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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>ROYAL WEDDINGS &#8211; Parte 1</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Nov 2013 09:07:26 +0000</pubDate>
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<p>Dalla Famiglia Reale Inglese e il matrimonio del secolo di William e Kate, alle fiabe del passato come quella tra Grace Kelly e il Principe Ranieri di Monaco…ripercorriamo insieme&nbsp; i Royal Weddings più ammirati nel corso degli anni.</p>
<p><b>QUEEN ELISABETH II &amp; FILIPPO DI EDIMBURGO<br />
</b>Sposati da più di 60 anni , la <b>Regina d’Inghilterra</b> e il marito <b>Filippo</b> si uniscono in matrimonio il 20 novembre 1947. Il giorno delle nozze a Westminster Abbey sono presenti più di 2.000 persone; è la prima festa regale dalla fine della seconda guerra mondiale , e l’evento viene celebrato in tutto il paese .Il bellissimo abito di Elisabetta è fatto di&nbsp; raso duchesse color avorio e decorato con circa 10.000 perle bianche importate dall&#8217;America , fili d&#8217;argento e ricami di tulle . Il suo ensemble da sposa includeva anche un velo di tulle di seta tenuto da un diadema prestato alla principessa dalla Regina Madre . Ai piedi , indossava tacchi alti in raso color avorio, impreziositi con argento e perle .Meno di cinque anni dopo, Elisabetta fu proclamata regina.<b>&nbsp;</b></p>
<p><b>CARLO D’INGHILTERRA &amp; DIANA SPENCER<br />
</b>Il <b>Principe Carlo</b> annunciò il matrimonio con l’insegnante Diana Spencer il 24 febbraio 1981, dopo averle chiesto la mano con un bellissimo anello di fidanzamento di diamanti e zaffiri .</p>
<p>Il 29 luglio 1981 il Principe Carlo e <b>Lady Diana</b> Spencer si sono sposati nella Cattedrale di St Paul, con un matrimonio iconico, davanti a circa 3.500 invitati . La ventenne Diana arrivò alla cerimonia con una carrozza di vetro, ammirata da oltre 600.00 inglesi in fila per le strade di Londra e 750 milioni di persone incollate alla diretta trasmessa in TV.</p>
<p>Se mai c&#8217;è stata una vera sposa da favola , è stata sicuramente Diana, grazie anche ad uno degli abiti da sposa più iconici di tutti i tempi. L&#8217;abito ‘meringa’ era degno di una fiaba , con maniche a sbuffo e scollatura arricciata . E &#8216;stato progettato per Diana da Elizabeth e David Emanuel , a base di taffetà di seta e decorato con pizzi, paillettes , 10.000 perle e ricami a mano; la sposa , che portava un bouquet a cascata , indossava un velo maestoso lungo otto metri. Lo sposo indossava come da tradizione l&#8217; alta uniforme. Diana Spencer,come una moderna Cenerentola, fu la prima borghese a sposare un erede al trono britannico in 300 anni.</p>
<p><b>GRACE KELLY &amp; PRINCIPE RANIERI DI MONACO<br />
</b>La storia d&#8217;amore da favola tra bellezza di Hollywood <b>Grace Kelly</b> e il suo bel principe , <b>Ranieri III di Monaco</b> , è iniziata, nel gennaio del 1956 , quando lui la chiede in sposa con un anello di diamanti Cartier da 12 carati.</p>
<p>A Monaco , come in Francia , il matrimonio civile deve precedere la cerimonia religiosa , e così Grace e Ranieri si sposarono legalmente Il 18 aprile 1956, alla presenza di parenti stretti ed amici . La stella di del cinema, musa di Alfred Hitchcock indossa un abito di pizzo beige e cappello .Il giorno seguente si tiene la cerimonia religiosa presso la Cattedrale di Monaco , alla presenza di circa 600 ospiti illustri tra cui Cary Grant , Aristotele Onassis ,e Ava Gardner e con 30 milioni di spettatori che seguono l’evento in televisione.</p>
<p>L’iconico abito da sposa di Grace Kelly era un dono degli studi cinematografici MGM creato da Helen Rose che ha lavorato su di esso per sei settimane con tre dozzine di sarte . L&#8217;abito , con un collo alto e maniche lunghe, aveva un corpetto aderente e gonna voluminosa di taffettà di seta , tulle e pizzo. Il copricapo decorato con fiori d&#8217;arancio e un velo lungo 90 metri .</p>
<p>Per celebrare la loro unione , gli sposi hanno tenuto un pranzo a Palazzo con 700 persone, dove gli sposi tagliano la loro torta nuziale a sei livelli usando la spada del principe . Il giorno precedente , dopo la cerimonia civile della coppia, hanno ospitato un ricevimento per i 3.000 cittadini di Monaco per dare ciascuno la possibilità di stringere la mano alla nuova principessa.</p>
<p><b>CARLO D’INGHILTERRA &amp; CAMILLA PARKER BOWLES<br />
</b>Il 9 Aprile 2005 si celebra al municipio di Windsor il matrimonio più discusso, più contrastato della recente storia britannica, e anche il più ostacolato dalla sorte, quello tra <b>Carlo d’Inghilterra</b> e <b>Camilla Parker-Bowles.</b></p>
<p>Per la neo Duchessa di Cornovaglia un abito, su indicazioni di Robinson Valentine, in chiffon di seta color crema abbinato a cappottino con strisce verticali, applicazioni intrecciate e ricami a lisca di pesce.&nbsp; Il tutto accompagnato da un cappello del più famoso designer del settore Philip Treacy, realizzato in paglia, pizzo francese e piume. Per il Principe del Galles un elegante tight, in linea con l’etichetta prevista per le seconde nozze civili.</p>
<p><b>ALBERTO DI MONACO &amp; CHARLENE WITTSTOCK<br />
</b>Il 1 Luglio 2011 l’ex nuotatrice <b>Charlene Wittstock</b>, diventata Sua Altezza Serenissima la Principessa Charlene di Monaco, in un tailleur azzurro polvere in organza e chiffon di Chanel realizzato per lei dallo stilista Karl Lagerfeld. Il giorno seguente, nella Corte d’Onore del Palazzo Reale, si celebra in mondovisione la cerimonia religiosa di fronte a 800 invitati.</p>
<p>Charlene sposa il <b>Principe Alberto</b> indossando un lungo abito di satin avorio firmato Armani Privé con un prezioso ricamo floreale a ramage sul davanti, realizzato con piccole pietre nelle delicate sfumature dell’oro, cristalli Swarovski e gocce di madreperla nei toni del bianco e dell’oro. Venti metri per il solo strascico, e lunghissimo anche il velo sorretto da un fermaglio di diamanti e oro bianco.</p>
<p>Alla cena di gala, preparata da Alain Ducasse in persona, cambio di abito per Charlene, nuovamente vestita Armani Privè, in un abito bianco in chiffon di seta impreziosito da ricami in perline.</p>
<p><b>WILLIAM D’INGHILTERRA &amp; KATE MIDDELTON<br />
</b>La nuova favola moderna si è svolta <b>v</b>enerdì 29 aprile 2011 quando <b>Katherine Middleton</b>, la giovane cenerentola della middle-class inglese, ha coronato il suo sogno d&#8217;amore con il principe <b>William d’Inghilterra</b>, amatissimo figlio di Lady Diana e del Principe Carlo.</p>
<p>Da vera principessa delle favole, Kate ha fatto il suo ingresso nell&#8217;abbazia di Westminster indossando un abito di Alexander McQueen, disegnato da Sarah Burton, che è entrato nella storia: ispirato a quello di Grace Kelly, con lungo strascico, scollo a v ,maniche lunghe di pizzo, vita attillatissima e strascico di tre metri. Sui capelli, il diadema prestato alla Middleton dalla Regina Elisabetta. Il principe William vestiva un&#8217;uniforme rossa con mostrine dorate e fascia cerimoniale celeste.</p>
<p>All&#8217;entrata, la sorella della sposa Philippa, le ha raccolto lo strascico. Quando Kate arriva all’altare William le si avvicina sussurrandole «Ti amo, sei bellissima». E per un momento, nella cornice del rigido protocollo reale, i due sono solo i &#8216;ragazzì che si sono innamorati all&#8217;università. Giovani emozionatissimi mentre si scambiano le promesse nuziali davanti a circa 1.900 invitati. La fede nuziale, indossata solamente dalla sposa, è stata realizzata con oro del Galles, estratto dalla miniera da cui provengono le fedi della Famiglia Reale.</p>
<p>I novelli sposi, dopo la cerimonia, si sono lasciati andare a due baci affacciandosi al balcone del palazzo reale. L&#8217;evento, secondo le prime stime, è stato seguito in diretta tv da 2 miliardi di persone, mentre sul web numerosi siti sono andati in tilt per l&#8217;enorme traffico</p>
<p><b>FELIPE DI BORBONE &amp; LETIZIA ORTIZ<br />
</b>Lui è <b>Felipe di Borbone</b>, figlio del re Juan Carlos I di Spagna e della regina Sofia. erede al trono di Spagna. Lei è <b>Letizia Ortiz Rocasolano</b>, giornalista per vari periodici e televisioni spagnole fino al fatidico annuncio del suo fidanzamento reale.</p>
<p>Il matrimonio atteso da tutti gli spagnoli, si celebra il22 maggio 2004, nella Cattedrale dell´Almudena di Madrid. L´abito indossato dalla Principessa delle Asturie nel giorno più importante della sua vita è stato disegnato dallo stilista catalano Manuel Pertegaz. Secondo la tradizione era completamente bianco e ricamato con motivi araldici floreali: fiordalisi (come l´emblema dei Borbone) e spighe di grano (simbolo della fecondità). Il taglio, sobrio e con le maniche lunghe, si abbelliva, sul davanti, di un rigido scollo a V ornato da intrecci in oro. La linea del vestito, aderente al corpo della sposa, si allargava in una morbida coda di ben quattro metri e mezzo. Per sorreggere il velo ricamato lungo 4 metri, la principessa spagnola indossava il diadema di diamanti già portato dalla regina Sofia nel giorno delle sue nozze con Juan Carlos. Secondo la tradizione il Principe delle Asturie indossa la perfetta tenuta militare.</p>
<p>Questo è solo l’inizio del nostro viaggio attraverso i matrimoni reali che sono entrati nella storia…e ci hanno fatto sognare. Ognuno di essi racconta la favola moderna degli eredi al trono di monarchie europee e internazionali, che coronano il loro sogno d’amore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella seconda parte, la favola continua…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Francesca Porro e Alessia Giammello – FA Chic Wedding &amp; Event</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le 5 leggende: gli adulti possono sognare</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Dec 2012 11:10:11 +0000</pubDate>
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<p>Il cartone animato natalizio targato <strong>Dreamworks</strong> ha conquistato grandi e piccini, trascinando anche lo spettatore adulto nel mondo delle favole. Il film d’animazione segue le vicende dei classici eroi delle leggende popolari e delle fiabe: l’amato e famosissimo <em>Babbo Natale</em>, la <em>fatina dei denti</em>, il <em>coniglietto pasquale</em> e <em>Sandman</em>, conosciuto come “colui che protegge i sogni”, sono chiamati a rapporto dall’<strong>Uomo della Luna</strong>, l’entità magica e saggia che osserva le vicende terrestri, per sconfiggere <strong>Pitch</strong>, il perfido uomo nero determinato a trasformare i dolci sogni dei bimbi in terribili incubi. La forza dei quattro personaggi leggendari non è abbastanza per poter combattere il malvagio Pitch: per questo motivo, l’Uomo della Luna richiede l’aiuto di una quinta figura leggendaria, lo scapestrato <strong>Jack Frost</strong>. Ed è proprio in questo personaggio che si sintetizza la morale dell’ultima fatica della Dreamworks: a differenza dei suoi compagni di avventura, Jack non è idolatrato dai bambini e raramente viene considerato all’altezza delle altre leggende, insicurezza che lo spingerà a ricercare la propria forza nel profondo dell’anima, rivivendo i suoi ricordi d’ infanzia e riscoprendo la sua gioventù da “bambino normale”. Sarà proprio questo ritorno alle origini che permetterà alle cinque leggende di combattere il temibile Pitch e di restituire la tranquillità ai sogni dei bimbi.</p>
<p>Tratto dalla serie di libri “I guardiani dell’infanzia” di <strong>William</strong> <strong>Joyce</strong> <strong>e prodotto dal visionario Guillermo Del Toro</strong> <strong>, <em>Rise of the guardians</em> &nbsp;nasce come film per un pubblico di bambini ma strizza l’occhio anche nei confronti dello spettatore adulto, attingendo ad un substrato emozionale che può essere compreso solo dai più grandi. Come spiega il regista Peter Ramsey</strong> <strong>sul red carpet del <em>Festival del Cinema di Roma</em> (occasione in cui è stato presentato il film): “</strong>Nel film c’è un sottotesto emotivo non esplicitato che ha lo scopo di riportare chi guarda allo stato infantile. Sono personaggi fantastici che ritroviamo in qualunque parte del mondo.”</p>
<p>Attraverso le avventure di questi cinque leggendari eroi che divertono e affascinano i bambini, affrontando battaglie e lotte degne di un film d’azione per “grandi”, si nasconde una morale universale, la necessità di “credere per poter vedere”, di&nbsp; mettere da parte la maschera adulta che ci impedisce di avere fede e di confidare nella magia e nel potere di una forza superiore.</p>
<p><strong><br />
</strong>(di <strong><em>Alice Cella</em></strong>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Riso basmati con verdure crunch</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 09:15:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Una ricetta molto melting pot, al salto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Si può essere nella propria cucina hi-tech e sentirsi improvvisamente ai piedi dell’Himalaya…<br />
Basta mettere sul fuoco una pentola con del riso basmati: il suo incantevole profumo vi porterà ai confini con l’India, dove la <em>Regina di fragranza</em> (significato di <em>basmati,</em> in hindi) vi saprà conquistare con le sue note delicate e aromatiche.</p>
<p><em>Ingredienti per 4 persone:</em></p>
<ul>
<li>1 tazza capiente di riso basmati</li>
<li>2 tazze d’acqua</li>
<li>1 peperone giallo, 1 rosso e 1 verde</li>
<li>3 zucchine</li>
<li>1 cipolla bionda</li>
<li>sale q.b.</li>
<li>olio evo q.b.</li>
<li>1 spicchio d&#8217;aglio</li>
<li>capperi a piacere</li>
</ul>
<p>Tagliate a <em>julienne</em> le verdure (per le zucchine tenete solo la parte soda vicino alla buccia eliminando la parte bianca con i semi; per i peperoni, invece, &nbsp;ricordatevi di togliere le parti bianche e i semini). Fate soffriggere l’olio con l’aglio, aggiungete la cipolla e quando sarà imbiondita unite i peperoni; quando anche questi inizieranno a prendere colore e ad ammorbidirsi, unite le zucchine, tenendo presente che più le tagliarete sottili e meno tempo ci vorrà per cuocerle.<br />
Se vi sembra che si attacchino troppo alla pentola aggiungete un goccio d’acqua, ma proprio un goccio, perché le verdure devono rimanere croccanti, perché noi vogliamo un effetto crunch! Verso fine cottura, potete aggiungere una manciata di capperi (se sono di Pantelleria meglio ancora). Aggiustate di sale e spegnete il fuoco.</p>
<p>In un pentolino fate bollire due tazze d’acqua salata, aggiungete quindi il riso, coprite e lasciate cuocere a fuoco basso per una decina di minuti. A cottura ultimata, vi accorgerete che il riso avrà assorbito tutta l’acqua, sarà molto profumato e non riuscirete ad aspettare senza assaggiarlo. Per una presentazione molto chic, riempite un coppa pasta con la <em>Regina di fragranza</em>, creando così uno sformatino, lasciando le verdure a parte. Nulla vi vieta di aggiungere del curry o della curcuma…o entrambi…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Lucrezia Centonze</em></strong>)</p>
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		<title>La bellezza Dior diventa Sovrana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2012 08:21:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[beauty]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_dior-prestige-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_dior-prestige-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_dior-prestige-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_dior-prestige-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_dior-prestige.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p><em>“Il segreto della bellezza consiste nell&#8217;essere interessante; nessun tipo di bellezza può essere attraente senza essere interessante”</em>. È sempre stata questa la filosofia di <strong>Christian Dior</strong>, il sottile fil rouge che unisce le sue numerose, ma al tempo stesso uniche, creazioni. Ed è sempre alla bellezza che lo stilista si ispira e si rivolge anche per <strong>l&#8217;ultima sua straordinaria beauty-collection</strong>, disponibile<strong><em> dal prossimo 23 ottobre</em></strong> in alcuni punti vendita selezionati.</p>
<p>Una beauty-collection dai toni regali, ma al tempo stesso audaci:&nbsp;<em>affascinata dall&#8217;avvenenza leggendaria della Regina Maria Antonietta,</em> la <strong>Maison Dior</strong> ha infatti scoperto l’esistenza di un fiore eccezionale,&nbsp;la<strong><em> Rose Souveraine</em>,&nbsp;</strong>le cui proprietà nutritive curavano le screpolature provocate dagli eccessi di fard e proteggevano il colorito <em>“di porcellana”</em> della Sovrana, una <em>&#8216;preziosa Assoluta&#8217;,</em> ottenuta al termine di un lungo processo di estrazione artigianale, detto “<em>enfleurage</em>”.</p>
<p>Rivisitando questo processo artigianale, Dior ha così creato l&#8217;<strong><em>Huile Souveraine</em>&nbsp;</strong>(50 ml, € 321,63)<strong>&nbsp;</strong>e la<strong><em> Crème Souveraine</em>&nbsp;</strong>(50 ml, € 310,90)<strong>,&nbsp;</strong>i più ricchi trattamenti anti-età della casa di bellezza francese<strong>,&nbsp;</strong>un vero e proprio&nbsp;<strong>rituale di bellezza&nbsp;</strong>che va ad arricchire l&#8217;esclusiva gamma&nbsp;<strong>Dior Prestige</strong>; trattamenti d’eccezione che offrono alla pelle più esigente un nutrimento profondo e una ristrutturazione intensa. Al tatto, la pelle si trasforma, ritrova un aspetto pieno e rimpolpato, è morbida e meravigliosamente satinata, vellutata, i contorni armoniosi e la luminosità splendente della sua giovinezza.</p>
<p>Nel rituale <strong><em>Souverain,</em></strong> l’<strong><em>Assoluta di Rose Souveraine</em></strong> si associa al <strong><em>Nettare di Rose de Granville</em></strong> per offrire alla pelle molto secca e delicata una ristrutturazione estrema. La sensazione è davvero unica, di bocciolo di rosa imbevuto di umida rugiada che cattura sin dalla prima inspirazione. La fragranza si sviluppa su un accordo poudré, avvolgente e femminile, per lasciare sulla pelle una scia regale.</p>
<p><em><strong>La Bellezza Dior diventa Sovrana…</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <em><strong>Silvia Tironi</strong></em>)</p>
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		<title>Vitoria-Gasteiz, “capital-green” d&#8217;Europa</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/luxury-escape/vitoria-gasteiz-capital-green-deuropa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Oct 2012 23:17:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1greencity-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1greencity-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1greencity-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1greencity-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1greencity.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Si trova nei Paesi Baschi la città più eco-sostenibile del 2012.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1greencity-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1greencity-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1greencity-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1greencity-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1greencity.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Qual è la&nbsp;<strong>città più “green” d&#8217;Europa</strong>? Dove si respira l&#8217;aria più pulita?<br />
Dal 2010, ogni anno, si premia la città che ha saputo raggiungere i traguardi più significativi nel campo dell’eco-sostenibilità, proclamandola&nbsp;<strong>regina verde&nbsp;d’Europa</strong>. La <strong>Green Capital</strong> diventa così un modello per lo&nbsp;<strong>sviluppo urbano sostenibile</strong>, condividendo iniziative e soluzioni adottate. Criteri di valutazione rigidissimi: sono <em><strong>ben dodici gli indicatori</strong> <strong>ambientali</strong></em> di cui tiene conto l&#8217;attenta ed esperta giuria: tra questi, i trasporti, i rifiuti, la qualità dell’aria, l&#8217;inquinamento acustico, il consumo di acqua, l&#8217;eco-innovazione e, ovviamente, la gestione delle aree verdi.</p>
<p>Ebbene, con i suoi meravigliosi parchi cittadini e suburbani (il famoso “<strong>anillo verde</strong>”&nbsp;che la circonda, dove crescono circa <strong>80000 alberi</strong>),&nbsp;<strong>Vitoria-Gasteiz</strong><strong>&nbsp;</strong>si è aggiudicata il titolo di <strong>capitale più verde del 2012</strong> riuscendo, finalmente, a rubare la scena alle più illustri vicine. Pur essendo la <em>capitale della Comunità Autonoma dei Paesi Baschi</em>, <strong>Vitoria</strong> non è nota come meriterebbe: spesso i turisti danno la precedenza alle francesi <strong>Biarritz</strong> e <strong>Saint-Jean-de-Luz</strong> e, nella parte spagnola, a <strong>San Sebastian</strong> e <strong>Bilbao,</strong> piuttosto che a <strong>Pamplona</strong>.</p>
<p>Eppure <strong>Vitoria</strong> (<strong><em>Gasteiz</em></strong> è il suo nome in&nbsp;<strong>euskara</strong>, la lingua basca dalle misteriose origini) vale assolutamente una visita, almeno per respirarne l’<strong>aria pulita</strong><strong>&nbsp;</strong>e per ammirarne il <strong>centro storico</strong> approfittando, perché no?, delle numerose&nbsp;<strong>piste ciclabili</strong>: oltre ai <strong>bar con i caratteristici <em>pintxos</em></strong> (le <em>tapas basche</em>), si alternano <strong>cattedrali gotiche, piazze</strong> meravigliose, collegate da&nbsp;<strong>vie pedonali</strong><strong>&nbsp;</strong>che si inerpicano verso la parte più antica e <strong>musei</strong> che, perlomeno a livello di contenuti,&nbsp; non hanno niente da invidiare al Guggenheim di Bilbao: ospitano, infatti, opere di <em><strong>El Greco, Dalí, Picasso, Miró</strong></em>, solo per citare gli artisti più famosi.</p>
<p>È&nbsp;grazie alla complicità generale dei suoi abitanti che Vitoria riesce a essere così vivibile, e alle forze politiche che, pur alternandosi, non hanno mai abbandonato progetti che vanno sempre in una direzione “green” dei vari settori: ed ecco che l’utilizzo di&nbsp;<strong>trasporti pubblici</strong><strong>&nbsp;</strong>è aumentato quasi del 50% e l&#8217;installazione di&nbsp;<strong>pannelli solari</strong>&nbsp;coinvolge&nbsp;più del 70% dell’edilizia. Il dato più invidiabile? Oggi <strong><em>ogni&nbsp;abitante&nbsp;ha a disposizione più di&nbsp;40 mq&nbsp;di verde accessibile a meno di 300 m dalla propria abitazione!</em></strong><br />
Informazioni<br />
<a href="http://ec.europa.eu/environment/europeangreencapital/index_en.htm">http://ec.europa.eu/environment/europeangreencapital/index_en.htm<br />
</a><a href="http://www.vitoria-gasteiz.org/we001/was/we001Action.do?idioma=es&amp;accionWe001=ficha&amp;accion=anilloVerde">http://www.vitoria-gasteiz.org/we001/was/we001Action.do?idioma=es&amp;accionWe001=ficha&amp;accion=anilloVerde</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di&nbsp;<strong><em>Gabriella Scalet</em></strong>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Diana Vreeland in diario</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/lifestyle/letteratura/il-diario-di-diana-vreeland/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Oct 2012 10:31:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[autobiografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="256" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1Diana-Vreeland-768x256.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1Diana-Vreeland-768x256.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1Diana-Vreeland-300x100.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1Diana-Vreeland-480x160.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1Diana-Vreeland.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>“Mai pensato di lavorare. Entrare nella moda fu la cosa più naturale".</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="256" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1Diana-Vreeland-768x256.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1Diana-Vreeland-768x256.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1Diana-Vreeland-300x100.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1Diana-Vreeland-480x160.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1Diana-Vreeland.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Appassionata, audace, stravagante, rivoluzionaria. Così, e anche di più, era&nbsp;<strong>Diana Vreeland</strong>, la donna che ha impresso un <em>timbro a fuoco</em> alla <strong>moda</strong> degli <strong>anni Sessanta</strong>. Nelle memorie raccolte nell’<strong>autobiografia</strong>, edita da <strong>Donzelli</strong>, Diana racconta la sua vita umana e professionale.</p>
<p>Nata a Parigi, ma trasferitasi presto a New York, sposò lì l’uomo della sua vita, il banchiere <strong>Thomas Reed Vreeland, </strong>il quale la supportò nell’apertura di un suo negozio di lingerie. <em>“Non avevo mai pensato di lavorare –</em> scrive <em>– l’unica cosa che sapevo era dove andare a farmi confezionare i vestiti, così entrare nel mondo della moda mi sembrò la cosa più naturale che potessi fare”.</em> Da un giorno all’altro si trovo a scrivere su <strong><em>Harper’s Bazaar</em></strong> con la folle rubrica “<strong>Why don’t you</strong>”, da lei stessa ideata nel 1936. Ai lettori, Diana dispensava consigli pratici, accostati a idee strampalate, il tutto cucito con ingegno. Dopo 26 anni e una nomina a direttrice mancata, <strong>Diana</strong> passa al timone di <strong><em>Vogue</em></strong> e ci resta <strong>fino al 1971</strong>.</p>
<p><strong>È lì che inizia la sua leggenda</strong>. È lì che dà il meglio di sé. Fonte inesauribile di idee, <strong>Diana Vreeland </strong>era un uragano vivente. Irrompeva dentro e fuori dagli uffici trascinandosi dietro cappelli, borsette, segretari e fotografi. Lei stessa applicava il trucco e tagliava i capelli alle modelle. Fino a quel momento erano gli stilisti della <strong><em>Haute Couture</em></strong> a dettare le mode raffigurate nelle riviste. I giornali si limitavano a scegliere e a presentare gli abiti. <strong>Diana Vreeland cambiò tutto</strong>. Era lei a creare l’abbigliamento, era lei a inventare la moda secondo i suoi sogni. <strong>Trasformò <em>Vogue</em></strong> in una rivista visionaria, stravagante, eccentrica, spesso lontana dalle donne reali che dovevano portare abiti indossabili. <strong><em>Se il suo sogno per l’autunno era Veruschka nei panni della regina Cristina, allora si creava un guardaroba per la regina Cristina.</em></strong></p>
<p>Diana amava gli eccessi e possedeva un entusiasmo incontenibile, <strong><em>celebrò l’avvento della minigonna</em></strong> e definì <strong><em>il bikini come “l’evento più importante dallo scoppio della bomba atomica”.</em></strong> La sua eccentricità non conosceva limiti: durante i servizi fotografici, il suo staff sapeva esattamente cosa trovare e se non era possibile allora si fingeva. A Diana piaceva la finzione. <strong>La sua stessa vita, del resto, era in bilico tra realtà e finzione.</strong> Credeva appassionatamente nella moda come spettacolo e sceglieva le ambientazioni in stile <strong>Hollywood</strong>. Fu lei a decretare il termine dell’era delle modelle aristocratiche e curvilinee e a lanciare la <strong>sedicenne&nbsp;<strong><em>Twiggy</em></strong></strong>&nbsp;e la <strong>diciassettenne <em>Penelope Tree</em></strong>, dal look longilineo, per non dire decisamente sottopeso, come nuove icone di bellezza.<br />
Gli anni Sessanta ruotarono attorno ai suoi capricci e al suo vocabolario che contemplava unicamente parole come <strong><em>“straordinario”, “divino” e “spettacolare”.</em></strong><br />
<strong><br />
Nel 1971, la Vreeland aveva quasi settant’anni</strong>, il mondo stava cambiando e nessuno poteva più soddisfare i suoi costosi capricci. <strong><em>Il suo stile visionario e futuristico era di colpo diventato vecchio</em></strong>. I vestiti eccentrici e gli accostamenti esotici smisero di sembrare affascinanti, il suo stile bizzarro non era più contemporaneo. <strong><em>Vogue </em></strong>doveva cambiare, assieme alle donne e al loro nuovo modo di percepirsi. <strong><em>Diana Vreeland</em></strong> viene così licenziata brutalmente, da un giorno all’altro.</p>
<p>La sua fine a Vogue fu l’inizio di una carriera come <strong>consulente</strong> per il <strong>Costume Institute</strong> del <strong><em>Metropolitan Museum of Art</em></strong>, per il quale ha curato mostre indimenticabili <strong>fino al 1989</strong>, anno della sua scomparsa.</p>
<p>Con questa autobiografia, <strong>Diana Vreeland</strong> racconta con straordinaria verve e bruciante ironia la sua esistenza, vissuta sporcando sempre la realtà con la sua immaginazione e finzione. Una donna che ha sempre saputo reinventare se stessa, carismatica, geniale e rivoluzionaria. Infrangeva le regole e tutto il mondo le andava dietro. Il suo stile era audace, e audaci furono gli stessi anni Sessanta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>D. V.</strong></span><br />
di <strong>Diana Vreeland</strong><br />
ed. Donzelli, 2012<br />
206 pp., 18 euro</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <em><strong>Alice Rosati</strong></em>)</p>
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