Lasciateci la libertà di amare il Maschio Cinematografico

Fin da bambine ci insegnano a non appassionarci troppo alle storie d’amore riproposte nei film, a non innamorarci del protagonista e soprattutto a non prenderlo come modello per la ricerca futura del nostro futuro amore.

“Delusione” ti dicono, “non ti rimarrà altro che la delusione” e così ti costringono ad un’infibulazione metaforica, tagliandoti via l’innocenza del sogno, l’incanto del desiderio e la spassionata speranza che contraddistingue ogni cuore giovane. Ma la verità è che, essendo donne, non smettiamo mai di dare adito alla fantasia, obbligandoci in un continuo circolo vizioso di ricerca ed insoddisfazione.

Perché è risaputo che gli “uomini” del cinema, certi uomini del cinema, sono l’incarnazione di divinità pagane adorate per natura dagli umani, belli, vincenti, virili e passionali. Ma non è solo la perfezione fisica a renderli desiderabili, non sono solo i muscoli, il bel viso e l’acconciatura perfetta a costringerli in un involucro attraente, è anche e soprattutto il loro lato umano. La loro indiscussa capacità di affiancare potenza ad eleganza, forza a dolcezza, spietatezza verso il nemico alla sensibilità verso la vittima, verso l’innocente, verso l’amata.

Un principe senza spada il più delle volte, ma munito di armi vincenti come il coraggio, l’intelligenza, l’onore e naturalmente la seduzione.

Per soddisfare una mia curiosità, trovandomi giorni fa in un luogo calamita per donne, il Parrucchiere, ho provveduto a familiarizzare con le clienti e le acconciatrici chiedendo loro quali fossero da sempre gli uomini cinematografici vittime delle loro fantasie più recondite e dei loro sospiri.

Precisando che quel giorno su otto persone che eravamo non comparivano giovani donne sotto i trent’anni, esclusa me, capirete che i nomi che di qui a presto faremo non sono propriamente quelli di Zac Efrone, Penn Bagdley, o Nicholas Hoult. Per fortuna, aggiungerei.

Iniziando dall’anziana signora che mi sedeva accanto, nell’attesa di vedersi srotolare i bigodini, mi raccontò di come fin da ragazzina, avendo padre francese, fosse innamorata di Alain Delon e del suo rivale mediatico Jean Poul Belmondo. Il primo famoso in Italia in particolare per le sue fortunate collaborazioni con il regista Luchino Visconti, in Rocco e i suoi fratelli ed Il Gattopardo, ed il secondo noto per aver preso parte a molti ottimi film tra cui La Ciociara di Vittorio De Sica e La mia droga di chiama Julie di François Truffaut.

Soddisfatta porsi la stessa domanda alle tre attendenti accomodate nel divanetto, intente a sfogliare riviste culturalmente poco elevate. Le loro risposte furono Marlon Brando la prima (e come darle torto), James Dean la seconda, e Robert De Niro la terza, evidentemente più giovane delle colleghe accanto.

La proprietaria del negozio, una cinquantenne in ottima forma e con una cultura cinematografica invidiabile, della quale fece più volte sfoggia tra un discorso e l’altro, rispose che da sempre e per sempre il suo ideale di uomo sarà Robert Redford, “l’irlandesino d’america”, come lo chiamò lei, interprete di pellicole quali : Lo strano mondo di Daisy Clover, La caccia di Arthur Peen, A piedi nudi nel parco, Butch Cassidy e numerevoli altri titoli ancora.

A sentire nominare Butch Cassidy, uno dei migliori film western di sempre, per la regia di George Roy Hill, la più anziana tra le clienti, che se ne era stata silenziosamente in disparte sotto il casco per la permanente tutto il tempo, se ne venne fuori con… << E Paul Newman dove lo mettiamo? >> Sarebbe infatti impossibile non citarlo in un discorso sugli attori più affascinanti di sempre.

L’ultima donnina, probabilmente confusa dall’afa e dagli odori acri dei vari prodotti cosmetici, insisteva che il suo attore preferito fosse James Bond. Non fu semplice farle capire la differenza tra personaggio ed attore e alla fine ne convenne con noi che di James Bond ce n’è solo uno e si chiama Sean Connery.

 

di Giulia Betti

Lascia un commento

Your email address will not be published.