Scarpetta arriva a Milano: tra risate e paradossi, Il medico dei pazzi incanta il Teatro Parenti

Nella cornice del teatro milanese, il sipario si apre su uno spettacolo che resta un concentrato di pura ironia, ritmo e divertimento, capace al contempo di insinuare una riflessione sottile e persistente

di Lucie Giselle

«A credere che l’onestà possa ancora regalare un lieto fine.» – Don Felice (Il medico dei pazzi)

Dal 20 al 25 gennaio, la commedia teatrale Il medico dei pazzi approda nella Sala Grande del Teatro Parenti in una veste nuova, attraversata da un caos irriverente e vitale, sotto la regia e l’adattamento di Leo Muscato.

Nella cornice del teatro milanese, il sipario si apre su uno spettacolo che resta un concentrato di pura ironia, ritmo e divertimento, capace al contempo di insinuare una riflessione sottile e persistente. Una risata che accompagna lo spettatore fino all’ultima  inevitabile e sospesa domanda: chi è, in fondo, il vero pazzo della storia?

Muscato imprime la sua firma con un equilibrio preciso tra ritmo, chiarezza narrativa e valorizzazione della comicità, senza mai scivolare nell’usuale. Al pubblico rimangono la domanda e — soprattutto — la risata.

Cast & Produzione

A guidare il cast è il noto attore e commediografo Gianfelice Imparato, interprete di Don Felice Sciosciammocca, affiancato da un ensemble di attori che comprende Luigi Bignone, Giuseppe Brunetti, Francesco Maria Cordella, Alessandra D’Ambrosio, Antonio Fiorillo, Giorgio Pinto, Arianna Primavera, Giuseppe Rispoli, Ingrid Sansone e Michele Schiano Di Cola.

La produzione è a cura del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, in collaborazione con I due della città del Sole e Compagnia Mauri Sturno. Le scene di Federica Parolini, i costumi di Silvia Aymonino, le luci di Alessandro Verazzi e le musiche originali di Andrea Chenna contribuiscono a creare un’atmosfera energica e visivamente coinvolgente.

La trama: un gioco di fraintendimenti come lente di osservazione

A più di cent’anni dalla morte di Eduardo Scarpetta, ’O miedeco d’é pazze — noto come Il medico dei pazzi (1908) — resta un pilastro del teatro napoletano e, mai come oggi, si rivela attuale per il suo sguardo sul paradosso e sul relativismo dell’ottica sociale.

Si ride di noi stessi, delle nostre scaramucce, dei difetti e di tutto ciò che spesso siamo “costretti” a mettere in scena per difenderci o per essere accettati dalla società.
La trama è un autentico gioiello di equivoci: Don Felice Sciosciammocca, ricco ma ingenuo proprietario terriero, crede di aver finanziato gli studi di medicina del nipote Ciccillo. In realtà, il giovane ha sperperato tutto nel gioco d’azzardo. Per evitare di essere smascherato, trasforma la pensione in cui vive in un finto manicomio, convincendo lo zio che quella casa folle sia un prestigioso istituto psichiatrico.

La comicità di situazione — porte che si chiudono e si aprono, identità scambiate, personaggi eccentrici — rende il racconto uno specchio deformante, una storia che si snoda e si intreccia fino all’assurdo.

Una Napoli anni ’70 rivisitata

La versione in scena al Parenti rilegge il testo classico attraverso un’ambientazione insolita ed esplosiva: la Napoli degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta, poco dopo la chiusura dei manicomi sancita dalla Legge Basaglia.

Questo spostamento temporale non è un semplice vezzo, ma una scelta precisa e provocatoria. Tra pantaloni a zampa, occhiali oversize e una colonna sonora carica di ritmo, lo spettacolo gioca con la nostalgia e il surrealismo dell’epoca, costruendo un caos calibrato che incornicia la storia con un’ironia visiva contemporanea.

Muscato ridimensiona la componente farsesca e privilegia una lettura più marcatamente corale: la messa in scena si articola come una galleria di personaggi vivaci e fortemente caratterizzati, in cui l’equivoco e il gioco sottile tra detto e non detto alimentano i fraintendimenti e fanno avanzare una narrazione a intreccio. Tra paradosso, lieto fine dal retrogusto amaro e personaggi riconoscibili, l’opera si distingue per profondità e leggerezza: si osserva, si assorbe, si ride, si riflette.

Un classico napoletano d’altri tempi, ma attualissimo

A oltre un secolo dalla sua prima rappresentazione, Il medico dei pazzi continua a dimostrare una sorprendente vitalità scenica. Con il riadattamento di Muscato, il testo entra in un dialogo ancora più diretto con il presente e con la nostra società.

Dietro la struttura comica e il ritmo serrato della farsa, l’opera conserva una lucidità rara nel raccontare i meccanismi dell’equivoco, dell’apparenza e dell’autoinganno. La “pazzia” messa in scena da Scarpetta non è mai solo una condizione individuale, ma un riflesso collettivo: una lente deformante attraverso cui osservare convenzioni sociali e fragilità umane.

È proprio in questa capacità di far ridere mentre si svelano le contraddizioni del vivere che risiede la grande contemporaneità del testo. In un presente segnato dalla confusione dei ruoli, dalla sovrapposizione delle identità e da una comunicazione sempre più ambigua e amplificata dai social, Il medico dei pazzi parla allo spettatore di oggi con sorprendente immediatezza.

Un teatro che diverte, con intelligenza e leggerezza, invita a interrogare il nostro tempo. È un teatro capace di trasformare la farsa in uno specchio ironico del presente, dove ridere significa anche riconoscersi.

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