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	<title>novembre 2018 &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Gioele Dix e l’arte di essere figli in scena al Franco Parenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Nov 2018 08:42:43 +0000</pubDate>
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<p>Non è la prima volta che Gioele Dix sceglie come casa dei suoi lavori il <b>Teatro Franco Parenti </b>di Milano. È infatti qui che tra il 2014 e il 2017 va in scena con il suo altro spettacolo  “ <b>Giovedix Letterari</b>”, che è diventato un appuntamento fisso. Probabilmente è da attribuire proprio a questa sua passione per la letteratura la scelta del testo, che approfondisce il rapporto tra Telemaco e suo padre Ulisse.</p>
<h3>Gioele Dix, Telemaco e il diventare adulti</h3>
<p>Lo spettacolo, già andato in scena nella stagione 2016/2017, riprende e attualizza un progetto andato in onda qualche anno fa su Rai 5. Basato sui primi quattro canti dell’<b>Odissea</b>, spesso ignorati, si narra di come Telemaco vada alla ricerca del padre ormai disperso da anni. Mancando proprio le mirabolanti avventure di Ulisse, ancora assente in questa parte, la letteratura ha deciso di dare fama ad altri episodi dell’Opera.</p>
<p>Gioele Dix decide invece di approfondire  le <b>difficoltà</b> in cui può incorrere un figlio privato di un padre, prendendo in mano le redini del proprio destino. È un viaggio quindi anche quello di <b>Telemaco</b>, che decide di confrontarsi con la fama del padre e crescere a sua volta. La forza dello spettacolo va probabilmente ricercata proprio in questo tema. Telemaco e la sua necessità di crescere narrano di un’<b>esperienza umana</b>, condivisibile da chiunque.</p>
<h3>Gioele Dix e l’amore per il teatro</h3>
<p>Molti probabilmente lo conoscono come il comico di Zelig, ma quello che forse non si sa è che Gioele Dix è molto più di questo. L’approdo allo show avverrà infatti solo nel 1987,  quando aveva già accumulato varie esperienze teatrali. Prima di ciò aveva fondato con alcuni amici e colleghi il <b>Teatro degli Eguali</b>, affiancando questa passione ad altri lavori. Come ha inoltre confessato durante un’intervista, ha anche lavorato come trasportatore di carni, calcando il palco di sera davanti amici e parenti. Proprio i genitori, che lo volevano laureato, non lo hanno però mai ostacolato nel suo percorso, lasciandolo intraprendere il suo viaggio come Telemaco.</p>
<p>La crescita, il cambiamento e la consapevolezza sono quindi la chiave di lettura di tutto lo spettacolo di Gioele Dix, che parte soprattutto dalle sue personali esperienze. Volendo concludere quindi con le parole di Telemaco stesso “…<b>poiché sono adulto e comprendo quanto dicono gli altri, poiché il coraggio cresce nel mio cuore</b>&#8230;”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Maria Concetta Porricelli</i></b></p>
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		<title>Almost nothing. Cern: la scoperta del futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Nov 2018 09:19:20 +0000</pubDate>
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<p>Come si può pensare anche solo per un momento di lasciare tutto al caso e non fermarsi a meditare almeno un attimo su che cosa ne sarà del nostro <b>futuro</b>? Quale sarà l’ambiente di cui faremo parte e che ci circonderà in ogni momento della nostra giornata? Ma soprattutto, chi cercherà la risposta a tutte le nostre domande per riuscire ad affrontare al meglio il mondo di cui faremo parte? Ve lo siete mai chiesti?</p>
<p>Pare proprio che il collettivo di artisti e filmmakers di <b>ZimmerFrei</b> abbia cercato di dare risposta a tutte queste domande, e con l’aiuto dei suoi collaboratori Massimo Carozzi, Anna De  Manincor e Anna Rispoli &#8211; che hanno fondato tutto questo a Bologna nel 2000 &#8211; hanno dato vita ad una vera e propria collaborazione per produrre dei film che diano la possibilità di investigare dettagli di contemporaneità attraverso le abitudini, la cultura, la società a cui appartiene l’umanità d’oggi con l’utilizzo delle arti visive, delle performances, della musica e dello spettacolo. <b>Almost nothing</b> è proprio questo: uno dei migliori esperimenti cinematografici mai riusciti.</p>
<h3>Almost nothing, parliamo veramente “quasi del nulla”?</h3>
<p>Titolo discutibile quello di un film che non si sofferma soltanto sull’analizzare quello che vedono tutti, non vi pare? Eppure, da fuori, <b>Cern</b>, sembra esattamente questo: un insieme di fisici delle particelle, collocati in una cittadina che si trova tra la Francia e la Svizzera, che cercano di trovare una risposta alle loro teorie tramite l’utilizzo della <b>scienza</b> e della <b>fisica</b>. Ma che cos’è in realtà?</p>
<p>In verità, parliamo di un gruppo molto vasto di persone che lavorano come se fossero un unico cervello, un’unica macchina che cerca di mettere corpo e mente nelle proprie scoperte; gente che ha una vita, che instaura delle relazioni fisiche ed emotive con gli altri, che combatte ogni giorno per creare delle nuove regole di funzionamento di un sistema che sembra già pianificato. Uomini che non smettono di costruire delle vere e proprie basi per una società che non si vedono in superficie, come potremmo dire per il lavoro degli architetti, ma che lasciano spazio a pensieri molto più profondi e di spessore.</p>
<h3>Almost nothing&#8230;Utopia o realtà?</h3>
<p>La <b>ZimmerFrei</b> ha più volte raccontato quanto tempo e dedizione ha portato la realizzazione di questo film: a partire dagli ambienti più inusuali, più disabitati e spaesati in cui girare, fino ad arrivare alle scrivanie e agli uffici di questi uomini e donne solamente per fare loro delle domande, in 16 minuti di tempo, con la speranza di ricevere una risposta che non si sa se sarebbe stata coperta totalmente dal suono di alcuni dei più grandi macchinari scientifici del nostro Pianeta.</p>
<p>Perfino <b>Anna De Manincor</b>, citando i suoi colleghi, spiega con quale stupore e con quale gioia si erano trovati ad affrontare una comunità che sembrava aver creato una connessione tra la propria vita e la scienza, rendendola una cosa unica. Come si erano sentiti davanti ad un “villaggio utopico” in cui nessuno sembrava lamentarsi del proprio lavoro, ma tutti parevano invece soddisfatti in ogni momento in cui si trovavano in quel luogo.</p>
<p>Per questo, nulla poteva essere più soddisfacente del risultato del documentario che è stato prodotto. L’<b>inverosimile</b>, il <b>surreale</b> e il <b>reale</b> sono riusciti a coalizzarsi tra loro in un&#8217;unica registrazione, dando a vita a quello che fin dal principio si era ricercato.</p>
<p>Non manca altro che immergervi nella visione di questo film, considerato uno dei più grandi ed interessanti documentari dal <b>Ministero dei Beni Culturali e del Turismo</b>, per capire esattamente di cosa stiamo parlando e di ciò che vogliamo trasmettere per farvi comprendere che, la maggior parte delle volte, andare oltre quello che si vede superficialmente si rivela molto più di quello che avremmo pensato. Dal <b>18 novembre</b> 2018 in tutte le sale cinematografiche italiane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Luciana Losada </i></b></p>
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		<title>La moda e il linguaggio di Antonio Marras per Zanichelli</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Nov 2018 08:30:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Marras-Zanichelli-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Marras - Zanichelli" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Marras-Zanichelli-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Marras-Zanichelli-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Marras-Zanichelli-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Marras-Zanichelli-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Antonio Marras x Zanichelli: un progetto rivolto alla sensibilizzazione sulla lingua che si esibisce per le strade in forma di street art e graffiti urbani</p>
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<p>Mercoledì 7 novembre è stato presentato in un incontro il progetto tra Zanichelli e lo stilista <b>Antonio Marras</b>, in cui Marras stesso, insieme a Gianluca Gorazi e Irene Enriques di Zanichelli, ha raccontato come si è approcciato alla collaborazione per lo <b>Zingarelli</b>.<br />
“La <b>cultura</b> non è mai andata fuori moda. È qualcosa di così connesso con la nostra esistenza che non se ne può fare a meno. È come l&#8217;aria. Credo che il mio lavoro implichi un&#8217;aderenza alla realtà e quindi alla cultura che ci circonda. Quel che ho provato a fare nel tempo è far dialogare questa disciplina che è la moda con altre discipline: arte, danza, poesia, cinema, teatro, letteratura”. Descrive così Antonio Marras la campagna di collaborazione, che ha avuto grande successo.</p>
<h3>Marras e la sensibilizzazione rivolta alla lingua, italiana e straniera</h3>
<p>Si tratta di un progetto rivolto alla <b>sensibilizzazione sulla lingua</b>, italiana e straniera, che si esibisce direttamente per le strade in forma di <b>street art</b> e <b>graffiti urbani</b>, in grado di far riflettere sulle nostre capacità di espressione. Inoltre, essendo la cultura multiforme e variegata, questo progetto vuole integrare una “didattica urbana” che trova ispirazione in ogni forma d’arte, e dunque anche sulle passerelle con lo stilista italiano Marras.<br />
Ciò che Marras ha fatto per i dizionari Zingarelli è stato di “sporcare, imbrattare, rendere impuro, porre a contatto superfici, oggetti diversi. Trascorrere lunghe ore…” avendo a disposizione “un foglio bianco, piccoli spazi di pagine già scritte, quaderni usati, vecchie copertine di libri, carta o cartone, cartoline, brandelli di stoffa, in cui tutto chiede di essere riempito.” Il risultato finale del lavoro dello stilista sardo sono <b>16 opere d&#8217;arte</b> originali in cui la materia del vocabolario è stata incorporata a innumerevoli elementi.<br />
Per l&#8217;occasione è stato allestito in atelier un vero e proprio <b>percorso museale</b> dove le 16 opere saranno visibili al pubblico fino al <b>21 novembre</b>.  Inoltre, otto di questi oggetti artistici saranno protagonisti di una serata a invito al Mudec, presso il ristorante di Bartolini; qui si terrà un&#8217;<b>asta di beneficenza</b> organizzata da <b>GQ</b>.<br />
Una delle mille forme d’arte tramutata in disegni e scrittura, perché come afferma Marras: “gli abiti sono parole di un grande vocabolario”.<br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Caterina Pregnolato</i></b></p>
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		<title>Antoon Van Dyck e l’arte del ritratto in mostra a Torino</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Nov 2018 08:04:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Van-Dyck-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Van Dyck" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Van-Dyck-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Van-Dyck-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Van-Dyck-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Van-Dyck-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Antoon Van Dyck verrà omaggiato dalla città di Torino con una splendida mostra che si terrà alla Galleria Sabauda dal 16 novembre 2018 fino al 3 marzo 2019</p>
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<p>“Il mio miglior allievo”: così il grande maestro Peter Paul Rubens definì il compatriota <b>Antoon Van Dyck</b> (1599-1641), uno dei ritrattisti più importanti del Seicento che la città di <b>Torino</b> omaggerà con una splendida mostra che si terrà alla <b>Galleria Sabauda</b> dal 16 novembre 2018 fino al 3 marzo 2019.<br />
Una fantastica raccolta di<b> 100 opere</b> divise in 4 sezioni provenienti dai più importanti musei, accompagnate dai dipinti già presenti nella collezione delle Gallerie Reali. Il tutto volto a manifestare al pubblico il grande talento del pittore fiammingo, cercando di evidenziare la fittissima rete di rapporti di committenza che Van Dyck ebbe con le élite più eminenti dell’Europa del suo tempo. Van Dyck, infatti, dopo essersi inizialmente cimentato con opere di carattere religioso e mitologico, si dedicò quasi esclusivamente alla magnifica arte del <b>ritratto</b>, a cui diede un contributo straordinario e apportò sensibili modifiche non prive di continuatori.</p>
<h3>Van Dyck: il maestro fiammingo</h3>
<p>La sua pennellata, morbida ed elegante, unita alla sua eloquenza signorile e raffinata gli permisero di realizzare ritratti per personaggi illustri quali <b>Carlo I d’Inghilterra</b> (di cui fu il pittore ufficiale), <b>i reali di Savoia</b> e i ricchissimi nobili genovesi, le cui rappresentazioni  appaiono sempre psicologicamente coerenti anche se celebrative. Il <b>maestro fiammingo</b>, come ogni intellettuale Seicentesco che si rispetti, compì moltissimi viaggi in Italia, rimanendo rapito dalle bellezze naturali e conquistato dalle tele di grandissimi pittori; soprattutto per Tiziano professava un amore e un’ammirazione incondizionata.</p>
<h3>Una vita a regola d’arte</h3>
<p>“Grande per la Fiandra era la fama di Pietro Paolo Rubens, quando in Anversa nella sua scuola sollevossi un giovinetto portato da così nobile generosità di costumi e da così bello spirito nella pittura che ben diede segno d&#8217;illustrarla ed accrescerle splendore”, così lo storico dell’arte <b>Giovan Pietro Bellori</b> descrisse Antoon Van Dyck, un giovane pittore molto promettente, dotato di grande charme, destinato ad un futuro luminoso (come i suoi colori) nelle più sfavillanti corti Seicentesche.  Una vita trascorsa a dipingere dame, re, nobili e cavalieri: un vero <b>“pittore di corte”</b>.<br />
<b><i>di Alessandra Baio</i></b></p>
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		<title>BookCity Milano: grandi e piccoli uniti dal profumo della cultura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 17:53:42 +0000</pubDate>
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<p>Proprio grazie a quest’ultima, <b>BookCity Milano</b> ha sviluppato uno dei punti cardine dell’edizione in corso: un progetto dedicato agli studenti per avvicinarli il più possibile a quello che è il fiabesco mondo della lettura; non a caso prende il nome di<b> Scuole senza frontiere</b>. Efficace, d’effetto, perché la cultura non deve spaventare bensì ampliare la mente di tutti, dai più piccoli alle persone che hanno un bel vissuto alle spalle.</p>
<h3>BookCity, la cultura che bonifica ogni angolo di Milano</h3>
<p>Tra i numerosi<b> eventi</b>, se ne contano <b>più di 1300</b>, che interessano il mondo dei lettori, dell’editoria e degli autori. Il più atteso è quello che riguarda “<b>Il giro di Milano in 90/91 minuti</b>”. Si tratta del <b>filobus storico</b>, quello che si distacca dalla movida e dalla dolce vita del centro andando a percorrere quartieri esterni seppur colmi di storie da raccontare.</p>
<h3>BookCity Milano ogni anno ci ricorda quanto corre il mondo intorno a noi</h3>
<p>Come già anticipato, BookCity si arricchisce di volta in volta, portando con sé novità che coinvolgono sempre più persone. Una, ad esempio, è il <b>gemellaggio con Dublino</b>, altra grande metropoli ricca in ogni suo aspetto, considerata anch’essa capitale della letteratura. Se vogliamo gettare uno sguardo alla società odierna, non poteva mancare una particolare attenzione a quello che è il mondo del <b>digitale</b>, inserendo in questi tre giorni incontri dove si sensibilizzano i piccoli su temi come <b>bullismo</b> e <b>attualità</b>.</p>
<h3>Tutti devono avere il diritto di conoscere e imparare</h3>
<p>Non ci sono soltanto novità al BookCity Milano, infatti si confermano progetti che toccano ambiti come il <b>sociale</b>, dove si organizzano visite nelle carceri e nei centri di recupero. Grazie anche a tutto ciò, Milano ha conseguito il titolo di <b>Città Creativa UNESCO</b> per la Letteratura.</p>
<p>Per concludere al meglio questa edizione, l’ultima giornata è stata dedicata alla <b>Poesia</b>, dove poeti più o meno noti conducono l’ascoltatore nell’oblio promuovendo luoghi significativi per Milano. Sarà un successo assicurato e, citando il grande James Joyce: “L’arte deve rivelarci idee, essenze spirituali informi”.</p>
<p>Per ulteriori informazioni, il programma è consultabile sul sito: <a href="http://www.bookcitymilano.it">www.bookcitymilano.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Agnese Pasquinelli</i></b></p>
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		<title>Alessandro Preziosi: al Teatro Manzoni nei panni di Van Gogh</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2018 08:30:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Alessandro-Preziosi-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Alessandro Preziosi" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Alessandro-Preziosi-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Alessandro-Preziosi-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Alessandro-Preziosi-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Alessandro-Preziosi-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Alessandro Preziosi torna a teatro con l'opera Vincent Van Gogh - L'odore assordante del bianco. Dal 15 novembre al 2 dicembre al Teatro Manzoni di Milano</p>
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<h3>Alessandro Preziosi, fra arte e follia</h3>
<p>È il 1889 e Van Gogh si trova nel manicomio di Saint Paul dopo un attacco di pazzia. Questa è la vicenda biografica che <b>Stefano Massini</b> prende come spunto per scrivere il suo primo spettacolo. Chiuso in una stanza così candida da essere accecante, il pittore vive un periodo di immobilità artistica. Ma come si può vivere in un luogo dove l’unico colore è il bianco? Come si può sopportare la devastante neutralità del vuoto?</p>
<p>Qui la sua <b>follia</b> sembra crescere fino a non fargli più riconoscere ciò che è vero da ciò che non lo è. Il desiderio più grande di Vincent è quello di uscire da quelle mura, e la sua speranza è riposta nella visita del fratello Theo. Nel loro dialogo il pittore racconta il suo disperato tentativo di sfuggire all’assenza di <b>colore</b> a cui è costretto.</p>
<h3>Un thriller psicologico sulla creatività artistica</h3>
<p>Con un testo dalla scrittura limpida e dalla drammaturgia tagliente e immediata, Massini lancia interessanti spunti di <b>riflessione</b>. Diventa difficile segnare il confine tra verità e finzione, follia e sanità, realtà e sogno. Un magnetico e intenso Alessandro Preziosi restituisce il <b>tormento</b> del protagonista con una potente immediatezza espressiva. Il pubblico resta con il fiato sospeso di fronte a una recitazione sopra le righe.</p>
<p>Impossibile non immedesimarsi nella disperazione di un uomo <b>creativo e geniale</b> che fa riflettere sul ruolo dell’arte. Chiuso nel suo castello bianco, Van Gogh resta in bilico tra il reale e il suo esatto opposto. Un’<b>evoluzione lucida</b> in cui l’artista compie lo straziante sforzo di liberarsi da un bianco che acquista un odore assordante. La visione dell’assurdo si rispecchia nei <b>sensi</b>: il colore si può odorare e ascoltare.</p>
<p>La <b>tensione narrativa</b> della scrittura netta e coinvolgente di Stefano Massini. L’immedesimazione di Alessandro Preziosi in un’angoscia che mantiene sempre il senso della misura. Un Van Gogh soffocato da un bianco anonimo e mortale. Un unico complesso disegno in una pièce teatrale che diventa la metafora fra l’<b>arte e il potere</b>, fra l’artista e la società.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Giulia Rovai</i></b></p>
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		<title>SEI (personaggi in cerca d’autore) al Teatro Franco Parenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 09:20:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/SEI-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="SEI" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/SEI-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/SEI-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/SEI-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/SEI-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Questo novembre va in scena lo spettacolo SEI al Teatro Franco Parenti di Milano, rivisitazione del dramma pirandelliano Sei personaggi in cerca d’autore</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/personaggi-cerca-dautore-al-teatro-franco-parenti/">SEI (personaggi in cerca d’autore) al Teatro Franco Parenti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>Ad opera del duo siciliano <b>Scimone</b> &#8211; <b>Sframeli</b>, <b>SEI</b> riprende fedelmente la struttura del <b>dramma</b> originale, riportando in scena lo sconvolgimento ideato da <b>Pirandello</b>, che col suo dramma non solo portò in scena le vicende dolorose di <b>sei</b> <b>personaggi</b>, ma sconvolse totalmente le strutture teatrali svelando l’inganno della rappresentazione con la <b>rottura della quarta parete</b>, quella linea di demarcazione tra ciò che è realtà e ciò che è finzione.</p>
<p>La lungimiranza e il genio di Pirandello, che svelarono ad un pubblico perplesso, per la prima volta, i meccanismi soggiacenti e nascosti del teatro e della rappresentazione, riprendono vita alla luce di qualche modifica linguistica apportata da Scimone e Sframeli: la <b>poetica pirandelliana </b>si fonde dunque con quella siciliana vissuta ai margini e lungo i bordi, tipica dell’esperienza drammaturgica del duo.</p>
<p>Si alza il sipario, in un teatro semidistrutto un capocomico, due attori, due attrici. Sta per iniziare la prova di uno spettacolo che non andrà mai in scena; improvvisamente un corto circuito. Torna la luce e sulla scena appaiono il Padre, la Madre, il Figlio, la Figliastra, il Giovinetto e la Bambina. Sono i sei personaggi, rifiutati dal loro autore, che chiedono di portare in scena il loro “<b>dramma doloroso”</b>. Hanno bisogno di vivere sulla scena, raccontando le proprie vicende, sviscerando le proprie tensioni, i conflitti e le sofferenze, creando un rapporto di <b>simbiosi perfetta</b> tra attore e personaggio.</p>
<p>Il capocomico e la compagnia, inizialmente sconvolti e atterriti dall’apparizione misteriosa dei personaggi, ritengono che i sei siano semplicemente degli intrusi, dei pazzi, e tentano di cacciarli dal teatro. Una volta ascoltate le vicende dei <b>Sei</b>, tuttavia, si rende necessario portare in scena il dramma che necessita di essere raccontato.</p>
<h3>Vivere in scena non è solo il desiderio dei personaggi, ma anche il sogno degli attori; in SEI, Scimone e Sframeli, e ancora prima Pirandello, lo rendono possibile</h3>
<p>È la magia del <b>teatro nel teatro</b>, lo svelamento, la disintegrazione dello spazio teatrale. L’idea pirandelliana di scomposizione della struttura teatrale, un’idea che resterà fino al cinema odierno e sarà ripresa da innumerevoli autori. È l’idea paradossale di <b>rendere reale la finzione</b>, ripresa magistralmente dal duo siciliano, con la rivisitazione del dramma. “<i>Vivere in scena non è solo il desiderio dei personaggi; è anche il sogno degli attori. Entrambi, sanno che la loro vita in scena può nascere solo attraverso la creazione di un rapporto, attori /personaggi, di perfetta simbiosi. Un rapporto che si crea, di volta in volta, di attimo in attimo, durante la rappresentazione</i>”, queste le parole di <b>Spiro Scimone e Francesco Sframeli</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>SEI, al <b>Teatro Franco Parenti </b>di <b>Milano</b>, questo Novembre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Sara Pacella</i></b></p>
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		<title>Elektra di Strauss debutta al Teatro alla Scala</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 09:19:25 +0000</pubDate>
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<h3>Elektra, direzione e regia</h3>
<p>La direzione è stata affidata al maestro <b>Christoph von Dohnányi</b>. Berlinese e protagonista indiscusso della vita musicale e teatrale della seconda metà del Novecento, è considerato uno dei maggiori esponenti della <b>musica contemporanea</b>. Ma la parte più interessante di questa rappresentazione è sicuramente la regia di <b>Patrice Chéreau</b>. La <b>Scala</b> ha deciso di omaggiare il famoso registra, a cinque anni dalla sua scomparsa, riprendendo punto per punto l’allestimento creato nel 2013.</p>
<p>Per quanto riguarda le scenografie, non si poteva fare scelta diversa da <b>Richard Peduzzi</b>. Questa rappresentazione è considerata una delle più ben riuscite produzioni dei nostri tempi, come ha affermato il <b>New York Times</b> nel 2016. Un modo di presentare il personaggio di <b>Elettra</b> che riesce a enfatizzare il suo dolore e quella che sarà poi la sua follia. Per questo difficile ruolo è stata scelta <b>Ricarda Merbeth</b>, che già aveva calcato il palcoscenico della Scala interpretando <b>Leonore</b> in <b>Fidelio</b>.</p>
<h3>L’opera</h3>
<p>La prima rappresentazione di <b>Elektra</b> al Teatro alla Scala risale all’aprile del <b>1909</b>, pochi mesi dopo la prima rappresentazione in assoluto alla <b>Königliches Opernhaus</b>. La tragedia scritta da <b>Sofocle</b> è ambientata subito dopo la <b>Guerra di Troia</b> a Micene, patria di <b>Agamennone</b>. Il sentimento d’odio pervade tutta la tragedia e sarà proprio quello, insieme all’invidia, a spezzare la famiglia di Elettra, la vittima di quest’opera. Prima isolata e maltrattata, si trova poi in un momento di quasi rivincita data dalla riapparizione dell’amato fratello <b>Oreste</b>. Insieme riescono a porre fine alla loro sofferenza solo grazie alla vendetta. Elettra, però, troppo provata da queste emozioni che la pervadono, sprofonda in una danza folle che la condurrà con serenità alla morte.</p>
<h3>Il libretto di Strauss</h3>
<p><b>Strauss</b> interpreta l’intensità di queste scene con dei componimenti forti e inquietanti. La sua è un’interpretazione <b>moderna</b> di un <b>mito antico</b>, e lo fa creando delle armonie musicali che rendono tutto decisamente ipnotico. Decide di dare un’immagine della <b>Grecia </b>completamente diversa dal paradiso aureo che era sempre stata, e la trasforma in un luogo cupo e barbarico. Strauss, inoltre, riesce a trattare questi temi in maniera molto contemporanea per il tempo, grazie agli studi di quegli anni sulla <b>psicanalisi</b> e sull’<b>isteria femminile</b>.</p>
<p>Per il contorno, il compositore mantiene la sua concezione musicale basata sulla sorpresa, creando una macchina perfetta che rende questa opera una<b> rivoluzione</b>. Odio, passione, vendetta, famiglia e follia, tutti ingredienti che formano un’opera dal valore storico e culturale molto forte. Una <b>tragedia</b> che si presta ad essere completa in ogni suo aspetto, non farsi trascinare da essa sarebbe una pazzia talmente grande che potrebbero scriverci un’opera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Eleonora Valente</i></b></p>
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		<title>Photo Vogue Festival: obiettivo puntato sulla contemporaneità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 09:17:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Vogue-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Vogue" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Vogue-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Vogue-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Vogue-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Vogue-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Dal 15 al 18 novembre Milano ospiterà la terza edizione del Photo Vogue Festival. L’intera città vedrà “sfilare” un programma ricco di mostre, eventi e talk</p>
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<p>Dal 15 al 18 novembre <b>Milano</b> ospiterà la terza edizione del <b>Photo Vogue Festival</b>. L’intera città vedrà “sfilare” un programma ricco di mostre, eventi e talk durante i quali aspiranti fotografi ed appassionati di arte e moda potranno ascoltare e interagire con professionisti del settore.</p>
<h3>I tre festival</h3>
<p>Il Photo Vogue Festival, evento di diffusione della cultura fotografica, si sta via via inserendo nella scena mondiale come un’occasione di confronto sui temi odierni più controversi. Nel 2016 “The Female Gaze” ha voluto <b>emancipare la figura della donna</b> dal ruolo passivo di oggetto-musa e riaffermare la potenza dello sguardo femminile in campo artistico. Nell’edizione successiva, la riflessione si è concentrata sul binomio e la reciproca influenza tra “<b>Fashion &amp; Politics</b>”.</p>
<p>Quest’anno “l’obiettivo fotografico” indaga su come il nostro <b>sguardo</b> venga limitato e potenziato dall’infinità di immagini in cui siamo quotidianamente immersi, e quali significati queste ultime possano assumere e veicolare. Oggi più che mai, infatti, l’<b>immagine</b>, con la sua immediatezza, rappresenta uno dei linguaggi più incisivi e pervasivi a disposizione, capace di coinvolgere e condizionare grandi masse. Basti pensare al ruolo determinante svolto nell’attuale società da influencer e blogger, Instagram e Pinterest. La cosiddetta “società dell’immagine” in cui prevale l’aspetto visivo del vivere umano con il suo <b>mostrare </b>e<b> mostrarsi</b>.</p>
<h3>Vogue, specchio della realtà</h3>
<p>Da sempre <b>Vogue Italia</b> si distingue per l’attenzione al proprio tempo e ai suoi modelli culturali, interpretando e anticipando i <b>cambiamenti</b> e le maggiori <b>tendenze</b> a 360 gradi. Con i suoi editoriali, connubio perfetto tra eleganza, innovazione, ironia e provocazione, persegue l’obiettivo di lanciare messaggi che resistano alla volubilità della moda stessa. Nessun argomento è tabù, nessun soggetto troppo elevato da non poter essere affrontato nelle sue pagine. La <b>fashion photography</b> non è più una semplice manifestazione estetica e veicolo di promozione pubblicitaria, ma diventa un mezzo di diffusione e approfondimento di spunti, idee e critiche.</p>
<h3>I must-see di quest’anno al Photo Vogue Festival</h3>
<p>Il Photo Vogue Festival, presieduto da <b>Emanuele Farneti</b> e diretto dalla Senior Photo Editor <b>Alessia Glaviano</b>, prevede tre appuntamenti principali. Dal 15 novembre al 9 dicembre il Palazzo Reale di Milano ospiterà opere note e inedite di <b>Sølve Sundsbø</b>. Fotografo e filmmaker norvegese, risulta oggi uno dei talenti più contesi dalle riviste del settore per il suo uso innovativo della tecnologia nella realizzazione e post-produzione. I suoi lavori ci proiettano in una dimensione onirica, magica e talvolta irraggiungibile, eliminando qualsiasi contatto con la realtà fino a confonderla con l’immaginario. Direzione, questa, in controtendenza con il desiderio diffuso di ritorno alla naïveté nella fotografia d’autore.</p>
<p>In questi quattro giorni, BASE Milano adibirà parte dei suoi spazi alle mostre “<b>Embracing</b> <b>Diversity</b>” e “<b>All That Man Is &#8211; Fashion and Masculinity Now</b>”. Nella prima si vuole celebrare quella diversità che può emergere solo dalla pluralità e dal superamento di pregiudizi e muri fisici e mentali. La seconda mira a superare gli stereotipi di genere per proporre un’idea di mascolinità nuova e variegata, dove il vigore fisico cede il passo a vulnerabilità e debolezze.</p>
<p>Altre le iniziative parallele in calendario che coinvolgeranno diverse istituzioni culturali, scuole di fotografia e gallerie, nell’ottica di un <b>binomio</b> perfetto tra <b>moda e cultura fotografica</b>. Non solo <b>bellezza</b> ma anche <b>attualità</b> in tutte le sue nuances. Quindi occhi puntati su Photo Vogue Festival, perché riflettere non passerà mai di moda!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Sofia Balbino</i></b></p>
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		<title>Alessandro Preziosi, a teatro nei panni di Van Gogh</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Oct 2018 18:55:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Alessandro-Preziosi-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Alessandro Preziosi" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Alessandro-Preziosi-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Alessandro-Preziosi-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Alessandro-Preziosi-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/10/Alessandro-Preziosi-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Alessandro Preziosi torna a Milano al Teatro Manzoni con uno spettacolo impegnativo e toccante sul pittore Vincent Van Gogh</p>
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<p><b>Parliamo del suo ultimo spettacolo, “Vincent Van Gogh L’odore assordante del Bianco”.</b> <b>Come si è preparato per interpretare il tormentato artista, oltretutto negli ultimi e più duri anni della sua vita? </b></p>
<p>Sicuramente la documentazione migliore sono state le lettere che Vincent scriveva al fratello Theo, quasi 300, molte delle quali non ottennero nemmeno risposta. Devo dire la verità, non mi sono concentrato molto sull’aspetto pittorico, quello è arrivato subito dopo, il primo impatto che ho avuto invece è stato proprio nella conoscenza reale di chi fosse Van Gogh senza filtri. E quale mezzo migliore delle lettere scritte di suo pugno? È stato uno studio più sull’uomo che sull’artista, considerando ovviamente poi che tutto quello che noi vediamo “inchiodato sulla tela” &#8211; come diceva Theo &#8211; nacque proprio dalla natura dell’uomo. C’è quindi da chiedersi piuttosto come mai da una mente così contorta, schizofrenica ed allucinata sia nata invece una pittura così secca.</p>
<p><b>In questi ultimi tempi i confini dell’arte pittorica si stanno espandendo sempre più: uscita dai musei entra in televisione, al cinema ed ora anche a teatro. Numerosissimi sono i recenti film e spettacoli incentrati sulla vita o le opere di famosi pittori. Come si spiega questa tendenza? </b></p>
<p>È fisiologico. Io credo che l’arte sia sempre uscita fuori dai musei, forse in Italia questo è accaduto meno. Prendiamo Van Gogh: su di lui sono stati fatti molti film, per esempio quello di Robert Altman (<i>Vincent &amp; Theo</i> ndr.), e innumerevoli <a href="http://www.giltmagazine.it/lifestyle/larte-van-gogh-torna-al-cinema-gli-occhi-donna/">documentari </a>come <i>Loving Vincent</i>. Quindi non mi sembra ci sia un particolare eccezionalità in questo periodo, sicuramente però si tratta di una scelta funzionale a comprendere meglio l’arte. C’è un percorso che va in direzione di una sua maggiore accessibilità e comprensione.</p>
<p><b>E in questo che ruolo gioca il teatro?</b></p>
<p>Il fatto che l’arte si “inteatri” &#8211; e quindi diventi doppiamente arte &#8211; per raccontare la storia di un artista sembra un fatto scontato, ed invece non lo è per nulla. È molto complesso perché significa trasportare l’arte all’ennesima potenza, rischiando quasi di renderla eccessiva. In ogni caso, credo che il ruolo di questo spettacolo, così come degli altri che sono stati fatti in passato sui grandi pittori, sia molto importante perché comunque permetterà di capire meglio un quadro di Van Gogh quando ce lo si ritroverà davanti. O per lo meno, speriamo!</p>
<p><b>Il titolo è molto evocativo…il bianco è un colore che fa paura: per un pittore è sinonimo di una tela vuota, per uno scrittore della famosa pagina bianca. Per un attore invece cos’è il bianco?</b></p>
<p>Gustosa questa domanda! Mi verrebbe da rispondere che la pagina bianca per un attore sia il non sapere, il non avere nulla da dire. Allo stesso tempo però reputo questa paura, questo stato di pericolo sulla scena, un momento di grande teatro. L’attore è una razza molto strana, credo che una soluzione per sconfiggere la paura del bianco la trovi sempre.</p>
<p><b>Come è stato lavorare con Alessandro Maggi?</b></p>
<p>Abbiamo un rapporto di grandissima stima e fiducia. Da lui ho imparato che realmente un grande artista non vive più per se stesso ma per far vivere le cose. Lo ritengo un vero e proprio fratello è questo è il massimo che potevo chiedere da un rapporto di lavoro iniziato già con il <i>Don Giovanni</i>. Costruire questo progetto insieme è stato emotivamente esaltante perché quando è arrivato il momento di dar voce a Van Gogh ho trovato davanti un pilastro, aveva le idee molto chiare.</p>
<p><b>Lei ha una formazione accademica ai Filodrammatici di Milano, ma poi la sua carriera si è sempre destreggiata tra la televisione, il cinema ed il teatro. Quale di questi mezzi predilige e in quale tipo di recitazione si trova più a suo agio? </b></p>
<p>Nel fare le interviste! (ride ndr.) In realtà io non conosco l’agio, mi esalta di più la difficoltà. Ed onestamente la difficoltà la trovo soprattutto nella preparazione di uno spettacolo e nell’esecuzione di alcune recitazioni cinematografiche. Diciamo che recitare di fronte alla macchina da presa rimane ancora un viaggio tutto da scoprire, anche il teatro resta una scoperta ma sulla quale ho battuto più a lungo la testa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La redazione ringrazia di cuore Alessandro Preziosi per la disponibilità e gentilezza.</p>
<p><b><i>di Gaia Lamperti</i></b></p>
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