Eva contro Eva: il teatro come allegoria della vita

7 Ottobre 2019 • cinezoom

Eva contro Eva e la magia del teatro, da sempre specchio delle emozioni e debolezze umane

Eduardo De Filippo una volta disse: “Il teatro porta alla vita e la vita porta al teatro. Non si possono scindere le due cose”. E sarà per questa natura indivisibile che la relazione fittizia tra i personaggi interpretati da Bette Davis e Gary Merrill è divenuta poi un vero matrimonio tra i due attori, a conclusione delle riprese di Eva contro Eva? La magia del teatro, da sempre specchio delle emozioni e debolezze umane. Ne è proprio un esempio Eva contro Eva (titolo originale “All about Eve”, 1950), pietra miliare del cinema.

La storia, tratta dal racconto “The Wisdom of Eve” di Mary Orr, narra di Margo Channing (Bette Davis), attrice di Broadway quarantenne, e del fatidico incontro con quella che si presenta come la sua più grande ammiratrice, Eva Harrington (Anne Baxter), assunta presto come segretaria. Eva, dietro lo sguardo angelico e le continue premure nei confronti di Margo, nasconde un animo da arrivista e doppiogiochista; Margo sembra l’unica ad accorgersene, mentre intorno a sé amici e colleghi sono ammaliati dalla figura della giovane segretaria. La diva di Broadway viene accusata di essere isterica e invidiosa di Eva, ma si accorgeranno presto della vera natura di questa.

 Eva contro Eva, un film da (numerosi) Oscar

Il successo della pellicola è evidente: una trama avvincente, una tecnica cinematografica nuova per l’epoca, un cast eccezionale. Non a caso, Eva contro Eva è stata l’opera cinematografica con più nomination ai premi Oscar, 14 (eguagliata poi da Titanic e La La Land). Le attrici protagoniste, però, non vincono; il film alla fine porta a casa sei statuette, tra cui l’Oscar come Miglior Film e Miglior Regia. Questa è di Joseph L. Mankiewicz (regista anche di Giulio Cesare, Cleopatra, Gli insospettabili, per citarne solo alcuni).

Ma che cosa ha di speciale questa opera? Eva contro Eva è un chiaro esempio di come il mondo del teatro sia tanto magnifico quanto crudele. Come la vita e la società in cui viviamo. C’è la ragazza ambiziosa, che imbroglia tutti pur di fare carriera facilmente, con una malizia che lo spettatore scopre gradualmente. Al suo opposto, l’attrice al punto più alto della sua carriera, che dopo gli anni di gavetta e i sacrifici, vede frantumarsi tutto il suo mondo, insieme allo sfiorire della propria bellezza. Ma come sempre rimane una consolazione: l’amore per il suo Bill/Gary Merrill, nonostante tutto, è salvo. E poi il finale: una sorta di chi la fa, l’aspetti. Perché spesso nel teatro, come nella vita, è la dura legge del karma a comandare.

 

di Maria Giulia Gatti

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