Ci sono parole che non muoiono mai. Restano sospese nel tempo, in attesa di una nuova voce capace di farle vibrare ancora. Dead Poets Club nasce esattamente da questo desiderio: riportare alla vita la poesia immortale del passato attraverso il linguaggio del presente, intrecciando musica, tecnologia e visione artistica.
Disponibile in digitale l’EP “Dead Poets Club”, un progetto che esplora con intelligenza e sensibilità l’interazione tra intelligenza artificiale e produzione musicale, dimostrando come la tecnologia possa diventare uno strumento di supporto creativo senza mai sostituire l’anima dell’artista.
Dietro il nome evocativo del gruppo ci sono tre figure di grande spessore: Giovanni Favero, pioniere nell’uso dell’AI applicata alla musica e autore di progetti multimediali che uniscono cultura e sperimentazione; Roberto Turatti, storico produttore, DJ e padre fondatore dell’Italo disco con oltre 140 evergreen e successi internazionali; e Fulvio Muzio, compositore e musicista dei Decibel, da sempre in equilibrio tra ricerca sonora e profondità emotiva.
“Dead Poets Club” non è solo un EP, ma un vero laboratorio artistico e culturale, nato anche grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, il Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione e lo spin-off Whattadata, con l’obiettivo di studiare uno sviluppo etico e consapevole dell’intelligenza artificiale nella musica professionale.
I quattro brani dell’EP mettono in musica testi poetici di William Blake, Gabriele D’Annunzio, Rosalia de Castro e Catullo, riletti in chiave contemporanea. La tecnologia entra in gioco come alleata silenziosa: suggerisce, supporta, amplia le possibilità espressive, ma lascia sempre all’essere umano il centro del processo creativo.
Dopo il primo singolo “The Fly”, ispirato a Blake, arriva “Negra Sombra”, secondo singolo che dà nuova vita alle liriche della poetessa galiziana Rosalia de Castro. È un brano trascinante, dal ritmo latino e reggaeton, che racconta il dialogo intimo con la propria “ombra”: una metafora del dolore, della malinconia, di quel tormento interiore che non può essere scacciato, ma solo accettato. Nel videoclip, il ballo diventa catarsi, fusione, riconciliazione con sé stessi.
Il viaggio prosegue con altri due brani inediti: “Le Stirpi Canore”, dove il panismo di D’Annunzio incontra un rap elegante con vibrazioni R&B e influenze trap; e “Carme V”, potente invito catulliano a vivere l’amore senza riserve, trasformato in un inno moderno che fonde trance ed orchestrazioni classiche, euforia e profondità.
Al centro di tutto resta una certezza: la creatività è umana. L’intelligenza artificiale non crea emozioni, non scrive poesia, non sostituisce l’artista. Ma può amplificarne la visione, aprire nuove strade, far dialogare secoli lontani. E Dead Poets Club lo dimostra con rispetto, coraggio e una straordinaria lucidità artistica.
Ascoltare questo progetto significa riscoprire che la poesia non appartiene al passato: è viva, danza, pulsa. Basta solo darle una nuova voce.
Com’è nata l’idea di Dead Poets Club e perché avete sentito l’esigenza di far dialogare poesia classica e intelligenza artificiale?
DEAD POETS CLUB è un progetto musicale ideato e composto da un team di 3 artisti con competenze nel campo della musica, della produzione musicale, della innovazione culturale e della imprenditoria. L’idea originale è stata quella di esplorare l’interazione creativa tra musicisti e intelligenza artificiale per promuoverne un utilizzo etico che non sostituisca, ma integri la creatività umana.L’idea di far dialogare poesia classica e intelligenza artificiale nasce dalla nostra determinazione di mantenere l’essere umano ed il suo ingegno al centro della produzione creativa. E se parliamo di ingegno umano quale scelta migliore potrebbe esserci che non utilizzare l’opéra di poeti universalmente noti, appartenuti a varie epoche e culture?
In un momento storico in cui l’AI spaventa molti artisti, voi la proponete come alleata: qual è il confine che non deve mai essere superato?
Non crediamo che si possa decretare un confine da non superare. L’intelligenza artificiale non è facilmente ingabbiabile e controllabile ed è un’utopia pensare che non ci sia qualcuno disposto a infrangere dei limiti imposti arbitrariamente. Piuttosto a nostro parere è importante creare uno spartiacque tra ciò che può essere utilizzato a scopo di intrattenimento personale e cio che può essere utilizzato in maniera professionale a scopi commerciali e di profitto.
Il primo caso è quello in cui il fruitore, stabilito un tema, un argomento, delega all’intelligenza artificiale lo sviluppo di tutto il progetto. Ad esempio nel caso di un brano musicale l’intelligenza artificiale provvede quindi a sviluppare un testo e la relativa musica avvalendosi di campioni pre-esistenti presenti nel suo immenso archivio di suoni e testie ciò comporta un serio rischio di plagio. Ma qualora l’utilizzatore sia un professionista che affida all’intelligenza artificiale un proprio testo e una propria musica chiedendole con istruzioni dettagliate di produrre un arrangiamento di livello professionale, allora, essendo il ruolo dell’intelligenza artificiale quello di un partner in grado di contribuire a innalzare la qualità del prodotto e a ridurne i costi di produzione, a nostro parere in questo caso il suo utilizzo anche a fini commerciali è legittimo.
Come avete scelto i poeti e i testi da reinterpretare in questo EP e cosa vi ha colpito della loro sorprendente attualità?
Il progetto include sette grandi poeti che rappresentano diverse culture ed epoche ; le poesie prescelte oltre ad essere noti capolavori letterari si prestavano a divenire canzoni per loro caratteristiche metriche.
Non ultimo un’aspetto giuridico: trattandosi di poeti morti da oltre settanta anni risultano autori di opere di pubblico dominio , permettendoci in tal mnodo di poter pensare liberatmente alla versione in musica
“Negra Sombra” affronta il tema dell’ombra interiore e dell’accettazione del dolore: quanto è personale questo messaggio per voi?
Noi non siamo il nostro dolore ma possiamo osservarlo, capirlo e neutralizzarlo ; anche il video realizzato evidenzia che l’ombra temuta dalla protagonista è infine un bel ragazzo con con potere ballare e passare una piacevolissima serata
Guardando al futuro, pensate che questo progetto possa diventare un modello etico e creativo per l’uso dell’intelligenza artificiale nella musica?
Il progetto è già entrato in una seconda fase con artisti che ci chiedono di arrangiare e produrre con il metodo proposto i loro brani.
A brevissimo uscirà l’inno antagonista alle Olimpiadi 2026 dei Cockn’y Outcast, un trio inglese con una storia da film, ed un altro brano internazionale arrangiato da noi. Si parte sempre da ratisti con brani meritevoli e molta creatività umana . rispetto ai quali l’AI è strumento per una produzione esecutiva sorprendente.
