Una sfilata, non una semplice collezione
Comme des Garçons Homme Plus ha presentato una vera sfilata, confermando ancora una volta il suo ruolo più radicale nel calendario parigino. La passerella diventa uno spazio di tensione creativa, dove ogni look sembra nascere da un corto circuito tra ordine e disordine.
La moda, qui, non serve a semplificare il corpo: lo complica, lo espande, lo rende teatrale.
Il tailoring perde le buone maniere
Il punto di partenza resta l’abito maschile, ma Kawakubo lo deforma con la sua consueta intelligenza visiva. Giacche, pantaloni e costruzioni sartoriali vengono spinti verso silhouette instabili, quasi scultoree, dove la struttura non è mai davvero prevedibile.
È una sartoria che non vuole essere elegante nel senso classico, ma disturbante, viva, capace di mettere in discussione l’idea stessa di formalità.
Colore come antidoto
La SS27 lavora su una tensione interessante: forme complesse, quasi aggressive, incontrano un uso del colore più luminoso e istintivo. Il risultato è una collezione che sembra cercare una via d’uscita dal buio senza diventare mai rassicurante.
Il colore non addolcisce davvero l’immaginario Comme des Garçons: lo rende ancora più ambiguo, come una festa vista attraverso una lente straniante.
L’arte di non piacere a tutti
La forza di Comme des Garçons Homme Plus sta proprio qui: non voler essere immediatamente comprensibile. In un sistema moda spesso ossessionato dalla vendibilità, Rei Kawakubo continua a trattare la passerella come un luogo di pensiero.
La SS27 è una collezione che non chiede approvazione, ma attenzione. E nel farlo ricorda che il lusso più raro, oggi, è ancora la libertà creativa.
