Intervista a Andrea Langhi: tra Interior Design e Marketing

13 Aprile 2016 • Design, Interviews

Andrea Langhi non è un semplice architetto, ma un creativo nella progettazione di locali pubblici.  Locali notturni, concept restaurants, luoghi di incontro, sono il suo fiore all’occhiello; crede fortemente nella specializzazione delle competenze mantenendo comunque la mente sempre aperta come ogni artista che si rispetti.

Si definisce un “brand oriented” in quanto non segue né un filo conduttore stilistico unico strettamente  personale nè mode momentanee, ma lavora per un design coerente che comunichi con il target a cui fa riferimento. Il locale deve piacere al pubblico: questo il concetto principale che trasmette in workshop e conferenze. Il suo design è, infatti, strumento di marketing, materia che sembra essere agli antipodi con i suoi lavori ma che invece li influenza moltissimo. Parla di linguaggio architettonico: usa materiali, colori, forme e luci per suscitare emozioni, cercando di volta in volta il concept più adatto alla situazione per raccontare delle vere e proprie storie all’interno di un ambiente.

Attualmente si sta occupando di numerosi progetti in Italia e all’estero e sarà presente al Salone del Mobile ed al FuoriSalone “solo” come visitatore; in precedenza ha alternato partecipazioni per una propria linea di prodotti al Salone Satellite nel 2006 e collaborazioni con Modà nel 2014 e con Suite07 Meggreen nel 2015.

Tema portante del Suo blog è il successo: quanto incidono lo studio e la progettazione degli interni di un locale sul successo che avrà?

Contano principalmente: prodotto, servizio e ambiente. Non sempre nelle stesse proporzioni, ma comunque il design è una delle componenti importanti per il successo, a patto che sia coerente con il posizionamento del locale.

Sempre in merito agli interni, cosa Le piacerebbe creare, tra ciò che non ha ancora realizzato? C’è un’idea rimasta nella mente o su carta e che non ha potuto prendere forma?

Ogni tanto capita che alcuni progetti non vengano realizzati, per vari motivi. Per alcuni di questi, la cosa mi è particolarmente dispiaciuta. Ogni volta vado a rivederli per cercare di capire se possono essere in qualche modo riproposti o recuperati ma solitamente, visto che le tendenze cambiano ogni 5-6 anni, cerco di non affezionarmi troppo ai progetti passati ma di guardare il più possibile avanti.

Come immagina il locale del futuro?

Mi piace pensarlo come  una “stratificazione” di tutto quello che anno dopo anno, decennio dopo decennio, è stato o sarà prodotto o inventato. Magari iper tecnologico, ma sempre con qualche comoda poltrona.

Quando Andrea Langhi non è in veste di architetto quali locali frequenta?

Principalmente ristoranti, ma è impossibile per me “smettere” di essere architetto, quindi la particolarità dell’ambiente eserciterà sempre su di me una attrazione maggiore di qualsiasi altra cosa.

Cosa consiglia ai visitatori per la settimana del design?

Lasciar perdere gli “apericocktail” ma seguire qualche conferenza!

di Silvia Fabris

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