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	<title>rispetto per l&#8217;ambiente &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Intervista ad Andrea Geremicca: verso un futuro più sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2024 11:41:13 +0000</pubDate>
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<p>Andrea Geremicca, Direttore Generale dell’Istituto Europeo dell’Innovazione per la sostenibilità, sta spendendo da anni la sua vita nel trovare dei modi per guidare l’innovazione all’ottenimento di risultati sostenibili.&nbsp;</p>



<p><strong>Cosa significa essere innovatori oggi?&nbsp;</strong></p>



<p>L’innovazione è una soluzione nuova a un problema vecchio. Non è un processo rapido e snello, deciso e realizzato da pochi; è invece un duro lavoro di collettività che per funzionare non deve partire dal basso verso l’alto o dall’alto verso il basso, ma dal cuore dell’azienda stessa; per questo deve coinvolgere tutti per funzionare. Ho sempre cercato di favorire questo processo trasformando l’azienda in una piattaforma dove si generi un sano conflitto senza alcun pregiudizio. Nonostante la parola innovazione appaia in ogni articolo, libro o intervista di qualsiasi natura, come fosse uno step naturale per tutte le aziende, non è affatto un meccanismo spontaneo. Nessuna azienda con cui ho lavorato innova per vocazione, anzi, probabilmente ne farebbero volentieri a meno se potessero: cambiare ha costi elevati, richiede un coinvolgimento pressoché totale dell’organizzazione ed espone al rischio di perdite economiche importanti. Innovare è un verbo che necessariamente ci proietta verso il futuro, e la capacità di osservare tanti possibili futuri è una qualità indispensabile per qualunque azienda voglia anticipare i cambiamenti più che reagire a essi. È questo forse il mio ruolo, creare un luogo dove s’immagina ogni giorno il futuro che vorremmo realizzare. Lei fa dell’innovazione il suo cavallo di battaglia.&nbsp;</p>



<p><strong>In che modo coniuga l’innovazione alla tematica della sostenibilità e quali sono le novità applicate al settore ?&nbsp;</strong></p>



<p>Trovare una definizione semplice a un problema complesso come la sostenibilità potrebbe portarci fuori strada; tuttavia, se volessimo provare a definire lo sviluppo sostenibile in modo sintetico, direi che essere sostenibili non vuol dire altro che essere in grado di durare nel tempo. Se prendiamo questo come dato, capiamo subito che per essere durevoli occorre fare tutto ciò che possiamo per evitare che i cambiamenti a cui stiamo assistendo sul versante climatico o sociale, nella nostra società, finiscano per danneggiarci. Occuparsi di sostenibilità non è quindi una questione filantropica, non è una scelta morale: è la conseguenza più naturale del nostro spirito di sopravvivenza. La struttura sociale che abbiamo creato, la nostra economia, la nostra sicurezza, la nostra capacità di nutrirci e di proliferare, riusciranno a resistere in un pianeta con il 70% in meno di specie viventi o con (solo) qualche grado in più di temperatura? Le nostre aziende possono essere profittevoli, nel lungo periodo, considerata la crescente scarsità di risorse e le presenti e future guerre? Non essere sostenibili non è il problema perché non è un’alternativa. Il problema è un altro: come organizzarsi per essere resilienti e adattarsi al cambiamento senza accentuarlo con il nostro sviluppo. Non si può essere sostenibili se non innovando radicalmente quello che facciamo e come lo facciamo, e non si può immaginare di affrontare il lungo e faticoso (anche economicamente) percorso dell’innovazione se non con il fine di essere sostenibili. Nel corso degli ultimi anni ho avuto il piacere di lavorare, attraverso il nostro Istituto (European of Innovation for Sustainability), con alcune delle aziende più impegnate al mondo nella trasformazione verso aziende sostenibili, tutte, a modo loro e con tempi e investimenti diversi, hanno solo una cosa in comune: la sostenibilità è insita nel purpose dell’azienda stessa, in ogni singolo atomo. Il clima sta notevolmente cambiando. Sono sempre più numerose le catastrofi causate da cambiamenti climatici.&nbsp;</p>



<p><strong>Quanto dobbiamo effettivamente preoccuparci e quanto noi esseri umani siamo davvero consapevoli della gravità della situazione?&nbsp;</strong></p>



<p>Credo non ci sia neanche bisogno di parlare di tutto quello che è la crisi climatica o domandarsi se effettivamente è un qualcosa che abbiamo causato noi o meno, perché ci sono ormai tantissime conferme. Gli scienziati non sono quasi mai d&#8217;accordo su nulla; beh, questa volta invece sono assolutamente d&#8217;accordo sul fatto che il nostro vivere, la nostra quotidianità, il nostro modo di svilupparci e di crescere anche economicamente, ha portato ovviamente un disastro dal punto di vista del clima della perdita, di biodiversità etc. Per capire secondo me quello che effettivamente l&#8217;uomo ha fatto all&#8217;ambiente, che, ci tengo a precisare essere alquanto sbagliato dal momento che noi spesso tendiamo ad asserire “noi abbiamo distrutto, stiamo distruggendo la terra dove viviamo, e non è assolutamente vero, è importante tenere presente che la terra c&#8217;è da molti più anni di noi e continuerà a esserci per molti anni dopo che noi ce ne saremmo andati; quello che noi stiamo facendo è rendere la nostra vita su questo pianeta difficile, incompatibile. Ora, per capire quello che effettivamente sta succedendo in ambito delle risorse, possiamo fare un esempio. Tutti &#8211; o quasi tutti &#8211; sappiamo come funziona la carta di credito. Noi in pratica prendiamo questa carta di credito che ci permette in base al nostro plafond di spendere dei soldi. Se noi spendiamo per tutto il mese quei soldi, indipendentemente da quanti ne abbiamo sul conto, il cinque del mese successivo la banca ci dirà “hai speso 2000 €, adesso li prendo dal tuo conto appunto”, perché la banca si è fatta creditrice e quindi ci ha dato la possibilità in qualche modo di spendere quei soldi dandoci del credito, sapendo che però il cinque del mese successivo ce li avrebbe ovviamente chiesti indietro e poi si ricomincia. Immaginiamo che per un momento la banca non decida di riprendersi quei soldi il cinque del mese successivo ma ci dia la possibilità di spendere questi soldi quanto vogliamo per 15 anni, e solo allo scadere del quindicennio chiederà indietro i soldi. Ecco, se succedesse una cosa del genere probabilmente la banca nel 95% dei casi non troverebbe più quei soldi perché sarebbe una cifra talmente elevata che poche persone avrebbero correttamente accantonato. Questo è quello che sta succedendo con le risorse, e non è il pianeta che ogni anno ci porta il conto delle risorse in più che abbiamo. Ma in un lungo periodo questo succede ed è quello che sta succedendo. È come se oggi il pianeta ci chiedesse di restituire quelle risorse che noi abbiamo utilizzato senza limite.&nbsp;</p>



<p><strong>In che modo pensa potremmo davvero sensibilizzare la popolazione terrestre ?</strong></p>



<p>Senza andare troppo indietro nel tempo, già 5/6 anni fa in pochi parlavano di sostenibilità o quantomeno in pochi capivano davvero cosa voleva dire la parola sostenibilità e la complessità che un argomento del genere si porta dietro. Quello che è successo è che per fortuna ci siamo resi conto che presto potrebbe essere troppo tardi, e tutti quanti abbiamo iniziato a parlare, comprendere, capire e anche spiegare come nel nostro caso quello che effettivamente è la sostenibilità e quali sono i rischi della insostenibilità per aziende per governi per paesi ma soprattutto per la nostra specie, quella dell&#8217;essere umano. Oggi è stato fatto sicuramente un passo in avanti; mi piace pensare che non ci sia più bisogno di spiegare quale sia il problema perchè è sotto gli occhi di tutti; secondo me non serve neppure andare ulteriormente a spiegarlo perché se togliamo i negazionisti, che ci saranno sempre in ogni circostanza, credo che tutti quanti adesso abbiano chiaro che cosa stia succedendo. Quello che noi dobbiamo fare è continuare a parlarne non più in un&#8217;ottica di “abbiamo distrutto il pianeta” o “abbiamo rubato il futuro dei nostri figli”. Non serve più questa ondata di terrorismo climatico, che secondo me si può quantomeno attenuare. Oggi c&#8217;è bisogno di parlare di soluzioni e di cosa possiamo fare e cosa dobbiamo fare.</p>



<p><strong>Il fenomeno degli “attivisti” è da considerarsi proficuo o può sfociare, come nei casi di imbrattamento di luoghi di culto o pubblici, ridicolo e oltraggioso?</strong></p>



<p>È difficile rispondere a questa domanda perché dentro la parola stessa “attivisti” c&#8217;è un range molto ampio di persone che a vario titolo e in vario modo cerca di sensibilizzare sul tema della crisi climatica. Ora, se pensiamo a una delle icone della battaglia alla crisi climatica delle generazioni più giovani, ci viene in mente Greta Thunberg. Aldilà dei suoi importantissimi discorsi, è salita alla ribalta perché si è incatenata e ha fatto sciopero della fame. Quello è il modo in cui lei ha protestato dicendo: &#8220;dite di amarci, volete rubarci il nostro futuro. Fate qualcosa perché il nostro pianeta sta per essere incompatibile con la nostra vita&#8221; e quindi la sua è stata una forma forte di attivismo che ha attirato l&#8217;interesse di tutto il mondo. Da lí, possa piacere o non piacere, ha comunque attirato l’attenzione pubblica su un tema ancora comunque abbastanza di nicchia, quindi se parliamo di quel tipo di attivismo, che è comunque relegato alla sfera personale, credo che in passato sia stato utile (non lo vedo utile forse adesso). Per quanto riguarda gli attivisti che imbrattano le statue o imbrattano i quadri nei musei, beh, quello non credo che sia assolutamente utile, anzi, va quasi a spostare il tema della sostenibilità su una questione morale di etica sostenibilità, e come dicevo prima non è una questione etica ma una questione di sopravvivenza . Questo gesto secondo me và a banalizzare e spostare l&#8217;attenzione su un tema che invece ha necessità di essere trattato in maniera assolutamente adeguata e nei contesti adeguati.</p>



<p><strong>Lei è anche docente presso due rinomate università, la Lumsa e la Luiss. Trova che le nuove generazioni, la cosiddetta Gen Z, sia sensibile al tema “sostenibilità”?&nbsp;</strong></p>



<p>Io credo che la cosiddetta Gen Z sia L&#8217;unica opportunità che abbiamo, perché noi abbiamo dimostrato nel corso degli anni che spesso, molto spesso, diciamo una cosa ma ne facciamo un&#8217;altra e lo manifestiamo nei nostri acquisti. Nelle interviste ci chiedono se noi siamo disposti a comprare dei prodotti più sostenibili. Rispondiamo di sì, ma poi andiamo al supermercato e compriamo il prodotto che costa di meno senza neanche chiederci se sia sostenibile o meno. La generazione Z è molto più critica nei confronti di quello che effettivamente sta acquistando, vuole comprendere e sapere di più sui processi di realizzazione di quel prodotto o servizio. È sicuramente molto più attenta delle generazioni precedenti al tema della sostenibilità e questo non stupisce, perché ovviamente è anche il motore che sta spingendo le aziende di tutto il mondo a creare dei prodotti sempre più sostenibili perché i clienti lo richiedono e lo vogliono vedere, capire e comprendere. Importante secondo me è che spesso la mia generazione ha avuto la sensazione di dire “ma io cosa posso fare, io sono una persona sola, come posso effettivamente cambiare la sorte del mondo, anche da un punto di vista del business?”, ed è un grande errore, perché c’è una frase (non ricordo dove l’ho sentita) che dice una cosa sacrosanta, che io condivido al 100% , ossia “ogni volta che spendi un dollaro stai votando il mondo che vuoi”, e questo è esattamente quello che sta facendo la generazione Z, non mette soldi su un prodotto che non rispecchia il suo valore.</p>



<p><strong>Quali sono gli obiettivi che si è prefissato di raggiungere a medio e lungo termine collaborando a stretto contatto con realtà europee per un mondo più “green”?&nbsp;</strong></p>



<p>Come Direttore Generale dell&#8217;Istituto Europeo di Innovazione per la Sostenibilità, ci occupiamo di educational a vari livelli: sia per aziende e organizzazioni, sia per persone, per cittadini manager e per curiosi che vogliono capire quali siano le soluzioni, le innovazioni che si possono mettere in atto per essere più sostenibili. Il nostro obiettivo è quello di riuscire in qualche modo a raccontare e spiegare un tema incredibilmente complesso come quello della sostenibilità in maniera più semplice e accessibile, perché nessuno può prendere delle scelte consapevoli e importanti per cambiare e applicare una transizione alla propria azienda, alla propria realtà e al proprio paese se non ha compreso bene quello che può essere poi il contro bilanciamento di quelle scelte, perché ogni cosa che succede in un sistema complesso ha ricadute in tantissimi altri sistemi. E quindi il nostro obiettivo è quello di rendere più semplice la comprensione di un sistema e di una nomenclatura anche molto complessa, che in qualche modo risiede attorno alla sostenibilità, e lo facciamo con l&#8217;obiettivo di creare delle partnerships. Questo perché è importantissimo secondo noi ammettere, assumere, e in qualche modo incoraggiare, tutto quello che è la collaborazione anche tra varie filiere e anche tra diversi mercati per il raggiungimento della sostenibilità. E se c’è una cosa che ho imparato in questi anni all&#8217;Istituto Europeo, è che nessuno può ottenre la sostenibilità da solo ed è assolutamente un qualcosa che va fatto e va ottenuto collaborando con gli altri; questo è l&#8217;obiettivo del nostro istituto: facilitare da una parte tutta la comprensione delle tematiche legate alla sostenibilità e dall&#8217;altra quella di favorire la collaborazione tra vari stakeholder che possono essere Nazioni Unite, aziende o persone.</p>
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		<title>Packaging aziendale, la brand identity nelle confezioni dei prodotti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Aug 2021 10:04:20 +0000</pubDate>
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<p>Oggi più che mai la <strong>comunicazione aziendale</strong> deve passare anche attraverso una sempre maggiore <strong>personalizzazione del packaging</strong>, per farsi riconoscere all’interno della miriade di altri fornitori concorrenti che propongono sul mercato prodotti similari.</p>



<p>Puntare su <strong>strategie di comunicazione integrate</strong> che includano anche lo <strong>studio degli imballaggi</strong> è una parte sempre più importante, perché racchiude il successo di un’azienda rispetto ad un’altra.</p>



<p>Forme, materiali, grafica e design, loghi, font, colori e immagini possono sembrare una banalità ma <strong>raccontano una storia</strong> e rendono subito riconoscibile il brand su tutti gli altri.</p>



<p>Cosa c’è di meglio, dunque, che personalizzare anche le shopper e le buste in cui è contenuta la merce venduta? Si tratta infatti della prima vetrina che vediamo per strada: una signora che cammina tenendo sotto braccio una bella busta ha una&nbsp;risonanza ben maggiore di qualsiasi altra pubblicità sul web o su carta stampata.</p>



<p>Attenzione però, perché nel 2018 il Parlamento Europeo ha votato per il <strong>divieto totale degli oggetti in plastica monouso</strong> a partire dall’anno in corso. Quindi via a buste di plastica, contenitori per fast-food in polistirolo espanso e articoli in plastica ossi-degradabili.</p>



<p>I dati infatti non sono buoni, visto che tutta questa plastica abbandonata produce danni all’Europa per milioni di euro, e si stima che entro il 2030 potrebbe raggiungere i 22 mld di euro, in particolare a discapito del settore turistico e della pesca.</p>



<p>Sono quindi tornati in auge i vecchi <a href="https://www.rajapack.it/sacchetti-confezionamento/sacchetti-carta_C1420.html"><strong>sacchetti di carta</strong></a><strong> </strong>e le shopper, apprezzati dai commercianti ma sempre di più anche dai consumatori eticamente più responsabili. La possibilità per le aziende di acquistare le <strong>shopper in carta personalizzate</strong> è la scelta vincente, perché permette di customizzarle sulla base delle proprie esigenze di marketing.</p>



<p>Fornirsi di tali prodotti da aziende leader nel mercato dell’imballaggio, come <a href="https://www.rajapack.it/"><strong>Rajapack.it</strong></a>, può semplificare molto la scelta; l’azienda infatti fornisce una vasta gamma di sacchetti di carta resistenti agli strappi, riutilizzabili e riciclabili al 100%. Le sue certificazioni FSC e PEFC raccontano l’attenzione del gruppo verso una gestione responsabile ed etica che deve partire dalle foreste e dalla loro salvaguardia.</p>



<p>Scegliere un sacchetto di carta per i propri prodotti significa <strong>puntare ad un futuro sostenibile</strong> ma anche trasmettere al consumatore finale un <strong>messaggio di attenzione per l’ambiente</strong>. Sono sempre di più le persone che scelgono aziende che usano packaging di qualità elevata ma riciclabili, si tratta infatti di un benefit che crea valore del marchio sul mercato delle quotazioni.</p>



<p>Creare un’<strong>identità di marca chiara e coerente</strong> che punta anche su questo aspetto è la chiave di volta di un futuro migliore e più affidabile.</p>
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		<title>Gaudats Junk Band: la musica suona a favore dell’ambiente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2019 11:27:57 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Gaudats-Junk-Band-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Gaudats Junk Band" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Gaudats-Junk-Band-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Gaudats-Junk-Band-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Gaudats-Junk-Band-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Gaudats-Junk-Band-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><h3>Il progetto Gaudats Junk Band unisce amore per la musica, attenzione all’ambiente e straordinarie capacità artigianali</h3>
<p><b>Gaudats</b>: un soprannome, un nome, un’idea, un progetto. Un peso non indifferente, in sole sette lettere. Un soprannome, quello di <b>Daniele Guidotti</b>, polistrumentista, insegnante e artigiano. Un nome, quello dato alla <b>Gaudats Junk Band</b>. Un’idea, creare una band che suonasse musica solo con l’ausilio di strumenti costruiti con <b>materiali di riciclo</b>, altrimenti destinati al disuso. Un progetto, proprio lei, la Gaudats Junk Band!</p>
<p>Da sempre interessato a tematiche come la <b>salvaguardia dell’ambiente</b> e il recupero dei materiali di riciclo, Daniele Guidotti ha unito le sue molteplici competenze in un progetto che potesse ridare dignità a oggetti come vecchie pentole, cassette per vino, tubi, valigie ormai da buttare e, incredibilmente, borse frigo. La Gaudats Junk Band nasce così, riunendo un <b>collettivo di musicisti</b>, grandi amici da tempo, disposti a far suonare gli insoliti strumenti creati da Daniele Guidotti. In piena coerenza con questa filosofia musicale sono poi gli spettacoli della Gaudats Junk Band, i cui abiti di scena sono gentilmente forniti da un emporio di riutilizzo solidale sito in Toscana.</p>
<h3>Strumenti o invenzioni?</h3>
<p>Se ci dicessero che una vecchia borsa frigo può trasformarsi in un amplificatore, molto probabilmente sorrideremmo e diremmo “Sì, con un colpo di bacchetta magica!”. E invece no, può succedere davvero! Gli <b>amplificatori </b>“Junk” sono nati proprio da un frigo portatile, un trolley e una tanica per l’acqua, grazie alla collaborazione con l’azienda <b>Markbass</b>.</p>
<p>Come per ogni band che si rispetti, le <b>chitarre </b>giocano un ruolo da protagoniste anche nella Gaudats Junk Band, che ne ha costruite ben tre, tutte straordinariamente innovative e performanti. La <b>chitarra “lamierata” Signature Paolo Sodini</b>, realizzata mettendo insieme uno scolapasta, una cassa da vino in legno e una vecchia ciotola per gatti in acciaio inox, e dal sound che ricorda quello della musica statunitense degli Anni ’30; la <b>chitarra acustica “Bertani”</b>, che alla cassa da vino unisce due scarichi da lavello come buche armoniche, e infine la <b>chitarra “sdraiata”</b> o Junk Slide, tutta in compensato riciclato.</p>
<p>Il vero pezzo forte della band è però la <b>batteria Junk</b>, i cui materiali di costruzione sono davvero dei più disparati, insoliti e inaspettati. Vecchi fustini Dash, taniche di plastica, sportelli di vecchi contatori luce e gas, senza dimenticare un’autentica valigia di cartone direttamente dagli Anni ’50, compongono uno strumento a dir poco geniale.</p>
<h3>Nel mondo di Gaudats Junk Band</h3>
<p>Tra una lezione e un laboratorio didattico, la Gaudats Junk Band ha trovato anche il tempo di farsi conoscere e apprezzare da numerosi talenti del mondo della musica mondiale. Un nome su tutti, quello del leggendario chitarrista, compositore e polistrumentista <b>Steve Vai</b>, ma non solo. Anche artisti italiani del calibro di Daniele Silvestri, Paola Turci ed Elisa hanno avuto modo di sperimentare con gli strumenti realizzati dalla Gaudats Junk Band.</p>
<p>I dieci componenti di Gaudats Junk Band sono: <b>Daniele Guidotti</b>, fondatore e costruttore di tutti gli strumenti del gruppo; <b>Giuseppe Nannini</b>, sassofonista e realizzatore degli strumenti a fiato della band; <b>Mauro Briganti</b>, chitarrista; <b>Freaky Bea</b>, cantante e frontgirl; <b>Matteo Sodini</b>, tamburi e percussioni; <b>Johnny Wind</b>, chitarrista blues; <b>Marco Bachi</b>, membro della band folk <b>Bandabardò </b>e suonatore di bassotanica; <b>Rick Hutton</b>, frontman con una formazione da speaker radiofonico; <b>Paolo Sodini</b>, chitarrista; <b>Luca Pucci</b>, chitarra e voce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Martina Porzio</i></b></p>
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		<title>WOOL SO COOL: l’anima eco solidale di Benetton</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 09:09:07 +0000</pubDate>
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<h3>WOOL SO COOL</h3>
<p><b>WOOL SO COOL</b>, è questo il nome che prende il progetto della famiglia Benetton. Il noto brand di abbigliamento nato nel 1965 a Treviso, quest’anno fa spiccare il volo ad una partnership davvero interessante con <b>The Woolmark Company</b>. Dal progetto nascono proposte di tendenza per quanto riguarda la stagione <b>AI 2019/2020</b>. Questo programma riguarda e coinvolge tutti i 5000 punti vendita del gruppo e tutte quelle vetrine speciali dedicate alla lana, da sempre protagonista e tanto amata dal mondo Benetton. <b>“Wool so Cool”</b> è il concetto base di questa collaborazione che vuole rivolgersi ad un pubblico sempre più consapevole ed attento alla qualità del prodotto, alla provenienza della fibra, ma soprattutto al suo impatto ambientale, concetto molto importante nelle ultime decadi. L’<b>impegno per la sostenibilità</b> di Benetton Group è da sempre stato evidenziato e molto apprezzato nel mondo della moda. Nel 2018 infatti, Benetton Group si conferma tra le aziende leader aderenti al Detox Commitment.</p>
<h3>La lana si colora di biologico</h3>
<p>La partnership fra <b>Benetton Group e The Woolmark Company</b> propone nel progetto stilistico maglie certificate Woolmark realizzate con filati italiani in <b>100% lana Merino</b> extra fine. Parliamo quindi di una fibra 100% naturale, rinnovabile e biodegradabile, la quale in tutta la sua anima biodegradabile, colora l’anima basic di Benetton. La maglieria Benetton è sempre stata realizzata in lana, essendo l’icona del brand. Colori accesi, giustapposti, qualità, traspirabilità, di tendenza, tutte qualità che rispecchiano i valori di Benetton e The Woolmark Company.</p>
<p>Nella nuova collezione non si può non menzionare il capo “icona” del progetto: il <b>pullover girocollo in jacquard </b>striped con lavorazione geometrica, maniche a contrasto nere e polsini colorati. Il pezzo è unisex, ed è il risultato di un mélange di expertise e tecnica, il tutto amalgamato dal feeling per la natura. Questo pezzo iconico della nuova collezione è stato disegnato da <b>Jean-Charles de Castelbajac</b>, il quale afferma di essersi ispirato alle caramelle di liquirizia dal gusto particolare, come lo stile di Benetton.</p>
<p>Insomma, fra pullover sottogiacca, turtleneck e maglioni più sottili, Benetton e The Woolmark Company trionfano in una partnership dal tono vivace nelle proposte stilistiche, e allo stesso tempo serio per quanto riguarda i valori a cui si è ispirata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Sara Steccanella</i></b></p>
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		<title>Tropic of C: la linea di swimwear di Candice Swanepoel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2019 15:51:30 +0000</pubDate>
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<p>A distanza di oltre un anno dal lancio del suo brand di swimwear <b>Tropic of C</b>, la celeberrima top model sudafricana nonché amatissimo angelo di Victoria’s Secrets <b>Candice Swanepoel </b>può certamente essere soddisfatta dei traguardi raggiunti. In costante crescita sui social e seguitissimo dai suoi numerosi fan sparsi per il mondo, il brand di <b>luxury beachwear </b>della splendida modella prosegue nel suo percorso, riuscendo a coniugare moda, ispirazione esotica e attenzione all’ambiente.</p>
<p>Fin dalla nascita di Tropic of C infatti, Candice Swanepoel non ha mai nascosto di essersi ispirata alle sue <b>radici africane </b>e al suo amore per la natura per disegnare e realizzare tutti i costumi, che a linee pulite e minimal abbinano colori caldi e speziati e <b>fantasie animalier</b> ed esotiche. Ma la modella ha anche affermato più volte di aver disegnato una linea di beachwear che mettesse al primo posto il <b>benessere</b> di ogni donna, con linee capaci di adattarsi alle più differenti silhouette e tagli vintage dal fascino intramontabile, perfetti per essere indossati a tutte le latitudini, esaltando la naturale sensualità del corpo femminile.</p>
<h3>La sensibilità ambientale di Tropic of C</h3>
<p>Ma l’attenzione della bella Candice non si è focalizzata solo su come vestire al meglio la fisicità femminile, ma anche su come produrre una linea di costumi da bagno che rispecchiasse il suo <b>amore per la natura</b> e la sua <b>attenzione all’ambiente</b>.</p>
<p>Oltre a rifornirsi solo da produttori che rispettano rigorose regole sull’approvvigionamento dei materiali e sul trattamento dei propri lavoratori, la linea di costumi da bagno Tropic of C by Candice Swanepoel ha raggiunto un obiettivo davvero importante: ben il 50% della collezione annuale è stato realizzato utilizzando <b>Econyl</b><b>®</b>.</p>
<p>Questo materiale, realizzato in collaborazione con <b>HealthySeas.org</b>, parte dal recupero di prodotti come reti da pesca, per rigenerarli e trasformarli in un <b>filato di nylon</b> riciclabile all’infinito, con cui creare abiti, costumi da bagno e accessori performanti esattamente come quelli nuovi, riuscendo in un compito difficile ma necessario: preservare la <b>salute degli oceani</b>.</p>
<p>Nell’ottica di fornire un prodotto durevole, così per ridurre la mole di capi acquistati e messi da parte dopo una sola stagione, troviamo anche <b>LYCRA® XTRA LIFE™</b> nei costumi Tropic of C, una versione ancora più performante della <b>LYCRA® </b>che non solo assicura una maggior vestibilità e aderenza, ma una anche una vita più lunga al nostro amatissimo bikini.</p>
<h3>Dove acquistare i costumi Tropic of C</h3>
<p>Tutte le collezioni del brand sono acquistabili sul sito ufficiale <a href="https://tropicofc.com/">Tropicofc.com</a>. Per farsi un regalo sexy, elegante e amico della natura, sarà possibile usufruire del codice ECOSET, scegliendo i bikini in <b>Econyl</b><b>® </b>preferiti da mettere nella valigia delle nostra vacanze!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Martina Porzio</i></b></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/green-world/tropic-of-c-la-linea-swimwear-candice-swanepoel/">Tropic of C: la linea di swimwear di Candice Swanepoel</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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		<title>Marni SS 2020: mix perfetto tra moda, arte e ambiente</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2019 13:53:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Marni-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Marni" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Marni-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Marni-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Marni-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Marni-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Marni ha scelto di cavalcare la passerella della Milano Fashion Week Men’s presentando una collezione SS 2020 che mixa moda, arte e rispetto per l'ambiente</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/fashion/fashion-shows/marni-ss-2020-mix-perfetto-moda-arte-ambiente/">Marni SS 2020: mix perfetto tra moda, arte e ambiente</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Marni-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Marni" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Marni-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Marni-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Marni-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/06/Marni-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><h3>Marni mixa moda, arte e amore per l’ambiente</h3>
<p>Quando la moda incontra l’arte, si sa, nascono creazioni del tutto eccezionali. Ma quando a questi si aggiunge anche l’amore per l’ambiente, l’asticella non può che spostarsi sempre più in alto. Ed è proprio con questo sublime connubio che <b>Marni </b>ha scelto di cavalcare la passerella della <b>Milano Fashion Week Men’s</b>.</p>
<h3>La sostenibilità come chiave di lettura della passerella Marni</h3>
<p>Ospiti in piedi, spalle contro spalle, una rete sospesa sopra la testa piena di rifiuti plastici prelevati da oceani e foreste, gli stessi che verranno riutilizzati per la prossima Settimana della Moda femminile. Questa la scenografia scelta per la sfilata <b>Spring/Summer 2020</b> da Marni. Il chiaro riferimento all’<b>emergenza dell’inquinamento</b> del nostro pianeta è palpabile e si sente. Ma non solo dall’ambiente ricreato, anche e soprattutto dagli outfit che sfilano.</p>
<p>Ad accompagnare gli abiti di <strong>Francesco Risso</strong>, il direttore creativo, ci sono gli stravaganti cappelli dell’artista georgiano <b>Shalva Nikvashvili</b>, anch’essi un elogio alla sostenibilità. Realizzati lavorando e assemblando rifiuti di ogni genere, i cappelli di Shalva sono vere e proprie opere d’arte che insieme alle spille dell’artista <b>Kazuma Nagai, </b>raffiguranti animali estinti, rafforzano il concetto al meglio.</p>
<h3>Marni: unione di due anime che ispirano Risso</h3>
<p>Eclettismo, colori sgargianti, caos e mix di stili diversi sono i codici usati da Francesco Risso per Marni, ispirandosi a due grandi del passato. «Benvenuti al matrimonio. Una cerimonia a cui partecipiamo insieme per celebrare l’unione tra due anime: quella di <b>Truman Capote</b> e quella di <b>Ernesto Che Guevara</b>».</p>
<p>Così il direttore creativo spiega il fil rouge sottostante la particolarità di questa collezione. Due personalità diverse, linguaggi stilistici che si fondono, abbinamenti imprevedibili con un tocco naif rendono unica la visione che guida la passerella.</p>
<p>Particolare attenzione va posta anche agli <b>accessori</b>, come borse e scarpe, perfettamente in linea con il tema generale. <b>Maxi bag</b> informi e dai colori neutri richiamano quasi sacche porta rifiuti più che accessori fashion. Oltre a qualche sneaker e qualche stringata, i <b>sandali</b> realizzati con materiali di riciclo sono i pezzi che completano questo perfetto quadro sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Alice Scandurra</i></b></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Seeds&#038;Chips 2019: The global food innovation summit</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2019 06:37:08 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/luxury-escape/ristoranti-food/seedschips-2019-the-global-food-innovation-summit/">Seeds&#038;Chips 2019: The global food innovation summit</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>Per il quinto anno consecutivo in simultanea con <b>TuttoFood</b> e durante <b>Milano Food City</b>, dal 6 al 9 Maggio 2019, presso Milano Rho Fiera (padiglioni 8 e 12), si terrà il <b>Seeds&amp;Chips</b>. Uno degli eventi di maggior rilievo nel panorama italiano dove, con uno sguardo internazionale, si discutono temi legati al cibo, alla prevenzione e all’innovazione.</p>
<p>Nel trattare e mediare tutti i temi, ci saranno speaker internazionali del calibro di <b>Sarah Mbi Enow Anyang Agbor</b>, Commissaria per le risorse umane, la scienza e la tecnologia dell’Unione Africana; attori impegnati nel settore come <b>Alec Baldwin</b>, e numerosi giornalisti, opinion leader, investitori ed imprenditori attivi nelle cause umanitarie e ambientali.</p>
<h3>Seeds&amp;Chips, spazio ai giovani</h3>
<p>Come ogni anno, un notevole spazio sarà riservato ai <b>giovani</b>, nominati dai cinque continenti che introdurranno le tematiche all’interno delle quali vedremo presentare idee innovative e rivoluzionarie. Inoltre, grazie al nuovo format <b>Give Me 5</b>, gli startupper avranno cinque minuti a disposizione per fare domande e presentare il proprio progetto a coloro che conoscono bene come ruota il mondo del lavoro: i top leader.  I due gruppi sono stati suddivisi in Teenovator (teen dai 13 ai 19 anni) e Young Pioneer (dai 20 ai 25 anni), e parteciperanno anche in altri momenti del summit; è stato deciso che ad ogni conferenza dovrà presenziare almeno uno speaker under 30.</p>
<h3>It’s time for Africa and Australia!</h3>
<p>Il Presidente e Fondatore del summit, <b>Marco Gualtieri</b>, durante la conferenza stampa ha ribadito e raccontato del notevole progetto che nel corso dell’anno è stato fatto in <b>Africa</b>. Spesso questo territorio è lasciato in disparte e non si sfruttano le innumerevoli risorse che possiede. Il continente più giovane in termini di età anagrafica della popolazione deve avere la possibilità, secondo il Presidente, di interagire con le economie occidentali e guardare al futuro. Un altro continente verso cui si porrà un occhio di riguardo è l’<b>Australia</b>, perché è proprio a Melbourne che si svolgerà dal 3 al 5 Settembre 2019 la prima edizione di Seeds&amp;Chips.</p>
<p>Giovani e importanti leader provenienti da tutto il mondo hanno un obiettivo in comune: raggiungere nel minor tempo possibile gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) stilate dalle Nazioni Unite e la salvaguardia del futuro del Pianeta e dell’umanità. Con lo scopo di promuovere questi ultimi verrà inaugurata la <b>Sustain&amp;Ability</b>, definita sister company di Seeds&amp;Chips, che a sua volta proporrà meetings e progetti vari; uno dei quali è il <b>Goals on Tour</b>.</p>
<h3>Seeds&amp;Chips, largo alle novità</h3>
<p>Numerosi partners hanno deciso di collaborare in questa battaglia per la sostenibilità, anche per quanto riguarda la <b>salvaguardia del Mediterraneo</b>, invaso da plastica che uccide migliaia di pesci. In occasione della giornata di apertura HOM (Humans of the Mediterranean), esporranno il loro progetto in collaborazione con FEDERPESCA.</p>
<p>Tra le novità ci sarà anche uno spazio interattivo dedicato alle tecnologie del futuro per la casa: un <b>laboratorio di neuro gastronomy </b>per analizzare le notevoli relazioni tra cervello e cibo, e infine, il The Future Market si soffermerà sul tema delle<b> biodiversità</b>.</p>
<p>Un summit da non perdere, con iniziative adatte a grandi e piccini, nella speranza di sensibilizzare tutti su queste importanti tematiche. Da due anni, inoltre, Seeds&amp;Chips ha scelto di distribuire bottigliette d’acqua in <b>Tetra Pak</b> (in collaborazione con Tetra Pak), realizzate interamente con materiali rinnovabili.</p>
<p>Per conoscere tutti gli aggiornamenti e scoprire l’intero programma, vi consigliamo di visitare il sito ufficiale dell’evento: <a href="https://www.seedsandchips.com">https://www.seedsandchips.com</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Agnese Pasquinelli</i></b></p>
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		<title>Riva 1920: dove natura e Made in Italy si fondono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 09:23:54 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/arte-e-design/riva-1920-natura-made-italy-si-fondono/">Riva 1920: dove natura e Made in Italy si fondono</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>Non solo esposizioni, ma anche creazioni che fanno riflettere. <b>Idee sostenibil</b>i e progetti che sfidano il tempo attraverso metodi che rivoluzionano i cicli produttivi. Un profondo rapporto con l’ambiente che tiene conto anche e soprattutto delle generazioni future.</p>
<h3>L’alta tecnologia al servizio di ecologia e artigianalità</h3>
<p>È solo attraverso produzioni permeate di eccellenza e qualità, uniche nel loro genere, che la natura prende forma. Sì, perché <b>Riva 1920</b> conosce bene l’importanza dei suoi prodotti in accordo con l’ambiente. Un concept che risuona forte, determinato e pieno di vita attraverso un’etica che si esprime grazie alla sinergia di <b>nuove finiture, arredi polifunzionali ed alta tecnologia</b>.</p>
<p>L’azienda canturina ha presentato al Salone del Mobile una splendida collezione indoor e outdoor, dove l’attenzione si è concentrata sia sugli eccellenti materiali utilizzati, sia su una <b>filosofia sostenibile portata avanti da oltre 30 anni</b>. Un dna aziendale dinamico e al passo con i tempi, che punta tutto sui <b>temi eco-friendly</b> e su un modo emergente di vivere il design. Riva 1920, infatti, non è solo una realtà aziendale, ma un progetto a lungo termine dove dettagli, avanguardia e artigianalità incontrano <b>il rispetto e l’amore per l’ambiente</b>.</p>
<h3>Riva 1920, progetti 100% naturali</h3>
<p>Sono molteplici le creazioni e i progetti attribuibili a Riva 1920, azienda quasi centenaria. Tra questi il <b>tavolo Timeless</b>. Una creazione unica il cui protagonista è il <b>Kauri</b>, legno millenario della Nuova Zelanda. Un oggetto che fonde al suo interno dodici aziende, ognuna specializzata in un’eccellenza diversa. L’idea di “fare rete” si coniuga con quella di fondere due materiali senza tempo, marmo ed acciaio inossidabile. Troviamo poi la <b>Yin e Yang collection</b>, che vede la collaborazione tra Riva 1920 e il famoso architetto asiatico <b>Steve Leung</b>.</p>
<p>Una collezione in grado di connettere arte orientale e occidentale in un armonioso equilibrio. Un progetto, poi, che si propone di appagare aspetti olfattivi e visivi, per miscele e packaging, ponendo l’attenzione sul legno di <b>Cedro del Libano</b>. È così che nasce la prima <b>Home Fragrance</b>. Una collezione dedicata alle essenze eleganti e mistiche estraibili dal Cedro, unite all’arancio amaro della Sicilia e al Bergamotto della Calabria.</p>
<p>Infine, i magnifici cofanetti in rovere ecosostenibili e riciclabili che Riva 1920 ha realizzato per <b>Ventuno Italy</b>, una start up italiana tutta al femminile che opera nell’ambito del food. Ogni box celebra al suo interno le eccellenze gastronomiche italiane e i piccoli produttori regalando un’experience importante alla scoperta, inoltre, delle bellezze locali attraverso la Virtual Reality. Via libera, quindi, ad un <b>design innovativo diretto da nuove sinergie</b> pronte a scoprire confini sconosciuti che coniugano estetica e pensieri sostenibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Eleonora Selvaggini </i></b></p>
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		<title>Il Design, una nuova soluzione per migliorare il nostro futuro?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 11:35:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/02/Design-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Design" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/02/Design-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/02/Design-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/02/Design-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/02/Design-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La Triennale di Milano accoglie la mostra Broken Nature: Design Takes on Human Survival, dal 1° marzo al 1° settembre. Esposizione a cura di Paola Antonelli</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/arte-e-design/design-nuova-soluzione-migliorare-nostro-futuro/">Il Design, una nuova soluzione per migliorare il nostro futuro?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<h3>Il design: una nuova visione sulle attuali preoccupazioni</h3>
<p>Ecco perché in occasione della <b>XXII Esposizione Internazionale</b>, l’istituzione culturale ha deciso di sottolineare le preoccupazioni della società attuale attraverso il <b>design</b>. Tra questioni ecologiche e riflessioni sociali, sono presentati anche diversi progetti evolutivi che utilizzano la scienza, Big Data, e la biologia.</p>
<p>L’obiettivo del design è quello di <b>soddisfare un bisogno</b>, risolvere problemi, proporre soluzioni ed esplorare possibilità per migliorare la qualità della vita degli esseri umani. Oggi, con la mostra “Broken Nature: Design Takes on Human Survival”, il design evidenzia <b>nuovi approcci</b> di concezione.</p>
<h3>Il design: aperture a nuove prospettive</h3>
<p>Designer e ingegneri da <b>ogni angolo del mondo</b> con le loro installazioni propongono nuove alternative volte a migliorare il nostro futuro. La chiave sta nel riconsiderare il nostro stile di vita attuale, sia in Italia, che in Francia, in Cina (&#8230;).</p>
<p>Il design trasforma la <b>natura</b> in un <b>ambiente</b>. Crea un legame tra l’essere umano e ciò che lo circonda. Uno degli obiettivi di questa mostra è <b>ricostruire i legami tra l’uomo e il suo ambiente naturale usando il design</b>. L’esposizione invita lo spettatore ad una riflessione sulla società in cui vive, senza dare soluzioni miracolose, ma solamente fornendo spunti di riflessione.</p>
<h3>Focus sulla Francia: “De la pensée au visible, Design As A Large Ring”</h3>
<p>Il Padiglione Francese è un grande modellino, simbolo dei modi in cui i designer riflettono insieme, prestando attenzione al mondo “costruito” che esiste già. Questa opera mostra la tappa intermedia tra il <b>pensiero</b> e il <b>visibile</b>. Secondo la curatrice del padiglione Francia, Catherine Geel, il design rispecchia il processo di riflessione sulla trasformazione dei materiali e sulla società stessa.</p>
<p>Il designer non è più solamente l’inventore ma sta diventando anche l’<b>innovatore</b>, l’<b>informatore</b>. Per esempio, la designer Marie-Sarah Adenis ha usato un antico processo (la fermentazione) per sviluppare nuovi coloranti che rispettano l’ambiente. Piuttosto che usare dei processi di fabbricazione che danneggiano l’ecosistema, ha usato quello che la natura ci da. Altri designer fanno gli inventori. Riuniscono e organizzano dati complessi per renderli accessibili alle persone, al fine di permettere loro di capire fenomeni attuali come i nuovi spazi creati dalla migrazione.</p>
<p>Per pensare in modo <b>innovativo</b> alle problematiche attuali e per scoprire come il design può migliorare il nostro <b>futuro</b>, non perdete questa mostra in esposizione alla Triennale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Léa Voirin<br />
</i></b></p>
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		<title>L’ecologia del tempo: i legni più pregiati oggi si portano al polso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2019 22:40:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/tempo-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="tempo" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/tempo-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/tempo-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/tempo-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/tempo-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Sono sempre di più i brand che sposano i concetti di tempo e sostenibilità dando vita ad orologi dal gusto contemporaneo, realizzati con materiali pregiati</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/tempo-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="tempo" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/tempo-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/tempo-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/tempo-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/01/tempo-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Sul <b>tempo</b>, croce e delizia del nostro vivere quotidiano, sono stati versati fiumi di inchiostro. Non esiste infatti filosofo, scrittore o pensatore che non abbia parlato del più fuggevole degli elementi.</p>
<h3>Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi &#8211; Cesare Pavese</h3>
<p>Siamo talmente sommersi di impegni che spesso fatichiamo a ricordare tutto, e anche la nostra <b>cognizione del tempo</b> ne risente. È presto, è tardi? Ho ancora tempo per? Sono forse in ritardo? Ma nel caos quotidiano, anche un solo oggetto può aiutarci a recuperare il nostro rapporto col tempo: l’<b>orologio</b>. Sollevare il polsino della camicia e <b>guardare l’ora</b> è un gesto talmente automatico che non ci diamo nemmeno peso, ma come faremmo senza quei prodigi di tecnologia e bellezza ai polsi?</p>
<h3>C’è un solo modo di dimenticare il tempo: impiegarlo &#8211; Charles Baudelaire</h3>
<p>Quando siamo concentrati o siamo così felici del lavoro che stiamo svolgendo perché ci appassiona, l’orologio rimane lì, muto e silenzioso, a misurare <b>lo scorrere del tempo</b> senza darci modo di accorgercene. Il tempo si dilata e si restringe, nella nostra testa, mentre il nostro polso ci ricorda che il suo scorrere è immutabile, secondo dopo secondo. E la nostra vanità, a volte, ci fa guardare l’ora anche solo per il gusto di ammirare il pregio e la bellezza dell’orologio che abbiamo scelto e che ci rappresenta.</p>
<h3>Orologi in legno: gusto ed eleganza per l’uomo contemporaneo</h3>
<p>Diversi brand si stanno muovendo in direzione di una maggior <b>sostenibilità</b> nella realizzazione dei propri orologi, mantenendo inalterati l’eleganza e la raffinatezza dei pezzi, adeguati ai gusti dell’uomo contemporaneo. Tra questi spicca <b>WoodWatch</b>, che si rifornisce di legni attraverso fornitori certificati per la loro <b>attenzione all’ambiente</b> e si impegna, insieme all’associazione no profit statunitense <b>Trees for the Future</b>, a piantare un albero per ogni orologio venduto. I legni utilizzati vanno dallo <b>zebrano</b> del modello Mojave, impreziosito dalla presenza dell’<b>ebano</b>, alla sontuosa eleganza del <b>sandalo nero</b> di Lunar Eclipse, per un orologio di grande impatto visivo. Per chi desidera qualcosa di più esclusivo, le linee Voyager, Navigator ed Explorer sono certamente un must-have: realizzate in noce ed ebano, sono tutte edizioni limitate in tiratura esclusiva.</p>
<p>Il <b>legno di sandalo</b>, invece, è l’assoluto protagonista della linea maschile degli orologi, rigorosamente Made in Italy, <b>Ab Aeterno</b>. <b>Ruber </b>è un orologio dal sapore vagamente retrò, costruito in <b>sandalo rosso</b> e dalle sfumature caldissime, adatto a uomini avventurosi, affascinanti ed energici. Per chi sente costante intorno a sé il richiamo della natura, l’orologio ideale è certamente <b>Iter</b>, realizzato in <b>sandalo verde</b> e dalle vistose venature, uniche per ogni modello. L’esclusività, infine, è la cifra stilistica del modello <b>Cassini</b>, nato per celebrare i traguardi della <b>missione spaziale Cassini-Huygens</b>. Talmente esclusivo che l’azienda ne ha realizzati solamente 1509 pezzi, tutti in sandalo nero e rigorosamente numerati.</p>
<p>Anche la maison <b>Sector</b>, conosciuta in tutto il mondo per i suoi cronografi e orologi e per il claim “<b>No Limits</b>”, ha dato vita alla prima collezione di pezzi in legno, chiamandola proprio <b>No Limits Nature</b>. <b>Legno di noce e sandalo </b>sono i materiali selezionati da Sector, che ha lanciato i primi sei modelli con l’obiettivo di creare pezzi dal gusto sportivo e casual allo stesso tempo, perfetti per vestire i polsi di uomini attivi, dinamici e pronti ad affrontare tutte le sfide della vita con un occhio sempre attento alla natura.</p>
<p>Se tra i buoni propositi del nuovo anno c’è quello della puntualità, allora un orologio è proprio l’accessorio giusto! Se poi è realizzato con materiali amici dell’ambiente, è ancora più bello.</p>
<p><b><i>di Martina Porzio</i></b></p>
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