Marilyn: l’anima fragile di una diva

28 agosto 2018 • cinezoom

Tutti conosciamo la diva Marilyn, la sua bravura, la bellezza e la lista infinita di amanti e mariti, ma in pochi avranno letto i diari di Colin Clark, assistente alla regia di Laurence Olivier durante la produzione de “Il principe e la ballerina” (1957), che conobbe la Monroe e passò con lei una settimana magica. I diari, pubblicati nel 1995, sono diventati poi una pellicola: “Marilyn” (titolo originale, “My week with Marilyn”), film di Simon Curtis del 2011 con Michelle Williams nel ruolo della bombshell americana.

La diva, che ha fatto girare la testa a tutti con la sensualità e il fascino che l‘hanno contraddistinta, era però una donna estremamente delicata e sensibile, molto insicura; per questo Norma Jeane, il suo vero nome, si nascondeva dietro il ruolo della sua vita più riuscito, Marilyn Monroe. Nel 1956 Laurence Olivier (Kenneth Branagh) la vuole come protagonista del suo nuovo film, ma il rapporto tra i due si complica: il regista la ama e odia allo stesso tempo e questi sentimenti in conflitto, insieme allo sfruttamento della sua immagine, portano Marilyn a un crollo nervoso. Questo dà vita, però, alla sincera amicizia con Clark (Eddie Redmayne), che subito se ne innamora e che trascorre con lei una settimana che ricorderà per sempre.

Il cast è ricco di volti conosciuti, oltre ai già citati: Julia Ormond, nei panni di Vivien Leigh, Dougray Scott (il neo-marito dell’epoca, Arthur Miller), Judi Dench ed Emma Watson. “Marilyn” vuole così soffermarsi su un aspetto che spesso, quando si parla della Monroe, passa in secondo piano: la sua fragilità, la sua insicurezza, il bisogno di alimentare i sogni del suo pubblico, lasciando però sopraffare una parte che la rappresentava solo in parte. Perché Marilyn era sì una diva, ma soprattutto era una donna, proprio come tutte noi.

di Maria Giulia Gatti

[ssba]

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