Claudio Santamaria: non solo cinema italiano

Un attore che, progetto dopo progetto, conferma la propria centralità nel cinema italiano contemporaneo, senza smettere di cercare nuove sfide altrove, anche in un clima internazionale

di Maria Giulia Gatti

Protagonista di “Idoli – Fino all’ultima corsa”: dal 19 marzo al cinema

Claudio Santamaria continua a confermarsi come uno degli attori più versatili del panorama italiano, capace di attraversare generi e registri con grande naturalezza. Tra action, dramma e cinema internazionale, i suoi progetti più recenti raccontano una fase della carriera ricca e sfaccettata, in cui convivono energia fisica e profondità interpretativa.

Con “Idoli – Fino all’ultima corsa” di Mat Whitecross, Santamaria si confronta con un racconto ad alta intensità, in cui velocità, competizione e ossessione diventano il cuore della narrazione, essendo ambientato nel mondo della competizione motociclistica. Il film lo vede protagonista in un contesto dinamico, dove il corpo e l’azione giocano un ruolo centrale, ma dove non manca una riflessione più ampia sul successo e sui limiti personali. È un progetto che richiama la sua capacità di unire fisicità e tensione emotiva, costruendo personaggi sempre credibili anche nei contesti più estremi.

Un 2025 ricco di progetti, in Italia e fuori

Di tono completamente diverso, “Follemente” di Paolo Genovese, storia che si muove in un territorio più intimo e relazionale. Qui Santamaria ha lavorato su un registro più leggero ma non superficiale, dando vita al personaggio di Eros, il lato passionale della personalità del protagonista, interpretato da Edoardo Leo;  insieme a lui, Professore (Marco Giallini), Romeo (Maurizio Lastrico) e Valium (Rocco Papaleo), mentre la protagonista Lara (Pilar Fogliati) si fa condurre da Alfa (Claudia Pandolfi), Trilli (Emanuela Fanelli), Scheggia (Maria Chiara Giannetta) e Giulietta (Vittoria Puccini).

Con “Il nibbio”, l’attore è tornato invece a un cinema più drammatico e impegnato, affrontando una storia che intreccia tensione e dimensione umana, quella dei 28 giorni precedenti ai tragici avvenimenti del 4 marzo 2005 quando l’alto dirigente del SISMI, Nicola Calipari sacrificò la propria vita per salvare la vita della giornalista de Il manifesto Giuliana Sgrena.

Uno dei progetti più ambiziosi è stato “In the Hand of Dante”, produzione internazionale che lo ha visto coinvolto in un cast di respiro globale. Il film, tratto dal romanzo di Nick Tosches, narra di un giornalista newyorchese che viene coinvolto dallo strozzino Louie e il suo capo, il mafioso Joe Black, nel piano per rubare un inestimabile manoscritto originale della Divina Commedia scoperto recentemente in Vaticano. Prima, durante e dopo, la sua vita attraversa vari parallelismi con quella del Sommo Poeta, di cui è una sorta di reincarnazione.

Con “Il falsario”, l’attore ha affrontato una storia tratta dal libro “Il falsario di Stato. Uno spaccato noir della Roma degli anni di piombo” di Nicola Biondo e Massimo Veneziani sulla vita del falsario e mafioso italiano Antonio Chichiarelli. 

Infine, “Le cose non dette” lo ha riportato in un territorio emotivo e relazionale, dove il non detto e le tensioni silenziose diventano il vero motore della narrazione tipica del regista Gabriele Muccino.

Un attore che, progetto dopo progetto, conferma la propria centralità nel cinema italiano contemporaneo, senza smettere di cercare nuove sfide altrove, anche in un clima internazionale.

Lascia un commento

Your email address will not be published.