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	<title>oriente &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>La Turandot in mostra al Museo del Tessuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 May 2021 14:01:37 +0000</pubDate>
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<p>Un baule misterioso, una collezione preziosa, un’opera lirica che ha fatto la storia. Tutto questo e molto di più è racchiuso nella mostra <strong><em>Turandot e l&#8217;Oriente fantastico di Puccini, Chini, Caramba</em></strong>, che inaugura magistralmente la riapertura del <strong>Museo del Tessuto di Prato</strong> e che sarà visitabile dal 22 maggio al 21 novembre 2021. Un percorso in tre parti nel quale si intersecano le storie dell’artista e scenografo <strong>Galileo Chini</strong>, del costumista <strong>Luigi Sapelli in arte Caramba</strong>, e del maestro <strong>Giacomo Puccini</strong>, uniti dal fil rouge di un’opera che vive di un sogno chiamato Oriente.</p>



<p><strong>Turandot e l&#8217;Oriente fantastico di Puccini, Chini, Caramba al Museo del Tessuto di Prato</strong></p>



<p>È il 2018. La Conservatrice del Museo del Tessuto del Prato, <strong>Daniela Degl’Innocenti</strong>, riceve un misterioso baule contenente alcuni abiti di scena di inizio ‘900. Il baule era appartenuto a una grande soprano degli anni ‘20 e ‘30, <strong>Iva Pacetti</strong>, nativa della stessa Prato. Non passa molto tempo prima che Degl’Innocenti si renda conto di che cosa ha di fronte. Tessuti laminati, modelli a kimono, una manica decorata con un magnifico pavone: un immediato confronto con fonti d’epoca, fra cui i figurini e gli inventari del Teatro alla Scala di Milano, non lascia dubbi. Quelli sono gli abiti della <strong>Principessa di Ghiaccio</strong>, Turandot, realizzati per la prima assoluta dell’omonima opera di Giacomo Puccini andata in scena alla Scala il 25 aprile del 1926.</p>



<p>Da quel momento, ha inizio la genesi di una mostra che richiederà tre anni di tempo per essere aperta, complice anche il ritardo dovuto a una pandemia. Da quei costumi parte infatti un percorso che porta Degl’Innocenti e lo staff del Museo del Tessuto a ricercare la relazione fra il loro creatore, il costumista Caramba, primo vero costumista del Novecento, Giacomo Puccini e Galileo Chini, ovvero colui che realizzò le scenografie della <em>Turandot</em>. Scenografie che rappresentano da un lato un tripudio di stile Liberty, di cui l’iconica corona di Turandot è il simbolo per eccellenza; dall’altro, <strong>la fascinazione di Chini per l’Oriente</strong>, da lui vissuto per ben tre anni alla corte di Re Rama VI in Siam (l’odierna Thailandia).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Museo-del-Tessuto-2.jpg" alt="" class="wp-image-76927" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Museo-del-Tessuto-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Museo-del-Tessuto-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Museo-del-Tessuto-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Museo-del-Tessuto-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Un tuffo in un regno incantato</strong></p>



<p>Suddivisa in tre parti, la mostra <em>Turandot e l&#8217;Oriente fantastico</em><strong> </strong>è un vero e proprio viaggio, un’immersione in un’atmosfera fra il sogno e la realtà mentre si viene trasportati sì in un’altra epoca, ma anche in un altro mondo.</p>



<p>La prima parte della mostra è dedicata proprio al <strong>Siam di Galileo Chini</strong>, che arriva fino a noi tramite la collezione di oggetti, abiti e manufatti da lui riportati al termine del suo viaggio. Grazie alla collaborazione con il <strong>Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze</strong> e della <strong>Curatrice Monica Zavattaro</strong>, la collezione di Chini fa da anticamera e da contesto alla parte dedicata alla <em>Turandot</em>, con maschere, ceramiche e dipinti dello stesso artista che anticipano i motivi, i disegni e i colori della messinscena pucciniana.</p>



<p>Proseguendo nell’esibizione, il mondo della Principessa di Ghiaccio si apre di fronte al visitatore. Tele provenienti dalla <strong>Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti</strong> rimandano ancora all’universo siamese vissuto da Chini, ricco di commistioni con le culture cinesi, giapponesi e indiane. Dall’A<strong>rchivio Storico Ricordi </strong>provengono inoltre i <strong>bozzetti finali delle scenografie della </strong><strong><em>Turandot</em></strong>, dove viene mostrato lo sfarzo – rigorosamente in stile Liberty – della reggia della Principessa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Museo-del-Tessuto-1.jpg" alt="" class="wp-image-76926" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Museo-del-Tessuto-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Museo-del-Tessuto-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Museo-del-Tessuto-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Museo-del-Tessuto-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>E poi, gli abiti. Un treno di costumi caleidoscopico, i cui colori e fattezze riempiono gli occhi come la più lussureggiante delle feste. <strong>Sete, pizzi, ikat fiammeggianti</strong>: 30 personaggi sfilano silenziosamente, arricchiti da accessori e gioielli sfavillanti, su cui la corona di Turandot regna sovrana. I costumi del Caramba sembrano quasi vivere di vita propria, restaurati e conservati sapientemente dalla <strong>Sartorie Devalle di Torino</strong>. C’è spazio anche per Iva Pacelli, la protagonista silenziosa della mostra, che pure indossò magistralmente i panni di Turandot e senza il cui baule questo Oriente fantastico non sarebbe mai andato in mostra.</p>



<p><strong><em>di Martina Faralli</em></strong></p>
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		<title>Un Capodanno Cinese che profuma di Acqua di Parma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2019 22:33:03 +0000</pubDate>
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<h3>Le Fragranze firmate Acqua di Parma</h3>
<p>Colonia, Colonia Pura, Colonia Essenza, Colonia Club e Colonia Intensa sono le diverse profumazioni presenti nella magica box. A rappresentare l’Italia vi è l’<b>icona</b> di Acqua di Parma: <b>Colonia </b>Le classiche note di arancia e bergamotto, unite alla lavanda, alla verbena e alla rosa bulgara, donano un inconfondibile <b>aroma frizzante e fresco</b> alla fragranza.</p>
<p>La seconda selezione prende il nome di <b>Colonia Pura</b>, e si differenzia dalla fragranza iconica grazie all’aggiunta del coriandolo e del gelsomino. A rendere il tutto molto armonioso e <b>vigoroso</b>, è l’aggiunta di un leggero sottofondo di legno di cedro.</p>
<p>Custodita in una boccetta nera troviamo invece <b>Colonia Essenza</b>, ancora più frizzante e composta da <b>pompelmo, mandarino</b> e petit grain. Il suo aroma agrumato si fonde perfettamente con il profumo del vetiver, del muschio bianco e dell’ambra, donando quindi maggior vigore all’essenza.</p>
<p>Alle note agrumate si aggiunge un fresco profumo di <b>menta</b>, si tratta della <b>Colonia Club</b>, super riconoscibile nella sua boccetta verde. Accompagnata dalle note del galbano, della lavanda e del geranio, questa è decisamente la fragranza più fresca della collezione Acqua di Parma.</p>
<p>Infine, una fragranza molto <b>mascolina</b>: la <b>Colonia Intensa</b>. Con alcune note legnose tra cui il cuoio, aggiunte ai principali profumi del limone e del bergamotto, regala una fragranza forte e decisa.</p>
<h3>Acqua di Parma presenta la sua confezione Orientale</h3>
<p>Il <b>nuovo cofanetto</b> pensato da Acqua di Parma è realizzato interamente a mano, molto semplice ed elegante, di color <b>rosso</b> con dettagli in <b>oro</b>, che rimanda subito alla <b>Cina</b>. Fa viaggiare la mente tra le bellissime lanterne con ricami dorati; i suoi colori fanno pensare ai draghi orientali delle grandi feste popolari.</p>
<p>Al suo interno vi sono boccette da 5ml l’una, un regalo per farci assaporare tutte le fantastiche varianti create in casa Acqua di Parma. I flaconcini, dal design ispirato all’Art Déco, sono di colore nero, verde e bianco, con piccole varianti nei tappi.</p>
<p>Un regalo dall’Italia alla Cina, quindi. Una piccola scatola dai colori orientali che racchiude essenze mediterranee. Un bel pensiero per il Capodanno di uno dei paesi più grandi e belli al mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Valeria Dalle Carbonare</i></b></p>
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		<title>Fiori di Loto birmani per Loro Piana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jan 2013 09:31:18 +0000</pubDate>
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<p>In <strong>Birmania</strong> viene utilizzato già da molto tempo per la tessitura di stoffe, con cui vengono realizzati gli abiti dei monaci buddisti di alto rango, sciarpe e decorazioni per le statue di Budda. Lo <em><strong>stelo di loto</strong></em> viene tagliato in piccole porzioni, ruotato e tirato in modo che ne escano i filamenti, simili ad una ragnatela; sfregando tra loro tre mazzi di filamenti si ottiene un filo. Giornalmente, a seconda delle capacità e della disponibilità del materiale, si possono <em>produrre circa 120 grammi di filato, che si trasformano in 50 metri di tessuto al mese</em>. Per ottenere un metro di questo tessuto, che naturalmente ha una colorazione neutra, molto vicina al colore beige, <em>occorrono 320.000 steli di fiore di loto</em>.<br />
Ed ecco che “nascono” alcuni tra i filati più pregiati al mondo.</p>
<p>Quando nel campo della moda si parla di linee sofisticate di abbigliamento, confezionate artigianalmente con i filati più ricercati, non si può non far riferimento all’eccellenza di<strong> Loro Piana</strong>, marchio italiano nato addirittura nei<strong><em> primi decenni del 1800</em></strong>, in seno ad una famiglia che da ben sei generazioni si attiene ai più alti standard qualitativi.<br />
Ricercare l’eccellenza fa parte del DNA e della missione di Loro Piana.</p>
<p>Per quanto riguarda <strong>Loro Piana Lotus Flower®</strong> (marchio già depositato in Italia ed internazionalmente), <strong><em>Pier Luigi Loro Piana</em></strong> stesso ha scelto di scendere in campo di persona, incontrando le popolazioni locali e stringendo rapporti diretti con la Birmania per l’estrazione della fibra e la sua trasformazione. L’obiettivo è quello di tramandare questa sacra tradizione secolare, grazie alla collaborazione con la popolazione degli<strong> Inthi</strong>, a cui viene garantito il lavoro nei loro luoghi d’origine, con il supporto del know-how del brand in ambito tessile.</p>
<p>Per Loro Piana, la fibra del fiore di loto rappresenta nuovamente un’occasione per avvicinarsi a un mondo magico, meraviglioso, a rischio d’estinzione, che invece potrà essere conosciuto ed apprezzato dagli appassionati di qualità e natura estreme. Morbido, leggerissimo e traspirante, come seta grezza e lino antico, ma non si stropiccia; un caldo e avvolgente abbraccio totalmente naturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Valentina Boschetti</em></strong>)</p>
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		<title>Sabine Ducasse, Melting Pot collection</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 20:29:11 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: left;">Questo <em>“miscuglio etnico</em>”, ovvero <strong>melting pot,&nbsp;</strong>applicato alla moda è il risultato di un interessante esperimento che lega elementi differenti in un solo capo. Tutto ciò lo possiamo vedere nelle creazioni dell’emergente fashion designer <strong>Sabine Ducasse</strong>: originaria di Parigi, ha vissuto a Shanghai, in Cina per più di quattro anni, dove ha frequentato la scuola di design della moda.</p>
<p>Nella sua prima, e al momento unica, collezione, chiamata proprio <em><strong>“Melting Pot”</strong></em>, vuole rappresentare la personale esperienza dell’incontro tra oriente e occidente: forme, tecniche e materiali si uniscono creando uno stile davvero innovativo, dove primeggia il colore e lo stile fantasy. Tutte le visioni che Sabine ha dell’est e dell’ovest si fondono insieme e si combinano per evocare l&#8217;idea di rinascita, dando nuova identità a semplici pezzi di plastica, fusi per creare abiti. I suoi capi di punta sono le<strong> “armature”</strong>, realizzate con tessuti non convenzionali, come appunto plastica, gomma e perle che creano un effetto <strong>“pixelato”,&nbsp;</strong>stile videogame. I divertenti disegni di Sabine sono paradossali: allo stesso tempo sia vintage sia di tendenza, nascono per <strong>un oriente al suo primo incontro con l&#8217;occidente</strong>.</p>
<p>La stilista francese non crea solo abiti, ma anche <strong>occhiali e coprispalle rigidi e psichedelici</strong> che non sembrano pensati per i nostri tempi ma per un lontano futuro. I vivaci accessori rendono ancora più stravagante ed eccentrica la variopinta collezione di Sabine Ducasse, che lei stessa ama definire un <em>“melting pot-insalateria”.</em></p>
<p><strong>Mixare</strong> nella moda è sicuramente molto interessante e intrigante ma può rivelarsi anche rischioso. Bisogna riprendere solo alcuni elementi della storia e dargli un’interpretazione nuova e occidentale altrimenti si rischia di ottenere un risultato forzato e qualunquista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Valentina Sorrenti</em></strong>)</p>
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		<title>Un museo itinerante per Fratelli Rossetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Dec 2012 10:29:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Un-museo-itinerante-per-Fratelli-Rossetti_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Un-museo-itinerante-per-Fratelli-Rossetti_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Un-museo-itinerante-per-Fratelli-Rossetti_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Un-museo-itinerante-per-Fratelli-Rossetti_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/12/Un-museo-itinerante-per-Fratelli-Rossetti_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p style="text-align: left;" align="center">La bellezza, l&#8217;eleganza, la ricercatezza dei <strong>Fratelli Rossetti</strong> fa il giro del mondo. Per mostrare la sua storia, che ha ben più di mezzo secolo. L’Oriente, si sa, apprezza la qualità italiana così tanto da cercare, molto spesso, di imitarla. Ed è proprio nel fiorente mercato orientale che il marchio “made in Italy” di calzature <strong>Fratelli Rossetti</strong> ha deciso di dare il via ad un <strong>museo itinerante</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Le prime esposizioni si sono svolte nelle boutique di <strong><em>Hong Kong</em></strong> (dal 10 al 24 ottobre) e&nbsp; a&nbsp; <strong><em>Shanghai</em></strong>, al Plaza 66, dal 12 al 26 di ottobre. Ma già si sta lavorando all&#8217;<strong>attesissima tappa newyorkese del prossimo anno.</strong></p>
<p style="text-align: left;">La finalità è quella di raccontare la storia dell’azienda, dai giorni della sua nascita fino ad oggi, e di celebrarne l’eccellenza del marchio che è diventato un esempio per le aziende italiane sbarcate sui mercati internazionali. <strong>Le prime calzature</strong> Rossetti hanno origine più di 60 anni fa, quando il giovane Renzo, nel dopoguerra, creò i primi modelli sportivi, che sono inclusi nelle mostre itineranti. Il brand Fratelli Rossetti ha poi dato origine a quelle che sono state da loro stessi definite “piccole e grandi rivoluzioni”: innovazioni di stile che hanno segnato la storia delle calzature, come la scarpa maschile da portare senza calze e lo <em>stile “mannish”</em>.</p>
<p style="text-align: left;"><em>“Abbiamo sempre custodito gelosamente i nostri pezzi storici negli archivi della nostra azienda alle porte di Milano</em> &#8211; commentano orgogliosamente Dario, Diego e Luca Rossetti – <em>ma oggi abbiamo deciso di esporre il nostro patrimonio al di fuori della nostra casa, nella consapevolezza che questi modelli hanno contribuito alla storia del costume italiano”.</em></p>
<p style="text-align: left;">In occasione degli eventi in programma in Oriente, la maison ha creato la stringata “<strong>Asia</strong>”, preview delle Collezione Donna Primavera-Estate 2013, realizzata nei colori che la Cina considera porta fortuna: rosso, rosa e bordeaux.</p>
<p style="text-align: left;">La prossima tappa, dicevamo, sarà <strong>New York</strong>, dove la maison ha una celebre boutique in Madison Avenue.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di<em><strong> Ilaria Forastieri</strong></em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Riso basmati con verdure crunch</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Nov 2012 09:15:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/Riso-basmati-con-verdure-crunch_4-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Si può essere nella propria cucina hi-tech e sentirsi improvvisamente ai piedi dell’Himalaya…<br />
Basta mettere sul fuoco una pentola con del riso basmati: il suo incantevole profumo vi porterà ai confini con l’India, dove la <em>Regina di fragranza</em> (significato di <em>basmati,</em> in hindi) vi saprà conquistare con le sue note delicate e aromatiche.</p>
<p><em>Ingredienti per 4 persone:</em></p>
<ul>
<li>1 tazza capiente di riso basmati</li>
<li>2 tazze d’acqua</li>
<li>1 peperone giallo, 1 rosso e 1 verde</li>
<li>3 zucchine</li>
<li>1 cipolla bionda</li>
<li>sale q.b.</li>
<li>olio evo q.b.</li>
<li>1 spicchio d&#8217;aglio</li>
<li>capperi a piacere</li>
</ul>
<p>Tagliate a <em>julienne</em> le verdure (per le zucchine tenete solo la parte soda vicino alla buccia eliminando la parte bianca con i semi; per i peperoni, invece, &nbsp;ricordatevi di togliere le parti bianche e i semini). Fate soffriggere l’olio con l’aglio, aggiungete la cipolla e quando sarà imbiondita unite i peperoni; quando anche questi inizieranno a prendere colore e ad ammorbidirsi, unite le zucchine, tenendo presente che più le tagliarete sottili e meno tempo ci vorrà per cuocerle.<br />
Se vi sembra che si attacchino troppo alla pentola aggiungete un goccio d’acqua, ma proprio un goccio, perché le verdure devono rimanere croccanti, perché noi vogliamo un effetto crunch! Verso fine cottura, potete aggiungere una manciata di capperi (se sono di Pantelleria meglio ancora). Aggiustate di sale e spegnete il fuoco.</p>
<p>In un pentolino fate bollire due tazze d’acqua salata, aggiungete quindi il riso, coprite e lasciate cuocere a fuoco basso per una decina di minuti. A cottura ultimata, vi accorgerete che il riso avrà assorbito tutta l’acqua, sarà molto profumato e non riuscirete ad aspettare senza assaggiarlo. Per una presentazione molto chic, riempite un coppa pasta con la <em>Regina di fragranza</em>, creando così uno sformatino, lasciando le verdure a parte. Nulla vi vieta di aggiungere del curry o della curcuma…o entrambi…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Lucrezia Centonze</em></strong>)</p>
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		<title>L’Oriente dai mille volti</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Nov 2012 13:41:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/LOriente-dai-mille-volti_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/LOriente-dai-mille-volti_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/LOriente-dai-mille-volti_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/LOriente-dai-mille-volti_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/11/LOriente-dai-mille-volti_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Un connubio tra arte e natura che sa sorprendere.</p>
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<p>Iniziamo con una terra, la <strong>Birmania</strong>, <em>diversa da ogni altra che tu possa aver conosciuto</em>. Sono queste le parole usate da <strong>Ruyard Kipling </strong>per descrivere quello stretto Paese tra India, Cina e Thailandia. Terra delle immense risaie, dei monaci, delle pagode e degli stupa (<em>reliquiari</em>, monumenti spirituali immersi nel verde, <em>ndr</em>), qui il tempo sembra essersi fermato per almeno un secolo; i decenni di isolamento politico hanno infatti conservato una cultura e un paesaggio artistico unico al mondo. La città di <strong>Bagan </strong>è una delle zone più ricche di monumenti che l’<em>Unesco</em> ha cercato senza successo di nominare luogo di eredità del mondo. È questo il momento migliore dell’anno per visitare la sua pianura (2.200 edifici buddhisti su un’area di 400 chilometri quadrati), quando la stagione delle piogge si è appena conclusa e si festeggia il ritorno alla vita con la festa di <em>kathina</em>, quando i monaci in ritiro nei tre mesi precedenti, rientrano negli antichi palazzi per vestire le statue del <strong>Buddha </strong><em>(“il primo monaco”, Siddhartha Gautama</em>), compiere riti e recitare i mantra. Bagan è stata la capitale dall&#8217;XI al XVIII e le sue architetture sono così numerose da far pensare che tutte le cattedrali europei del Medioevo siano concentrate qui. I templi bianchi e dorati, gli stupa di color rosso-mattone, i monasteri austeri e le biblioteche venerande raccolgono tutta la gloria della cittadina, conservando ori, argenti e tesori sfuggiti alle razzie passate, eleganti sculture di Buddha in bronzo o in legno di teck, pannelli smaltati narranti le sue vite precedenti e dipinti murali di scene di vita di corte dei sovrani. Uno su tutti, <strong>Anawrahta</strong>. Fu proprio lui, alla fine dell’XI secolo, a commissionare una delle più importanti pagode della zona, <strong>Shwezigon</strong>, non solo rilevante perché ha ispirato la struttura di tutte le successive pagode, con la sua cupola dorata innalzata su tre terrazze, ma perché rappresenta la realizzazione di un progetto più antico, politico: l’affermazione della supremazia del <strong><em>buddhismo Theravada</em></strong> sul <strong><em>culto magico-animalista degli spiriti Nat</em></strong> (gli spiriti guardiani dell’aria, dell’acqua e della terra, dimoranti sul <strong>Monte Popa</strong>, vulcano ormai spento su cui si celebrano però ancora le <strong><em>Nat Pwe</em></strong>, cerimonie di possessione pre-buddhista, <em>ndr</em>), qui raffigurati nell’atto di venerare il Buddha.<br />
Bagan è un incanto in qualunque modo si decida di visitarla: in mongolfiera per una vista dal cielo mozzafiato, o in bicicletta,&nbsp; per destreggiarsi tra gli oltre duemila templi, oppure&nbsp; via mare, su una barca vecchio stile, percorrendo il lungo fiume <strong>Irrawaddy</strong>. Se volete dormire a Bagan, potete scegliere il <strong><em>Bagan Hotel River View</em></strong>, nei pressi dell’<strong>Archeological museum</strong>, della città vecchia. Qui vivrete la vera atmosfera fuori tempo, pasteggiando nel ristorante in giardino con vista sul fiume, accanto a un’antica pagoda, chiedendovi se scegliere cucina birmana o internazionale. Se invece volete fare i lussuosi e dormire nell’hotel più famoso e costoso della Birmania, spostatevi nel cuore del Paese, nella limitrofa <strong>Yangon </strong>(<strong>ex-Rangoon</strong>), dove nel 1901 fu eretto il <strong>The Strand Yangon</strong>, il più ricco di storia e fascino, dal lusso tipico coloniale e dalla cucina di grande classe.</p>
<p>Il <strong>Nepal</strong> è un&#8217;altra splendida meta, la cui linfa vitale è la religione, un sincretismo tra induismo e buddhismo. A <strong>Kathmandu</strong>, la capitale, la fede è visibile in ogni aspetto della vita: emozionante è scoprire i fedeli nepalesi, due volte a settimana, recarsi nella <strong><em>valle di Dakshinkali</em></strong>, al tempio della dea vivente, <strong>Kali</strong>, <em>moglie di Shiva</em>, per offrire a lei doni. Luogo di incontro di induisti e buddhisti è poi lo <strong><em>stupa di Swayambhunath</em></strong>, dove sono dipinti gli occhi onniveggenti di Buddha, sui quattro lati alla base della sua grande guglia, a protezione dei quattro angoli della terra. Attraversando il fiume <strong>Bagmati</strong>, si arriva nella cittadina di <strong>Patan</strong>, un vero museo a cielo aperto, ricchissima di templi, palazzi, pagode, tra cui spiccano il tempio di Krishna e il tempio D’oro, tutte architetture fiabesche. Più medioevale, con i palazzi di mattoni rossi carminio, impreziositi da finestre in legno scolpito e portali dorati, con antichi laboratori di vasai e tessitori, è <strong>Bhaktapur</strong>, dichiarato patrimonio culturale dell’umanità dall’Unesco. <strong>Durbar</strong> è la sua grande piazza centrale, sede del <strong><em>Palazzo reale</em></strong> e di quello <strong><em>delle 55 finestre</em></strong>.<br />
Visitare questa regione richiede senz&#8217;altro spirito di adattamento, ma nemmeno qui vi chiediamo di rinunciare al lusso. Perché non allietarvi il soggiorno dimorando nel <strong>Dwarika’s Hotel</strong>, dalle cinque stelle reali, costruito sull’antica tradizione di ospitalità nepalese e contenete una delle più notevoli architetture del Paese? L’hotel ospita infatti una grande collezione di manufatti del XIII secolo ed è situato a pochissimi metri dal famoso <strong><em>tempio</em></strong> induista <strong><em>Pashupathinath</em></strong> e dallo <strong><em>stupa buddhista Bouddhanath</em></strong>, alto circa 40 metri e formato da un enorme emisfero poggiato su tre terrazze concentriche a pianta ottagonale, sul cui perimetro i fedeli fanno girare senza interruzione i <em>mulini di preghiera</em>. Qui potrete dormire in suite da mille e una notte e cenare all’aperto in uno dei tre ristoranti che servono i piatti tipici della cucina nepalese multi-culturale, dai sapori continentali e giapponesi, tutti preparati con prodotti a chilometro zero, perché coltivati nella fattoria limitrofa del Dwarika.</p>
<p>Finiamo il viaggio sognante con il <strong>Laos</strong>. Si dice che questo Paese non sia solo una terra di gran bellezza naturalistica, ma anche e soprattutto un luogo dove ritrovare serenità e pace, dove lo stress delle grandi città è lontano e la gente è disponibile e gentile. <strong>Luang Prabang</strong> è già da sola un motivo eccellente per raggiungere questo Stato: è anch’essa una meraviglia naturale tutelata dall’Unesco.<br />
Svegliatevi prima dell’alba, almeno una volta: non potete non assistere alla <strong><em>questa giornaliera </em>dei 250 monaci</strong> che ogni mattino percorrono la città per ricevere le offerte dai fedeli. Girovagando per le vie della cittadina noterete templi antichi, il vecchio <strong>Palazzo reale</strong>, al cui interno trova sede il <strong>Museo nazionale</strong>, costruito nel 1904 per ospitare la ricca collezione di oggetti appartenuti al tesoro della famiglia reale e il <strong><em>Phra Bang</em></strong>, la statua in oro alta 83 centimetri che secondo la tradizione è il simbolo del regno. Non mancate di visitare anche il suggestivo monastero detto <strong><em>Tempio della città d’oro</em></strong>, per i suoi tetti dorati che toccano quasi terra. A corollario, emozioni indimenticabili si possono vivere andando a conoscere i costumi e le usanze delle etnie delle montagne, per esempio nei villaggi delle minoranze <strong>Khmu </strong>e <strong>Hmong. Luang Prabang</strong> è anche nota come il <em>regno di un milione di elefanti</em>, racchiuso fra i fiumi <strong>Mekong </strong>e <strong>Khan</strong>. Da godere è il tramonto dalla collina <strong>Phou Si</strong>. Prima di tornare in Italia non negatevi di soggiornare a <strong>La Résidence Phou Vao</strong>, un hotel di lusso a cinque stelle, situato sulla collina, con una magnifica vista sulle montagne. Al suo interno un pluri-premiato centro termale, in cui lasciarsi coccolare dai trattamenti tradizionali al viso, massaggi corpo e bendaggi. Al calar della sera, vi saranno serviti piatti di grande maestria di cucina internazionale presso il ristorante del resort, fino a offrirvi un fresco cocktail al bar, in chiusura.</p>
<p>Oltre alla maestosa Cina e al potente Giappone, c’è ancora un Oriente tutto da scoprire, che si nasconde nelle città e nei volti delle popolazioni dell’Asia intera&#8230;</p>
<p>(di <strong><em>Ilaria Forastieri </em></strong>e <strong><em>Azzurra Zaglio</em></strong>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lingerie La Perla: richiami d’Oriente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2012 17:12:49 +0000</pubDate>
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<strong><br />
Oriental Suite</strong> – questo è il nome della linea – è stata pensata come una collezione di opere d’arte da fare indossare alle donne che cercano nell’intimo erotismo e sensualità: concetto egregiamente rappresentato dagli scatti della fotografa,<strong> Mary Rozzi</strong>, che ritraggono nella campagna pubblicitaria la bellissima modella canadese, <strong>Samantha Gradoville</strong>.<br />
Gli elementi simbolo della cultura del Sol Levante diventano i principali protagonisti di una storia che si svolge sul corpo: <strong>il ventaglio, il kimono, la cintura obi, i motivi su paraventi laccati, le stampe a grandi fiori rotondi</strong> sono tutte ispirazioni che caratterizzano i diversi capi, come dettagli preziosi di un capolavoro artistico, da scoprire uno dopo l’altro.</p>
<p>Il senso italiano dell’eleganza coniuga il mood orientale con tessuti prettamente occidentali e ricercatissimi, quali il <strong>pizzo Leavers, il raso, il pizzo Chantilly, la seta e il velluto</strong>, che accarezzano e vezzeggiano le dolci curve femminili.<br />
Inoltre, la tecnica nipponica del “<strong>furoshiki</strong>”, l’arte di avvolgere gli oggetti nel tessuto, entra nello styling ricercato di alcune proposte, dove il tulle ricamato viene ricoperto da uno strato di leggerissimo tulle liscio.</p>
<p>E ancora, in omaggio al 2012, anno <strong>del Dragone</strong> secondo il calendario giapponese, La Perla ha realizzato una speciale parure in tulle e raso nero, impreziosita dal ricamo metallico di un <strong>drago dorato</strong>, motivo che ritorna nell’abito lungo da sera in velluto.</p>
<p>I colori su cui la collezione <strong>Oriental Suite</strong> punta maggiormente sono quelli tipici della cultura orientale: <strong>nero, blu china, giallo curry, rosa camelia, rosso lacca </strong>e<strong> grigio perla</strong>.</p>
<p>Ulteriori informazioni su: <a href="http://www.orientalsuite.laperla.com/">http://www.orientalsuite.laperla.com/</a></p>
<p>(di <em><strong>Federica Livio</strong></em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>UNIQUENESS, neon e flamingos a Milano</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2012 16:48:06 +0000</pubDate>
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<p>Nata come esclusiva vendita online sul <a href="http://www.uniqueness.it" target="_blank" rel="noopener">sito</a>&nbsp;e reduce dal recente successo dell&#8217;esperienza londinese, la collezione <strong>2,01</strong> a pochi giorni dalla nuova apertura di Milano sta ottenendo già molti consensi.&nbsp;<strong><em>Uniqueness </em></strong>ci accoglie con un ingresso disegnato al neon, uno scenario <em>tromp l&#8217;oeil</em> a ricreare l&#8217;originale atelier della stilista e un grande desk <em>touchscreen</em> dove i più curiosi potranno rivolgere domande alla designer, scoprire le dinamiche che hanno portato alla creazione della collezione, o semplicemente guardare la rassegna di fotografie a colori e immagini in scorrimento.</p>
<p>Tutto è in linea con il progetto <strong><em>&#8220;cast&#8221;</em></strong>, sempre consultabile sul sito: una costante interazione tra stilista e visitatore, uno spazio virtuale, dove ognuno è invitato a vivere il processo creativo e apportare la propria visione e idee. Il sito, dunque, come luogo dove lo <em>shopping on-line</em> si fonde alla ricerca comune, alla musica, alle immagini e sensazioni postate da ogni parte del mondo.</p>
<p><strong><em>Uniqueness </em></strong>propone la <strong>collezione d&#8217;ispirazione collettiva</strong>.<br />
Si parte dalla città, con un <em>ton sur ton</em> di colori cipria su tessuti leggeri, per abiti dalle geometrie femminili e rigorose: un look mirato a catturare l&#8217;eleganza senza tempo per un allure anni &#8217;50. Cascate di microstampe invadono, invece, i minidress drappeggiati: un&#8217;alternanza di <em>mint&amp;black</em> per palme e particolari esotici rivolti alla sera; come i decori delle raffinate porcellane cinesi che li ritroviamo disegnati in <em>blue china</em> sui pantaloni larghi alla caviglia e sulle ampie giacche kimono. Scopriamo, infine, tanti <strong>fenicotteri rosa (simbolo della collezione)</strong> posare&nbsp;eleganti per le stampe articolate dei longdress neri, ma anche più piccoli sui giacchini k-way per i giorni piovosi. Insomma, particolari versatili e vincenti per la linea firmata Alessandra Facchinetti, per Pinko: la sintesi completa dell&#8217;eleganza di oggi.</p>
<p>Un made in Italy d&#8217;ispirazione orientale, per una collezione <em>no season</em> e senza troppi cambi d&#8217;abito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Federica Ciarini</em></strong>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Italia &#8211; Cina alla Reggia di Monza</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Oct 2012 20:29:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="256" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1biennale-italia-cina-768x256.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1biennale-italia-cina-768x256.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1biennale-italia-cina-300x100.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1biennale-italia-cina-480x160.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_1biennale-italia-cina.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Alla Biennale d'Arte Contemporanea due antiche tradizioni a confronto.</p>
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<p>L’obiettivo degli organizzatori &#8211; il presidente <strong>Paolo Mozzo</strong>, il direttore artistico <strong>Sandro Orlandi</strong>, i curatori <strong>Ivan Quaroni, Wang Chunchen e Mian Bu</strong> &#8211; è un&nbsp;<strong>confronto fertile</strong>&nbsp;tra le&nbsp;<strong>avanguardie artistiche</strong>&nbsp;di queste due antiche culture tanto diverse quanto simili, a tal punto che spesso risulta difficile distinguere la provenienza di un opera.</p>
<p>Il tema è&nbsp;“<strong><em>Naturalmente</em></strong>”: la scelta di questa dicotomia,&nbsp;<strong>natura &#8211; mente</strong>, per generare una serie di riflessioni sul&nbsp;<strong>rapporto tra arte contemporanea</strong>&nbsp;(come espressione di ciò che l’uomo pensa, attraverso la cultura) e&nbsp;<strong>natura</strong>&nbsp;(da sempre coinvolta nell’arte, basti pensare alle incisioni rupestri) in una società in perenne emergenza ecologica.<br />
Il programma comprenderà anche una serie di eventi trasversali,&nbsp;“<strong><em>I Collaterali</em></strong>&nbsp;”, che riguarderanno la&nbsp;<strong>letteratura</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>gastronomia</strong>.</p>
<p>Il primo grande evento interattivo si terrà&nbsp;<strong>domenica 21 ottobre</strong>&nbsp;alle 12.00, e vedrà l’artista&nbsp;<strong>Lin Jingjing</strong>&nbsp;impegnata in una&nbsp;<strong>performance artistica live</strong>. Con l’aiuto di un centinaio di volontari vestiti di bianco,&nbsp;<strong>cucirà con un filo rosso circa duemila rose</strong>&nbsp;sul tappeto verde all’esterno dell’area espositiva. La performance, che si concluderà con una camminata dell’artista dall’esterno verso lo spazio espositivo principale, sarà filmata e registrata; il video sarà poi proiettato durante tutta la Mostra.<br />
“<em>La rosa è la nostra vita”, afferma&nbsp;</em>Lin Jingjing, spiegando cosa ci sia alla base della sua esibizione, “<em>subisce lo splendore del costante intreccio della brutalità della vita. Attraverso la performance si cerca la comunanza tra di noi, riconosciamo le nostre paure, i desideri comuni, la serietà, il controllo e l’equilibrio</em>&nbsp;”.&nbsp;Il&nbsp;<strong>bocciolo</strong>&nbsp;di tutte le rose diventerà poi una&nbsp;<strong>seconda opera d’arte</strong>: verrà recuperato e inserito in lattine di metallo chiuse ermeticamente che, numerate e dotate di certificato di autenticità, potranno essere acquistate come ricordo indelebile di questa prima edizione della Biennale, che l’anno prossimo sarà allestita in Cina, alternandosi così di anno in anno nei due Paesi.</p>
<p><strong>Dal 20 ottobre al 16 dicembre</strong>&nbsp;una serie di progetti collaterali coinvolgerà l’intera città di Milano con una straordinaria rete di opere d’arte.<br />
<strong>A Palazzo Lombardia</strong>&nbsp;lo&nbsp;<strong>spettatore</strong>&nbsp;sarà il&nbsp;<strong>protagonista</strong>&nbsp;dell’esposizione: per accedere all’ingresso dovrà passare attraverso due sagome umane, una maschile e una femminile, per “spogliarsi” di sé ed entrare senza pregiudizi nel mondo Zen.&nbsp;Otto gli artisti cinesi che esporranno le loro opere nella nuova sede della Regione: per iniziare&nbsp;<strong>Zhang Zhaohui</strong>, il cui&nbsp;“<strong><em>Mito di Narcisio”</em></strong>&nbsp;prevede una vasca piena d’acqua al centro della stanza, nella quale lo spettatore potrà gettare le pietre poste sul bordo creando magici giochi di luce e diventando lui stesso artista.&nbsp;Si passa poi alla grande installazione (occupa 50 mq) di&nbsp;<strong>Feng Zhengjie</strong>, che su un tappeto verde applica&nbsp;<strong><em>50 rose di ceramica</em></strong>, e a&nbsp;<strong>Shao Yi Nong</strong>, unica artista donna della mostra, che conquista il pubblico con le originali ragnatele di seta&nbsp;“<strong><em>Heaven and Earth &#8211; Silk”</em></strong>&nbsp;e ancora installazioni, fotografie e bassorilievi.</p>
<p><strong>A Palazzo Isimbardi</strong>&nbsp;sarà presentata in anteprima mondiale l’opera di&nbsp;<strong>Chen Wenling</strong>, la scultura più grande mai realizzata al mondo: il modello in acciaio in scala ridotta del ponte che la città di Pechino ha acquistato per collegare due parchi.</p>
<p><strong>A Lissone</strong>, presso il Museo d’Arte Contemporanea, si potrà assistere al confronto tra i fotografi&nbsp;<strong>Marco Bertin</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Li Wei</strong>, esponenti di una nuova generazione di intellettuali che attraverso le loro opere veicolano il proprio pensiero e la propria filosofia. Marco Bertin conduce da anni una ricerca sulla produzione commerciale della Cina.&nbsp;“<strong><em>Made in China”</em></strong>&nbsp;è appunto il titolo della sua installazione, una raccolta di oggetti simbolo della tradizione occidentale tutti rigorosamente prodotti in Cina: tra gli altri, una gondola veneziana, il Cristo sulla croce, il calendario ebraico, la Tour Eiffel e la Statua della libertà. Bertin rappresenta questi oggetti sullo sfondo del rosso cinese con l’ideogramma della scritta ormai nota a tutti “Made in China”.&nbsp;Li Wei è uno dei più famosi fotografi cinesi le cui performance sono straordinarie sfide di equilibrio, la cui stessa Cina è alla ricerca, per conciliare l’enorme spinta interna verso una maggiore libertà e democrazia e uno sviluppo economico che le sta conferendo lo status di superpotenza mondiale.</p>
<p>La Biennale d’Arte Contemporanea Italia &#8211; Cina sarà aperta al pubblico&nbsp;<strong>dal 20 ottobre al 16 dicembre</strong>;&nbsp;sarà questa un’occasione di rinascita per la splendida&nbsp;<strong>Villa Reale di Monza</strong>&nbsp;la quale, con i suoi tremila mq di area espositiva, si candida come uno dei principali poli d’attrazione in previsione della Expo 2015.</p>
<p>Informazioni:<br />
<a href="http://www.reggiadimonza.it/" target="_blank" rel="noopener">www.reggiadimonza.it<br />
</a><a href="http://www.biennaleitaliacina.com/" target="_blank" rel="noopener">www.biennaleitaliacina.com</a><br />
<em><strong><br />
</strong></em>(di <em><strong>Marta Lualdi</strong></em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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