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	<title>guerra &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Israele vs Iran: escalation, attacchi mirati e timore nucleare. Tutto è iniziato il 1° aprile 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2025 21:10:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Israele-vs-Iran-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Israele-vs-Iran-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Israele-vs-Iran-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Israele-vs-Iran-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/Israele-vs-Iran.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Nel giugno 2025, Israele ha dato il via a una nuova e durissima offensiva contro l’Iran, chiamata Rising Lion. L’obiettivo? Colpire i centri nevralgici del programma nucleare iraniano</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/attualita/israele-vs-iran-escalation-attacchi-mirati-e-timore-nucleare-tutto-e-iniziato-il-1-aprile-2024/">Israele vs Iran: escalation, attacchi mirati e timore nucleare. Tutto è iniziato il 1° aprile 2024</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>Non è cominciata oggi, né ieri. La guerra tra Israele e Iran è il risultato di un’escalation lenta, ciclica, ma inesorabile. Un intreccio di vendette, tensioni regionali e provocazioni militari che ha trovato il suo punto di rottura il 1° aprile 2024, con il bombardamento israeliano al consolato iraniano di Damasco. Da lì, il conflitto ha assunto un ritmo sempre più incalzante, fino a sfociare, oggi, in una vera e propria guerra dichiarata.</p>



<p><strong>L’Operazione “Rising Lion”</strong></p>



<p>Nel giugno 2025, Israele ha dato il via a una nuova e durissima offensiva contro l’Iran, chiamata Rising Lion. L’obiettivo? Colpire i centri nevralgici del programma nucleare iraniano. I raid aerei israeliani — almeno due ondate confermate — hanno preso di mira l’impianto di arricchimento dell’uranio a Natanz e altri cinque siti strategici, eliminando scienziati, ufficiali delle Guardie Rivoluzionarie e membri chiave dell’intelligence militare iraniana.</p>



<p>Secondo il premier Benjamin Netanyahu, l’operazione durerà “tutti i giorni necessari a rimuovere la minaccia iraniana”, definendo l’attacco una risposta necessaria al pericolo esistenziale rappresentato dal nucleare di Teheran.</p>



<p><strong>Droni, missili e tensione regionale: cosa è successo dal 2024 a oggi</strong></p>



<p>La miccia era stata accesa il <strong>1° aprile 2024</strong>, con il raid israeliano a Damasco che uccise 16 persone, tra cui alti ufficiali iraniani. Teheran reagì <strong>tra il 13 e il 14 aprile</strong>, lanciando <strong>oltre 300 droni e missili balistici</strong> verso Israele: il primo attacco diretto dell’Iran nella storia del conflitto. Israele rispose rapidamente con un raid limitato su una batteria missilistica vicino a Isfahan.</p>



<p><strong>2025: nucleare al centro del conflitto</strong></p>



<p>Nel 2025 la situazione ha assunto una piega ancora più pericolosa. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) ha denunciato ufficialmente l’Iran per aver violato i limiti imposti sull’arricchimento dell’uranio, attivando nuovi impianti e alimentando le paure di un’arma nucleare in via di completamento.</p>



<p>Intanto, sono aumentati i sabotaggi attribuiti al Mossad e le operazioni “covert” dell’IDF, in una “guerra tra le guerre” giocata anche lontano dai radar internazionali.</p>



<p><strong>Oltre il nucleare: l’Iran e la strategia delle deleghe</strong></p>



<p>L’Iran è stato accusato da Israele di agire anche tramite i propri proxy regionali: Hezbollah, Houthi, milizie in Siria e Iraq. Attacchi a diplomatici israeliani in Europa, cyberattacchi alle infrastrutture energetiche, fino all’assassinio del capo del Mossad a Beirut: tutto contribuisce ad alimentare l’immagine di una minaccia diffusa e globale.</p>



<p><strong>Le reazioni internazionali</strong></p>



<p>Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha dichiarato lo stato d’emergenza mobilitando migliaia di riservisti. Teheran ha minacciato una risposta durissima, accusando Israele di essere stato spalleggiato dagli Stati Uniti. Tuttavia, il presidente Donald Trump ha preso le distanze, affermando il 12 giugno di non ritenere imminente un attacco israeliano.</p>



<p><strong>Una guerra che tutti avevamo previsto</strong></p>



<p>La guerra tra Israele e Iran non è scoppiata all’improvviso: era scritta nei fatti, nei silenzi e negli avvertimenti ignorati. Ora è realtà, e l’intero Medio Oriente si ritrova sospeso sull’orlo di un conflitto nucleare. Cosa accadrà nei prossimi giorni sarà decisivo non solo per la regione, ma per l’equilibrio globale.</p>
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		<title>Armageddon nucleare: verità o finzione?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2022 13:10:48 +0000</pubDate>
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<p><strong>La preoccupazione americana che si estende al mondo intero</strong></p>



<p>Il Presidente Biden si è dichiarato molto preoccupato sul fronte Russia e ha iniziato a prendere sul serio le parole di Putin quando quest’ultimo ha chiaramente minacciato di essere prossimo a utilizzare una bomba nucleare dando inizio ad una vera e propria <strong>nuova guerra mondiale</strong>. Anche l’Europa si sta preparando psicologicamente e concretamente ad un possibile attacco, e sta studiando una risposta da mettere in atto in caso di emergenza atomica.&nbsp;</p>



<p><strong>Il significato di “Armageddon”</strong></p>



<p>Il Nuovo Testamento lo indica come il luogo in cui si svolgerà lo scontro definitivo tra il Bene e il Male nella speranza che il Bene possa vincere sul Male. Biden ha utilizzato questo termine proprio per concretizzare la sua paura, nonché consapevolezza, di un possibile scontro plateale.&nbsp;</p>



<p><strong>Le parole misteriose dell’ambasciatore Razov</strong></p>



<p>Durante il programma “Porta a Porta” di Bruno Vespa, Razov ha adottato un atteggiamento ambiguo e ha utilizzato delle parole contrastanti che hanno lasciato lo spettatore dubbioso e disorientato sul divenire. Da un lato, riprendendo le parole di Putin, l’ambasciatore non ha negato un possibile intervento nucleare nel caso in cui lo Stato Russo si sentisse minacciato; poco dopo però il tono di Razov è passato da intimidatorio a rassicurante, facendo intendere che la Russia ha sì a disposizione degli armamenti, ma non è in atto alcuna minaccia né alcun ricatto. I vari paesi desiderano la risoluzione di tutto, sperando che la Russia, un giorno, sarà disposta ad accettare un dialogo pacifico. Nel mentre, cosa succederà?</p>
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		<title>Quando la guerra colpisce anche, e soprattutto, l’ambiente</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/attualita/quando-la-guerra-colpisce-anche-e-soprattutto-lambiente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariangela Frascati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Apr 2022 10:46:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitto-ucraina-danni-ambiente-clima.copertina-1-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitto-ucraina-danni-ambiente-clima.copertina-1-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitto-ucraina-danni-ambiente-clima.copertina-1-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitto-ucraina-danni-ambiente-clima.copertina-1-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitto-ucraina-danni-ambiente-clima.copertina-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il conflitto tra Russia e Ucraina si ripercuote non solo sull’uomo e sull’economia ma provoca danni anche all'ambiente e al clima del nostro Pianeta</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitto-ucraina-danni-ambiente-clima.copertina-1-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitto-ucraina-danni-ambiente-clima.copertina-1-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitto-ucraina-danni-ambiente-clima.copertina-1-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitto-ucraina-danni-ambiente-clima.copertina-1-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/04/conflitto-ucraina-danni-ambiente-clima.copertina-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p><strong>Danni e minacce ambientali della guerra tra Russia e Ucraina</strong></p>



<p>Il conflitto che vede combattere da settimane l’esercito russo contro quello ucraino ha causato numerosi danni, non solo a livello umanitario ed economico, provocando migliaia di vittime, milioni di profughi, rincaro dei prezzi della benzina e dei generi alimentari, ma ha soprattutto provocato danni irrimediabili al nostro Pianeta.</p>



<p>Anche l’ambiente in cui viviamo è rimasto ferito in questo conflitto: natura, terreni e fiumi sono le vittime collaterali dell’invasione che Putin ha scatenato ai danni dell’Ucraina. Tutti gli interventi militari in atto necessitano di energia, ingenti quantità di carburante e utilizzano armi che hanno un costo ambientale per quanto riguarda la produzione, il trasporto e lo smaltimento.</p>



<p><strong>I problemi principali riguardano le zone industriali</strong></p>



<p>L’Ucraina è un paese con molte miniere, impianti per l’industria chimica e per la lavorazione dei metalli. Nel paese, infatti, si contano oltre 170 impianti chimici ad alto rischio e centinaia di siti in cui vengono impiegati materiali radioattivi. Diventa dunque pressante la paura di un attacco – più o meno intenzionale – ad uno dei reattori nucleari ucraini, che causerebbe danni su vasta scala.</p>



<p>Ad esempio, lo scorso 4 marzo un attacco missilistico in prossimità della centrale nucleare di Zaporizhzhia ha allarmato notevolmente il paese, facendo temere il peggio. Se i siti venissero danneggiati dai combattimenti si potrebbero disperdere nell’ambiente ingenti quantità di sostanze tossiche, nocive non solo per l’ambiente ma anche per l’uomo.</p>



<p>Un ennesimo fattore sanitario e ambientale da considerare sono le esplosioni e il crollo di edifici. Quando i combattimenti si spostano nelle zone residenziali infatti, i bombardamenti colpiscono case e palazzi generando un grande sollevamento di polveri sottili che inquinano l’aria. Inoltre, possono essere provocati danni anche alle condutture delle acque di scarico che provocano l’inquinamento del suolo e delle falde acquifere.</p>



<p>La minaccia nucleare e l’inquinamento dell’acqua sono solo due dei grandi problemi ambientali della guerra in atto, ma purtroppo non sono gli unici. Gli eserciti militari, infatti, emettono CO<sup>2 </sup>come intere nazioni. In particolar modo, quello americano è l’esercito che provoca più danni e inquina di più. Per questo l’esercito USA ha deciso di intraprendere un percorso di decarbonizzazione. Tutte queste emissioni sono evitabili e vanno ad aggiungersi alle infinite emissioni provenienti dalle attività umane di tutto il Mondo e che dobbiamo impegnarci a ridurre il prima possibile per tentare di fermare la crisi climatica.</p>



<p>Tutti questi danni, le esplosioni e i bombardamenti mettono a rischio l’ambiente e la biodiversità di foreste, parchi e fiumi. Gli habitat naturali possono essere seriamente compromessi e queste conseguenze non riguardano solo l’area del pianeta circoscritta al conflitto in atto. È chiaro che ad oggi risulta difficile comprendere o quantificare la portata di quello che sta succedendo in Ucraina, le conseguenze ambientali e sanitarie del conflitto.</p>



<p>Quello che però è chiaro è che i costi dei danni ambientali derivanti dalla guerra in corso sono importanti e soprattutto non conoscono confini geografici. Gli effetti ambientali delle guerre rappresentano solo un tassello di un puzzle molto complesso. L’augurio di tutti noi è che tutto questo possa finire il prima possibile, e che ci sia la volontà comune di collaborare per trovare soluzioni consapevoli, costruttive e, soprattutto, risolutive.</p>
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		<title>È passata la prima settimana di guerra in Ucraina, cos’altro dobbiamo aspettarci?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariangela Frascati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2022 10:53:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-in-ucraina-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-in-ucraina-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-in-ucraina-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-in-ucraina-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/guerra-in-ucraina.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La guerra in Ucraina non si ferma e noi dobbiamo imparare ad affrontare paure e incertezze</p>
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<p>A più di sette giorni dall’invasione russa dell’Ucraina la situazione si fa sempre più tesa e difficile. Il 24 febbraio cominciava ufficialmente l’invasione dei territori ucraini da parte delle truppe russe, un avvenimento che nessuno si aspettava e che forse solo pochi immaginavano. La città ucraina di <strong>Mariupol</strong> è sotto assedio, stremata e senz’acqua, <strong>Kherson</strong> è ufficialmente caduta sotto il controllo delle forse russe e a <strong>Kiev</strong> si attende l’arrivo delle truppe nemiche.</p>



<p>Probabilmente la guerra in Ucraina non sta andando come Putin aveva pianificato. Le sue truppe non si aspettavano una resistenza militare e civile e questo ha decisamente rallentato l’avanzata russa. L’approccio inizialmente cauto delle truppe russe, infatti, si è presto trasformato in una serie di attacchi pesanti rendendo la situazione sempre più drammatica.</p>



<p>Pensavamo che la paura di questi ultimi anni stesse per passare, pensavamo che fosse finalmente arrivato il momento della rinascita, della ripresa, del riscatto, e invece adesso abbiamo ancora (più) paura, siamo ancora fragili, disorientati, disillusi. Cambiamento e incertezza sono il filo conduttore di questi ultimi anni, in cui niente assomiglia più a ciò che consideravamo <em>normale.</em></p>



<p>La guerra fa paura ma la connessione globale di cui disponiamo oggi su più fronti rappresenta il pregio e al tempo stesso il difetto della modernità: questa interconnessione ci permette di sentire vicino ciò che, di fatto, non è letteralmente di fianco a noi. Come diceva Michael Foucault già cinquant’anni fa, “è moderno chi può domandarsi cosa fanno oggi cinesi e islandesi”, e noi che oggi ci chiediamo cosa fanno russi e ucraini, possiamo davvero definirci moderni? Abitiamo una modernità che sa tanto di arretratezza, di mancanza di comprensione, di comunicazioni sbagliate. Una modernità che non si merita di essere chiamata tale perché ricca di pregiudizi, soprusi, ingiustizie. Una modernità che continua a sollevare problemi più che proporre soluzioni, che preferisce mettere la polvere sotto il tappeto pur di garantire il nostro livello di benessere. Abbiamo imparato a coltivare l’egoismo, terrorizzati dall’idea di perdere i nostri privilegi di cittadini. Cosa ci restituisce, dunque, questa modernità? Crisi, inflazione, epidemie, malcontento, disoccupazione, guerra.</p>



<p>Ci piace immaginare la vita come un processo costante e continuo, che dall’esterno si muove verso l’interno. Succede qualcosa fuori di noi e, per contrappasso, qualcosa cambia anche dentro di noi. Si è parlato a lungo in letteratura del concetto secondo cui si associa il trauma collettivo al cambiamento, come se solo un forte shock abbia il potere di smuovere le corde che sono in noi facendo così rinsavire la società ingiusta ed egoriferita, per portare a galla comportamenti esemplari e virtuosi.</p>



<p>Nella nostra società, di shock ce ne sono stati parecchi, la paura ha lasciato il passo alla gioia della libertà, abbiamo fatto la lista dei buoni propositi da seguire finché il tempo, puntuale come sempre, è arrivato per ricordarci che non è cambiato proprio nulla.</p>



<p>Gli shock che abbiamo subito hanno lasciato il vuoto dentro di noi, ma il vuoto serve a ben poco se non viene sapientemente colmato. Ogni vuoto esiste solo se lo sappiamo attivare, leggere, consegnandogli un valore costruttivo per le nostre vite. Il vuoto è un potenziale pericoloso ma necessario se usato come spazio libero, aperto a nuove visioni, generoso, consapevole. Oggi questa guerra scava ancora di più nel vuoto che c’è in noi, nutrendo le nostre paure e le nostre fragilità in un senso di incertezza lungo e diffuso. Per questo l’unico vuoto che dobbiamo continuare a combattere è quello che crea una distanza abissale tra noi e l’<em>altro</em>, nell’attesa di <em>rinascere, perché nascere non basta mai a nessuno</em>.</p>
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		<title>Cosa succede in Ucraina: anche le donne si preparano all’attacco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariangela Frascati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 08:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p><strong>Sull’orlo di una guerra?</strong></p>



<p>La <strong>Crisi Ucraina</strong> fa tremare il mondo. Le immagini da Kiev dimostrano che l’invasione russa è possibile e che l’Europa è sull’orlo di una <strong>guerra</strong>. Il continuo potenziamento militare russo ai confini dell&#8217;Ucraina è motivo di grave preoccupazione.</p>



<p>I rapporti tra <strong>Mosca</strong> e <strong>Kiev</strong> si fanno sempre più tesi e la guerra è divenuta ormai un pericolo alle porte per i civili. Gli uomini, ma anche le <strong>donne</strong>, sono pronti a imbracciare i fucili e unirsi all’esercito per difendere il proprio Paese.</p>



<p>Donne di ogni età vengono addestrate a rispondere a un possibile scontro: imparano a sparare, a riconoscere una mina e a proteggere gli edifici strategici. Le donne ucraine sanno molto bene cosa significhi combattere, soprattutto perché le tensioni con la Russia non sono scoppiate in tempi recenti ma si tratta di un conflitto nato tra il 2013 e il 2014.</p>



<p>Dopo diversi anni le tensioni tra i due paesi si sono inasprite nuovamente, in quanto parte dell’Ucraina vorrebbe essere assorbita dal mondo occidentale europeo, decisione non condivisa dal Presidente russo, desideroso, invece, di ampliare la sua influenza sul paese.</p>



<p>La popolazione ucraina ha dunque imparato a convivere con la paura di un’invasione da parte delle truppe russe, per questo anche le donne hanno scelto di difendere la propria patria in ogni modo e con ogni mezzo necessario.</p>



<p><strong>Un corso di formazione rivolto alle donne</strong></p>



<p>Di recente la <strong>ONG della Guardia delle donne ucraine</strong> ha avviato un corso di formazione per le donne per imparare <strong>l’autodifesa</strong> e la sopravvivenza nella città in caso di conflitto armato. La Guardia delle donne ucraine è una vera e propria rete di resistenza che insegna alle donne a coordinarsi e ad agire in caso di <strong>emergenza</strong>. La formazione prevede un addestramento suddiviso in blocchi per riconoscere un pericolo, valutare le proprie risorse, creare un piano d’azione per ogni possibile scenario e capire come agire per la propria sopravvivenza.</p>
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		<title>“Christmas Lights: Concerto per la Siria” a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2018 08:54:34 +0000</pubDate>
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<p>Il <b>Natale</b> si avvicina e con esso le luci nelle città, gli addobbi nelle case, i primi regali da spacchettare. Un’atmosfera magica che rapisce tutti, dai più grandi ai più piccini, che ti strappa un sorriso e ti scalda il cuore; quell’atmosfera che tutti avremmo il diritto di vivere. Ma ben sappiamo che così non è, e che al contrario, dall’altra parte del mondo, nel Medio Oriente, il Natale non esiste e quei grandi e quei piccini abbandonano le proprie case per fuggire da una guerra che non conosce tregua continuando, dal 2011, a provocare vittime. Ed è proprio nel periodo più “buono” dell’anno che tutte le agenzie delle Nazioni Unite organizzano eventi di raccolta fondi per aiutare il <b>Paese mediorientale</b>, puntando sulla sensibilizzazione di tutti noi.</p>
<h3>Quando e dove</h3>
<p>Il 28 novembre alle 19.30 si terrà al <b>teatro Franco Parenti</b> di Milano l’evento “<b>Christmas lights: Concerto per la Siria</b>”, organizzato come ogni anno dall’Agenzia ONU per i rifugiati (<b>UNCHR</b>) per finanziare il piano di assistenza per l’inverno 2018/19 finalizzato ad aiutare circa 2 milioni e mezzo di rifugiati e sfollati siriani, tra cui donne bambini e anziani. Ad esibirsi saranno l’<b>Orchestra Milano Classica</b>, alcuni solisti e il <b>Damascus String Quin Quiet</b>, un quintetto d’archi composto da musicisti siriani rifugiati in diversi paesi europei, fra cui l’Italia. A guidare l’orchestra sarà la giovane <b>Beatrice Venezi</b>, accompagnata dal direttore e compositore siriano <b>Nahel Al Halabi</b>, in un programma senza precedenti in cui si fonderanno la tradizione musicale siriana e quella classica italiana. I fondi verranno raccolti tramite la vendita dei biglietti, acquistabili nella sezione dedicata all’evento sul <a href="https://www.unhcr.it/">sito internet</a> dell’<b>unchr</b>.</p>
<h3>La musica per riaccendere la speranza</h3>
<p>La musica. La musica per salvare delle vite, l’intreccio della tradizione musicale siriana con quella italiana per lanciare un messaggio di fratellanza e di unione, che mai dovremmo dimenticare. La musica per raccontare le vittime di una delle  più grandi e durature <b>crisi umanitarie</b> del mondo; per raccontare la sofferenza di uomini, donne e bambini costretti a fuggire dalle proprie case e  vittime, talvolta di atrocità indicibili. Ma, la musica, anche per raccontare il coraggio di chi è riuscito a riprendersi la propria vita; per mandare un <b>messaggio di accoglienza</b> e di benvenuto in Italia e in Europa a chi, dopo giorni in mare, arriva nella nostra terra con la<b> speranza</b> di ricominciare!</p>
<p><b><i>di Amalia Malagrinò</i></b></p>
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		<title>L’uccisione di Osama in chiave americana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Nov 2012 10:17:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>“Code Name: Geronimo”: almeno la battaglia è vinta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Luccisione-di-Osama-in-chiave-americana_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Un film, quello di <strong>John Stockwell</strong>, in equilibrio, perennemente sospeso tra due entità differenti, il cui limite è rappresentato dallo schermo delle numerose telecamere presenti, che lo rendono simile a un <strong>videogame di guerra</strong>: questo è in sintesi <strong><em>Code name: Geronimo</em></strong>, il racconto della cattura di <strong>Osama Bin Laden</strong> da parte di una squadra di <strong>Navy Seals</strong> <strong>americani.</strong></p>
<p>Il punto di vista che ci viene imposto è quello filtrato dalle telecamere: piazzate in una prigione polacca a registrare la soffiata del detenuto che servirà da carburante a tutta l’operazione, puntate sull’inseguimento dell’uomo-chiave che porterà dritti alla presunta abitazione di <strong>Bin Laden</strong> e minuziosamente rivolte a tenere sotto controllo quotidianamente il presunto nascondiglio del capo di <em><strong>Al-Qaeda</strong></em>; microcamere montate sugli elmetti che diventano infine occhi dei soldati, sia durante l’addestramento, sia nel vivo della missione vera e propria, regalandoci una sequenza di immagini movimentata e soggettiva, che ci permette di respirare quasi al loro ritmo.</p>
<p>Ma l’elemento di divisione riecheggia anche altrove: in campo due paesi culturalmente opposti, America e Pakistan. Una missione mossa da sentimenti discordanti: vendetta personale di un popolo ferito o semplice giustizia? Per non parlare dei soldati: uomini umani o fredde macchine da guerra? Ogni elemento di questo film è duplice, quasi a trasmettere la difficoltà di essere razionali di fronte a una ferita tanto profonda come quella dell’<strong>11 settembre</strong> .</p>
<p>Un film sull’incertezza, continuamente nominata: fino all’ultimo la presenza di Bin Laden, addirittura il fatto che fosse in vita, è stata messa in dubbio. Ma è proprio nella crepa dell’indecisione che si insinua il personaggio risolutivo di tutta la vicenda, la <strong>signorina Hollins</strong> (<em><strong>Kathleen Robertson</strong></em>), giovane donna ai piani alti della <strong>Cia</strong> , messa in dubbio dalla diffidenza dilagante di un ambiente maschilista, determinata a non perdere la fiducia nelle sue convinzioni. La signorina Hollins, protagonista surclassata a personaggio, perché parte di quella fazione di persone che sta a guardare i video delle vicende registrate dalle microcamere, il primo vero pubblico di questo film: il cervello, la mente dell’operazione, la Cia, contrapposta ai soldati, gli indiscussi protagonisti-eroi (interpretati da <strong><em>Robert Knepper, Cam Gigandet, Anson Mount e Alvin Joiner</em></strong>), che agiscono sul campo. La signorina Hollins, rappresentazione dell’America vestita in tacchi e tailleur. Fiduciosa, determinata, fredda (ma mai troppo cattiva, perché i cattivi stanno dall’altra parte).</p>
<p>Un film celebrativo, inevitabilmente americaneggiante, <strong>patriottico</strong>, a tratti sentimentale, propaganda indiscussa dei valori portanti del Paese, che si conclude con l’orgoglioso annuncio di <strong>Obama</strong> alla sua nazione; del resto “<em>per Dio e per il paese Geronimo è stato ucciso”</em>: la <strong>guerra</strong> non è conclusa (a sottolineare l’infinitezza del conflitto l’immagine di Al Zawahiri, nuovo successore di Bin Laden), ma almeno la battaglia è stata vinta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <em><strong>Marina De Faveri</strong></em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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