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	<title>van gogh &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Van Gogh, oltre i colori: un viaggio musicale nell&#8217;anima del genio</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2025 14:12:09 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/van-gogh-oltre-i-colori-un-viaggio-musicale-nellanima-del-genio/">Van Gogh, oltre i colori: un viaggio musicale nell&#8217;anima del genio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>Chi avrebbe mai pensato di poter rivivere la tormentata bellezza dell&#8217;anima di Vincent van Gogh attraverso un musical? Eppure, &#8220;Van Gogh Café Opera Musical&#8221; ci invita a fare proprio questo, offrendoci un viaggio emozionante e coinvolgente nel cuore del genio olandese. Ambientato in un caffè parigino di fine Ottocento, lo spettacolo ci trasporta in un mondo fatto di luci, ombre, musica e parole, dove i pennelli lasciano spazio ai riflettori e le tele prendono vita sul palcoscenico.</p>



<p><strong>Un caffè parigino, un palcoscenico di emozioni</strong></p>



<p>Il cuore pulsante dello spettacolo è un affascinante Café Chantant, un luogo che ha visto i suoi giorni di gloria ma che ora sembra aver perso un po&#8217; della sua magia. Proprio come Van Gogh, il caffè è un personaggio a sé stante, un riflesso dell&#8217;anima tormentata dell&#8217;artista. È qui che si intrecciano le storie dei personaggi, ognuno dei quali porta con sé un frammento della vita di Van Gogh. Le loro vicende, parallele a quelle del grande pittore, ci offrono uno spaccato autentico della società dell&#8217;epoca e ci aiutano a comprendere meglio il contesto in cui Van Gogh ha vissuto e creato.</p>



<p><strong>Le lettere, la musica, i colori: un racconto a più voci</strong></p>



<p>Al centro della narrazione troviamo le lettere che Van Gogh scambiava con suo fratello Theo. Queste missive, cariche di emozioni e di rivelazioni intime, diventano la colonna portante dello spettacolo. Attraverso le parole di Van Gogh, scopriamo la sua passione per l&#8217;arte, la sua lotta interiore, la sua solitudine e la sua incessante ricerca della bellezza. La musica originale, composta appositamente per il musical, accompagna le letture, intensificando l&#8217;impatto emotivo e creando un&#8217;atmosfera suggestiva.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Van-Gogh-1.jpg" alt="" class="wp-image-130818" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Van-Gogh-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Van-Gogh-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Van-Gogh-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Van-Gogh-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>L&#8217;arte di Van Gogh prende vita</strong></p>



<p>Uno degli elementi più affascinanti dello spettacolo è l&#8217;utilizzo delle proiezioni 3D dei dipinti di Van Gogh. Le tele più famose del pittore, come &#8220;I girasoli&#8221; e &#8220;La notte stellata&#8221;, prendono vita sul palcoscenico, trasformandosi in scenografie dinamiche e coinvolgenti. Le proiezioni si fondono perfettamente con le performance degli attori, creando un&#8217;esperienza visiva unica e indimenticabile. Ma non è solo l&#8217;aspetto visivo ad essere sorprendente: le proiezioni diventano anche uno strumento per raccontare la storia, per esprimere le emozioni di Van Gogh e per creare un ponte tra il passato e il presente.</p>



<p><strong>Un&#8217;esperienza sensoriale totale</strong></p>



<p>&#8220;Van Gogh Café Opera Musical&#8221; è un&#8217;esperienza multisensoriale che coinvolge tutti i sensi del pubblico. Le luci, i colori, i suoni, i profumi: ogni elemento è studiato nei minimi dettagli per creare un&#8217;atmosfera immersiva e coinvolgente. La scenografia, ispirata ai quadri di Van Gogh, è un trionfo di colori e forme, che trasporta lo spettatore nel mondo onirico dell&#8217;artista. I costumi, realizzati con tessuti pregiati e ricchi di dettagli, sottolineano la personalità dei personaggi e l&#8217;epoca storica in cui è ambientata la storia.</p>



<p><strong>L&#8217;eredità di un genio</strong></p>



<p>&#8220;Van Gogh Café Opera Musical&#8221; è molto più di un semplice spettacolo teatrale. È un omaggio appassionato a uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, un invito a riflettere sul significato dell&#8217;arte e sulla sua capacità di toccare le corde più profonde dell&#8217;animo umano. Lo spettacolo ci ricorda che la follia e il genio spesso vanno di pari passo, e che la bellezza può nascere anche dalla sofferenza.</p>



<p><strong>Conclusione</strong></p>



<p>&#8220;Van Gogh Café Opera Musical&#8221; è un&#8217;esperienza indimenticabile che lascia un segno profondo nel cuore di chi lo assiste. È un viaggio emozionante alla scoperta di un&#8217;anima tormentata e geniale, un&#8217;opportunità di immergersi nell&#8217;universo artistico di Van Gogh e di trovare nuove chiavi di lettura delle sue opere. Se siete appassionati di arte, di teatro o semplicemente alla ricerca di un&#8217;esperienza emozionante, non potete perdervi questo spettacolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Van-Gogh-2.jpg" alt="" class="wp-image-130820" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Van-Gogh-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Van-Gogh-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Van-Gogh-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Van-Gogh-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>
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		<title>LA GRANDE ARTE AL CINEMA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 09:44:29 +0000</pubDate>
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<p>Un’ora e mezza di arte direttamente dalle comode poltrone del vostro Cinema prediletto. Quest’anno potrete assaporare le vostre opere preferite direttamente dal grande schermo: da Van Gogh a Frida, passando per l’Ermitage! Un meraviglioso <b>slow looking</b> vi coinvolgerà in un’esperienza unica in cui potrete godere al meglio dell’incanto delle meravigliose opere. I corridoi del museo vi travolgeranno e avrete tutto il tempo necessario per rimanere estasiati dai vari dipinti e opere d’arte.</p>
<p>Quindi dimenticate la fretta di rincorrere i quadri prima che scocchi l’ora di chiusura della sala, e preparatevi a trovare la vostra dimensione ideale entrando in simbiosi con l’arte vera e propria. Il progetto parte dall’idea che per apprezzare un’opera non basti solo guardarla, piuttosto bisogna avere il tempo necessario per osservarla, e solo così sarà possibile cogliere tutte le sue peculiarità. Solo così sarà possibile comprendere la potenza della bellezza.</p>
<p>Su questo concept si basa il progetto reiterato della <b>Grande Arte al Cinema di Nexo Digital</b>, che festeggia il traguardo di <b>due milioni di spettatori</b> nelle sale. Nel 2019 la Grande Arte al Cinema è distribuita in esclusiva per l’Italia da Nexo Digital, con i media partner Radio Capital, Sky Arte e <a href="https://www.mymovies.it/">MYmovies.it</a>.</p>
<p>La prima parte del calendario prevede:</p>
<p>VAN GOGH E IL GIAPPONE<br />
16-17-18 settembre</p>
<p>ERMITAGE – IL POTERE DELL’ARTE<br />
21-22-23 ottobre</p>
<p>FRIDA – VIVA LA VIDA<br />
25-26-27 novembre</p>
<h3>La programmazione</h3>
<p>Ad aprire le danze il 16, 17 e 18 settembre, <i>Van Gogh e il Giappone</i>, diretto da David Bickerstaff. Un interessante docufilm che sviscera il profondo legame tra il poeta olandese e le influenze che ebbe su di lui il Giappone, che mai visitò; inoltre vengono mostrate le tendenze artistiche del <i>japonisme </i>di Van Gogh, l’arte dell’artista performativo Tatsumi Orimoto e il calligrafo Tomomo Kawao. Un viaggio tra i campi lilla della Provenza e le affascinanti tradizioni del Sol Levante.</p>
<p>Ottobre vede invece come protagonista <b><i>Ermitage &#8211; Il Potere dell’arte</i></b>, 21, 22, 23 ottobre, in collaborazione con Ermitage Italia e Villaggio Globale International, e con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Diretto da Michele Mally su soggetto di Didi Gnocchi, che firma anche la sceneggiatura con Giovanni Piscaglia. Un docufilm realizzato con la gentile collaborazione del <strong>Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo</strong>. Un viaggio indietro nel tempo che racconta le grandi storie che hanno abitato i corridoi e le sale della grande casa dell’Arte.</p>
<p>Ultimo ma non per importanza, il grande evento di novembre, che sarà con uno dei personaggi più seguiti di quest’ultimo anno: <b>Frida Kahlo</b>. Il 25, 26, 27 novembre infatti, protagonista indiscusso delle sale sarà <b><i>Frida &#8211; Viva la vida</i></b><i>, </i>prodotto da Ballandi Arts e Nexo Digital. Anche questo sarà un interessante docufilm che parte dal Messico per ripercorrere la storia di uno degli animi più tormentati del secolo. Un’icona, una pioniera del femminismo contemporaneo. La pellicola è stata diretta da Giovanni Troilo; un mix di lettere, documenti dell’epoca, interviste esclusive e immersioni nelle opere della grande pittrice. Amore e morte, dolore e amore sono protagonisti indiscussi della sua arte. Un evento che non vi lascerà certo indifferenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Agnese Lucia Ialuna </i></b></p>
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		<title>Il Mudec di Milano inaugura l’autunno con Oriente MUDEC</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/lifestyle/arte-e-design/mudec-milano-inaugura-lautunno-oriente-mudec/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Oct 2019 08:21:14 +0000</pubDate>
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<h3>Mudec: due mostre, un unico obiettivo</h3>
<p><b>Impressioni d’oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone</b>, costituita da 170 opere tra dipinti, stampe, oggetti d’arredo e sculture. Una raccolta curata da <b>Fleming Friborg</b>, docente di storia dell’arte all’Università di Copenaghen, e <b>Paola Zatti</b>, conservatore della Galleria d’Arte Moderna di Milano. Sostenuti dal <b>Comune di Milano-Cultura</b> e da <b>24ORE Cultura-Gruppo 24 ORE</b>, sarà aperta dal 1 ottobre 2019 al 2 febbraio 2020. Come lo sarà l’esposizione <b>Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri (1585-1890)</b>, che segue alla precedentemente citata. Una collezione permanente che rivela i due momenti salienti del contatto tra i due mondi: la nascita delle ambascerie giapponesi e il primo museo giapponese in Lombardia.</p>
<h3>I costumi di Madama Butterfly</h3>
<p>Il percorso si estende lungo tutti gli spazi espositivi della sinuosa struttura del museo. Prima di accedere alle aule dedicate all’esposizione, è possibile ammirare una sezione dedicata all’anniversario dei 60 anni di <b>Madama Butterfly</b> alla <b>Scala di Milano</b>. Fu tra il 1901 e il 1903 che la tragedia giapponese prese vita grazie a <b>Giacomo Puccini</b>, diventando un mito della storia della lirica italiana. Con la gentile concessione del <b>Teatro alla Scala</b>, in mostra alcuni dei costumi di scena dipinti a mano e indossati da coloro che hanno interpretato <b>Cio Cio San</b>.</p>
<h3>La relazione tra l’arte europea e quella giapponese</h3>
<p>È tra il 1860 e il 1900 che la cultura occidentale viene profondamente affascinata dal Giappone, influenzandone le arti e i maggiori artisti italiani ed europei del periodo. Con una video installazione, appena entrati, insieme ad altre durante il percorso, viene messa in risalto la grande differenza tra i due mondi.<br />
Uno schermo diviso a metà riprende scene di vita quotidiana che sembrano di epoche lontanissime, ma che poi appariranno più vicine che mai alla vista delle opere di <b>Nittis, Rodin, Van Gogh, Toulouse-Lautrec</b>. Opere nel segno del <b>Giapponismo</b>, termine col quale si intende l’interesse europeo verso tutto quello che era giapponese e non solo. Considerando questa terra come guida alla bellezza, o sogno di orizzonti inesplorati.<br />
Ma come arrivò in Europa la scoperta di questa cultura? Con le <b>Esposizioni Universali</b> che ebbero luogo in quegli anni, diventando vetrine del colonialismo globale. Da lì il Simbolismo dell’<b>Arts and Craft</b> del periodo <b>Liberty</b>, caratterizzato dall’armonia di uomo e natura nelle arti applicate. Le nuove tecniche di artisti come <b>Monet, Rodin, Cézanne </b>e <b>Van Gogh</b> che a loro volta influenzarono il gruppo di giovani artisti chiamato <b>Shirakaba</b>. Creando un importante import/export artistico.<br />
Anche in Italia il <b>Giapponismo</b> non lasciò indifferenti gli artisti o figure come <b>Enrico Cernuschi</b>, viaggiatore amante dell’arte che istituì un museo a suo nome. Il <b>museo Cernuschi</b> è attualmente tra i musei più importanti in Francia dedicato all’Asia Orientale. Persino a Palermo, con l’artista <b>Vincenzo Ragusa</b> e la moglie <b>Tama Kiyohara</b>, che cambiò il suo nome in Eleonora Ragusa. Lo scultore palermitano, insegnante di una scuola tecnica di Belle Arti a Tokyo, aprì a Palermo una scuola di acquerello, disegno, ricamo e laccatura.<br />
Un’esperienza visiva ampliata al senso olfattivo grazie al partner <b>Magna Pars Milano</b> e il suo Laboratorio <b>LabSolue Perfume Laboratory</b>. Oud, Sandalo e Patchouli insieme a Gardenia, Gelsomino, Osmanto, Mandorlo, Nespolo e Ciliegio riecheggiano negli spazi comuni e possono essere acquistati al bookshop.</p>
<h3>Quando il Giappone scoprì l’Italia. Storie di incontri</h3>
<p>Il bookshop stavolta non indica la fine del percorso, bensì un nuovo ingresso, un tuffo nel passato, più precisamente tra il 1585 e il 1615. Quando il Giappone attraversò il suo periodo cristiano grazie alla <b>Compagnia di Gesù </b>e <b>Alessandro Valignano</b>, che portò in Italia i giapponesi convertiti al cristianesimo. Testimonianze di quel periodo le opere in esposizione dalle fattezze occidentali ma con tecniche giapponesi. Fu in seguito alle persecuzioni verso i cristiani che il Giappone assunse la politica di isolamento, e l’unico importatore divenne l’Olanda.<br />
Riaperti i contatti con il mondo, nel 1853 grazie alle navi nere statunitensi, in Italia aprirono molti musei privati di arte giapponese. È questa la collezione esposta in <b>Quando il Giappone scoprì l’Italia</b>. <b>Storie di incontri</b>. Esemplari di porcellane <b>Imari</b> in rosso blu e oro, portantine riccamente decorate e armature di Samurai della collezione <b>Giovanni Battista Lucini Passalacqua</b>. Fu così che ricominciò un fiorente periodo per questa lunga relazione tra Europa, nonché Italia, e Giappone, di cui il Mudec è grande ambasciatore.<br />
Informazioni utili:<br />
MUDEC – Museo delle Culture di Milano (Via Tortona, 56)<br />
01/10/2019 &#8211; 02/02/2020<br />
Orari:<br />
Lunedì 14.30 – 19.30<br />
Martedì &#8211; mercoledì &#8211; venerdì &#8211; domenica 9.30 – 19.30<br />
Giovedì e sabato 9.30 – 22.30<br />
La biglietteria chiude un’ora prima dell’ultimo ingresso<br />
&nbsp;<br />
<b><i>di Pamela Romano</i></b></p>
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		<title>Il viaggio esotico di Gauguin al cinema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 09:50:02 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/viaggio-esotico-gauguin-al-cinema/">Il viaggio esotico di Gauguin al cinema</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<h3>Dietro al progetto</h3>
<p>Come afferma lo storico dell’arte e curatore <b>Marco Goldin</b>, co-autore del soggetto insieme allo sceneggiatore <b>Matteo Moneta</b>, ci sarebbe bisogno di molti altri film per raccontare i vari capitoli che hanno portato Gauguin ad essere l’artista conosciuto oggi. <b>Gauguin a Tahiti – Il paradiso perduto</b>, diretto da <b>Claudio Poli</b>, si focalizza su una parentesi, la più significativa della vita di Gauguin. Una parentesi raccontata a quattrocchi con la telecamera, come non è stato mai abituato a fare, l’attore e regista <b>Adriano Giannini</b>, che ha prestato la sua voce per la lettura di diari e lettere dell’artista.</p>
<p>Insieme alle testimonianze scritte, a leggere la vita di <b>Paul Gauguin</b> attraverso le sue opere saranno <b>Mary Morton</b>, curatrice alla <b>National Gallery of Art di Washington</b>, <b>Gloria Groom</b>, curatrice all’<b>Art Institute di Chicago</b>, <b>Judy Sund</b>, docente della <b>New York City University</b>, <b>Belinda Thomson</b>, massima esperta di Gauguin, <b>David Haziot</b>, autore della più aggiornata e accreditata biografia su Gauguin. Il tutto accompagnato dalle esclusive musiche composte dal pianista <b>Remo Anzovino</b>, uno dei massimi esponenti della <b>musica strumentale italiana</b> attuale, che ha saputo coniugare con il gusto esotico del docu-film.</p>
<h3>Le origini del viaggio</h3>
<p>Fiero delle sue origini peruviane, <b>Paul</b> <b>Gauguin</b>, nonostante sia nato a Parigi il 7 giugno 1848, trascorre la sua giovinezza in lungo e in largo. Saranno preludio della sua <b>ricerca di fuga</b> le esperienze sul mercantile Luzitano e la marina francese. Gli studi in diritto ed economia a Parigi, e l’aiuto di uno zio, lo condurranno al lavoro di agente di borsa presso una banca che gli concesse una vita molto benestante. Una grande casa e una quotidianità trascorsa con la moglie danese <b>Mette Sophie Gad</b> e i cinque figli sembrano però non bastare a Gauguin.</p>
<p>Alla ricerca di distrazioni si avvicina ai <b>Cafè parigini</b> frequentati da artisti come <b>Camille Pissarro</b>, il primo a credere nel suo talento pittorico. La voglia di fuggire dall’attaccamento al denaro e dalla società conformista parigina lo portano a lasciare il posto di lavoro e la città. Sulla semplice e primitiva <b>costa bretone</b> trova ispirazione tra le donne dai costumi locali e i loro riti religiosi. Inizia il distacco dalle piccole campiture dal sapore impressionista, avvicinandosi alle grandi macchie di colore saturo come il <b>giallo</b>, che diventerà suo colore prediletto.</p>
<h3>Il paradiso perduto</h3>
<p>Lo stesso giallo, misto al blu, definirà la pelle delle <b>donne tahitiane</b> che troverà nei villaggi ancora non contaminati dalla colonizzazione francese. Immerso nella natura lussureggiante, circondato dai colori più puri e accesi, si avvicinerà sempre di più allo studio che caratterizza i suoi quadri. Il rapporto dell’uomo, o meglio della donna, suo caro soggetto, con la natura e la religione.</p>
<p>La condizione paradisiaca in cui vengono colte queste donne polinesiane, <b>simbolo della vita</b>, rappresentano per lui le sacerdotesse di una religione naturale che l’uomo occidentale ha dimenticato. Ma quest’uomo resta il suo spettatore, è lui che Gauguin cerca disperatamente di conquistare, e ce la farà, quando diventerà mito ancor prima di morire. Quell’artista che spedisce a Parigi opere dall’Oceania, e che ha trasformato l’uomo del naturalismo nell’uomo moderno dell’inconscio. L’uomo che si chiede: chi è? Da dove viene? E dove va?</p>
<p><b>Ulteriori informazioni:</b></p>
<p>Al cinema il 25, 26, 27 Marzo 2019</p>
<p>A seguire il link dell’elenco delle sale italiane</p>
<p><a href="http://www.nexodigital.it/gauguin-a-tahiti-il-paradiso-perduto/">http://www.nexodigital.it/gauguin-a-tahiti-il-paradiso-perduto/</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Pamela Romano</i></b></p>
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		<title>James Lake e l&#8217;arte per tutti</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2019 18:39:05 +0000</pubDate>
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<h3>Arte Universale</h3>
<p>L&#8217;idea di utilizzare un materiale povero come il cartone da imballaggio per creare arte è stata, almeno inizialmente, una conseguenza delle condizioni di salute di James Lake. Il cartone, infatti, è facilmente reperibile, riciclabile e molto economico, rispetto alla maggior parte dei materiali utilizzati nella scultura.</p>
<p>In seguito, per James l&#8217;impiego del cartone è diventato il<b> tratto distintivo</b> con cui le sue opere sono arrivate al mondo. Un materiale così “povero” per definizione, usato e riusato infinite volte per l&#8217;imballaggio grazie alla sua resistenza, si è trasformato in un materiale nobile in grado di portare l&#8217;arte a tutti, esattamente come lo scultore ha sempre desiderato.</p>
<p>Come lo stesso James Lake racconta nella biografia pubblicata sul suo sito “<b>Io credo in un&#8217;arte per tutti. Un&#8217;arte che vada oltre razza, genere, età, abilità o disabilità</b>”. Una filosofia di vita, quella di James Lake, che l&#8217;ha portato a lavorare in moltissime scuole inglesi e a sviluppare numerosi progetti che coinvolgono bambini e ragazzi, così da farli avvicinare al meraviglioso mondo dell&#8217;arte attraverso l&#8217;utilizzo di materiale reperibili con facilità.</p>
<h3>I lavori di James Lake</h3>
<p>Tra i lavori di James Lake che più spiccano, non si può non citare l&#8217;<b>A-Z of Children’s Story Book Characters</b>, uno straordinario e gigantesco libro pop-up dipinto di viola, in cui i bambini potevano esprimere la loro creatività attraverso storie, disegni, piccole sculture e racconti da donare alla comunità.</p>
<p>Ma James Lake ha realizzato e installato anche pannelli in cartone per raccontare il meteo, totem per la celebrazione del Sei Nazioni di Rugby 2015, oltre a numerose e coloratissime opere esposte in diverse scuole primarie del Devon, create insieme gli allievi, che hanno dimostrato notevoli doti artistiche!</p>
<p>“<b>Le mie sculture nascono sempre da un disegno sul cartone, che poi trasformo in 2D e 3D utilizzando bisturi e colla a caldo, assemblando pezzi di diverse forme e dimensioni</b>”. L&#8217;arte di James Lake nasce così, con una semplicità apparentemente disarmante, che l&#8217;ha portato a ricreare una meravigliosa versione dei celeberrimi “Girasoli” di Van Gogh in cui il cartone è il mezzo ideale per ricreare le sfumature e quasi la texture dell&#8217;opera originale.</p>
<p>Lo scorso anno, inoltre, James Lake è stato invitato come Resident Artist all&#8217;evento biennale Cartasia a Lucca, durante il quale ha scolpito, utilizzando solo cartone, una scultura raffigurante un gigantesco uomo seduto per terra, che altri non è se non lui stesso. La scultura, alta quasi 3 metri, è stata esposta in città durante tutta la manifestazione, ed è uno degli esempi meglio riusciti per comprendere l&#8217;arte dello scultore britannico, immediata ma profonda al tempo stesso.</p>
<p>Sempre nel 2018, James Lake ha partecipato alle celebrazioni dei 75 anni di Ikea realizzando ed esponendo, nella Biblioteca Centrale di Exeter, una postazione da lettura basata su alcuni dei mobili più famosi dell&#8217;azienda svedese, così che la gente potesse anche sedersi e rilassarsi qualche minuto, in compagnia di un buon libro, scoprendo gli innumerevoli pregi del cartone.</p>
<p>Attualmente, James Lake tiene corsi d&#8217;arte nelle scuole per avvicinare gli studenti al mondo dell&#8217;arte, sensibilizzandoli sull&#8217;idea di accessibilità dell&#8217;arte, data anche dalla scelta di utilizzare un materiale immortale come il cartone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Martina Porzio</i></b></p>
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		<title>La Moda Vinciana &#8211; Milano omaggia Leonardo Da Vinci</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2019 18:29:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="80" height="80" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Leonardo-Da-Vinci-2.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Leonardo Da Vinci" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Milano si tinge d’arte. In onore dei cinquecento anni trascorsi dalla morte di Leonardo Da Vinci, la città meneghina stila un calendario fitto di eventi</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/trends/la-moda-vinciana-milano-omaggia-leonardo-vinci/">La Moda Vinciana &#8211; Milano omaggia Leonardo Da Vinci</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="80" height="80" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/03/Leonardo-Da-Vinci-2.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Leonardo Da Vinci" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Mai come adesso Milano si tinge d’arte. In onore dei cinquecento anni trascorsi dalla morte dell’artista fiorentino più famoso al mondo, che visse degli anni proficui alla corte degli Sforza, la città meneghina stila un calendario fitto di eventi. A partire da Maggio 2019 a Gennaio 2020 si susseguiranno gli appuntamenti dedicati a <b>Leonardo Da Vinci</b>. Nel frattempo a conquistare l’interesse degli amanti dell’arte saranno <b>Antonello da Messina</b> a <b>Palazzo Reale</b> ed eventi come <b>Mia Photo Fair</b> e <b>MIART</b>, per citarne alcuni.</p>
<h3>Leonardo Da Vinci e Milano</h3>
<p>Come <b>Ludovico Sforza</b>, detto il Moro, accolse l’artista fiorentino nel 1482, Milano accoglie il progetto Leonardo 500 per commemorare gli anni trascorsi dalla sua morte. Un calendario ricco di esposizioni che non esclude il <b>Cenacolo</b>, meta di turisti da tutto il mondo, insieme al <b>Museo della Scienza e della Tecnologia</b> a lui dedicato, alla <b>Sala delle Asse del Castello Sforzesco</b> dopo una lunga chiusura, e molto altro. Grandi testimonianze legano Leonardo Da Vinci alla città di Milano, e altrettante legano l’artista al motore di questa città: la moda. Sulla famosa raccolta di disegni e scritti denominata <b>Codex Atlanticus</b>, non sono da meno riferimenti a macchinari tessili, creati per Ludovico il Moro; studi su accessori, gioielli e abiti caratterizzati dai famosi <b>nodi vinciani</b> che influenzarono le arti del ricamo negli anni a seguire.</p>
<h3>L’eterna riproducibilità dell’immagine della Gioconda</h3>
<p>Seppur Milano vanta il Cenacolo, l’opera più discussa e più riprodotta di tutti i tempi è senz’altro la <b>Gioconda</b>, conservata al Museo del Louvre di Parigi. Desacralizzata e denudata della sua aura, per dirla con le parole del filosofo <b>Walter Benjamin</b>, tutto ebbe inizio con <b>Marcel Duchamp</b>. L’artista esponente del movimento <b>Dada</b>, nato a Zurigo nel 1906, con la sua opera di ready-made (già fatto) costituito dall’immagine della Gioconda con aggiunta di baffetti e pizzo, diede inconsapevolmente il via a qualcosa che ancora oggi non vede tregua. <b>Monna Lisa Gherardini</b>, moglie di <b>Francesco del Giocondo</b>, col suo mezzo sorriso e lo sfumato leonardesco ha sedotto e destato critiche e studi come nessun’altra opera al mondo.</p>
<h3>La Gioconda nella moda</h3>
<p>Altrettanto discussa e considerata inappropriata la scelta di porre l’immagine della Monna Lisa sul famoso bauletto Speedy di <b>Louis Vuitton</b> firmato dall’artista <b>Jeff Koons</b>. Insieme a <b>Van Gogh, Gauguin, Monet</b> e <b>Tiziano</b>, Koons alla stregua di Duchamp decontestualizza l’opera e la rende a portata di mano. Ma non è il solo ad usufruire del potere mediatico di quest’opera.</p>
<p><b>Gherardini</b>, brand di accessori del gruppo <b>Braccialini</b>, per il 130esimo compleanno della maison fiorentina, allestisce le vetrine con l’opera pop realizzata da <b>Andy Warhol</b>, ironizzando sulla possibilità che Lisa Gherardini sia davvero un antenata della famosa famiglia. Più recentemente il fotografo americano <b>Pari Dukovic</b> ha realizzato un progetto per <b>Harper’s Bazaar USA</b> affiancando particolari modelle a dei quadri famosi. Per la Gioconda ha scelto la modella canadese <b>Winnie Harlow</b>, famosa per la sua vitiligine, come ad ostentare la bellezza della diversità.</p>
<p>Moda, arte, fotografia, mille i volti che ha assunto quest’opera e mille ancora le emozioni che Leonardo da Vinci regalerà a tutto il mondo.</p>
<p><b><i>di Pamela Romano</i></b></p>
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		<title>Van Gogh &#8211; sulla soglia dell’eternità, il nuovo film di J. Schnabel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2019 09:16:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Van-Gogh-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Van Gogh" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Van-Gogh-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Van-Gogh-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Van-Gogh-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/Van-Gogh-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Van Gogh - sulla soglia dell’eternità, l’ultimo film di Julian Schnabel distribuito da Lucky Red, sarà sul grande schermo dal prossimo 3 gennaio 2019</p>
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<h3>Van Gogh &#8211; sulla soglia dell’eternità: la trama e il cast</h3>
<p>Schnabel, cineasta e pittore, ventidue anni dopo Basquiat, riporta la grande arte al cinema con gli ultimi e tormentati anni di <b>Vincent Van Gogh</b>. Ad impersonare il pittore olandese morto suicida a soli 37 anni, il poliedrico <b>Willem Dafoe</b> (lo ricorderete nei panni di Goblin nella trilogia di Spider-Man di Sam Raimi e di un controverso Gesù ne “L’ultima tentazione di Cristo” di Scorsese).</p>
<p>La pellicola ripercorre il suo rapporto tempestoso con Gauguin (<b>Oscar Isaac</b>) e quello viscerale col fratello Theo (<b>Rupert Friend</b>) fino alla fine dei suoi giorni: un periodo tumultuoso e frenetico, ma produttivo e ricco di capolavori intramontabili che continuano ad affascinare il mondo intero ancora oggi. Non un semplice racconto biografico, bensì un film sulla creatività e l’intensità febbrile dell’arte di Van Gogh e sulla sua visione della realtà.</p>
<h3>Van Gogh &#8211; sulla soglia dell’eternità: premi e nomination</h3>
<p>Il genio maledetto di Vincent Van Gogh, raccontato attraverso gli occhi del regista e artista contemporaneo Schnabel, ha conquistato da subito il consenso della critica. Per <b>Van Gogh &#8211; sulla soglia dell’eternità </b>la scalata al successo sembra infatti appena cominciata: a Venezia 75, Dafoe vince la <b>Coppa Volpi</b> per la miglior interpretazione maschile, e con Schnabel si aggiudica il Premio Fondazione Mimmo Rotella 2018.</p>
<p>Il film ottiene anche il <b>Green Drop Award 2018</b> come la pellicola più ecologista tra quelle in concorso. Ma i premi per Van Gogh &#8211; sulla soglia dell’eternità potrebbero non essere finiti: il film è attualmente in concorso ai <b>Golden Globe 2019</b> con una candidatura per il miglior attore in un film drammatico a Willem Dafoe. Per scoprire se il film ce la farà ad aggiudicarsi l’ambito premio, non vi resta che fare il tifo e… accomodarvi al cinema!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Giulia Minonne</i></b></p>
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		<title>Alessandro Preziosi: al Teatro Manzoni nei panni di Van Gogh</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2018 08:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Preziosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Alessandro-Preziosi-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Alessandro Preziosi" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Alessandro-Preziosi-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Alessandro-Preziosi-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Alessandro-Preziosi-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2018/11/Alessandro-Preziosi-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Alessandro Preziosi torna a teatro con l'opera Vincent Van Gogh - L'odore assordante del bianco. Dal 15 novembre al 2 dicembre al Teatro Manzoni di Milano</p>
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<h3>Alessandro Preziosi, fra arte e follia</h3>
<p>È il 1889 e Van Gogh si trova nel manicomio di Saint Paul dopo un attacco di pazzia. Questa è la vicenda biografica che <b>Stefano Massini</b> prende come spunto per scrivere il suo primo spettacolo. Chiuso in una stanza così candida da essere accecante, il pittore vive un periodo di immobilità artistica. Ma come si può vivere in un luogo dove l’unico colore è il bianco? Come si può sopportare la devastante neutralità del vuoto?</p>
<p>Qui la sua <b>follia</b> sembra crescere fino a non fargli più riconoscere ciò che è vero da ciò che non lo è. Il desiderio più grande di Vincent è quello di uscire da quelle mura, e la sua speranza è riposta nella visita del fratello Theo. Nel loro dialogo il pittore racconta il suo disperato tentativo di sfuggire all’assenza di <b>colore</b> a cui è costretto.</p>
<h3>Un thriller psicologico sulla creatività artistica</h3>
<p>Con un testo dalla scrittura limpida e dalla drammaturgia tagliente e immediata, Massini lancia interessanti spunti di <b>riflessione</b>. Diventa difficile segnare il confine tra verità e finzione, follia e sanità, realtà e sogno. Un magnetico e intenso Alessandro Preziosi restituisce il <b>tormento</b> del protagonista con una potente immediatezza espressiva. Il pubblico resta con il fiato sospeso di fronte a una recitazione sopra le righe.</p>
<p>Impossibile non immedesimarsi nella disperazione di un uomo <b>creativo e geniale</b> che fa riflettere sul ruolo dell’arte. Chiuso nel suo castello bianco, Van Gogh resta in bilico tra il reale e il suo esatto opposto. Un’<b>evoluzione lucida</b> in cui l’artista compie lo straziante sforzo di liberarsi da un bianco che acquista un odore assordante. La visione dell’assurdo si rispecchia nei <b>sensi</b>: il colore si può odorare e ascoltare.</p>
<p>La <b>tensione narrativa</b> della scrittura netta e coinvolgente di Stefano Massini. L’immedesimazione di Alessandro Preziosi in un’angoscia che mantiene sempre il senso della misura. Un Van Gogh soffocato da un bianco anonimo e mortale. Un unico complesso disegno in una pièce teatrale che diventa la metafora fra l’<b>arte e il potere</b>, fra l’artista e la società.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Giulia Rovai</i></b></p>
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		<title>Paul Smith presenta la donna moderna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2015 09:49:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion Shows]]></category>
		<category><![CDATA[kimono]]></category>
		<category><![CDATA[london fashion week]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_paul_smithss16-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_paul_smithss16-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_paul_smithss16-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_paul_smithss16-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_paul_smithss16.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>A Londra sfila Paul Smith per la P/E 2016, maestro couturier di eleganza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_paul_smithss16-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_paul_smithss16-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_paul_smithss16-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_paul_smithss16-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/09/visore_paul_smithss16.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p style="text-align: justify;">Chi può indossare un capo Paul Smith? Una donna dal fascino understated e sempre in movimento, che non rinuncia al dettaglio a sorpresa. Una donna di personalità e spirito, capace di comprendere il tipico english humor con il quale Sir Paul tende a condire i suoi outfit.</p>
<p style="text-align: justify;">La collezione per la prossima P/E, presentata alla London Fashion Week 2015, è pensata per una donna moderna, che racchiuda in sé tutti le precedenti declinazioni. È colei che sceglie il <strong>meraviglioso soprabito tangerine leggermente cangiante, con maniche a kimono e cintura in vita, o la salopette inaspettata a vita alta, che associa la raffinatezza del tessuto all’incrocio sul davanti, invece che sulla schiena</strong>. Gli incroci sono, infatti, un tema ricorrente della sfilata, ripresi anche nelle calzature sandalo con platform in gomma. Gli abiti e le bluse impongono un mood rilassato, con tagli netti e pattern micro e macro a contrasto, che vanno a compenetrarsi perfettamente. I drappeggi e le stampe macro sature, che si stagliano su quelle micro, donano movimento e carattere a capi di base minimalista. Inoltre, non mancano le righe, fini e irregolari, nelle classiche tonalità <em>marinière</em>. La cartella colori sembra ripresa da un quadro di Mondrian, con i neutri che si accompagnano ai colori primari (rossi, blu navy e gialli aranciati). Se la palette è ripresa dall’artista astratto, i contrasti tra colori caldi e freddi ricordano alcune tele di Van Gogh. Le instancabili lavoratrici non resteranno orfane di completi impeccabili: i famosi tailleur Paul Smith sono un classico, stavolta proposti con lunghi pantaloni flared e blazer doppiopetto. Il punto vita è sempre in primo piano, con cinture che sembrano corde rubate ai marinai, da chiudersi con nodi. Infine, le borse sono a mano, con struttura a fisarmonica, o tote, anch’esse in colori forti per donare ancora più luce all’intero outfit.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>di Jessica Landoni</em></strong></p>
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