And the Oscar goes to…LA GRANDE BELLEZZA

 

Finalmente il gran giorno è arrivato: domenica 2 marzo sono stati consegnati gli Academy Awards al Dolby Theatre di Los Angeles, in una cerimonia presentata in modo impeccabile e divertente da Ellen DeGeneres.

Simpatici gli sketch di regalare come premio di consolazione un gratta e vinci a Bradley Cooper, e quello di ordinare e distribuire la pizza alle star in sala. Memorabile la selfie con molti degli attori candidati che ha battuto il record di retwit su Twitter. Il primo a ritirare l’Oscar come migliore attore non protagonista è Jared Leto per la sua interpretazione di un transessuale malato di Aids in Dallas Buyers Club. Il suo è stato uno dei discorsi più sentiti e commoventi, dando omaggio alla mamma, madre adolescente, e ricordando l’Ucraina e il Venezuela e la difficile situazione socio-politica presente in quei Paesi.

La serata è stata inframmezzata dalle performance di grandi musicisti candidati a Miglior canzone: uno dopo l’altro sono saliti sul palco Pharrell Williams con la sua Happy di Cattivissimo me 2, che sta spopolando in tutto il mondo; Karen O, autrice della canzone di Her; e gli U2 con Ordinary Love, da Mandela: Long Walk to Freedom. Ma nonostante fossero candidate grandi star della musica internazionale, il premio va a Let it go, canzone della pellicola della Disney Frozen, che si aggiudica anche l’Oscar per Miglior film d’animazione.

Sorrentino ce l’ha fatta: un altro film italiano vince la statuetta come miglior film straniero.

La Grande Bellezza conclude con il riconoscimento più importante questa ricca stagione di premiazioni. Nel suo discorso Sorrentino ringrazia Fellini, Scorsese, Maradona e i Talking Heads che con la loro arte lo hanno ispirato, oltre alle città di Roma e Napoli.

Lupita Nyong’o vince l’Oscar come miglior attrice non protagonista per il suo lavoro in 12 anni schiavo e pronuncia un discorso accorato ed emozionante, ricordando lo spirito e il dolore del personaggio da lei interpretato e dicendo ai bambini di tutto il mondo che ovunque siano i loro sogni possono avverarsi. La più bella coppia di presentatori è formata da Charlize Theron e Chris Hemsworth che consegnano gli Oscar per miglior mixaggio e montaggio sonori a Gravity, il vero mattatore della serata insieme a 12 anni schiavo.

Alfonso Cuaròn si porta a casa due premi, uno come miglior montaggio e quello più importante come miglior regista per Gravity. Momenti emozionanti sono l’omaggio per i 75 anni de Il Mago di Oz, con Pink che canta in uno splendido abito rosso Somewhere over the rainbow; e il ricordo degli artisti defunti durante questo anno di cinema, su tutti la perdita del premio Oscar Philip Seymour Hoffman.

La miglior sceneggiatura non originale è di John Ridley (12 anni schiavo), mentre quella originale è Her di Spike Jonze, che dopo 4 nomination vince il suo primo Oscar. Non hanno avuto la stessa sorte Amy Adams, che alla quinta nomination vede andare la statuetta nelle mani di Cate Blanchett, miglior attrice protagonista per Blue Jasmine; e Leonardo DiCaprio, che dopo 4 nomination e altre mancate, dopo molti film e performance impeccabili, rimane ancora una volta a bocca asciutta: è Matthew McConaughey ad aggiudicarsi l’Oscar come Miglior attore protagonista per il suo ruolo in Dallas Buyers Club.

Nessuna sorpresa nella categoria miglior film: il superfavorito 12 anni schiavo vince la statuetta e Brad Pitt, un anno dopo l’amico George Clooney, si aggiudica l’Oscar come produttore.

La serata più dorata e sfavillante dell’anno si conclude in bellezza, ma la magia del cinema continuerà a tenerci compagnia: un’altra annata di grandi film ci attende, per emozionarci e viaggiare anche solo per due ore in mondi alternativi e bellissimi. 

 

di (Benedetta Acri)

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