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	<title>Anna Wintour &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Happy New Fashion Year!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2020 11:59:13 +0000</pubDate>
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<p>Tirate le somme del vecchio anno, si accoglie il nuovo con i fatidici buoni propositi. Iscriversi in palestra, imparare una nuova lingua, risparmiare qualche soldo, magari per regalarsi quella borsa adocchiata alla propria influencer preferita. A proposito, chissà quali saranno i propositi del nuovo <b>fashion year</b> che ci attende. Per scoprirlo, ripercorriamo un viaggio nel tempo più recente, alla ricerca di segnali sul futuro.</p>
<h3>Le somme del 2019</h3>
<p>L’anno lasciatoci alle spalle è stato testimone di grandi avvenimenti che hanno segnato per sempre il fashion system. A partire dal febbraio 2019 con la scomparsa di <b>Karl Lagerfeld</b>, a seguito di assenze alle ultime sfilate e l’aggravarsi di un tumore al pancreas. Probabilmente definibile, lo stilista dalle collaborazioni più longeve e proficue lascia la collaborazione con <b>Fendi</b> e la direzione di <b>Chanel</b>. Vogliamo ricordare anche <b>Max Azria</b>, lo stilista franco-tunisino fondatore del marchio <b>BCBG MAX AZRIA</b> deceduto a maggio. Prematura e per questo inaspettata la scomparsa, a soli 47 anni, di <b>Sophia Kokosalaki</b>, nel mese di ottobre. Verrà certamente ricordata la sua maestria con il drappeggio, indiscussa firma delle sue origine greche.</p>
<p>Ma il 2019 non è stato segnato solo da perdite. Nomi nuovi, o seminuovi, si sono affacciati sul panorama lusso. A detenere il primato di donna che ha creato un brand originale per la multinazionale LVMH è stata <b>Rihanna</b>, con <b>Fenty</b>. Generando a sua volta una crescita di audience impareggiabile con lo spettacolo <b>Savage x Fenty</b> durante la Fashion Week di settembre. Le donne hanno dettato tendenza, scalpore, e a loro volta fatturato. E ben 15 sono state scelte dalla Duchessa del Sussex, <b>Meghan Markle</b>, per <b><i>the september issue</i></b> dell’edizione inglese di <b>Vogue</b>. 15 donne che hanno dato un impatto significativo sulla vita moderna, tra cui <b>Greta Thunberg</b>, fotografate dal grande <b>Peter Lindbergh</b>, che sarebbe passato a miglior vita nel novembre a seguire.</p>
<h3>I propositi del 2020</h3>
<p>Certamente il loro tempo è stato investito più che bene. Sarà su questa riflessione a porsi la nuova indagine del <b>Metropolitan Museum of Art</b> di New York, con la mostra <b>About Time: Fashion and Duration</b>. In concomitanza con il 150esimo anniversario del museo, un’attenta analisi cronologica della moda dal 1870 ad oggi. Insieme al curatore Andrew Bolton, attesi all’inaugurazione del 4 maggio 2020 <b>Nicolas Ghesquière</b>, <b>Lin-Manuel Miranda</b>, <b>Emma Stone</b>, <b>Meryl Streep </b>e <b>Anna Wintour</b>. In fatto di eventi, non ci resta che attendere, ma in fatto di tendenze è possibile tirare ad indovinare. Gli anni ‘90 sono ormai tra noi, i choker, i mom jeans, mini gonne e crop top abbinati, il fluo, gli occhiali da sole piccoli e ovali o alla Matrix, etc. E se nella moda tutto torna, magari anche in ordine temporale, toccherà alle tendenze degli anni 2000 riaffiorare in questo nuovo decennio. Ma davvero siamo pronte a rivedere e reindossare i jeans a vita alta e i mini blazer? O le maxi cinture sui leggings al ginocchio?</p>
<p>Di certo, per adesso, c’è che il colore dell’anno, dettato da <b>Pantone</b>, sarà il 19-4052 <b>Classic Blue</b>. “Un blu rilassante, che ci dà la speranza che ci serve nell’epoca in cui stiamo vivendo”, dichiara <b>Leatrice Eiseman</b>, direttore esecutivo del<b> Pantone Color Institute</b>. Un blu che richiama il cielo all’imbrunire, che potrebbe stare bene abbinato all’argento della moda Spaziale prevista per l’anno appena arrivato. Come già visto sulle passerelle SS 2020, in concomitanza con le missioni spaziali previste su Marte dall’azienda aerospaziale <b>SpaceX</b>. Per una partenza del genere servirà di tutto, quindi nuova vita alle maxi bags, dovrà farsene una ragione <b>Jacquemus</b> con le sue Chiquito.</p>
<p>Tutte pronte per partire? Buon viaggio in questo nuovo anno alla moda!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Pamela Romano</i></b></p>
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		<title>Gli inaspettati imperi di Very Ralph Lauren</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 12:08:06 +0000</pubDate>
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<p>Ralph Lifschitz, questo l’originario nome dell’uomo meglio conosciuto come <b>Ralph Lauren</b>, e titolo dell’omonimo documentario “<b>Very Ralph</b>” firmato HBO, diretto dall’indefettibile <b>Susan Lacy</b>. Presentato in anteprima al <b>Festival del Cinema di Roma</b> e in uscita il 16 Novembre per Sky Arte, il docufilm promette di testimoniare l’uomo prima, per svelarne il successo imprenditoriale solo poi, al fine ultimo di poterne comprendere meglio i primi passi.</p>
<p>Al rapporto con il documentario cinematografico la regista racconta di esservi giunta per caso: è giovane e sogna di fare la giornalista, inizia a lavorare nel mondo dei media americani e qui decide di documentare e disegnare cinematograficamente le vite degli altri. Con fare magnetico, subisce il fascino di coloro che creano, coloro che, per la grande necessità interiore di creare e comunicare superano ostacoli, forzature culturali, e ancora, demoni personali per la pura esigenza di esternare.</p>
<p>Rientra così nei margini tracciati da queste linee guida Ralph Lauren, nato nel Bronx nel 1939, figlio di immigrati ebrei della Bielorussia, che attraverso l’ispirazione cinematografica decide di cambiare il suo avvenire creando capi di abbigliamento. Non sono i successi di per sé ad interessare Susan Lacy, quanto il <b>collegamento diretto con il lato umano</b>, la forza motoria intrinseca nell’uomo che consente di arrivare alla riuscita: “I am a humanistic filmaker” dichiara Lacy, “sono interessata nel tracciare un ritratto umano di chi ho difronte e per farlo ho bisogno di totale fiducia e libertà”.</p>
<h3>L’ambizioso romantico progetto di Ralph Lauren</h3>
<p>Durante la proiezione viene sviscerato ogni lato della <b>personalità imprenditoriale</b> di Ralph Lauren, il quale crede così fermamente nel suo progetto da pensare di poter rispondere “no” ad importanti proposte di collaborazione, economicamente remunerative. Ralph Lauren scombina inaspettatamente il rigido approccio della moda maschile di quegli anni; emerge il lato più controverso e pionieristico di un uomo che diventa <i>designer</i> in un’industria del fashion, con rigidi canoni stilistici e commerciali, dove solo la donna si rivolge ai designer e l’uomo ancora cura il suo guardaroba rigorosamente dal sarto. Very Ralph espone la <b>coerenza estetica</b> di un precario essere umano che mette su stoffa tutte le sue ambizioni, e ispirato dal cinema Hollywoodiano riversa nelle sue creazioni tutta un’epoca e un’intera nazione.</p>
<p>Simbolo primordiale di questo processo creativo, le sue ampie <b>cravatte</b>: esageratamente più larghe (di centimetri) rispetto alle più comuni e allungate dell’epoca, atipiche per la selezione di colori pastello, insuete per i materiali arricchiti e flamboyant, decretano il successo di un uomo che cambierà la percezione dell’abbigliamento e racconterà una storia intrinsecamente americana. Per farlo, sceglie immagini reali, quotidiane, evocative del bello, molto spesso giocate sul concetto dell’<b>anti-fashion</b>. Decide di parlare di garbo ed eleganza, diventando così “<b>il porto sicuro nel mondo della moda</b>”.</p>
<p>Ralph Lauren, folle da pensare che l’immagine di un evocativo <i>countryside americano </i>sarebbe bastata come campagna pubblicitaria, e senza errore: una campagna pubblicitaria di abbigliamento, dove l’abbigliamento non è compreso, è il modo in cui lo stilista rischia tutto per raccontare non la tendenza di quell’anno, bensì uno stile di vita, un modo di vivere l’abbigliamento. Sceglie modelli e modelle di colore quando ancora le passerelle e le pagine di moda erano bianchissime; <b>democratizza</b> l’idea di ciò che era di tendenza e dichiara egli stesso l’impegno “nell’aver donato <b>romanticismo ai vestiti</b>”.</p>
<p>Affiora la più personale storia di uno tra i più ricchi e possidenti uomini del mondo, che non smette di pensare alle sue umili origini, quando nel Bronx osservava suo padre dipingere. Così i colori della tavolozza del padre vengono convertiti in chiavi cromatiche necessarie per la lettura dello stile nazionale, country ma allo stesso tempo elegante e impeccabile. In un’esistenza assegnata dal destino, dove non possedeva nulla, sono i film ad aprire a Ralph Lauren una finestra sulla vita che avrebbe voluto e potuto avere. <b>Il cinema</b> gli insegna come vivere un mondo in cui non era cresciuto, a cui non apparteneva ma che aveva il proposito di conoscere e ridisegnare.</p>
<h3>L’intima regia di Susan Lacy</h3>
<p>La <b>regia</b> riesce a raccontare le ambizioni, i successi ma anche le paure, gli azzardi e le cadute di colui che “è salito su questo treno (l’industria della moda) molti anni fa e non ha nessuna intenzione di scendere” (Anna Wintour). Un uomo che concorre nel mondo della moda da più di sessant’anni, da cui però rifugge allo stesso tempo. Descritto come isolato dal fashion system, sfuggente e schivo, riservato alla sua vita di uomo, marito, padre e nonno, così diserta le feste hollywoodiane per mangiare e ridere con la famiglia, e interpretando Sinatra canta per i corridoi di casa con un mestolo in mano.</p>
<p><b>La fotografia è documentaristica</b>, caratterizzata dall’alternarsi di immagini di repertorio e interviste più recenti. La struttura temporale è in continuo movimento tra l’oggi e l’ieri, con un piano emotivo in continuo up and down tra il personale e il professionale. Un documentario che di statico non ha nulla, e che stilisticamente riesce nel mostrare la parte forse più vulnerabile, ma anche la più autentica, del designer americano.</p>
<p>La regia sceglie di raccontare Ralph Lauren nell’intimo con le voci della moglie, dei figli e dei fratelli; nel professionale con gli elogi e i pensieri celebrativi dei colleghi del fashion system. Commuove ritrovare i volti e le voci di Weber e Lagerfeld, ancora la Wintour e i colleghi del giornalismo americano come André Leon Talley, insieme a Jason Wu, Naomi Campbell, Martha Stewart, Calvin Klein, Diane von Furstenberg, Tyson Beckford, Tina Brown, Jessica Chastain, Vanessa Friedman, Paul Goldberger e persino Hillary Clinton.</p>
<p>Nonostante tutto, non sono tanto gli aspetti inediti e rivelati del film a colpire, quanto come Ralph Lauren sia riuscito nell’impresa titanica di creare <b>due imperi</b>: il suo brand <b>Polo Ralph Lauren</b>, dove sono racchiuse le ambizioni e i sogni di un imprenditore, e ancora più importante, il <b>grande impero della famiglia</b>, dove è custodito “tutto quello che conta per un uomo, con tutto, ma proprio tutto, quello di cui ho bisogno” (Ralph Lauren).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Camilla Stella</i></b></p>
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		<title>Cinema &#038; Moda: una simbiosi al passo coi tempi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Aug 2019 11:43:42 +0000</pubDate>
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<h3>Il costume che diventa tendenza</h3>
<p>Cosa accade quando il costume cinematografico diventa moda? La moda diventa narrativa e il nostro cervello inizia ad associare. A chi un abito bianco plissettato non fa pensare a <b>Marilyn Monroe</b>, in <b><i>Quando la moglie va in vacanza?</i></b> Una t-shirt bianca, jeans e giubbotto in pelle a <b>James Dean</b> in <b><i>Gioventù bruciata</i></b>, un trench a Humphrey Bogart in <b><i>Casablanca</i></b>. Delle scarpette rosse a <b>Judy Garland</b> ne <b><i>Il Mago di Oz</i></b> o semplicemente delle ballerine a <b>Brigitte Bardot</b>.</p>
<p>Sempre a proposito di scarpe, come dimenticare gli stivali bianchi di <b>Julia Roberts</b> in <b><i>Pretty Woman</i></b> o l’abito a pois al momento della sua trasformazione? Alcuni film e attori hanno persino prestato i loro nomi a degli oggetti cult, come gli occhiali da sole alla <b>Matrix</b>. Le borse <b>Birkin</b> e <b>Kelly</b> di <b>Hermès</b> ispirate alle due splendide icone del cinema. Da non dimenticare anche i binomi attori-stilisti, a partire da <b>Catherine Deneuve</b> e <b>Yves Saint Laurent</b>, <b>Audrey Hepburn</b> e <b>Givenchy</b>, <b>Richard Gere</b> e <b>Giorgio Armani</b>. O i più recenti <b>Sophia Loren</b> e <b>Dolce &amp; Gabbana</b>, che hanno consacrato questo legame con un <b>rossetto</b>.</p>
<h3>I film imperdibili</h3>
<p>Nel tempo, lo stilista, dopo aver rubato la scena al costumista, la ruberà anche agli attori. Chi non è riuscito ad interpretare se stesso è finito per essere raccontato. Come <b>Coco Chanel</b>, in <b><i>Coco avant Chanel</i></b>, pellicola che racconta chi era Gabrielle Chanel prima di diventare stilista. <b>Yohji Yamamoto</b> ha raccontato i suoi <b><i>Appunti di viaggio su moda e città</i></b> e <b>Armani</b> è sotto la regia di <b>Martin Scorsese</b> in <b><i>Made in Milan</i></b>. Il saluto di un grande stilista invece è stato quello di <b><i>Valentino: L’ultimo imperatore.</i></b> Mentre un benvenuto quello di <b><i>Dior and I</i></b> sulla prima collezione <b>Dior</b> firmata da <b>Raf Simons</b>. Travestita, ludica o spietata è la moda raccontata da <b>Zoolander, Il Diavolo veste Prada </b>e <b>Sex and the City</b>, per citarne alcuni.</p>
<h3>Fashion Netflix</h3>
<p>Perfino <b>Netflix</b>, oltre le accattivanti serie TV, offre una vasta scelta di fashion films, come <b>Dries</b>, dove lo stilista <b>Dries Van Noten</b> racconta il suo successo. <b>A$AP Rocky, Katy Perry, Miley Cyrus, </b>e<b> Rihanna</b> raccontano invece di <b>Jeremy Scott</b> e  il suo arrivo a <b>Moschino</b> in <b>Jeremy Scott The People’s designer</b>. Le testimonianze di <b>Naomi Campbell, Anna Wintour </b>e<b> John Galliano</b> in <b>Manolo: The Boy Who Made Shoes For Lizards</b>. Il docufilm sulla carriera dello shoes designer spagnolo preferito di <b>Carrie Bradshaw</b>. E ancora, documentari dedicati alla ricerca delle tendenze e del loro evolversi in fenomeni di massa. Dedicati alle sneakers, <b>Sneakerheadz</b> ne racconta l’evoluzione, mentre <b>Abstract</b> è una docu-serie con interviste ai più famosi designer.</p>
<p>Biopic, film, docu-film e docu-serie ci permettono di immedesimarci e conoscere meglio il patinato mondo del fashion system. Per tutti coloro che non possono fare a meno della moda e benché meno del cinema!</p>
<h3></h3>
<p><b><i>di Pamela Romano</i></b></p>
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		<title>L’enfant terrible della moda presenta Fashion Freak Show</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2019 16:54:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/07/Fashion-Freak-Show-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Fashion Freak Show" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/07/Fashion-Freak-Show-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/07/Fashion-Freak-Show-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/07/Fashion-Freak-Show-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/07/Fashion-Freak-Show-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il Southbank Center’s Queen Elizabeth Hall ospiterà  fino al 2 agosto il Fashion Freak Show di Jean Paul Gaultier, un progetto realizzato da una serie stellare di collaboratori</p>
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<p>Il <b>Southbank Center’s Queen Elizabeth Hall</b>, sala da concerti sulla riva sud del Tamigi, ospiterà  <b>fino al 2 agosto</b> il <b>Fashion Freak Show</b> di <b>Jean Paul Gaultier</b>, un progetto realizzato da una serie stellare di collaboratori, tra cui lo stesso stilista francese di alta moda e prêt-à-porter,  l&#8217;attore, sceneggiatore e regista Tonie Marshall e la coreografa Marion Motin.</p>
<p>Originariamente esibito alla <b>Folies Bergère</b> di <b>Parigi</b>, lo spettacolo rappresenta la realizzazione di un sogno per lo stilista francese, che porta così ancora una volta a termine quello che è il suo obiettivo: poter mostrare al mondo ciò che c’è nella sua immaginazione e promuovere così il suo tanto amato messaggio di libertà.</p>
<h3>Jean Paul Gaultier: “le freak c’est chic”!</h3>
<p>Eccentrico, provocatorio, irriverente e divertente come sempre, l&#8217;enfant terrible della moda presenta il suo nuovo spettacolo che è in parte sfilata di moda, in parte concerto pop, in parte cabaret e in parte episodio di Eurotrash, serie televisiva co-presentata dallo stesso Jean Paul Gaultier e Antoine de Caunes.</p>
<p>Lo stilista, ma anche autore, regista e scenografo, con il <b>Fashion Freak Show</b> ha voluto raccontare quella che è stata la sua vita, condividere ricordi della sua infanzia e della sua prima carriera, i suoi successi e le sue ispirazioni. Lo spettacolo è infatti una playlist esplosiva di successi che hanno ispirato l&#8217;artista per tutta la sua vita. Chiari sono i riferimenti a coloro che lo hanno ispirato nella musica, come Madonna, Kylie Minogue e Mylène Farmer; così come nella danza Régine Chopinot e Angelin Preljocaj, e nel cinema Pedro Almodóvar e Luc Besson.</p>
<p>L’esuberante stilista francese con il suo spettacolo ci porta in <b>un mondo pieno di eccessi, poesia e magia</b>: sul palco, attori, ballerini e artisti circensi interpretano creature stravaganti e appassionate, personaggi sexy e impertinenti, indossando creazioni meravigliose che hanno fatto la storia della moda. Nuovi design fanno il loro debutto accanto alle creazioni più iconiche di Gaultier, che vengono messe in mostra con umorismo, creatività e divertimento spensierato, per uno spettacolo pensato come una grande festa. Tra le creazioni iconiche, non poteva mancare il <b>reggiseno-corsetto conico</b> creato da Jean Paul Gaultier per Madonna, e che voleva celebrare una femminilità esagerata e irriverente.</p>
<p>Durante lo spettacolo, Gaultier porta inoltre in scena alcune delle persone che lo hanno ispirato nel corso della sua carriera e che sono state per lui fondamentali, tra cui l’amore della sua vita <b>Francis Menuge</b>, storico socio e compagno dello stilista morto di Aids nel 1990; e lo stilista <b>Pierre Cardin</b>, che lo ha assunto come un ragazzo di 18 anni senza formazione di moda. Tra i tanti altri personaggi famosi, la direttrice di Vogue <b>Anna Wintour</b>, unica nel suo stile e dall’umorismo sottile.</p>
<p>Jean Paul Gaultier, lo stilista francese dall’anima rivoluzionaria e  dallo stile inconfondibile, ha stupito con due ore di pura arte: un riconoscimento al passato ma anche al presente, per celebrare la diversità e la libertà, perché la moda è libertà di espressione e non esiste un solo tipo di bellezza. Uno show sorprendente, esplosivo, all’insegna del divertimento, dell’ironia ma anche della riflessione: decisamente da non perdere!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Flavia Liviero</i></b></p>
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		<title>Alla vigilia del Met Gala 2019</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2019 08:34:21 +0000</pubDate>
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<h3>Tema della mostra e della serata? Camp: Notes on Fashion. Ovvero l’elogio artistico del kitsch</h3>
<p>Che facciate parte della categoria fashion addicted o che siate membri del popolo dei social, l’arrivo di maggio significa sostanzialmente una cosa: il <b>Met Gala</b> è alle porte. Alla vigilia del Met Gala 2019, <b>edizione numero 71</b>, stampa, fotografi e followers sono in fermento nell’attesa dell’evento. Nelle ultime edizioni, sospettabilmente con lo zampino dei social, il Met Ball ha incrementato il suo livello di popolarità, diventando, insieme alla notte degli Oscar, l’appuntamento glamour più importante dell’anno. Avete carenze cognitive nel settore? Non preoccupatevi, ogni peccato ha diritto all’espiazione.</p>
<h3>Met Gala 2019: cosa, dove e quando</h3>
<p>Il Met Gala è di base un <b>evento di beneficenza</b>. Trattasi infatti di una serata promossa dal <b>Costume Institute del Metropolitan Museum of Art di New York</b> al fine di raccogliere fondi per finanziare lo stesso istituto. L’idea di incoraggiare le donazioni dell’alta società newyorkese fu di Eleanor Lambert, la quale ebbe un ruolo fondamentale nell’ascesa della moda americana a livello mondiale. Nata nel 1948 come cena di raccolta fondi, oggi il Met Gala è diventato uno degli eventi più ed esclusivi della fashion industry. L’evento si celebra ogni anno, il primo lunedì di maggio. Questa edizione si terrà il <b>6 maggio </b>presso la sua solita location: il Met Fifth Avenue.</p>
<h3>Tema della serata</h3>
<p>Oltre a finanziare l’istituto, il gran ballo ne inaugura anche la <b>mostra annuale</b>, che determina il tema della serata, nonché il suo dress code. Nelle più recenti edizioni ricordiamo temi come <i>Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination</i>, <i>Manus x Machina</i>, <i>Punk: Chaos to Couture</i> e ancora <i>China: Through the Looking Glass</i>. Per la 71esima edizione, <b>Andrew Bolton</b>, curatore dell’esibizione, rivela che il tema della mostra, quindi della serata, sarà <b>Camp: Notes On Fashion</b>.</p>
<p>La mostra, più precisamente, si basa sulla visione di <b>Susan Sontag</b>, autrice del saggio più famoso sull’argomento. Ovvero, “Camp” è inteso come rivalutazione ed espressione artistica del kitsch, dell’innaturale, dell’artificio, dell’eccesso. Un’estetica ironica e parodica che negli ultimi anni ha visto adepti del calibro di Jeremy Scott e Alessandro Michele. La mostra avrà inizio il 9 maggio e accoglierà circa 175 pezzi tra capi di abbigliamento maschile e femminile, sculture, dipinti e disegni dal XVII secolo a oggi. Chissà come le celebrities interpreteranno questo interessante tema. Quali outfit dovremmo aspettarci? Unica certezza è che il parterre sarà estremamente interessante. Imperdibile.</p>
<h3>Ospiti del Gala</h3>
<p>Stilisti, attori, cantanti, celebrities del mondo hollywoodiano sono gli unici ospiti di questa cena super esclusiva. A presiedere l’evento, come di consueto, sarà<b> Anna Wintour</b>. Per questa 71esima edizione, la direttrice di Vogue avrà poi al suo fianco <b>Lady Gaga</b>, <b>Alessandro Michele</b>, <b>Harry Styles</b> e <b>Serena Williams</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Debora Lupi</i></b></p>
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		<title>They want you!</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 20:52:34 +0000</pubDate>
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<p>T-shirts nate come tributo, ma allo stesso tempo cariche di ironia e allusive all’iconografia di “<em>Uncle Sam</em>”, che riprendendo stili e caratteristiche fisiche dei grandi volti della moda.<strong>Come è nata l’idea delle magliette?</strong></p>
<p>Ho realizzato il primo disegno a Londra durante un corso estivo alla St. Martins (2010), per un’ipotetica rivista di moda indirizzata a giovani talenti; e mi era piaciuta l’idea di mettere in copertina Anna Wintour che indicava il lettore col dito puntato alla “<em>We Want You for the U.S. Army</em>”, dicendo che voleva proprio te! L’idea è rimasta poi in <em>standby </em>fino all’estate successiva, quando è nato Karl Lagerfeld.</p>
<p><strong>Qual è quindi il <em>concept</em>?</strong></p>
<p>Di solito è sempre la massa che vorrebbe essere l’icona: questa volta, invece, sono gli idoli della moda a “volere te”. Per la prima volta, anche se in chiave del tutto ironica e spiritosa, puoi provare il brivido di essere chiamato tu stesso da loro a far parte del loro mondo.</p>
<p><strong>Qual è il tuo target ideale?</strong></p>
<p>Come mi è stato insegnato al Politecnico, la definizione del target è una delle basi del progetto: deve essere ben chiaro fin dall’inizio. Nel mio caso, si tratta di magliette sarcastiche, da indossare tutti i giorni, adatte a ragazze che vogliono essere al passo coi tempi, ma allo stesso tempo <em>casual</em>. È un prodotto molto commerciale, che penso e spero possa attirare l’attenzione di molti.</p>
<p><strong>Che marchio hai utilizzato per le tue magliette?</strong></p>
<p>Ho registrato il mio primo marchio col nome “<strong>Pulce</strong>”, perché è il soprannome datomi fin dal liceo dai miei amici più cari. Adesso è diventato il nome con cui, ad oggi, tutti mi chiamano e quindi mi sembrava il perfetto nome d’arte, che identificasse subito il prodotto con chi l’aveva realizzato.</p>
<p><strong>Tu perché compreresti la tua maglietta?</strong></p>
<p>L’idea che finalmente Anna Dello Russo o Karl Lagerfeld – le mie preferite – mi indichino e “vogliano proprio me” mi emoziona a tal punto che l’unica cosa che posso fare è aprire il portafoglio!</p>
<p><strong>Come abbineresti le tue magliette e qual è l’occasione ideale per indossarle?</strong></p>
<p>Sono T-shirts da tutti i giorni, adatte ad un abbigliamento <em>streetwear</em>, esattamente come ho cercato di rendere nello <em>shooting</em> – realizzato dalla mia amica fotografa Laura Poletti del Politecnico – ma che io indosso anche in occasioni più ricercate, abbinate ad un blazer e a tacchi vertiginosi.</p>
<p><strong>Progetti per il futuro?</strong></p>
<p>Le idee sono tante e anche la voglia di creare, unite alla speranza che venga lasciato più spazio ai giovani designer. Per ora ho realizzato sei icone della moda, ma questo mondo è un <em>bazaar</em> di possibilità inesauribili; quindi, ipoteticamente, vorrei continuare con i personaggi della moda, e poi chissà, magari passare alle stelle del cinema: niente Marilyn Monroe o Audrey Hepburn, però: io disegno solo icone del presente per un “voglio te” realmente verosimile.</p>
<p><em><strong>Antonella Greco</strong></em></p>
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		<title>The Sartorialist&#8230; papà blogger!</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2011 10:24:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[The Sartorialist]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="300" height="106" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/blogger-300x106-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>La nuova influenza dei Fashion Blogger: sulla scia di Scott Schuman si fanno largo nel campo della moda.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/trends/linfluenza-di-the-sartorialist-nel-mondo-dei-blogger/">The Sartorialist&#8230; papà blogger!</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="300" height="106" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2011/05/blogger-300x106-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p style="text-align: left;">Non avranno il potere di <strong>Anna Wintour</strong> di aggiustare il calendario delle sfilate a seconda dei propri impegni ma cominciano già ad essere invitati alle settimane della moda.<br />
Sono i nuovi <strong>fashion blogger</strong>. Originali, apatici, eleganti, trash, indossano tanto abiti firmati quanto accessori da mercatini dell&#8217;usato.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.thesartorialist.com/bio.html"><strong>Scott Schuman</strong></a>, originario dell&#8217;Indiana, è oggi una delle cento persone più influenti nel mondo della moda secondo il Times.<br />
Il suo blog <strong>“<a href="http://thesartorialist.blogspot.com/">The Sartorialist</a>” </strong>ha proposto un approccio innovativo alla moda focalizzandosi sugli outfit delle underground people. Foto di persone prese nelle strade di New York, Milano e Parigi cominciano ad apparire nella sua pagina web dal 2009. Suggeriscono stili, propongo delle mode, mettono in risalto particolari insoliti, stravaganti, da imitare.</p>
<p style="text-align: left;">Il blog “<strong>The&nbsp; Sartorialist</strong>”, destinato ad un imprevedibile successo, conferisce all&#8217;ideatore la fama e l&#8217;onore di aver lanciato una nuova moda. Infatti, proprio Scott Schuman ha fatto scuola ai migliaia di fashion blogger che oggi popolano il web e rappresentano un punto intermedio tra i grandi stilisti e il consumatore. Forse stanchi di uscire ogni giorno perfettamente pettinati e alla moda sperando di incrociare l’obbiettivo di Scott, i nuovi fashion blogger ora fanno da sé.<br />
Nel famoso sito <a href="http://lookbook.nu/"><strong>Lookbook</strong></a> e nei loro personali blog si rendono soggetti dei propri scatti fotografici. Ogni giorno il popolo della rete ricerca e commenta le mise più cool. Outfit glamour e originali possono far concorrere il fashion blogger per l&#8217;etichetta di fashion icon. Ma non solo. I grandi marchi di moda sono arrivati ad offrire anche inviti a sfilate, accessori e capi d’abbigliamento.<br />
Ci chiediamo se il mondo online creato da questi ragazzi appassionati di trend sia da considerarsi la punta dell’iceberg di una nuova evoluzione dal basso per il mondo della moda, o solamente una meteora. Certo è che solo il tempo potrà decidere chi e cosa davvero segnerà un pezzo di storia.</p>
<p style="text-align: left;"><em><strong>Marta Falcon</strong></em></p>
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