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	<title>mostre 2021 &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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	<title>mostre 2021 &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Vitrea: alla Triennale la maestria italiana nel vetro d’autore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jul 2021 09:07:38 +0000</pubDate>
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<p><strong>Dal 5 maggio al 22 agosto</strong>&nbsp;</p>



<p>É iniziata circa un mese fa e durerà fino al 22 agosto 2021 la mostra “<strong>Vitrea. Vetro italiano contemporaneo d’autore</strong>”. L’esposizione, allestita nelle sale della <strong>Triennale</strong> <strong>di Milano</strong>, ospita opere di <strong>ideazione internazionale e produzione italiana</strong>. Una raccolta delle migliori produzioni artistiche contemporanee del vetro d’autore, che splende in forme, tecniche e funzioni differenti.</p>



<p><strong>Mestieri d’Arte &amp; Design. Crafts Culture</strong></p>



<p>La mostra è stata organizzata da <strong>Jean Blanchaert</strong>,<strong> </strong>storico, gallerista e curatore, in collaborazione con <strong>Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte</strong>. Una partnership annuale tra quest’ultimo e la Triennale di Milano, che mira a presentare il ciclo di mostre “<strong>Mestieri d’Arte &amp; Design. Crafts Culture</strong>”. Un progetto che dà voce all’eccellenza artigianale italiana e internazionale. Delle quattro esposizioni in programma, Vitrea è infatti la seconda dopo <strong>Mirabilia</strong>, dedicata all’artigianato milanese. La sua promozione si deve poi a vari enti, tra cui il Comune di Milano e la Fondazione Cariplo. E ancora, Le Stanze del Vetro, Promovetro, Corpus Vitrearum Medii Aevi Italia e International Council on Monuments and Sites.</p>



<p>A riempire con stile lo <strong>spazio Quadreria</strong> del museo meneghino sono <strong>80 opere </strong>appartenenti a <strong>40 artisti</strong> internazionali, tra artigiani e artisti/designer. Il meglio delle creazioni artistiche di alto artigianato più recenti, in cui a fare da protagonista è proprio il <strong>vetro</strong>. Un materiale dalla bellezza intramontabile, elegante e raffinato, che in queste opere germoglia nell’immaginazione internazionale e nasce dalle mani di artigiani italiani. Si tratta infatti di un ideale viaggio culturale che da Venezia raggiunge il Colle di Val d’Elsa e termina a Roma. Dalla tradizione di <strong>maestri vetrai muranesi</strong>, di Altare, Colle di Val d’Elsa, Empoli e Roma, tra le cui dita scorrono secoli di competenze tramandate.&nbsp;</p>



<p><strong>Un futuro incerto per il vetro d’autore</strong></p>



<p>Come tutti i generi artistici, anche quello legato al vetro d’autore si declina in forme, colori e funzionalità diverse a seconda del gusto personale dell’artista. In questa esposizione viene sottolineata la <strong>varietà creativa</strong> della lavorazione contemporanea del vetro. C’è chi ne fa <strong>scultura</strong> e chi lo associa all’<strong>illuminazione</strong>. Chi ne fa <strong>opera figurativa</strong> e chi si dedica alle <strong>vetrate</strong>, spesso le vere protagoniste di chiese e monumenti dell’atmosfera solenne. L’esposizione prevede una selezione di vetrate in vetro soffiato, in vetro a lume, in vetro massello, in vetrofusione, in vetro mosaico e a stampo. E a fare compagnia al materiale protagonista, anche <strong>ferro</strong> e <strong>legno</strong> contribuiscono a dare un’impronta artigianale alle opere selezionate.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/07/Vitrea-1.jpg" alt="" class="wp-image-78687" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/07/Vitrea-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/07/Vitrea-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/07/Vitrea-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/07/Vitrea-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>L’ideazione creativa dell’allestimento si deve all’agenzia <strong>StudioMetria</strong>, con l’illuminazione di <strong>iGuzzini</strong>. Una scelta creativa che ha saputo combinare l’effimera essenza trasparente del vetro con la perfezione delle proporzioni e la leggerezza delle opere. Opere che come ricorda <strong>Rosa Barovier Mentasti</strong>, storica del vetro muranese, stanno attraversando un periodo difficile e necessitano della visibilità di questo tipo di eventi. Il futuro di vetrerie e maestri vetrai non può infatti considerare un’incertezza che porterebbe alla scomparsa di un’arte ricca di storia e di eccellenza artigianale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Un intero bagaglio di conoscenze e competenze quasi arcaiche, tradizionali, che va per l’appunto preservato e tutelato, come asserisce <strong>Franco Cologni</strong>, Presidente dell’omonima fondazione. “Pezzi espressivi che raccontano l’equilibrio dinamico tra creatività e maestria. Tra un coraggioso sguardo verso le nuove forme della bellezza, e una altrettanto coraggiosa salvaguardia di tecniche arcaiche e quasi misteriose, ma proprio per questo così importanti in una società dove gli eventi servono anche come pietre miliari per tutelare la <strong>memoria del bello</strong>, la <strong>poesia del futuro</strong>, l’<strong>utopia della meraviglia</strong> che è opera degli esseri umani”.&nbsp;</p>



<p><strong><em>di Greta Masè</em></strong></p>
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		<title>La Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 14:05:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte e Design]]></category>
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<p>Il forzato slittamento di uno degli eventi più celebri al mondo ha fatto sì che questa edizione fosse&nbsp;non solo attesissima, ma ricca di novità interessanti provenienti <strong>dalla comunità architettonica internazionale</strong>. La <strong>Mostra Internazionale di Architettura</strong> organizzata dalla <strong>Biennale di Venezia</strong> ci lascerà senza fiato, tra i dubbi di chi si domanda quali potenziali evoluzioni ci sarebbero dovute essere dopo un anno che ci ha permesso di accedere alla bellezza delle opere artistiche e architettoniche solamente in forma digitale.&nbsp;</p>



<p><strong>How will we live together?</strong></p>



<p>22 maggio e 21 novembre sono due date che segnano l’inizio e la fine di uno degli eventi più attesi di tutti i tempi: la <strong>Mostra Internazionale di Architettura di Venezia</strong>. Quest’anno la 17° edizione, dal titolo <strong><em>How will we live together?</em></strong>, segna uno straordinario ritorno alla normalità, regalando al suo pubblico la visione delle opere di 112 artisti provenienti da 46 Paesi. La mostra, curata da <strong>Hashim Sarkis</strong>, è divisa in 5 diverse aree tematiche allestite ai <strong>Giardini</strong>, all’<strong>Arsenale</strong> e <strong>Forte Marghera</strong>.&nbsp;</p>



<p>Straordinariamente variegata, permeata di tematiche estremamente attuali ed etiche, questa edizione si distingue non solo per essere un grande evento dopo un periodo di buio intellettuale, ma per comprendere una serie di partecipazioni fuori concorso di <strong>ricercatori</strong> provenienti dalle università di tutto il mondo.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Mostra-Internazionale-di-Architettura-1.jpg" alt="" class="wp-image-76934" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Mostra-Internazionale-di-Architettura-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Mostra-Internazionale-di-Architettura-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Mostra-Internazionale-di-Architettura-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Mostra-Internazionale-di-Architettura-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>L’intero evento presenta un particolare focus <strong>sull’apprendimento</strong>, tanto che è stato arricchito da incontri con <strong>architetti</strong> e <strong>studiosi</strong> che dialogheranno tra loro su tematiche legate al rapporto tra architettura e ambiente nei <strong><em>Meeting on Architecture</em></strong><em>. </em>Nel corso dell’ultimo decennio, <strong>La Biennale</strong> ha dato crescente importanza all’<strong>attività formativa</strong>, sviluppando un forte impegno nelle attività a sfondo educativo, che comprende un’offerta di percorsi guidati e attività di laboratorio per chiunque voglia approfondire la sua passione per la materia.&nbsp;</p>



<p><strong>Sostenibilità</strong> ed <strong>eticità</strong> si mescolano in un’edizione che vede premiati con il <strong>Leone d’Oro</strong> alla carriera <strong>Rafael Moneo</strong> e alla memoria <strong>Lina Bo Bardi</strong>, dimostrando che lo stereotipo dell’architettura come disciplina a trazione maschile è finalmente superata.&nbsp;</p>



<p><strong>Tra multidisciplinarietà e ibridazione</strong></p>



<p>La multidisciplinarietà ha da sempre rappresentato un’altissima forma di prestigio, e quest’anno La Biennale incrocia il <strong>15° Festival Internazionale di Danza Contemporanea</strong>, che impreziosirà l’edizione con frammenti coreografici ideati dal direttore artistico <strong>Wayne McGregor</strong>.&nbsp;</p>



<p>Multidisciplinarietà significa anche diversificazione, aspetto denotato dalla nazionalità dei partecipanti, che fanno passare alla storia questa edizione come la più ricca rappresentanza di progettisti attivi in <strong>Africa, America Latina</strong> e <strong>Asia</strong>.&nbsp;</p>



<p>L’ibridazione consiste nell’introduzione di <strong>17 eventi collaterali</strong> ammessi dal Curatore per arricchire il pluralismo di voci che caratterizzano la Mostra e per insediarsi nell’intero tessuto Veneziano.</p>



<p>Ospite speciale è il <strong>Victoria and Albert Museum</strong> di Londra, che per il quinto anno consecutivo presenta il Progetto Speciale dal titolo <strong><em>Three British Mosques</em></strong>. La mostra è coordinata dalla curatela dell’architetto <strong>Shared Saleem</strong>, che vuole mostrare il mondo non documentato degli spazi adibiti a moschee nella capitale inglese.&nbsp;</p>



<p>L’attesa è finita, spegniamo gli schermi e prepariamo gli occhi ad assistere alla <em>grande bellezza.&nbsp;</em></p>



<p><strong><em>di Martina Tronconi</em></strong></p>
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		<title>Fondazione Prada ospita il mondo di Who the Bær</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 May 2021 11:59:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La mostra ospitata da Fondazione Prada è un intrigante percorso alla scoperta del più grande desiderio umano: definire la propria identità</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Il Podium di<strong> Fondazione Prada</strong>, tramutato in un fiabesco labirinto concettuale, riapre le porte&nbsp; ai visitatori a partire dal 29 aprile 2021 con il progetto site-specific “<strong>Who the Bær</strong>”, firmato <strong>Simon Fujiwara</strong>. Lo spazio espositivo sarà visitabile fino al 27 settembre 2021. Le avventure&nbsp; di Who possono essere seguite anche su Instagram (@whothebaer).&nbsp;</p>



<p><strong>Senso di smarrimento in un freddo universo fatto di immagini</strong><strong>&nbsp;</strong></p>



<p>“There was once a little bear…”: questa la frase che si legge una volta addentrati all’interno&nbsp; dell’installazione del britannico Fujiwara. Il protagonista della mostra è <strong>Who</strong>, un orso ispirato&nbsp; ai personaggi dei cartoni animati privo di un chiaro carattere, dal <strong>genere indefinito</strong>, senza&nbsp; personalità. La mostra assume le sembianze di un <strong>labirinto di cartone a forma di orso</strong>:&nbsp; percorrendolo, vediamo Who che cresce, mutando età e configurazione, ed esamina diverse&nbsp; possibilità di espandere la propria natura. Who esiste in un mondo piatto, composto solamente&nbsp; di immagini. Esso stesso è un’immagine, e, in quanto creatura estremamente espandibile, riesce a tramutarsi in qualsiasi altra immagine desideri, assorbendo gli attributi e le identità di chi vi è raffigurato. Ironia della sorte, l’unico desiderio di Who sarebbe proprio quello di <strong>smettere di essere un’immagine</strong>, assumendo una personalità propria e chiaramente definita.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Scorci autobiografici</strong><strong>&nbsp;</strong></p>



<p>Simon Fujiwara ha concepito l’idea alla base del progetto “Who the Bær” durante il primo&nbsp; lockdown. Costretto all’isolamento, Fujiwara, come tutti noi, si è ritrovato a sfruttare come&nbsp; unico canale di contatto con il mondo esterno, immagini trovate online. Mosso da disperazione e da uno scarso sentimento di speranza, esasperato dalla necessità di insorgere, ha iniziato a <strong>stampare le immagini</strong> che vedeva, disegnandoci poi sopra <strong>personaggi dei cartoni</strong>. Queste vignette, interagendo con le immagini, rappresentavano per lui la tanta agognata reazione ad esse. Un ulteriore spunto autobiografico che si ritrova nel mondo creato da Fujiwara riguarda la difficoltà a delineare e affermare la propria identità. L’artista, infatti, è cresciuto in una piccola cittadina britannica essendone sia l’unico ragazzo ad avere origini asiatiche, sia l’unico&nbsp; a essere omosessuale.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-1.jpg" alt="" class="wp-image-76504" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Il paradosso della cultura consumistica contemporanea</strong><strong>&nbsp;</strong></p>



<p>Perché dei cartoni animati? Fujiwara ritiene che si tratti di una metafora del mondo moderno,&nbsp; che appare e si comporta come un cartone animato. Molte cose, attualmente, vengono ridotte&nbsp; ai minimi termini e “cartoonizzate”, dalla politica alle questioni sociali, ai problemi ecologici. “C’è pressione, violenza sugli individui, siamo costretti a semplificarci per sopravvivere in&nbsp; questo caotico paesaggio di immagini”, dichiara l’artista durante il video di presentazione della sua mostra (visualizzabile sull’account Instagram @fondazioneprada). Questo avviene in&nbsp;</p>



<p>totale contrasto con ciò che sta effettivamente accadendo al mondo, che è invece divenuto&nbsp; molto più complesso dal punto di vista dell’identità: individualità sempre più variegate&nbsp; emergono, sottolineando le più sottili differenze tra persone. Il principale obiettivo&nbsp; dell’installazione è<strong> far sì che i visitatori vedano questioni complesse attraverso una “lente”&nbsp; estremamente semplicistica</strong>.&nbsp;</p>



<p><strong>Convinzioni sgretolate e ricerca dell’autenticità</strong><strong>&nbsp;</strong></p>



<p>Who è un personaggio ingenuo, che crede nelle cose a un punto tale da diventarle. Attraverso&nbsp; un racconto fatto di disegni, collage, sculture e animazioni, i visitatori sono testimoni della sua&nbsp; <strong>perenne ricerca di un sé autentico</strong>. Fujiwara usa i meccanismi dell’invenzione per esplorare&nbsp; alcuni dei piaceri e dei traumi che affrontiamo in quanto parte di una società posseduta dalle&nbsp; immagini e dallo spettacolo. Giunti alla fine del percorso, assistiamo allo <strong>sgretolamento delle&nbsp; forme, dei canoni, delle convinzioni</strong> che abbiamo costruito nella nostra società e,&nbsp; conseguentemente, al fallimento delle persone che tentano di incarnare questi ideali.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-2.jpg" alt="" class="wp-image-76505" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/05/Who-the-Baer-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Una domanda può sorgere spontanea: <strong><em>chi è Who?</em></strong> Nonostante non manchino ispirazioni&nbsp; autobiografiche, Who non rappresenta solamente il suo creatore. Who è ciascuno di noi,&nbsp; impegnato nelle proprie battaglie quotidiane. Ci ritroviamo a fronteggiare il dualismo che&nbsp; caratterizza i nostri più grandi bisogni: quello di differenziarci, affermando la nostra unicità, e&nbsp; quello, al tempo stesso, di sentirci accettati, parte di qualcosa. L’augurio è, per tutti, di trovare&nbsp; il proprio “filo di Arianna”, così da uscire dal labirinto in cui Who è rimasto intrappolato,&nbsp; abbracciando appieno la propria identità.&nbsp;</p>



<p><strong><em>di Lisa Panzeri</em></strong></p>
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		<title>Marzo, l’arte di rinascere con una nuova veste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 08:27:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
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<p>Ripartire, iniziare a scrivere su un libro bianco i capitoli di un futuro che vuole lasciarsi alle spalle il peso di un anno che meriterebbe di essere cancellato all’istante. <strong>Marzo</strong> porta con sé la primavera e la volontà di cominciare a ritrovare un po’ di quella luce che giorno dopo giorno è andata lentamente ad affievolirsi.</p>



<p>E <strong>Gilt</strong> è proprio da qui che vuole premere il tasto restart e compiere la sua rivoluzione. Un aspetto completamente nuovo che sposa l’introduzione di rubriche esclusive; una metamorfosi che celebra quella tanto attesa rinascita. A essere osannata questo mese è l’<strong>Arte</strong>, in tutte le sue più istrioniche sfaccettature. Perchè mai come ora si avverte la sua mancanza.</p>



<p>Volto protagonista in copertina, uno street artist di fama internazionale: <strong>Mr. Brainwash</strong>, alias Thierry Guetta, al tempo eccentrico proprietario di un negozio vintage nel cuore di Los Angeles, che ha stravolto la sua vita dopo aver incontrato un uomo per cui sarebbe impossibile non perdere la testa, e che dai più è conosciuto come Banksy. Nella sezione <strong>Interviews</strong> ci svela qualcosa in più sulla sua storia, la sua carriera e il suo folle amore per l’arte.</p>



<p>Ma l’arte di rinascere non esiste senza il cambiamento. In questo spettacolo chiamato rivoluzione, assistiamo all’esordio della sezione <strong>Tendenze</strong>, che nel mese di marzo si focalizza sugli accessori, in particolare le sneakers, che stanno impazzando in tutte le collezioni uomo e donna provocando un vero e proprio boom. Brand e stilisti si divertono a proporle nelle forme e nei materiali più estrosi, spesso al limite del “sobrio”. Del resto si sa, alla moda piace esagerare, e se lo può permettere.</p>



<p>Non solo tendenze; ad andare in scena per la prima volta sugli schermi anche la sfera <strong>Celebrities</strong>, che svelerà ogni mese curiosità e news sui volti più noti, amati e seguiti del jet-set. Prima star a essere sotto i nostri riflettori, l’attrice statunitense <strong>Elisabeth Singleton Moss</strong>. Salita alla ribalta con il ruolo di Peggy Olson in Mad Men, acclamata serie televisiva, vanta una candidatura ai Golden Globe, ben due agli Emmy Awards, e la vittoria di uno Screen Actors Guild Award. Quando bellezza e talento non potrebbero andare più d’accordo di così.</p>



<p>Infine, aria di restyling e di un nuovo tocco tutto al femminile per <strong>Oh my Chef!</strong>, che dà il benvenuto a <strong>Marisa Maffeo</strong>: classe 1984, campana trapiantata a Parma, e finalista della nona edizione del seguitissimo programma Masterchef. Nel numero di marzo ci propone come piatto che segna il suo esordio, una lode alle Ninfee di Monet, espressa attraverso un crudo di pesce con verdure croccanti dai colori verde e viola. Successo assicurato condito con stile.</p>



<p>Del resto, come ci ricorda lo scrittore, drammaturgo e critico musicale irlandese George Bernard Shaw: “<em>Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima</em>”.<br>Benvenuti quindi nel nuovo mondo di Gilt, e che l’arte della rinascita abbia finalmente inizio.</p>



<p><strong><em>Clara Bacchetta</em></strong></p>
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		<title>Ai Musei Capitolini per un tuffo nel ‘600: Il tempo di Caravaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Mar 2021 11:52:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte e Design]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il tempo di Caravaggio. In mostra i capolavori della collezione di Roberto Longhi, celebre storico dell’arte e collezionista del Novecento</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p><strong>Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi</strong></p>



<p>In mostra i capolavori della <strong>collezione di Roberto Longhi</strong>, celebre storico dell’arte e collezionista del Novecento. Giovanissimo si dedica allo studio di <strong>Caravaggio</strong>, allora uno dei pittori meno conosciuti dell’arte italiana, acquistando le sue opere e quelle dei suoi seguaci. A cinquant’anni dalla scomparsa di Longhi, siamo invitati nelle <strong>sale espositive di Palazzo Caffarelli a</strong> <strong>Roma</strong>, per un tuffo nel passato. Un percorso alla scoperta di più di quaranta opere che gravitano attorno alla <strong>rivoluzione caravaggesca</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-1.jpg" alt="" class="wp-image-68477" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Ragazzo morso da un ramarro: il nostro viaggio inizia da qui</strong></p>



<p>Siamo a Roma, sul finire del Cinquecento. <strong>Michelangelo Merisi</strong>, detto “Il Caravaggio”, dipinge un fanciullo dal volto increspato tra sorpresa e dolore. I muscoli del viso sono contratti e la fronte è corrugata. La spalla si sporge in avanti, come per un riflesso, assumendo una posa scomposta. È stato morso di sorpresa dal ramarro che si nasconde nella natura morta cesellata di dettagli, sull’angolo sinistro del dipinto. Come a ricordare che tra delizie e piaceri caduchi si annidano pene e peccati.</p>



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<p>Così l’artista lombardo afferma il genere della natura morta, ma soprattutto diventa per Longhi il <strong>primo pittore dell’età moderna</strong>. <strong>Umano</strong> più che umanistico, <strong>comprensibile</strong> e <strong>popolare</strong>. Da qui, con richiami più o meno diretti, tutta la <strong>storia dell’arte</strong> continua a parlarci di Caravaggio e della sua <strong>rivoluzione figurativa</strong>. “<em>Il tempo di Caravaggio</em>” è un viaggio espositivo organizzato in <strong>cinque tappe</strong> che raccontano di un artista che non ha avuto né maestri né scolari.</p>



<p><strong>Prima sezione: antecedenti e formazione</strong></p>



<p>Entriamo nel clima artistico del <strong>manierismo</strong> lombardo e veneto in cui si è formato il Merisi. Dopo le opere dei grandi maestri del Cinquecento infatti, segue una stagione artistica di maniera. I modelli sono Leonardo da Vinci, Michelangelo e Raffaello.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-2.jpg" alt="" class="wp-image-68478" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Aprono il percorso espositivo quattro tavolette di <strong>Lorenzo lotto</strong> che anticipano l’attenzione di Caravaggio per la luce. Seguono due dipinti di <strong>Battista del Moro</strong> e le opere di <strong>Bartolomeo Passarotti,</strong> che rivelano l’importanza della natura morta.</p>



<p><strong>Seconda sezione: le influenze di Caravaggio tra gli artisti del soggiorno romano</strong></p>



<p>In questa sala convivono opere di artisti che impreziosiscono le proprie poetiche con suggestioni caravaggesche. Guardandoci attorno, riconosciamo tre tele di <strong>Carlo Saraceni</strong> grazie a chiaroscuri, teste mozzate e colori vividi.</p>



<p>Tra gli altri dipinti, vediamo la <em>Maria Maddalena penitente</em> di <strong>Domenico Fetti</strong> che conserva eleganze manieristiche. Ma anche l’<em>Allegoria della Vanità</em>, una delle opere più significative di <strong>Angelo Caroselli</strong>.</p>



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<p><strong>Terza sezione: i grandi pittori caravaggeschi</strong></p>



<p>La poetica di Caravaggio si diffonde tra gli artisti. E tra i capolavori del primo caravaggismo spiccano 5 tele di figure a tre quarti, definite da una pittura fluida e segnati nei volti. Sono gli <em>Apostoli</em> del giovane <strong>Jusepe de Ribera</strong>, riconoscibili per il contrasto con lo sfondo omogeneo, tagliato da squarci di luce diagonali.&nbsp;</p>



<p>Passiamo poi a <strong>Battistello Caracciolo</strong>. Secondo Longhi, è lui il secondo grande genio del Seicento dopo Caravaggio.<strong> </strong>Nella sua <em>Deposizione di Cristo</em> riconosciamo la violenza caravaggesca in primo piano ma con reminiscenze manieristiche nella resa dei tessuti.</p>



<p>La <em>Negazione di Pietro</em>, è il grande capolavoro di <strong>Valentin de Boulogne</strong>, recentemente esposto al <strong>MOMA</strong> di New York e al <strong>Museo del Louvre</strong> di Parigi. I soldati si giocano la veste di Cristo in una scena di luci e ombre, ma il tavolo è un sarcofago classico. Si percepisce un’eleganza tutta francese in un linguaggio caravaggesco, e l’ambientazione è un preciso riferimento alla famosa <strong><em>Vocazione di San Matteo</em></strong><strong> </strong>di <strong>Caravaggio</strong>.</p>



<p><strong>Quarta sezione: l’influenza di Caravaggio negli artisti fiamminghi e olandesi</strong></p>



<p>Nelle opere di <strong>Gerrit van Honthorst</strong>, <strong>Dirck van Baburen</strong> e soprattutto <strong>Matthias Stom</strong>, troviamo una forma più bloccata, l’attenzione particolare alla fisionomia, e maggior plasticismo.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-3.jpg" alt="" class="wp-image-68479" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-3.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-3-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-3-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Caravaggio-3-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Quinta sezione: artisti e temi diversi</strong></p>



<p>Verso la fine del nostro percorso, possiamo apprezzare due significativi paesaggi di <strong>Viviano Codazzi</strong> e <strong>Filippo Napoletano</strong>. Nonché i capolavori di <strong>Mattia Preti</strong>, artista calabrese che contribuì a mantenere fino alla fine del Seicento la vitalità della tradizione caravaggesca.</p>



<p>Il viaggio si conclude con due bellissime tele di <strong>Giacinto Brandi</strong>. Nell’ultimo dipinto, la figura di San Sebastiano si sviluppa tutta in diagonale, come una scultura che a Longhi pare idea del Bernini.</p>



<p><strong>Fine della mostra: 2 maggio 2021</strong></p>



<p>La mostra è curata da <strong>Maria Cristina Bandera</strong> e organizzata in ricorrenza del cinquantenario della scomparsa di una delle personalità più affascinanti della storia dell’arte del XX secolo. Pensata per l’anno 2020, è stata prorogata fino al <strong>2 maggio 2021</strong>.</p>



<ul><li>Ingresso gratuito con MIC card: visita il sito dei <a href="http://www.museicapitolini.org/">Musei Capitolini</a> per tutte le info sui biglietti</li><li>Il Catalogo realizzato da Marsilio Editori accompagna la mostra&nbsp;</li><li>I Musei Capitolini sono aperti al pubblico nel rispetto delle linee guida per contenere la diffusione del Covid-19</li></ul>



<p><strong><em>di Camilla Mantovani</em></strong></p>
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