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		<title>The Apprentice: il film su Trump che fa discutere</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Oct 2024 08:25:43 +0000</pubDate>
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<p>Oggi, 17 ottobre, è arrivato nelle sale italiane &#8220;The Apprentice &#8211; Alle Origini di Trump&#8221;, diretto da Ali Abbasi. La pellicola racconta gli anni giovanili di Donald Trump, esplorando il suo apprendistato sotto la guida dell’avvocato Roy Cohn, interpretato da Jeremy Strong. </p>



<p><strong>Un flop annunciato?</strong></p>



<p>Prima ancora della sua uscita, il film aveva già sollevato polemiche, soprattutto da parte dello stesso Trump, che lo ha definito &#8220;falso e privo di classe”, accusandolo di essere un attacco politico alla vigilia delle elezioni. Le previsioni di Trump sembrano corrette: il film ha debuttato con soli 1,6 milioni di dollari al box office nordamericano, un decimo del budget di produzione.</p>



<p><strong>La trama e le interpretazioni dei protagonisti</strong><br><br>La trama si concentra sull’ambizione del giovane Trump, interpretato da Sebastian Stan, di diventare il re dell’immobiliare di New York. L’incontro con Cohn segna il punto di svolta: l’avvocato gli insegna le regole fondamentali per il successo, basate su negazione, attacco e mancanza di scrupoli. Con il tempo, l’allievo supera il maestro, diventando ancora più spietato. Stan, per prepararsi al ruolo, ha ascoltato incessantemente registrazioni di Trump e osservato i suoi atteggiamenti pubblici, cercando di catturare il modo in cui si muoveva e parlava negli anni ’80. Nel cast anche Maria Bakalova nel ruolo di Ivana Trump.</p>



<p><strong>Le accuse e la difesa del regista</strong><br><br>Trump e il suo team hanno minacciato azioni legali contro i creatori del film, accusandoli di diffamazione. In particolare, hanno criticato una scena che fa riferimento a un’accusa di violenza, successivamente smentita dalla stessa Ivana Trump. Nonostante le critiche, il regista Ali Abbasi ha difeso il suo lavoro, affermando che il film non è solo su Trump, ma su un sistema più ampio che premia il potere e il successo a scapito dell’etica. &#8220;The Apprentice&#8221; è, secondo Abbasi, un riflesso su come funziona la società americana.</p>



<p><strong>Un fallimento o una lenta crescita? Il futuro è incerto</strong><br><br>Presentato in anteprima al Festival di Cannes, &#8220;The Apprentice&#8221; ha ricevuto una standing ovation di otto minuti, con la critica che ha lodato le performance degli attori. Tuttavia, il pubblico ha reagito in modo più tiepido: mentre i detrattori di Trump non hanno trovato nulla di nuovo nel ritratto offerto dal film, i suoi sostenitori lo hanno evitato o boicottato apertamente. Variety ha descritto il flop come inevitabile, in un contesto di polarizzazione politica che ha reso difficile per il film raggiungere una vasta platea.<br>Nonostante i risultati deludenti al botteghino negli Stati Uniti, il distributore Tom Ortenberg resta ottimista. Secondo lui, &#8220;The Apprentice&#8221; potrebbe guadagnare terreno a livello internazionale, dove il pubblico potrebbe avere un approccio diverso.</p>



<p><strong>Il Messaggio del film</strong><br><br>Seppur etichettato come un film politico, &#8220;The Apprentice&#8221; mira a raccontare qualcosa di più profondo. Il film vuole riflettere su una società dove la verità è diventata relativa, dove vincere è l’unico obiettivo, anche a costo di corrodere i valori fondamentali. Un messaggio che spera di risuonare con il pubblico, invitando alla riflessione su cosa significhi davvero &#8220;vincere&#8221; e a quale prezzo.</p>
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		<title>I Depeche Mode al cinema con il docu-film Spirits in the Forest</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2019 08:58:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Depeche-Mode-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Depeche Mode" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Depeche-Mode-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Depeche-Mode-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Depeche-Mode-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Depeche-Mode-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>In esclusiva, nei cinema di tutto il mondo e soltanto per due giornate, verrà presentato il primo docu-film della band Depeche Mode, il 21 e 22 Novembre</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/depeche-mode-al-cinema-docu-film-spirits-the-forest-v/">I Depeche Mode al cinema con il docu-film Spirits in the Forest</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>In esclusiva, nei cinema di tutto il mondo e soltanto per due giornate, verrà presentato il primo docu-film della band <b>Depeche Mode</b>, il <b>21 e 22 Novembre</b>. Le prevendite sono disponibili a partire dal 26 settembre. Il film, intitolato “<b>Depeche Mode: Spirits in the Forest</b>”, sarà proiettato in 2400 sale e in 70 paesi di tutto il mondo: riunirà i fan della band per celebrare tutta la forza della musica. Verrà, inoltre, presentato in collaborazione con Trafalgar Releasing, Sony Music Entertainment e BBH Entertainment.</p>
<h3>Musica: una forza che unisce</h3>
<p>I Depeche Mode sono un famoso gruppo musicale inglese formatosi negli anni Ottanta sulla scena <b>synth pop</b> inglese. Nel corso della carriera il gruppo si è affacciato alla musica elettronica, mescolando al suo interno musica pop rock, new wave e dance alternativa. “<b>Spirits</b>” è il quattordicesimo album dei Depeche Mode, uscito nel 2017, e la band proprio in quell’anno ha cominciato un lunghissimo tour, “Global Spirit Tour”, girando per il mondo con più di <b>115 live</b> e raccogliendo circa 3 milioni di spettatori.</p>
<p>Il film “Depeche Mode: Spirits in the Forest” tratta le storie di <b>sei fan molto speciali</b>, scelti attraverso un contest legato ai social network della band e provenienti da diverse nazioni. I fan provengono infatti dalla Mongolia, dal Brasile, dagli Stati Uniti, dalla Romania, dalla Francia e dalla Colombia. I loro commenti, le loro impressioni e le loro storie hanno contribuito alla creazione del film, che incrocia racconti intimi delle loro diverse città natale con performance musicali del tour della band. Nel 2020 i Depeche Mode festeggeranno i 40 anni di carriera, e nel film sentiremo alcune canzoni che sono diventate cavalli di battaglia, come “Personal Jesus” e “Wrong”.</p>
<p>“<b>Spirits in the Forest</b>” mostra così come il racconto di uno show straordinario possa essere molto più vicino alla realtà di quello che ci si aspetta. Viene mostrato come la notorietà e la fama della band siano cresciute nel corso degli anni, fornendo uno sguardo unico sull’incredibile potere della musica.</p>
<h3>Regista pluripremiato</h3>
<p>La pellicola è diretta dal fotografo e regista olandese <b>Anton Corbijn</b>, autore di numerosi video della band e conosciuto anche per aver collaborato con gli U2 creando il loro film dal titolo “Linear”. Ha inoltre realizzato anche il premiatissimo film biografico dedicato a Ian Curtis, il leader dei Joy Division, dal titolo “Control”.</p>
<p>“<b>Depeche Mode: Spirits in the Forest</b>” segue il tour che ha visto la band suonare davanti a più di 3 milioni di fans, e questo docu-film rappresenta una nuova collaborazione tra la band e il regista. Il frontman <b>Dave Gahan </b>spiega: “È incredibile vedere i modi molto reali in cui la musica ha influenzato la vita dei nostri fan. Nel mondo contemporaneo fatto di frenesia e divisioni, la musica può davvero essere una forza positiva e può unire le persone”. Un modo speciale, quindi, per riunirsi e cantare insieme sotto le note di “Enjoy The Silence”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Aureliana Santinato</i></b></p>
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		<title>Le Mans ’66, La Grande Sfida Ford V Ferrari al cinema</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 12:25:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Le-Mans-’66-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Le Mans ’66" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Le-Mans-’66-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Le-Mans-’66-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Le-Mans-’66-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/11/Le-Mans-’66-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Le Mans ’66, La Grande Sfida: in uscita nelle sale italiane il 14 Novembre con un cast pluripremiato, tra cui i colossi Matt Damon e Christian Bale</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/le-mans-66-la-grande-sfida-ford-v-ferrari-al-cinema/">Le Mans ’66, La Grande Sfida Ford V Ferrari al cinema</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<h3>Ford V Ferrari o Davide V Golia?</h3>
<p><b>Le Mans ’66, La Grande Sfida</b> è una pellicola che reinterpreta la rivalità storica delle case automobilistiche <b>Ford e Ferrari</b> in chiave biografica e personale, ispirandosi alla vera storia di un’intensa e turbolenta amicizia tra i due protagonisti, Shelby e Miles.</p>
<p><b>Carroll Shelby</b>, interpretato da Matt Damon, dopo aver raggiunto l’apice della sua carriera vincendo la 24 Ore di Le Mans nel 1959, è costretto ad abbandonare le corse a causa di una patologia cardiaca. Da questa sconfitta riesce a reinventare la sua vita componendo un team di ingegneri e meccanici, tra cui il pilota e ingegnere <b>Ken Miles</b> (Christian Bale), e in seguito vennero ingaggiati dalla Ford per compiere l’impossibile. La storia si concentra su questi uomini che cercarono a tutti i costi di raggiungere l’eccellenza, riuscendo nella titanica impresa di creare un’automobile in grado di sconfiggere il grande Golia delle corse automobilistiche: la Ferrari.</p>
<h3>La turbolenta amicizia tra Shelby e Miles</h3>
<p>Shelby risoluto ma affabile, Miles suscettibile e imperante; ciò che li unisce è la passione per l’innovazione e il profondo amore per le cose. Hanno entrambi la <b>brama di eccellere</b>, anche se ciò significa metter in gioco la propria vita ogni volta che sono al volante. I due si capiscono a un livello più profondo, vivono in un <b>rapporto simbiotico</b>: quando uno si tira indietro, l’altro subentra al suo posto.</p>
<p>Le Mans ‘66 è la storia di un gruppo di <b>uomini anticonvenzionali</b> che sfondano i limiti grazie alla pura inventiva, alla determinazione e alla forza di volontà. “È una storia classica che contrappone l’uomo alla macchina, l’uomo all’uomo, l’uomo a sé stesso. Tocca diversi elementi tipici dei film sullo sport ma, al tempo stesso, le vicende narrate sono davvero singolari”, afferma il regista James Mangold.</p>
<h3>Vincere o perdere la vita</h3>
<p>La personale sfida del regista in Le Mans ’66, La Grande Sfida, è stata quella di ripercorrere la storia provando a trasmettere al pubblico <b>la passione, il cameratismo e l’energia </b>dei piloti, dei progettisti, dei meccanici e dei tecnici, ma senza cadere nel cliché della vittoria nella corsa. “Pensavo che se fossimo riusciti ad approfondire questi personaggi unici, vincere o perdere la gara avrebbe avuto un’importanza secondaria rispetto al vincere o perdere la vita”. (J. Mangold)</p>
<p>Per il regista era fondamentale adottare un approccio realistico alle scene d’azione, non solo per delineare con maggiore accuratezza gli anni ’60, ma anche per aiutare gli spettatori a capire ciò che i piloti provavano quando spingevano sé stessi e le loro vetture fino al limite. “I piloti sfrecciano in un sottile abitacolo di alluminio a oltre 300 chilometri orari lungo il circuito. La loro audacia e la sopravvivenza in queste circostanze sono il miracolo che volevo riuscire a trasmettere”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Giulia Garattini</i></b></p>
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		<title>Gemini Man: avete mai visto qualcosa di simile?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Oct 2019 08:33:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Gemini-Man-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Gemini Man" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Gemini-Man-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Gemini-Man-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Gemini-Man-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/10/Gemini-Man-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Gemini Man: un’immersione nell’azione per gli amanti del genere. Una teatrale esperienza fuoriesce dalle scene e arriva dritta al suo pubblico</p>
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<p>Un’immersione nell’azione per gli amanti del genere. Una teatrale esperienza fuoriesce dalle scene e arriva dritta al suo pubblico. Una nuova dimensione nella quale abbandonarsi tramite lo schermo e lasciarsi rapire da un <b>“never-before-seen spectacle”</b>.</p>
<p><b>Gemini Man </b>non è solo un normale e qualunque film d’<b>azione</b>, bensì il film d’azione definitivo. Quello che definisce la categoria stessa, proprio grazie all’unicità dell’esperienza teatrale che si cela dietro. Il regista del film, <b>Ang Lee</b>, ha già avuto occasione di far valere il suo talento grazie alla doppia vittoria dell’<b>Oscar</b>. La passione che ha nel suo lavoro nasce sicuramente dalla voglia e dall’indiscussa riuscita di “non fare solo qualcosa di buono, ma scoprire qualcosa di nuovo” tramite l’azione.</p>
<p>Nel film capolavoro Gemini Man, <b>Will Smith</b> interpreta il protagonista, un 51enne che sta per andare in pensione e allo stesso tempo prende le vesti del suo stesso antagonista, ovvero la versione di sé stesso a 23 anni, il tutto reso possibile tramite una nuova tecnologia rivoluzionaria. Il giovane che c’è in lui, Junior, cerca di inseguire e combattere la sua incarnazione più anziana tramite tre continenti in una serie di sequenze d’azioni eccitanti. Un attore che interpreta le due parti contrastanti di uno stesso personaggio: idea geniale ed originale.</p>
<h3>Un esperimento artistico ben riuscito</h3>
<p>Ciò che è stato compiuto in Gemini Man, non era mai stato fatto prima. Un <b>esperimento artistico </b>decisamente ben riuscito. Lo stesso Will Smith racconta dell’estasi e della stupefazione provata la prima volta che vide il test dei filmmakers: un’esperienza insolitamente emozionante. L’aspetto del clone del protagonista che si sviluppa nel film su due livelli è cruciale, tattico ed esilarante. La trama si sviluppa attorno ad Henry, il protagonista, un assassino del governo all’alba della sua carriera.</p>
<p>Quando il personaggio di Smith scopre che il suo lavoro sta per finire, si ritrova perseguito dall’unico assassino sul pianeta in grado di fare uscire da lui la sua vera personalità, e si tratta proprio di lui ventitreenne, del suo clone. La realtà che traspare dal film arriva ad un livello disarmante. Questo anche perché è stato scelto di non utilizzare per nulla il trucco. Questo fa in modo che non ci sia alcuna barriera tra gli attori ed il pubblico. Il risultato è decisamente soddisfacente oltre che produttore di empatia fra i poli opposti divisi dallo schermo.</p>
<p>Insomma, Gemini Man è sarà indubbiamente un vero successo, un’esperienza unica che ci rapirà dallo schermo per condurci direttamente fino al nucleo del film; un film dove il fil rouge è l’azione accompagnata dall’originalità non potrà deludere mai. Dal 10 ottobre 2019 in tutte le sale cinematografiche italiane.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Sara Steccanella</i></b></p>
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		<title>Diego Maradona: la storia del dio del calcio al cinema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2019 10:12:36 +0000</pubDate>
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<p>“All’inizio del film dice che il calcio è un gioco basato sull’inganno. È così che viveva e giocava Diego, in campo e fuori dal campo”: ecco come il regista<b> Asif Kapadia</b> descrive la vita di uno dei personaggi più controversi del nostro tempo: <b>Diego Armando Maradona</b>.</p>
<p>Il documentario-evento <b>DIEGO MARADONA</b> verrà proiettato in tutte le sale il 23-24-25 settembre. 130 minuti interamente dedicati al calciatore argentino, dalla nascita in uno dei quartieri più poveri e malfamati di Buenos Aires, il passaggio al Boca, le difficoltà nel Barcellona fino all’ingaggio da record al Napoli; ed è proprio sul periodo partenopeo che il film si focalizzerà. La <b>Napoli degli anni ’80</b>, una delle città più pericolose d’Europa che incarna perfettamente l’essenza stessa di Diego, un <b>genio dannato</b>, un dio tormentato, fenomenale in campo quanto disperato e incontrollabile nella sua vita personale.</p>
<h3>Tra passione ed eccessi</h3>
<p>Eccessi, droghe, rapporti con la Camorra, figli illegittimi, comportamenti scorretti in campo e fuori da esso (indimenticabile la “Mano de Dios” nella partita contro l’Inghilterra dei mondiali 1986, a soli 4 anni dalla Guerra delle Isole Falkland). Tre lunghi anni di preparazione e duro lavoro per il team di Kapadia, che hanno permesso non solo di entrare in contatto con le persone che hanno vissuto con Diego (come la prima fidanzata Claudia Villafañe e la moglie del figlio inizialmente non riconosciuto Cristiana Sinagra), ma soprattutto di prendere possesso di centinaia di filmati inediti che ritraggono Diego al bowling, in macchina, ma anche nello spogliatoio subito dopo aver fatto vincere al Napoli il suo primo scudetto nel <b>1987</b>.</p>
<p>Dopo l’incredibile successo di SENNA ed AMY (vincitore di un Oscar), Kapadia, affiancato dai produttori James Gay-Rees e Paul Martin, dal montatore pluripremiato Chris King e dal compositore Antonio Pinto, realizza l’ultimo capitolo di un’ideale trilogia che mette in scena la vita di vere e proprie icone che hanno fatto la storia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Alessandra Baio</i></b></p>
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		<title>C&#8217;era una volta a&#8230; Hollywood: la parte più intima di Tarantino</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/cera-voltaa-hollywood-cinema-cambia-la-storia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 09:19:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Tarantino-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Tarantino" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Tarantino-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Tarantino-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Tarantino-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Tarantino-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il 18 settembre 2019 il maestro del cinema Quentin Tarantino tornerà nelle sale con una pellicola che, almeno sulla carta, appare imperdibile</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Tarantino-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Tarantino" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Tarantino-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Tarantino-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Tarantino-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/09/Tarantino-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il <b>18 settembre 2019</b> il maestro del cinema <b>Quentin Tarantino</b> tornerà nelle sale con una pellicola che, almeno sulla carta, appare imperdibile. Per sorprendere il suo pubblico, oltre ad un cast d’eccezione, Tarantino sembra volersi discostare da ciò che ha fatto finora, svelando per la prima volta la sua parte più intima.</p>
<h3>L’ascesa del “regista DJ”</h3>
<p>Quentin Tarantino è un regista di enorme successo, che con “solo” nove pellicole è riuscito a conquistare milioni di spettatori internazionali. Fa il suo ingresso sulla scena con il film <b>Le Iene</b>, ma la vera consacrazione arriva con la pellicola successiva, <b>Pulp Fiction</b>. Dai colleghi viene definito il “<b>regista DJ</b>”, con riferimento alla sua capacità di combinare stili tra loro diversi, riuscendo a fonderli perfettamente e con estrema armonia in un’unica opera.</p>
<p>Il regista ha spesso sottolineato la sua volontà di fermarsi ad un massimo di dieci pellicole, per poi poter orientare la sua carriera verso romanzi e documentari. <b><span class="LrzXr kno-fv">C&#8217;era una volta a&#8230; Hollywood</span> </b>infatti, inizialmente era stato concepito come romanzo, ma l’autore, dopo cinque intensi anni di progettazione, ha deciso che questa storia come romanzo non avrebbe reso tanto quanto in una pellicola.</p>
<h3>Taglio con il passato</h3>
<p>Se Tarantino si è sempre orientato verso il genere dello “<b>splatter</b>”, sotto-genere cinematografico del cinema Horror caratterizzato dall’estremo realismo degli effetti, volto a scandalizzare, disgustare e far macabramente ridere gli spettatori, questa volta ha deciso di sorprendere i suoi spettatori discostandosi dalla sua zona comfort e spingendosi verso qualcosa di nuovo. Per la prima volta abbandona la violenza mettendo al centro il suo <b>amore per il cinema, </b>il suo cinema, quello della sua infanzia, parlandone con nostalgia e scavando nella propria intimità.</p>
<h3>Il “super cast”</h3>
<p>Se la pellicola si preannuncia un enorme successo è anche grazie al cast messo a punto dal regista: <b>Brad Pitt, Leonardo DiCaprio, Margot Robbie, Al Pacino</b> sono solo alcuni dei “grandi” presenti all’interno del film.</p>
<p>Se Margot Robbie è alla sua prima esperienza con il regista, con il quale ha ammesso di aver sempre desiderato lavorare, Di Caprio e Brad Pitt non sono nuovi all’ambiente: Leonardo Di Caprio aveva già preso parte a <b>Django Unchained</b>, mentre Brad Pitt è apparso in <b>Bastardi senza gloria</b> e in <b>Una vita al massimo</b>, pellicola di Tony Scott tratta da una sceneggiatura di Tarantino.</p>
<p>I personaggi di Tarantino non solo risultano interessanti di per sé grazie alle loro particolari sfaccettature, ma rappresentano anche le tre classi presenti ad Hollywood, con le loro peculiarità. Anche la città di Los Angeles potrebbe essere considerata una vera e propria protagonista, in quanto non solo funge da contesto, ma viene letteralmente incorporata all’interno della trama.</p>
<h3>Lo scandalo</h3>
<p>Il cast è sicuramente molto promettente e valida garanzia di successo. Successo che però ha rischiato di essere boicottato dallo <b>scandalo “#metoo” </b>che ha coinvolto <b>Harvey Weinstein</b>, fedele producer del regista. Successivamente Tarantino ha deciso di discostarsi completamente da questa situazione, e dopo una tortuosa asta è stata <b>Sony Picture</b> ad aggiudicarsi la distribuzione della pellicola, non senza fatica. La casa produttrice ha dovuto concedere al regista 95 milioni di budget, l’ultima parola sul montaggio e massimo controllo creativo durante la realizzazione del film, oltre al 25% degli incassi e un ritorno dei diritti sul film allo stesso Tarantino nel giro di 10 o 20 anni.</p>
<h3>La trama</h3>
<p>La storia è quella di due amici, <b>Rick Dalton</b> (interpretato da Leonardo DiCaprio) attore di film Western in cerca del suo riscatto e della sua controfigura, <b>Cliff Booth </b>(interpretato da Brad Pitt). Dopo una breve esperienza in Italia, tornano a <b>Los Angeles</b> nel <b>1969</b> con la speranza di farsi spazio all’interno dell’industria cinematografica. Durante la loro permanenza incontrano molti personaggi appartenenti a quel mondo, tra cui <b>Bruce Lee</b>, <b>Steve McQueen</b> e <b>Sharon Tate</b> (interpretata da Margot Robbie) loro vicina di casa e moglie del noto regista <b>Roman Polanski</b>, il cui destino sarà segnato dall’incontro con la <b>Manson Family</b>.</p>
<p>Sia Rick Dalton che Cliff Booth appaiono estremamente turbati dalla vita che stanno vivendo, spesso desiderosi l’uno di vivere la vita dell’altro. Sono due personaggi perennemente insoddisfatti che trovano l’unico appiglio nel rapporto creatosi tra loro, ispirato alla relazione stuntman-attore che intercorreva tra Burt Reynolds e Hal Needham, ai quali sono riconducibili anche alcuni tratti caratteristici dei due personaggi.</p>
<p>Quentin Tarantino non sembra sbagliare un colpo, chissà se anche fuori dalla sua comfort zone riuscirà a conquistare i suoi spettatori. Non ci resta che attendere il 18 settembre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Alice Bonalumi</i></b></p>
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		<title>Settembre chiama, Cinema risponde!</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Aug 2019 11:38:52 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/08/visore_facebook-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/08/visore_facebook-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/08/visore_facebook-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/08/visore_facebook-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/08/visore_facebook.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p><strong>Settembre</strong>, non ti aspettavo così presto. Sei arrivato più in fretta del previsto. E proprio come si vede nei film, sarebbe bello avere qualche super potere in grado di riportare indietro il tempo e lasciare che si fermi lì, al tramonto, in riva al mare. Ma per fortuna uno strumento che può aiutarci a rimanere ancora per un po’ fuori dalla realtà, dai doveri e dagli impegni di tutti i giorni, c’è, e nel nuovo numero di <strong>Gilt</strong> lo andremo non solo a trattare, bensì a celebrare: signori e signore largo a Lui, il <strong>Cinema</strong>.</p>
<p>Volto protagonista in copertina, l’attrice italiana <strong>Barbara Ronchi</strong>, che vanta tra i suoi film come interprete titoli del calibro di “Domani è un altro Giorno” (2019), “Non sono un Assassino” (2019), “Sole” (2019), “Gli sdraiati” (2017), “Fai bei sogni” (2016), “Miele” (2013) e “La città invisibile” (2010). Nella sezione <strong>Interviews</strong> ci racconterà in esclusiva qualche aneddoto sul mondo del Cinema e sulla sua affascinante &#8211; quanto complicata &#8211; professione.</p>
<p>Anche la rubrica del <strong>Lifestyle</strong> questo mese è in prima fila ad omaggiare pellicole e film d’autore. E un evento in particolare monopolizzerà l’attenzione: il Festival del Cinema di Venezia 2019. Tante saranno le celebrities che invaderanno la Laguna, nazionali e internazionali. Noi di Gilt saremo pronti a fornirvi news e aggiornamenti imperdibili sugli ospiti e sui film in e fuori concorso.</p>
<p>Attenzione però, perché la sfera <strong>Rock the Town</strong> vi attende per farvi intraprendere un altro viaggio verso un luogo fatto di sogni e avventure: destinazione Nuova Zelanda. Le sue magnifiche terre sono state fonte di ispirazione e lo sfondo di numerose pellicole, tra cui la celebre saga “Il Signore degli Anelli” e il film “Lo Hobbit”.</p>
<p>Infine, quale scena migliore per terminare il nostro lauto pasto cinematografico se non quella di un piatto appetitoso che non aspetta altro che essere mangiato? Ad occuparsene, il talento e la maestria culinaria di Fabio Castiglioni, che in <strong>Oh My Chef!</strong> propone una ricetta sfiziosa quanto facile da realizzare: frisella con alici, mozzarella di bufala e pomodori datterini. Una vera delizia per il palato.</p>
<p>Nei faticosi giorni di riassestamento di Settembre sarà dunque lecito continuare a sognare ad occhi aperti, magari scordando persino dove siamo e ciò che ci circonda. Perché, come ricorda l’intramontabile regista, sceneggiatore, attore e produttore cinematografico polacco Roman Polanski: “Il cinema dovrebbe farti dimenticare che sei seduto in un teatro”.</p>
<p><em>Buona Lettura!</em></p>
<p><em><strong>Clara Bacchetta</strong></em></p>
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		<title>Il Traditore: la vera storia di Tommaso Buscetta, boss dei due mondi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2019 12:09:10 +0000</pubDate>
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<p>“Noi dobbiamo decidere solo una cosa: chi deve morire prima”. Questa la frase pronunciata dal protagonista al giudice Falcone, quella che forse esemplifica alla perfezione l’essenza e lo spirito del film. Il regista ci introduce nell’atmosfera di quegli anni con la scena di una festa di riconciliazione tra le storiche famiglie palermitane e quella nuova dei Corleonesi. I due schieramenti sembrano trovare un accordo sulla spartizione del traffico di droga, ma Buscetta non si sente al sicuro e si rifugia in Brasile. Tuttavia, il boss viene arrestato ed estradato in Italia, dove lo attende una condanna a morte per mano della cosca di Totò Riina. Qui entra in gioco Giovanni Falcone, che gli offre la possibilità di cambiare il proprio destino e, forse, quello del popolo italiano: <b>collaborare con la giustizia</b>. Da questo momento una serie di dichiarazioni porterà i giudici al maxiprocesso di Palermo, dove 475 mafiosi verranno imputati.</p>
<h3>Tommaso Buscetta: il pentito non pentito</h3>
<p>Il protagonista viene spesso nominato come <b>“il pentito” della mafia</b>. Tuttavia, <b>Marco Bellocchio</b> dà una precisa chiave di interpretazione del personaggio e la si può trovare in queste parole: “Io sono stato e resto un uomo d’onore. Per questo non mi considero un pentito”. Buscetta non vuole essere dipinto come un eroe, ma come un uomo coraggioso che crede in alcuni ideali e in nome di essi è pronto a tradire persino se stesso. Egli rimane <b>fedele</b> alla propria Famiglia ma rinnega la corruzione di quei valori per lui fondamentali da parte della nuova mafia di Totò Riina. Si ribella a un regime assassino ormai lontano dall’organizzazione tradizionale in cui è cresciuto. Tradisce la <b>tradizione</b> ma solo per salvarla. È un personaggio contraddittorio, dal carattere forte e carismatico. Viene ritratto in modo realistico e con molto rispetto a prescindere dall’etica. Da questo si riconosce <b>l’indiscutibile maestria</b> di un regista come Bellocchio.</p>
<h3>Un film per re-istruire gli italiani sulla propria storia</h3>
<p>Ne Il Traditore, Marco Bellocchio trova un modo inedito di raccontare un argomento abusato dal cinema e dalla TV italiane: la <b>criminalità organizzata</b>. Come in altri suoi film basati sulla storia – Buongiorno notte o Vincere, per esempio – dirige un quadro realistico che re-istruisce gli italiani. Il Traditore vuole ricordare a tutti noi il <b>ruolo fondamentale</b> di Tommaso Buscetta nella lotta contro la mafia. È stato lui a fornire gli strumenti per conoscere l’organizzazione e i suoi meccanismi che oggi conosciamo. Scoprire che uomini come Falcone e Borsellino abbiano avuto bisogno dell’aiuto del boss dei due mondi per avviare la guerra contro la Piovra fa riflettere molto. La bravura di Bellocchio sta anche nella capacità di raccontare un <b>personaggio ambiguo</b> come Buscetta: un uomo appartenente a un mondo fatto di regole malate ma che forse poteva definirsi corretto.</p>
<h3>Il traguardo di Pierfrancesco Favino e il successo de Il Traditore</h3>
<p>Non si può parlare de Il Traditore senza nominare <b>Pierfrancesco Favino</b>, tra gli attori più poliedrici della scena contemporanea italiana. In questo film lo vediamo destreggiarsi perfettamente tra italiano, inglese, brasiliano e siciliano, mettendocela tutta in un ruolo in cui ha fortemente creduto fin dall’inizio. Interessante anche il modo in cui ha ottenuto la parte, incontrando il regista dopo il casting e cercando di convincerlo che fosse in grado di interpretare quel ruolo. Per Favino questo rappresenta <b>un traguardo molto importante</b>, soprattutto con la presentazione del film al <b>Festival di Cannes</b>. Nonostante non sia stata premiata, la pellicola ha riscosso un notevole successo manifestato dal pubblico con tredici minuti di applausi. Grande soddisfazione per tutti, in particolare per Bellocchio che la descrive come <b>un’esperienza meravigliosa</b>. Ora, con l’uscita del film nelle sale il 23 maggio, toccherà agli italiani dimostrare il proprio apprezzamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Anna Alessandrini</i></b></p>
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		<title>Rocketman, film graffiante e autentico come la musica di Elton John</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2019 08:57:27 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/rocketman-film-graffiante-autentico-la-musica-elton-john/">Rocketman, film graffiante e autentico come la musica di Elton John</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>Quando sentiamo nominare <b>Elton John</b>, è impossibile non riportare alla mente il suo viso sorridente e le sue mani che sapientemente si muovono sul pianoforte. Pensiamo ai suoi occhi sbarazzini circondati da occhiali circolari e stravaganti, al suo abbigliamento colorato e scenografico. Pensiamo alle sue canzoni, intramontabili, ormai divenute <b>un classico della musica internazionale</b>, essendo state cantante e reinterpretate milioni di volte (chi non ha mai cantato e ricantato <i>Your song</i> del romanticissimo musical <i>Moulin Rouge</i>?).</p>
<p>Oppure <em>Rocketman</em>, il famoso “uomo razzo” (<i>I&#8217;m a rocket man/Rocketman burning out his fuse up here alone</i>) che <b>ha scalato le classifiche mondiali</b> in pochissimo tempo, circondato da amore e successo. In realtà il film ci presenta due uomini: <strong>Elton John, il </strong><b>performer straordinario</b>, e <b>Reginald Dwight, il vero nome di Elton</b>, quello registrato all’anagrafe, quello con cui veniva chiamato dalla madre, donna fredda e severa, e dal padre, uomo assente.</p>
<h3>Una vita costituita da picchi alti e da bassi profondi, alla ricerca continua di amore</h3>
<p>Nel film è lo stesso Elton John che ci racconta la sua <b>scalata al successo</b>, dalla scoperta della musica nella prima infanzia, all’audizione alla <b>Royal Academy of Music</b>, fino agli eccessi smodati. E dato che tutto viene visto e raccontato da Elton John, sono le sue canzoni che fanno da ponte tra i momenti salienti della sua vita. Ecco che una coreografia ambientata in un parco giochi e in un pub della sua città descrive il mondo dell’adolescenza di Reginald (<i>Get about as a diesel train/ Gonna set this dance alright/ ‘Cause Saturday night’s night I like/ Saturday night’s alright alright alright,ooh</i>) ; ecco che una nuova coreografia ci racconta della sua dipendenza da sesso e da droghe (<i>Oh Bennie she&#8217;s really keen/ She&#8217;s got electric boots a mohair suit/ You know I read it in a magazine B-B-B-Bennie and the Jets.</i>).</p>
<p>Ecco Reginald e poi Elton chiedere solo di essere amati per quello che sono, senza riserve. Questa non è solo una <b>storia spettacolare</b> del successo di un grande artista, ma è un racconto di formazione, <b>un sogno magnifico e terribile</b> vissuto attraverso la mente di Elton John. Una storia che comincia con <b>l’amore negato</b> e continua con la ricerca costante di esso. <b>Rocketman</b> è la storia di un grande artista che ha vissuto <b>momenti di indicibile solitudine</b>, nonostante fosse circondato da un sacco di persone. È la storia vera e sincera di chi è riuscito a fare i conti con il passato e con il presente e ad andare avanti. Rocketman è un <b>musical rock</b> che si muove sulle note e sui tasti del pianoforte di Elton John.</p>
<h3>Dieci anni di lavoro: dall’idea iniziale alla costruzione di un film che vi farà cantare ed emozionare</h3>
<p><b>Tutto ha inizio dieci anni fa</b>, quando Elton John incontra quello che sarà il regista di Rocketman, <b>Dexter Fletcher</b>. L’idea è quella di mettere in scena come se fosse un vero e proprio spettacolo la vita di Elton John. La bellezza del film risiede proprio in questo: Elton non avrebbe mai voluto una biografia asettica e oggettiva della sua vita. Grazie alla regia di Fletcher e alla sceneggiatura di <b>Lee Hall</b> (sceneggiatore di <i>Billy Elliot</i>), <b>Rocketman</b> <b>è un’interpretazione della stessa vita dell’artista</b>, in cui le sue fantasie e i suoi sogni (così come i suoi incubi) prendono vita. Anche le musiche hanno subito una variazione nell’arrangiamento di <b>Giles Martin</b>: Elton John ha permesso che il direttore musicale potesse dare una nuova vita alle sue canzoni. Nel film sono proprio le musiche le protagoniste della storia: non solo colonne sonore, ma <b>espressioni sincere e reali dei sentimenti e delle emozioni dell’artista</b>.</p>
<h3>Una sceneggiatura divertente e profonda, una recitazione eccezionale, una performance spettacolare</h3>
<p><b>Taron Egerton </b>è Elton John. Nel senso che l’attore riesce a fare suo il personaggio di Elton e a dargli nuova vita. È lo stesso Taron, infatti, che canta tutte le canzoni di Elton John: davanti al pianoforte della casa natale, in sala registrazione e sul palcoscenico, Taron è in grado di interpretare le canzoni di Elton John con il suo <b>timbro vibrante</b> e la sua <b>voce scura, dolce e graffiante</b>. Taron diventa in questo modo Elton John in modo completo: <b>una simbiosi perfetta</b> tra due artisti capaci di scuotere gli animi.</p>
<p>Lo stesso Taron ammette che dalla vita dura e graffiante di Elton John si può imparare molto. Sono vari i temi che vengono toccati: la ricerca dell’amore, l’importanza di avere qualcuno che crede nelle nostre potenzialità, il rischio di perdere se stessi nell’autocelebrazione del successo, la necessità di fare i conti con i fantasmi del passato, la sofferenza di non essere accettati per la propria omosessualità e così via. Tutto questo in Rocketman<i>. </i>E riuscirete a piangere e ridere, mentre canterete e ballerete sulle poltrone rosse del cinema.</p>
<p>Dal<b> 29 maggio</b> Rocketman uscirà in tutte le sale cinematografiche. Siete pronti a intraprendere questo sogno?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Ilaria Nassa</i></b></p>
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		<title>Aladdin: il fantastico remake firmato Walt Disney</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2019 08:53:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/05/Aladdin-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Aladdin" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/05/Aladdin-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/05/Aladdin-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/05/Aladdin-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/05/Aladdin-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><h3>Aladdin: un nuovo remake di un classico intramontabile della Disney diventa un film colossal e ci fa tornare bambini</h3>
<p>Era il <b>1992</b> quando uscì nelle sale cinematografiche <b>Aladdin</b>, film d’animazione firmato <b>Walt Disney</b>. Il protagonista, Aladdin, appunto, è uno straccione che riesce a sopravvivere rubacchiando qua e là grazie alla sua scimmietta, Abu. Innamoratosi della principessa Jasmine dopo averla incontrata nei vicoli del mercato della città sotto mentite spoglie, cercherà di conquistarla fingendosi un principe, grazie all’aiuto del Genio della Lampada. Jafar, tuttavia, il consigliere più fidato del Sultano, sarà il nemico terribile da sconfiggere. <b>Tra magie, intrighi, svelamenti, momenti ironici e divertenti e romanticismi mai smielati</b>, la storia di Aladdin ha appassionato un gran numero di spettatori, grandi e piccini, fin dal suo primo esordio nelle sale cinematografiche.</p>
<p>Siamo nel <b>2019</b> e <b>Guy Ritchie</b>, il regista, ci permette di sognare con il <b>remake</b> del film. Tuttavia questa volta solo attori veri e <b>effetti speciali così spettacolari</b> da lasciare completamente a bocca aperta. Il <b>tappeto volante</b> è proprio quello disegnato nel 1992 dalla Disney e prende (letteralmente) vita grazie alle nuove tecnologie. <b>Abu</b> è una scimmietta con gilet e cappellino e due occhioni espressivi che “parla” con noi. La <b>Caverna delle Meraviglie</b> è un luogo affascinante e malefico pieno di ricchezze e di monili preziosi.</p>
<h3>Effetti speciali, scenografie da sogno e un cast perfettamente funzionale</h3>
<p><b>I personaggi risultano estremamente credibili, mostrando luci e ombre nel loro comportamento</b>. Seppur protagonisti di una favola e proprio per questo motivo non sono tradizionalmente caratterizzati a livello psicologico, mostrano atteggiamenti e desideri a volte contrastanti ma sempre in linea con il loro ruolo. Allora <b>il Genio è un fantastico Will Smith</b>, perfettamente a suo agio nella veste di amico, consigliere e aiutante; nasconde però un profondo desiderio di essere liberato dal “maleficio” della lampada. Il personaggio di <b>Aladdin</b>, interpretato da <b>Mena Massoud</b>, è un ragazzo rimasto orfano che ha fatto ciò che poteva per riuscire a sopravvivere ad un mondo ostile.</p>
<p>Nonostante sia onesto e di buon cuore, ingannerà la principessa circa la sua vera identità. <b>Jasmine</b> (<b>Naomi Scott</b>) è una principessa rinchiusa nel suo sfarzoso palazzo che rivendica a gran voce il proprio ruolo come regnante, non volendosi sposare per questioni politiche, tuttavia non risultando mai così estremamente ribelle o contro gli schemi imposti dal padre. Il <b>Sultano</b> (<b>Navid Negahban</b>), uomo di buon cuore, credulone e ingenuo, rimane fermo nel non voler dare alla figlia troppe libertà e si comporta come un ottimo regnante. <b>Jafar</b> (<b>Marwan Kenzari</b>) è un arrampicatore sociale che utilizza mezzi subdoli e sinistri per raggiungere i suoi obiettivi, confessando un passato da straccione.</p>
<h3>Una produzione firmata Disney che non manca di essere precisa in ogni dettaglio, dalle musiche fino ai dialoghi</h3>
<p>La sfida di Guy Ritchie, quindi, è stata quella di creare una <b>pellicola live-action credibile</b>, in cui lo spettatore potesse immedesimarsi con uno dei personaggi, non volendo snaturare un classico così ricco di elementi perfettamente funzionanti. È forse per questo che il film viene quasi del tutto riadattato alla pellicola originale. <b>Le musiche sono esattamente le stesse</b>, ma l’arrangiamento è quello di <b>Alan Menken</b>. La scenografia (<b>Gemma Jackson</b>) è ancor più ricca di elementi e ci fa entrare in un mondo esotico e mediorientale da <i>Le mille e una notte</i>.</p>
<p>I costumi (<b>Michael Wilkinson</b>) degli abitanti del palazzo sono sfarzosi, originali e da sogno.  Solo per fare un esempio, la scena più sfarzosa, divertente e ricca è quando Aladdin fa il suo ingresso come <b>il grande Alì principe di Ababua</b>, paese inesistente e inventato solo al fine di avere un titolo. E così che arriva in groppa alla sua scimmietta Abu, trasformata in un elefante dal Genio, preceduto da un corteo di guerrieri, di ancelle e servi, che recano gustosi doni o preziosi oggetti, di danzatrici e altri servitori, in uno spettacolare gioco che pare quasi un circo sfarzoso e da sogno.</p>
<p>La sceneggiatura (<b>John August e Guy Ritchie</b>) non è mai banale. Nonostante sia un film Disney, e dunque rivolto ad un pubblico molto giovane, i dialoghi appaiono funzionali e mai scontati, anzi, servono a svelare segreti e intrighi, a rivelare qualcosa di più dei personaggi, a interrompere momenti di pathos e drammatici con scenette divertenti e ilare.</p>
<p>Non mancano <b>momenti imbarazzanti ma romanticamente convincenti</b> in cui Jasmine e Aladdin si corteggiano un po’ a vicenda, in uno scambio di sguardi, di negazioni e di assenzi, fino ad arrivare al momento più famoso e aspettato del film. Quando sul tappeto magico Aladdin porge la mano a Jasmine domandandole: “Ti fidi di me?” e lei, come in un deja-vu, chiedendo di ripeterlo ancora, risponderà alla fine di sì. E sarà sul tappeto magico, solcando le nuvole di diversi mondi, che i due canteranno <i>Il mondo è tuo</i>, legando il proprio destino in modo indissolubile l’uno all’altra.</p>
<h3>Il doppiaggio italiano: un must sempre da ricordare</h3>
<p>Una nota di merito, dobbiamo proprio sottolinearlo, va al <b>doppiaggio italiano</b>, essendo da sempre un cavallo di battaglia del nostro paese. Abbiamo un fantastico <b>Manuel Meli</b> per il personaggio di Aladdin. Per il personaggio di Jasmine, una determinata <b>Giulia Franceschetti</b> per i dialoghi e una sonora e incredibile <b>Naomi Rivieccio</b> per il canto.<b> Francesco Venditti</b> ha prestato la sua voce per il temibile Jafar. <b>Sandro Acerbo</b> (dialoghi) e <b>Marco Manca</b> (canto) hanno reso ancora più divertente e intramontabile il Genio. E infine, abbiamo eccezionalmente nella voce del Sultano, <b>Gigi Proietti</b>, che nel 1992 doppiò con così tanta bravura il Genio.</p>
<p>Questo film è adatto alle famiglia e a tutti i nostalgici che vogliono tornare a ridere ed emozionarsi con una pellicola che ha poco da essere criticata. Dal 22 maggio nelle sale cinematografiche italiane.</p>
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<p><b><i>di Ilaria Nassa</i></b></p>
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