OBSESSION, l’uomo come preda contesa

 

Le madri dimenticano volentieri che il cordone ombelicale viene tagliato al momento del parto” (Vera Caspar)

Due donne, una casa, un solo uomo.

No, non si tratta della petulante storia di tradimenti e loschi incontri notturni, di un triangolo amoroso fatto di moglie, marito ed amante, ne di due vergini pretendenti smaniose di farsi maritare, è piuttosto il racconto di un circolo vizioso molto più complesso, un amore lecito, un amore plausibile, la storia di un sentimento che dura da tutta una vita, quello tra una madre e suo figlio, una passione tanto forte e reciproca quanto ossessiva e pericolosa, strozzata dalla forbice di un matrimonio, graffiata dalla mano di un’altra donna, una nemica da combattere, la nuora.

Due bionde, due femmine fatali, due talenti strabilianti nell’arte della seduzione, Martha, la sensualissima madre della quale ogni figlio sarebbe geloso, e la dolce amata Helen, dal sorriso puro, il temperamento placido e le labbra rosee e carnose.

Jessica Lange e Gwynet Paltrow bucano lo schermo con i loro sguardi penetranti e i loro colpi di frustra rivelatori di un agghiacciante forza d’animo e di spirito che solo una donna possiede.  L’una, la carnefice sessuofobica e omicida, una lupa affamata, l’altra, la vittima onesta ed innamorata, l’agnello piangente presto messo a tacere per sempre dalla trama e dagli artigli di una fiera rabbiosa. Gelosa.  Se non fosse per il magico potere dell’amore misto alla succosa smania di vendetta che rende anche il cucciolo più indifeso, una bestia feroce e meschina.

La perfidia e l’astuzia, sono le virtù che due gatte del grande schermo rappresentano in questo dramma-thriller non adeguatamente apprezzato al botteghino e dalla critica.

Questo film, diventato oramai un pellicola televisiva, data la frequenza numerosissima con la quale ci è stato riproposto dal piccolo schermo, viene partorito dal genio di Jonathan Darby nel 1998. Una mente, la sua, sedotta da opere teatrali e cinematografiche precedenti come Un tram chiamato desiderio di Tennessee Williams e Mother’s boys diretto da Yves Simoneau, che indiscutibilmente ebbero molta influenza nel prodotto finale, e fecondata  dall’ardente volontà di riproporre al pubblico l’analisi dell’unico affetto amoroso nella vita di un uomo che finisce sempre con una separazione. Quello tra una madre e suo figlio.

Obsession, la storia di una donna, una vedova ancora elegante e appetibile, attenta al suo aspetto fisico, alle sue amicizie, alla sua devozione al Cristo e ai suoi cavalli, ma ancora di più.. al frutto di una passione consumata tanti anni prima, suo figlio Jackson. Un figlio talentuoso e genuino, gentile ed affermato nello scenario Newyorkese, premuroso e amorevole che torna a casa per Natale, come ogni anno, questa volta però, portando con se la persona che ha scelto di avere a fianco per tutta la vita, sua futura moglie, Helen.

La suocera e la nuora, un castigo divino l’una per l’altra, colpevoli entrambi di procurarsi una reciproca invidia e gelosia, le due donne infatti vorrebbero e si sentono in diritto di possedere Jackson, il quale innamorato a proprio modo sia di Martha che di Helen, non rende certo la situazione meno complicata riempiendo di attenzioni unicamente sua madre.

Una volta scoperta, però, la gravidanza della giovane sposa, ecco che Jackson come la vittima di un filtro attrattivo, abbandona la metaforica sottana materna per circondare di premure e gentilezze la fragile gestante fino ad ora mantenuta ai margini di questo triangolo familiare, vissuta nell’ombra di un amore materno e malato che l’ha resa bersaglio di numerose  trappole, torture psicologiche e di altrettanti inganni.

Soffocata dall’idea di perdere definitivamente suo figlio, ed altrettanto allettata di poter crescere e nutrire quella nuova creatura generata da Jackson, Martha ci mostra tutta la sua essenza malata e incestuosa, cercando di appropriarsi del neonato uccidendone la madre nel momento del parto, per poterlo appoggiare al suo ventre e attaccarlo al suo seno rendendolo così figlio suo e di Jackson.

Traspare dai suoi comportamenti,  dai suoi sussulti, dai suoi sguardi, dagli atteggiamenti provocatori e dalla sensualità dello suo corpo ancora giovane apparentemente fertile, la volontà di Martha, probabilmente castigata e messa a tacere dalla sua indiscutibile devozione a Dio che proibisce l’incesto, un soffocato desiderio di condividere con il figlio anche una sfera sessuale. I baci sulle labbra, il desiderio di maternità nei confronti del proprio nipote sono sintomi di un complesso Edipico inverso che hanno trascinato la donna, madre di famiglia nella via della perdizione. Come il figlio che secondo il mito uccide il padre per sposare sua madre, ecco che Martha uccide il marito, apparentemente perché scoperta nell’atto del tradimento con un altro uomo, ma forse inconsciamente per far prendere quel posto a suo figlio.

La gelosia nasce sempre con l’amore, ma non sempre muore con esso” (François de La Rochefoucauld)

 

di (Giulia Betti)

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