Il marchese De Sade e “Le 120 giornate di Sodoma”

5 dicembre 2017 • Psyco&Sex, Sex, Sommario

Una degenerazione estrema del carattere cinico tipico del Libertinismo Settecentesco, privato della sua componente più vitale e spensierata, si ritrova nelle opere del marchese Donatien-Alphonse-François De Sade.

Nato a Parigi, De Sade segue inizialmente la carriera militare, ma molto presto la sua vita dissoluta lo porta a entrare e uscire dalle carceri francesi. È arrestato una prima volta nel 1763 sotto accusa di libertinaggio aggravato e ateismo; liberato dalla Bastiglia con lo scoppio della Rivoluzione, rischia poi la ghigliottina per le sue posizioni politiche antirivoluzionarie.

Nel 1801 ritorna in prigione con l’accusa di pornografia e successivamente viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico di Charenton dove trascorre l’ultima parte della sua vita. Radicalmente ateo e materialista, considera fondamentale obiettivo dell’uomo la ricerca del piacere, che egli spinge però oltre ogni limite, infrangendo il tabù che vieta di infliggere sofferenza ad altri esseri per realizzarlo.

Il romanzo “Le 120 giornate di Sodoma” si svolge interamente in un castello dove il 29 ottobre di un anno non precisato, agli inizi del Settecento, quattro libertini, tra gli uomini più ricchi e più potenti di Francia, d’età compresa tra i quarantacinque e i sessant’anni, decidono di sfogare per quattro mesi tutti i loro più turpi desideri.

L’ambientazione è claustrofobica: la fortezza si trova a Silling, su un monte inaccessibile al centro della Foresta Nera, e qui i quattro si rinchiudono, distruggendo l’unico ponte che vi permette l’accesso, insieme a quarantadue uomini e donne di età diverse che saranno oggetto della loro lussuria e di ogni tortura immaginabile; nell’isolamento più completo si realizza un crescendo di perversioni.

Prepotente, collerico, violento, eccessivo in tutto, di una sregolatezza senza eguali nell’immaginazione erotica, ateo sino al fanatismo, eccomi in due parole; ammazzatemi o prendetemi come sono, perché io non cambierò”, così si descriveva il marchese in una lettera scritta nel 1783 dal carcere di Vincennes.

Il termine sadismo, che indica una perversione sessuale in cui il piacere è legato alla sofferenza o all’umiliazione inflitta ad altri, trae origine proprio dal nome del marchese De Sade.

di Francesca Calligaro

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