Ci sono voci che non hanno bisogno di presentazioni.
E poi ci sono quelle che, dopo vent’anni, riescono ancora a sorprendere.
Mario Biondi è entrambe le cose.
Vent’anni dopo This Is What You Are, il brano che nel 2006 lo ha proiettato sulla scena internazionale, Mario Biondi sceglie di cambiare prospettiva.
Non genere. Non identità.
Lingua.
Prova d’autore, in uscita il 10 aprile, è il suo primo album interamente in italiano. Un passaggio che non è solo stilistico, ma profondamente artistico. Perché questa volta Biondi non è solo interprete: è autore, compositore, arrangiatore e produttore.
Un lavoro totale.
Vent’anni di una voce che ha fatto il giro del mondo
La storia di Mario Biondi è quella di un artista che ha costruito la propria credibilità nel tempo, senza mai rincorrere le mode.
Dal debutto con Handful of Soul, la sua carriera si è sviluppata su scala internazionale, con concerti in oltre 50 Paesi e una presenza costante nei circuiti europei e mondiali. Oro, platino, live sold out: numeri importanti, ma sempre sostenuti da una cifra stilistica precisa.
Quella voce.
Calda, profonda, immediatamente riconoscibile.
Un anniversario costruito passo dopo passo
Il 2026 non è solo un anno celebrativo. È un racconto costruito nel tempo.
I festeggiamenti per i vent’anni di carriera sono iniziati già lo scorso settembre, con una reinterpretazione di This Is What You Are affidata a musicisti di rilievo della scena jazz internazionale. Un modo per riportare il passato nel presente, senza nostalgia ma con consapevolezza.
A dicembre, la riedizione di A Very Special Mario Christmas ha aggiunto un altro tassello, insieme al brano Cool Yule con Antonio Faraò. E poi il passaggio a Sanremo, ospite con Sayf e Alex Britti, dove la cover di Hit the Road Jack ha riportato Biondi su uno dei palchi più trasversali d’Italia.
Sempre con la stessa coerenza.
Un disco che è una dichiarazione
Prova d’autore è molto più di un album celebrativo.
Venti tracce che non guardano indietro, ma mettono a fuoco quello che Biondi è oggi: un artista completo, che padroneggia ogni fase della creazione musicale.
La scelta dell’italiano non è un limite, ma un’apertura.
Un modo per avvicinarsi, per raccontarsi in modo più diretto, senza perdere quella dimensione internazionale che da sempre lo caratterizza.
È un disco che non cerca di dimostrare.
Dimostra già.
