Barbara Ronchi: dall’archeologia al cinema, con passione

Barbara Ronchi
Barbara Ronchi, attrice di cinema, teatro e televisione, dopo la laurea in archeologia si è diplomata all’Accademia Nazionale d’Arte Silvio d’Amico e ha lavorato in teatro con Valerio Binasco, Carlo Cecchi, Fausto Paravidino. Sul piccolo schermo l’abbiamo vista nella fortunata fiction “Grand Hotel” (2015) e nel film per la televisione su Nino Manfredi “In Arte Nino” (2016). Al cinema ha recitato ne “Gli Sdraiati” (2017), “Fai Bei Sogni” (2016), “Miele” (2013). Abbiamo incontrato Barbara in occasione del Festival del Cinema di Venezia e ha risposto alle nostre domande.

Cosa ti ha fatto lasciare l’archeologia per il cinema? Questi due mondi sono in qualche modo legati?

Dopo la laurea triennale in Scienze Storiche e Archeologiche ho deciso di sostenere l’esame per l’Accademia Nazionale d’Arte Silvio d’Amico, perché la recitazione è sempre stata una mia passione sin da bambina. Credo che questi due mondi siano legati, perché un attore per interpretare un personaggio deve scoprirne la storia, ricercarne gli indizi nella sceneggiatura e in ciò che gli altri personaggi dicono di lui. Si tratta di due ricerche, una storica e una psicologica.
Cosa è per te fonte di ispirazione quando vesti i panni di un personaggio?
Mi piace chiamare i miei “personaggi” persone, perché in fondo è proprio questo che sono. Noi attori lavoriamo con emozioni vere, autentiche. Quando leggio una sceneggiatura mi sforzo di pensare a quale tipo di persona lui sia, e se ho conosciuto qualcuno nella mia vita che gli sia affine. Tutto parte da me: io sono la mia fonte di ispirazione, e tutto, da ciò che ho letto alle mie vicende personali, mi è d’aiuto per impersonare un ruolo.
“Dammi tre parole…”: talento, esperienza e istinto. Cosa conta di più nella vita? E nella carriera?
Credo siano tutte e tre ugualmente fondamentali. Anzi, aggiungerei dedizione e costanza

Un personaggio che porti con te nonostante i diversi ruoli che hai interpretato?

Fai bei sogni, diretto da Marco Bellocchio. Qui interpretavo la mamma di Massimo Gramellini. Lavorare con Bellocchio si è rivelata un’esperienza fondamentale per la mia carriera. Questo ruolo aveva tutte le sfumature: dalla vita alla morte, dalla gioia alla volontà di non vivere più, all’esperienza di essere madre.
Che consiglio daresti ai giovani attori e attrici che si stanno affacciando al mondo del cinema?
Voglio citare a questo proposito Claudio Segaluscio, che in “Sole” interpreta Ermanno. Sul set mi rivolgeva molte domande a proposito del futuro he attende i giovani attori diplomati. Il mio consiglio, a lui come a tutti i giovani come lui, è di studiare. Studiare in Accademia dà la possibilità di sperimentare con te stesso, di sbagliare, di formarti anche grazie alla forza che trai dal gruppo dei pari. Penso che la scuola sia un grande privilegio, è bene cogliere e fare tesoro di tutto quanto essa dà, giorno dopo giorno.
“Sole” di Carlo Sironi sarà presentato alla 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti. Il film parla del giovane Ermanno, che si finge padre per prestare aiuto a Lena, una giovane madre in Italia per vendere il neonato che porta in grembo. Una complicazione, però, farà nascere nel giovane l’amore per quella piccola creatura. Che cosa rappresenta il tuo personaggio in questo film?
In “Sole” interpreto Bianca, la donna che si è rivolta a Lena per un utero in affitto. Feci il provino per Sole mentre ero incinta, e quando le riprese cominciarono avevo appena partorito. E non nascondo che talvolta sia stato strano, nella mia posizione di madre, interpretare una donna che tali emozioni non era in grado di viverle. Bianca ha una tale aderenza all’essere madre, è nata per esserlo, tant’è che seguirà la gravidanza di Lena, la madre biologica, come fosse la sua.
La redazione di Gilt Magazine ringrazia in modo speciale Barbara Ronchi, augurandole il meglio per la sua brillante carriera professionale!
di Sara Baschirotto

 

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