<p>Ci serviamo dei vestiti per nascondere il nostro vero Io? Oppure è il nostro Io ad essere plasmato da ciò che indossiamo? La confusione dell’Uomo di fronte alla conoscenza di se stesso sale in passerella grazie al melting pot di ispirazioni del défilé di Gucci.</p>
<p>Dai <b>completi con le spalline imponenti </b>degli anni ’80 alle <b>camicie con maxi jabot</b> dei romanzi settecenteschi, dagli elfici <b>vestiti laminati</b> alle <b>stole di pelliccia fluo</b> ultra-moderne: sembra che Alessandro Michele voglia, ancora una volta, far collidere la storia e i suoi stilemi in un unico luogo e in un unico tempo. Come se la sua moda raccontasse di un’umanità che non sa ancora decidere quale maschera indossare.</p>
<p>Ma se questa convulsa ricerca d’identità può davvero trovare una fine attraverso il sovrapporsi a volte bizzarro di forme, stampe e colori, allora ben vengano le <b>maxi camicie a stampa kamasutra</b> accostate a pantaloni a quadri ampi, le <b>ginocchiere da pallavolista</b> insieme alle calze di pizzo sontuoso, le salopette dal gusto <i>workwear</i> portate sotto alle <b>giacche logo-mania</b>.</p>
<h3>Un must-have inaccessibile</h3>
<p>Se fra le oltre <b>80 uscite</b> in passerella di modelli maschili e femminili – giusto per rimarcare il fatto che lo stile di Michele non sopporta le separazioni nette – si possono trovare capi e accessori che andranno sicuramente a ruba nei prossimi mesi, l’oggetto del desiderio forse più ardente di questa collezione AI 19/20 sono le decorazioni che hanno fatto da leit motiv all’intera sfilata: le <b>maschere</b> e gli <b>aculei</b>. Questi ultimi fioriscono su colli, capispalla, bretelle e copricapi, mentre le maschere, nere o coloratissime, coprono tutto il viso o parte di esso.</p>
<p>Sono due simboli che rimandano al voler distanziare da sé, al volersi proteggere dalla realtà esterna, ma che potrebbero anche voler colmare con l’esagerazione un’interiorità vuota. Sono già sulla bocca di tutti, ma Michele ha dichiarato che <b>non verranno messi in vendita</b>. Una scelta che forse sottende una dichiarazione d’intenti: la moda di Gucci riconosce di essere una maschera, ma non per questo deve nascondere chi la indossa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Martina Faralli</i></b></p>
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		<title>Karl Lagerfeld: creazione e ispirazione per la linea uomo Fendi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jan 2019 09:43:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Fendi-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Fendi" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Fendi-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Fendi-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Fendi-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Fendi-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><h3>La linea menswear firmata Fendi si ispira alla biblioteca parigina del Kaiser, chiamato dalla Venturini per un lavoro a quattro mani</h3>
<p>Creazione e ispirazione coincidono nella nuova collezione firmata <b>Fendi</b>. La linea per l’autunno 2019 è infatti un elogio all’imperatore della moda: <b>Karl Lagerfeld</b>. Il designer, legato alla maison romana dal 1965, non si era mai occupato prima del <b>menswear</b>, di cui direttore creativo è <b>Silvia Fendi Venturini</b>.</p>
<p>La stilista era alla ricerca di uno stile sovversivo da proporre a un pubblico giovane. Paradossalmente, la scelta più sovversiva sembrava proprio proporre una <b>linea elegante e sartoriale</b>. La scelta di rivolgersi al Kaiser come designer, nonché esempio di stile, era la più logica. La nuova collezione maschile Fendi è dunque il risultato di un lavoro a quattro mani.</p>
<p>Nell’ultima giornata di Settimana della Moda milanese, la storica sede di via Tortona si trasforma per l’occasione in una libreria. La collezione stessa si ispira alla biblioteca dell’<b>appartamento parigino</b> in Rue de Lille di Karl Lagerfeld. Sulla passerella si materializza uno stile di evidente <b>ispirazione anni Settanta</b>. Il gentiluomo che ne esce fuori è a metà tra il raffinato francese Jacques de Bascher e l’Helmut Berger nei film di Luchino Visconti. Perché Fendi mai rinuncia all’elemento romano.</p>
<h3>Eleganza e contrasti sono i pilastri di quest&#8217;ultima collezione Fendi, di chiara ispirazione anni Settanta</h3>
<p>Gli outfit sono raffinati e di alto livello sartoriale. Elementi eleganti e sportivi si mescolano creando armonici <b>giochi di contrasto</b>. Dualismi e asimmetrie sono evidenti in tutta la collezione. La giacca presenta un colletto sciancato da un lato e a lancia dall’altro. I cardigan sembrano unire con la zip due maglioni diversi. Gli scolli laterali abbondano e su pantaloni monocromatici si giustappongono <b>maxi tasche</b> dai colori in contrasto.</p>
<p>Tali contrasti permangono anche nell’utilizzo dei materiali. Tessuti trasparenti e organza si alternano a tessuti più pesanti e pellicce. Tessuti naturali come lana lavorata tricot, cotone, seta e cachemire lasciano spazio anche a tessuti tecnici come scuba e nylon.</p>
<p>La palette di colori è calda e legata ai <b>colori della terra</b>. Il cammello è la nuance regina, ma non mancano diverse sfumature di marrone, l’arancio, il rosso e il nero. Alcuni indumenti propongono interessanti pattern rubati dalla biblioteca del Kaiser. L’immancabile logo Fendi si propone sotto una nuova forma, ideata da Karl Lagerfeld, di cui la calligrafia sembra realizzata a mano.</p>
<p>Persino le <b>borse</b> invadono la moda maschile. Sulla passerella vi sono shopping bags, tote, bagagli e <b>la baguette</b>, che fa il suo esordio nel menswear. Le calzature sono in linea di massima eleganti, anche se non mancano linee più sportive. Interessanti gli <b>stivaletti con suola a contrasto</b>. Completano gli outfit anche cappelli, occhiali da sole Karl-Style e catenine metalliche preziose che aggiungono un tocco di femminilità al look Fendi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Debora Lupi</i></b></p>
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		<title>L’inverno nordico urbano di Emporio Armani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 13:15:44 +0000</pubDate>
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<p>È mezzogiorno, ma nel Teatro Armani in via Bergognone sembra notte fonda. Poi l’aquila spicca il volo. In quell’oscurità prende vita <b>l’inverno nordico urbano di Emporio Armani</b>. Il primo tempo della sfilata è scandito dal susseguirsi di una serie di outfit total black. Finché il nero sbiadisce, lasciando spazio al colore per eccellenza del brand: il <b>grigio</b>, che si rivela in tutte le sue più gelide sfumature, rubate a un paesaggio nordico indefinito, dal sapore esotico e naturale. Pur ispirandosi ad uno scenario tanto distante, il designer non perde di vista l’animo profondo della firma. Così la fauna selvaggia del nord si inserisce in quel solido <b>equilibrio tra formalità, lusso e sportswear</b> tipico di Emporio Armani.</p>
<p>Se in molti definiscono la collezione come una giungla urbana, “Lo Yeti va in città” sembrerebbe un titolo più appropriato. O per lo meno più originale. Infatti, protagonista indiscussa del catwalk per questa linea <b>Autunno/Inverno 2019-20</b> è indiscutibilmente la pelliccia. Una <b>pelliccia rigorosamente sintetica</b>, in linea con le dichiarate scelte ecologiche di Re Giorgio. Lo stesso Armani sostiene che “tutti dobbiamo difendere la natura. Per questo ho lavorato su questi materiali con trattamenti esclusivi, ripensando al manto degli animali specie a quelli albini, spalmando questa loro meraviglia sui tessuti di giorno e da sera”.</p>
<h3>Sportivo, carismatico, glaciale, ecologico, metropolitano, dinamico, autentico: questo l’uomo firmato Emporio Armani</h3>
<p>Se l’ispirazione arriva da un nord gelido e dalla sua natura incontaminata, le forme e i tessuti diffondono invece una sensazione di calore. Le silhouette sono <b>morbide e oversize</b> e i tessuti vellutati, con <b>pelliccia e lana</b> in primo piano. Una versione per lo più <b>primitiva</b>, che ben si sposa con lo sportswear di alta quota. Ma lo stile sportivo di Emporio Armani è sempre mitigato da un impronta urbana fortemente voluta dal suo creatore. “C’è una ricerca approfondita del vestire sportivo che può servire per vivere in città” afferma Armani nel backstage della sfilata. “Non si è obbligati ad andare a Sankt Moritz per vestire così. Se togliamo gli orpelli della passerella, <b>resta un modo di vestire molto piacevole che è vicino alla natura</b>”.</p>
<p>Così parka, pellicce, stole, poncho e cappotti in lana si alternano ad abiti sartoriali e giacche mono o doppiopetto. <b>Giubbotti in pelle metallizzata</b> si abbinano a pantaloni classici con taglio alla caviglia. Camicie bianche lasciano poi spazio a <b>pantaloni da jogging</b> e <b>cappotti in nylon</b>. A completare questi look ecco cappelli, guanti, borse con pattern di coccodrillo o in eco-pelliccia, zaini metallizzati e marsupi, <b>micro occhiali da sole</b> dal taglio stretto. Ai piedi immancabili gli <b>anfibi</b>, talvolta ricoperti in pelliccia, sportivissime trainers, ma anche calzature più classiche. Di particolare rilevanza (specie visiva, dato il total white) la <b>serie di outfit pensati per la montagna</b>. Trendy, luminosi, carismatici e dall’aspetto quasi futuristico.</p>
<p>Insomma, pur esplorando i confini del Nord Europa, questa collezione Emporio Armani rimane autentica e fedele a quell’amore per la città che da sempre caratterizza il brand.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Debora Lupi</i></b></p>
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		<title>MSGM mette il turbo: sfila l’uomo veloce di Massimo Giorgetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 15:33:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/MSGM-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="MSGM" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/MSGM-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/MSGM-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/MSGM-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/MSGM-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>“Se hai tutto sotto controllo significa che non stai andando abbastanza veloce”. Queste le parole (pronunciate dall’ex pilota automobilistico di Formula 1 Mario Andretti) che aprono la strada a <b>“Turbo”</b>, la sfilata maschile per l’Autunno/Inverno 2019-2020 di <b>MSGM</b>.</p>
<h3>MSGM: elogio alla velocità per un total look da car racing</h3>
<p>È infatti la <b>velocità</b> il vero fil rouge dell’intera collezione che Massimo Giorgetti – mente creativa del brand di fashion streetstyle – decide appunto di omaggiare con il nome <b>“Turbo”</b>. I riferimenti si snodano, veloci e vivaci, all’interno della cultura delle corse, tra slogan ricorrenti come “More speed, more emotions” o “Run away”, e personaggi presi a modello, come il tre volte campione del mondo di Formula 1 Ayrton Senna.</p>
<p>“MSGM si evolve. La velocità è sempre stata nel nostro DNA. Che fare quando si cresce? Bisogna andare ancora più forte”. Così Massimo Giorgetti descrive allo stesso tempo il suo concetto di moda e la sua idea di una collezione interamente basata sulla<b> cultura racing</b>, che corre veloce tra linee pulite, colori puri come il rosso “Ferrari” e stampe fiammate.</p>
<p>L’<b>elogio alla velocità</b> si snoda attraverso felpe e t-shirt con slogan “turbo” e “more speed”, pantaloni in denim simili alle ampie tute da pit-stop e cappotti con stampe di articoli di giornale a tema sportivo. E ancora, in pelle o in tessuti tecnici, marsupi, cappellini, bandane, guanti e sneaker da pilota a completare i total look dall’allure sportiva, vivace e assolutamente dinamica.</p>
<h3>Milano e Holly e Benji completano l’ispirazione fast di Massimo Giorgetti</h3>
<p>Sulla passerella MSGM, al mood “fast” e “speed” del mondo automobilistico segue un esplicito omaggio alla città di <b>Milano</b>, dove tutto, compresa la moda, segue ritmi incessanti ed instancabili. Ed ecco che compaiono il profilo del viso della Madonnina del Duomo sui <b>bomber di pelle</b> e lo skyline della City ad omaggiare quella che è ormai diventata il simbolo della nuova Eur-hope. Completano l’omaggio all’active world e alla velocità, bomber e <b>soprabiti jacquard</b> con l’immagine dei campioni del cartone animato Holly e Benji.</p>
<p>Che si tratti di corse automobilistiche o del ritmo incalzante di Milano, quello che conta per l’uomo MSGM Fall/Winter 2019 è il dinamismo di una vita frenetica che corre veloce e che mette, sempre e comunque, il <b>turbo</b>. Perché l’importante è non fermarsi mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Anna Chiara Bortolotti</i></b></p>
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		<title>La Dream Collection firmata Etro sveglia le coscienze</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 13:37:11 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/fashion-shows/la-dream-collection-firmata-etro-sveglia-le-coscienze/">La Dream Collection firmata Etro sveglia le coscienze</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Etro-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Etro" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Etro-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Etro-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Etro-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Etro-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Etro sveglia le coscienze con una <b>favola</b> dove la magia del lieto fine, quasi fantascientifico, incontra la realtà della <b>moda sostenibile</b>. La collezione racconta di un uomo che si veste di sogni, tecnologia, e indossa benissimo la natura stessa. Un uomo decisamente etereo, a metà strada tra l’umano e l’androide, circondato da creature meravigliose che vivono armoniosamente in un mondo diviso <b>tra sogno e realtà</b>. L’accostamento tra il materico e concettuale, materiale e spirituale, ci ricorda in quali luoghi, a volte assurdi, annidi il pensiero, e dove si nasconda il buon senso.</p>
<h3>I’m your Mirror</h3>
<p>Le creature di <b>Etro</b> vivono tra l’immaginario e il reale, proprio dove si svolge la vita di un manichino. Protagonista evoluto, e perché no, capace di pensare: <b>androide</b>. Il viso coperto da una maschera, come fosse un Avatar, l’androide si veste di Intelligenza Artificiale e ambisce all’umanità, diventa alter ego, specchio di noi stessi. Manichino ambizioso che in una storia muta, silenziosissima, racconta l’importante ruolo che gli umanoidi rivestiranno in un vicino futuro. Sono bislacchi e nostrani gli accostamenti indossati da questi manichini, dove materiali e colori <b>valorizzano la diversità</b>, giocano con i rilievi e non nascondono i contrasti.</p>
<h3>Etro Dream</h3>
<p>Etro, nel corso della Milano Fashion Week, racconta una <b>favola</b> <b>onirica</b> con un’installazione in Via Monte Napoleone: un percorso che ci trasforma in onironauti, viaggiatori di territori fantastici. Si incontrano fate, folletti e fiori ad animare la scena della collezione uomo. I tessuti riportano stampe floreali, <b>vestaglie in velluto </b>dai toni corniola sono impreziosite da spille gioiello, solenne il <b>jacquard</b> dall’effetto tridimensionale.</p>
<p><b>Capi destrutturati</b>, trench morbidi e scivolati sono ricostruiti e destrutturati per una vestibilità comoda ma raffinata. Colori caldi e diurni si tramutano in misteriosi e sfuggenti. La percezione della luce diventa protagonista sui velluti colorati. I materiali sono pregiati e trasformano la contemporaneità in un ricordo dal sapore Medievale.</p>
<h3>Natura Manifesta</h3>
<p>Esplode come una <b>riconciliazione tra uomo e natura</b> la collezione uomo di Etro. Lo fa razionalmente e con coscienza, si serve di fiori solenni e Paisley colorato. È il sogno diventato realtà di una filiera italiana tutta ecosostenibile. Viaggio onirico dove al termine si raggiunge uno stato di benETROessere: dettagliato schizzo attraverso cui Etro, da anni, sensibilizza al rispetto e alla tutela dell’ambiente in cui viviamo. Qui il ricongiungimento si manifesta e ci avvolge con capi sostenibili.</p>
<p>Le <b>camicie</b> sono state realizzate in Tencel™ Lyacell, fibra ricavata dalla coltivazione dell’eucalipto, che permette di ridurre drasticamente l’utilizzo di pesticidi, acqua e sostanze chimiche. Il cappotto con interno trapuntato è realizzato con lana riciclata proveniente dal recupero di vecchi maglioni di lana 100%.</p>
<p>Le <b>maglie</b> in cachemire provengono da un’azienda con esperienza pluridecennale produttrice di fibre pregiate e tinture estratte da fiori, foglie, erbe e radici coltivate in centro Italia. Esempio lampante è il “guado”, rinomata tintura vegetale che permette di ottenere tonalità azzurre di alta qualità.</p>
<p>Il tessuto dei polimeri di PET riciclato, utilizzato per confezionare il <b>trench</b>, nasce da una manifattura tessile definita dal proprio direttore “fabbrica lenta”. Per il piumino sono state utilizzate 110 bottiglie riciclate in PET.</p>
<p>Il <b>denim</b> utilizzato è il più sostenibile al mondo, grazie a tecnologie innovative a bassissimo impatto ambientale che permettono una tintura del filato e processi di lavaggio con un risparmio fino al 30% di energia, 50% di acqua e 70% di sostanze chimiche inquinanti rispetto al processo convenzionale. Persino i <b>bottoni</b> utilizzati provengono da un’azienda che sin dal 1933 produce bottoni ed accessori utilizzando le materie prime naturali più nobili tra cui il corozo, materiale definito l’avorio vegetale. Le t-shirt e polo nascono da tessuti naturali di grande qualità a filiera controllata.</p>
<p>Il contrasto e l’<b>ecosostenibilità</b> come veri protagonisti della presentazione Etro: tra sogno e realtà, materico e spirituale, l’uomo si ricongiunge con la <b>natura</b>. Etro ci regala un Avatar come specchio, ci racconta come il modo di comunicare e l’interazione con ciò che ci circonda verranno sconvolti. Nell’essere profetica, questa collezione spinge l’uomo a concentrarsi sul presente: potremmo noi, prima degli umanoidi, scegliere di rispettare tutto ciò che ci circonda?</p>
<p>Etro sveglia le coscienze e chiama a rapporto tutte le anime. Questo il dolce lieto fine raccontato dalla collezione Etro, in cui uomo e natura si incontrano. Grazie ad un parallelismo con una delle favole più significative della nostra storia, quella raccontata da Carlo Collodi, anche i manichini ricevono un’anima.</p>
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<p><b><i>di Camilla Stella</i></b></p>
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