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		<title>Cannavacciuolo, l’erede di Gordon Ramsay</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2013 21:51:48 +0000</pubDate>
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<p>È&nbsp;italiano, più precisamente napoletano di Vico Equense, sposato e padre di due bambini; è lo <strong>Chef pluristellato di <em>Villa Crespi</em></strong> e in primavera lo vedremo su <strong><em>Fox Internationals Channels Italy</em></strong>, sul <em>canale 144</em> di <em>Sky</em>, a condurre <strong><em>Cucine da Incubo</em></strong>, proprio come <strong>Gordon Ramsay</strong> in <strong><em>Kitchen Nightmares</em></strong>. Anche se è il suo ‘<em>erede’</em>, in Italia, Antonio, meglio conosciuto come Antonino, non è certo glaciale come il collega scozzese, ma in tutto e per tutto partenopeo. Quindi, solare, carismatico, dalla ‘stazza’ possente e, a prima vista, un pizzico burbero. <em>“Qb”</em> potremmo dire, se burbero fosse l’ingrediente di una ricetta, con un&#8217;evidente sensibilità per il buon gusto.</p>
<p>Impossibile non entrare nella trappola dei doppi sensi, ma stiamo parlando di uno dei nomi dell’alta gastronomia italiana, di un uomo che giovanissimo, a soli 38 anni, è gestore insieme all’incantevole moglie Cinzia, di <strong><em>Villa Crespi</em></strong>, <em>Relais Chateau</em> tra più belli d’Europa, una residenza di fine ‘800 sulle sponde del Lago D’Orta.</p>
<p>E ora Antonio Cannavacciuolo, <em>dalle ‘stelle’ passerà alle ‘stalle’</em>, in cucine di ristoranti sull’orlo del precipizio che hanno bisogno non solo dei consigli esperti di uno chef come lui, ma di una bonifica generale; lo si vedrà infatti all’opera nel tentativo di risollevare le sorti dei ristoranti italiani in difficoltà. Nel frattempo e nonostante i suoi mille impegni, noi di <strong><em>Gilt Magazine</em></strong> siamo riusciti a intervistarlo, complice la moglie Cinzia&#8230;</p>
<p>E vi garantiamo che l&#8217;intervista è avvenuta davvero in via del tutto speciale!</p>
<p><strong>Antonino Cannavacciuolo, veniamo subito al dunque: qual è il suo piatto preferito? E perché?</strong><br />
Pasta e fagioli, innanzitutto perché ho mille ricordi di mia nonna in cucina che con i suoi cocci sul fuoco già di prima mattina cucinava questo piatto, e poi perché mi piace veramente tanto.</p>
<p><strong>Che cosa l’ha portata al nord&#8230;sul Lago D&#8217;Orta?</strong><br />
Sono approdato al lago per amore (di Cinzia, <em>ndr</em>) e per dar vita a una grande scommessa. Prendere in gestione, da solo, con una buona dose di incoscienza, una struttura come Villa Crespi, senza essere famoso, per esprimere la mia cucina. Oggi posso dire di averla vinta quella scommessa!</p>
<p><strong>Dove ha imparato a cucinare?<br />
</strong>Ho avuto la fortuna di iniziare molto presto. Mio padre insegnava alla scuola alberghiera di Napoli. Già a 14 anni, dopo la terza media, sono riuscito a entrare in alberghi a 5 stelle come il Vesuvio a Sorrento, La Sonrisa, il Quisisana di Capri.</p>
<p><strong>Quando ha capito che sarebbe diventato il suo mestiere?<br />
</strong>La passione per la cucina è cresciuta con me fin dalla mia infanzia, da quando ammiravo le creazioni di mio padre e le tavole imbandite della tradizione campana. Da qui un percorso continuo, esperienze professionali, crescita interiore e sviluppo del gusto per la realizzazione di una cucina che riesca a parlare di me e che permetta di esprimermi.</p>
<p><strong>Alcuni criticano la cucina troppo elaborata, abbinamenti sofisticati dove i gusti a volte si confondono, e riescono ad apprezzarla solo alcuni&#8230;<br />
</strong>Per me non esistono un pensiero o una ricerca precisa, realizzare una nuova ricetta o un nuovo piatto significa permettere alle mie idee di fuoriuscire e prendere forma …</p>
<p><strong>Mozzarella di bufala e pasta di Gragnano, per Cannavacciuolo oltre a essere due ingredienti che identificano alcune delle sue ricette, cosa sono?</strong><br />
Il ricordo dei sapori e dei colori della tradizione campana, della mia infanzia.</p>
<p><strong>La cucina stellata deve rispettare molte regole per essere considerata tale, senza entrare troppo nel tecnico. Dei 5 sensi quale è il più importante per lei?</strong><br />
Penso che il visivo sia il primo e quindi il biglietto da visita.</p>
<p><strong>Stelle, Cappelli, Forchette: il suo ristorante li ha tutti. Che effetto fa essere così giovane e avere tutto ciò? E ora andare anche su Fox a condurre un programma.</strong><br />
Naturalmente mi fa piacere perché vuole dire che ho fatto e sto facendo bene il mio lavoro. Ed è uno stimolo a continuare così.<br />
<strong><br />
Quale chef le ha insegnato di più?</strong><br />
Mio padre, certamente. Più che insegnarmi, mi ha riempito di consigli, che ancora oggi uso con i miei ragazzi. Poi Nazzareno Menghini che mi ha fatto conoscere nuovi influssi, più europei, meno napoletani.</p>
<p><strong>Quale chef, oggi, è un innovatore?</strong><br />
Chef innovatore? Massimo Bottura.</p>
<p><strong>&#8216;La gavetta&#8217; abbiamo detto che ha avuto la fortuna di farla in alcuni dei più quotati ristoranti italiani e francesi. Chi vince tra Italia e Francia? C&#8217;é qualche altro Paese che per sapori e pietanze la ispira?</strong><br />
Durante la mia crescita vince la Francia per l’esperienza che mi ha donato nei miei anni di gavetta, mentre mi ispira molto il Giappone. L’Italia è fonte di ispirazione quotidiana per i prodotti, poi la tradizione e il grande patrimonio delle cucine regionali.</p>
<p><strong>La chiave del successo in cucina, in brigata e nella vita? Sembra che lei l&#8217;abbia trovata, o comunque è sulla buona strada&#8230;La svelerebbe a noi di Gilt Magazine?</strong><br />
Determinazione, costanza e passione sono gli elementi che mi hanno portato a raggiungere quanto fin ora ottenuto.</p>
<p><a href="http://www.hotelvillacrespi.it/">www.hotelvillacrespi.it</a><br />
<strong><em></em></strong></p>
<p>(di <strong><em>Marianna</em><em> Morandi</em></strong>)</p>
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		<title>L’ “Occidente solitario” di Santamaria e Nigro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 16:26:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/L’-“Occidente-solitario”-di-Santamaria-e-Nigro_1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/L’-“Occidente-solitario”-di-Santamaria-e-Nigro_1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/L’-“Occidente-solitario”-di-Santamaria-e-Nigro_1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/L’-“Occidente-solitario”-di-Santamaria-e-Nigro_1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/02/L’-“Occidente-solitario”-di-Santamaria-e-Nigro_1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>&nbsp;</p>
<p><em>“Non c’è niente di più comico dell’infelicità”</em>, diceva <strong>Samuel Beckett</strong> e proprio in questa frase è racchiusa l’essenza di “<strong><em>Occidente solitario</em></strong>”, la commedia noir in scena al <strong>Tieffe Teatro Menotti</strong> <strong>fino al 10 febbraio</strong> con la <strong>regia di Juan Diego Puerta Lopez</strong>.</p>
<p>L’autore è <strong>Martin McDonagh</strong>, pluripremiato commediografo inglese di origine irlandese e regista del film <em>“In Bruges – La coscienza dell’assassino”,</em> che propone un testo forte, dal linguaggio crudo, spesso volgare che potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno e per questo rischioso, ma perlomeno non lascia indifferenti e riesce persino a divertire grazie al tono grottesco che trapela in ogni battuta.</p>
<p>A <strong>Claudio Santamaria</strong> e<strong> Filippo Nigro</strong> spetta l’arduo compito, perfettamente riuscito, di rendere in qualche modo simpatici due personaggi per nulla accattivanti, che il pubblico non può amare in nessun momento, ma che non abbandona fino alla fine e che può anche comprendere nonostante la loro brutalità. A tal proposito, azzeccata è l’associazione di <strong>Santamaria</strong>: <em>“Faccio sempre questo paragone: mi ricorda un po’ la vecchia commedia all’italiana che aveva la capacità di farti sorridere di cose veramente terribili come ne “I Mostri” con Vittorio Gassman o, penso a “Parenti serpenti” di Monicelli”.</em></p>
<p>L’intera vicenda ruota intorno a due fratelli: <strong>Coleman </strong>e <strong>Valene</strong>, due disadattati, due eterni bambini che nonostante giochino a massacrarsi, a vendicarsi e a ricattarsi, regredendo di scena in scena, non possono fare a meno l’uno dell’altro perché paradossalmente l’unico modo che conoscono di volersi bene, di dimostrare affetto, è proprio odiarsi. Del resto sono cresciuti con un padre ubriacone e rozzo e violenta è la realtà in cui vivono, un paesino della provincia irlandese dove omicidi e suicidi sono all’ordine del giorno, dove si respira quotidianamente rabbia, risentimento, cinismo, dove i buoni sentimenti sono tenuti ben nascosti o addirittura totalmente assenti.</p>
<p>L’ambientazione principale è il salotto di casa dei protagonisti e ciò che salta subito all’occhio è la quantità di statuine religiose disseminate un po’ ovunque, oltre a una grande “V” segnata di rosso su ogni mobile e parete. Già da queste stranezze si evince la personalità problematica, disturbata e maniacale di Valene che colleziona oggetti sacri e con la propria iniziale vuole sottolineare al fratello le sue proprietà, il quale lo stuzzica di continuo mangiando le sue patatine o peggio rovesciandogliele in testa, cuocendo nel forno le sue statuine e altri dispetti di vario genere. Immancabile è la bottiglia di whisky bevuto come se fosse acqua, non solo dai fratelli, ma anche da <strong>Padre Welsh</strong> (interpretato da <strong><em>Massimo De Santis</em></strong>), un prete dalla fede vacillante che vorrebbe essere d’aiuto ai suoi parrocchiani e soprattutto ai due uomini affinché pongano fine alle loro stupide liti, ma che perderà miseramente la sua battaglia e travolto dal fallimento si toglierà la vita. A nulla servirà il conforto della giovane <strong>Mary</strong>, chiamata da tutti <em>“ragazzina”</em> (<strong><em>Azzurra Antonacci</em></strong>, che sostituisce in questa seconda stagione Nicole Murgia) che spaccia a domicilio alcool di contrabbando, innamorata di Padre Welsh e molto più saggia, a dispetto dell’età, di quanto potrebbe sembrare. Particolarmente intenso è l’ultimo faccia a faccia tra i due sul molo, appena prima dell’insano gesto del prete che congeda la ragazza con un tenero bacio sulla fronte consegnandole una lettera destinata ai due fratelli nella quale li prega di salvare la sua anima, condannata a bruciare fra le fiamme dell’inferno, perdonando a vicenda i torti subiti e imparando ad andare d’accordo. Così, in un primo tempo, cercheranno di fare i due in virtù di quel foglio di carta che Valene appende sotto il crocefisso che, simbolicamente, viene illuminato per ricordare le parole dell’amico scomparso, ma tutto si trasforma in una sorta di gara a chi rivela lo sgarbo maggiore, le scuse, quindi, non saranno mai realmente sincere e, andare a bere al pub è l’unica soluzione per interrompere l’ennesima lotta…almeno per qualche istante!</p>
<p>L’autore si limita a rappresentare la vita di queste persone senza esprimere alcun giudizio morale. Aspra è, invece, la critica verso un certo bigottismo cattolico; si accenna infatti al problema della pedofilia dei preti irlandesi e al fatto che si può uccidere anche venti persone, ma se poi ci si pente si può aspirare comunque al Regno dei Cieli, mentre se ci si suicida si precipita inesorabilmente all’inferno come spiegherà Padre Welsh.</p>
<p><strong><em>“Occidente solitario”</em></strong> una pièce che, nonostante tutto, rimane nel cuore e che i due protagonisti sono ben contenti di interpretare: <em>“È un testo che ho adorato dalla prima lettura &#8211; racconta Filippo Nigro &#8211; ero convinto che fosse un bel testo e lo sono ancora”.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Tieffe Teatro Menotti</strong><br />
Via Ciro Menotti, 11, Milano</p>
<p><strong><em>dal 29 gennaio al 10 febbraio</em></strong><br />
martedì, giovedì, venerdì e sabato alle ore 21:00<br />
mercoledì alle ore 19.30<br />
domenica alle ore 17:00<br />
I biglietti sono acquistabili direttamente alla biglietteria del teatro e online.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Giulia Bellini</em></strong>)</p>
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		<title>Educazione di una donna  di Elizabeth Percer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 14:19:10 +0000</pubDate>
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A nove anni, in seguito a un attacco di cuore del padre, decide che sarebbe diventata un cardiochirurgo, una convinzione su cui costruisce la sua intera esistenza. La vita la mette di fronte a molto&nbsp;<strong>dolore</strong>: è costretta a veder morire il padre del suo amico Teddy, ad accettare il suo trasferimento lontano, a guardare la madre chiudersi in se stessa e logorarsi nella depressione escludendola dalla sua sofferenza, ad assistere impotente alla partenza della sua migliore amica.</p>
<p>Dovrà imparare, col tempo, a&nbsp;<strong>perdonare</strong>&nbsp;e a&nbsp;<strong>perdonarsi</strong>&nbsp;per non aver potuto salvare le persone a lei più care, ma sarà un percorso lungo, impervio e non privo di ostacoli. A darle una mano ci saranno le ragazze della&nbsp;<strong>Shakespeare society</strong>, una confraternita del college di cui entrerà a far parte e che le permetterà di scoprire di nuovo il calore dell’&nbsp;<strong>amicizia</strong>, dono che non pensava di poter ricevere ancora dopo la partenza di Teddy.</p>
<p>La bella e austera Jun Oko le insegnerà a esorcizzare la sua paura peggiore riguardo all’avere un’amica: <em>“la necessità di spiegare molte cose di sé che non capiva nemmeno lei”</em>. Nel suo romanzo&nbsp;<strong>Elizabeth Percer</strong>&nbsp;ci racconta la storia di una ragazza che cresce e lo fa con un linguaggio che si adatta a esprimere il dubbio, le perplessità, le incertezze che caratterizzano questa fase della vita di una persona.</p>
<p>Un&nbsp;<strong>esordio</strong>&nbsp;nella narrativa assolutamente promettente.</p>
<p><em><strong>Educazione di una donna&nbsp;</strong></em><br />
di <strong>Elizabeth Percer&nbsp;</strong><br />
ed. Neri pozza &#8211; collana I narratori delle tavole<br />
€ 17,00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <strong><em>Martina Carnovale</em></strong>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Clint Eastwood è “Di nuovo in gioco”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Dec 2012 20:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Teatro e Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[attore]]></category>
		<category><![CDATA[baseball]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[figlia]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[interpretazione]]></category>
		<category><![CDATA[padre]]></category>
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		<category><![CDATA[uscita]]></category>
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<p>Questa volta lo sport al centro della trama è il <strong>baseball</strong>. Gus è capace di scovare talenti anche da un aereo, ma secondo i proprietari degli Atlanta Braves per lui è ormai giunto il momento di andare in pensione. Ma lui si rifiuta di finire <em>“in panchina”</em> e la voglia di rimanere in gioco è tanta, come lo sono le difficoltà dovute all’età avanzata. La vista, per esempio, non è più quella di prima. Però, Gus ha una carta vincente che ignora ancora: <strong><em>la figlia Mickey</em></strong> (<strong>Amy Adams</strong>, attrice già nominata all’Oscar per &#8220;The Fighter&#8221;), che gli propone tutto il suo aiuto. Nel percorso che affronteranno insieme, padre e figlia avranno modo di rimettere pace nel loro rapporto divenuto estremamente tormentato dopo la morte della madre. Mickey metterà da parte la sua promettente carriera da avvocato per aiutare quella del papà e per la buona riuscita della sua ultima impresa. La passione per il baseball avvicinerà i due, colmando quelle lacune che li avevano fatti allontanare: Gus e Mickey avranno quindi modo di mettersi in gioco anche nella vita oltre che in campo.</p>
<p>Nel cast anche <strong>Justin Timberlake </strong>nel ruolo dello scout rivale di Eastwood, la cui presenza è ancora una volta una garanzia. Le sue interpretazioni ( tra le tante cito “Gli spietati”, “Mistic River”,”Gran Torino”,”I ponti di Madison County”) sono ormai considerate parte significativa della storia del cinema nel mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di <em><strong>Hilary Tiscione</strong></em>)</p>
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