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	<title>michelangelo &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Le Pietà e le emozioni di Michelangelo si confrontano a Palazzo Reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2022 09:57:10 +0000</pubDate>
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<p><strong><em>Le Pietà di Michelangelo. Tre calchi storici per la Sala delle Cariatidi</em></strong><strong> </strong>è la nuova mostra che, dal 22 ottobre all’8 gennaio 2023, porta a <strong>Palazzo</strong><strong>Reale </strong>i sentimenti del Buonarroti attraverso tre calchi storici delle sue “Pietà”. Promossa e prodotta dal comune di Milano-Cultura e organizzata da Palazzo Reale con la collaborazione del Castello Sforzesco, la mostra è cura di Giovanna Mori, Domenico Piraina e Claudio Salsi, che ne hanno svelato tutti i retroscena.</p>



<p><strong>Cuore e dettagli della mostra</strong></p>



<p>Dopo la mostra conclusa con successo al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, i tre calchi in gesso delle <strong>Pietà di Michelangelo</strong> giungono a Milano e si riuniscono in un allestimento firmato da Massimo Chimenti. Tre lunghi teli, possibile allusione al sudario di Cristo, si dispiegano per tutta l’altezza della sala e fanno da sfondo alle Pietà Vaticana, Bandini e Rondanini. In un gioco di luci e musiche, sui teli vengono proiettati dettagli delle sculture che, assieme ai calchi, permettono agli spettatori di ammirare, analizzare, riflettere, emozionarsi.&nbsp;</p>



<p>In questo confronto a tre, solenne e drammatico, si può cogliere il senso religioso che Michelangelo scolpisce in diverse fasi della vita. Nel 1498 un Michelangelo appena ventenne realizza la <strong>Pietà Vaticana</strong> (di San Pietro della Città del Vaticano) con un&#8217;impronta classicista: una scultura dalla bellezza magniloquente e perfetta. Mentre la Pietà Bandini (di Santa Maria del Fiore a Firenze) e la Pietà Rondanini (del Castello Sforzesco di Milano) fanno parte della produzione dell’età matura dello scultore, che vede Michelangelo molto cambiato come uomo e come artista, in crisi al punto di voler abbandonare la scultura, sua ragione di vita fino ad allora.</p>



<p>Il sentimento che domina è diverso, lo stile è meno ridondante; quando Michelangelo scolpisce la <strong>Pietà Bandini</strong>, tra il 1547 ed il 1555, è già un uomo anziano che medita spesso sulla fede, sulla passione di Cristo e sulla sua prossima morte. La storia della Pietà di Santa Maria del Fiore è lunga e tormentata: il marmo, pieno di impurità e troppo duro, non permetteva a Michelangelo di completare l’opera, e condusse l’artista a rompere un arto del Cristo e, successivamente, a prendere a martellate la statua rompendola in più punti.</p>



<p>L’ultima <strong>Pietà</strong> è la <strong>Rondanini</strong>, a cui il Buonarroti lavora fino a poco prima di morire, lasciandola incompiuta. Nel “sublime non finito” dell’artista toscano si alternano quindi parti concluse a parti non lavorate affatto, in una composizione che &#8211; nelle parole di Luigi Serenthà &#8211; è capace di coinvolgerci “nel movimento inarrestabile del corpo del Cristo morto dentro il corpo della Madre”. Il percorso espositivo vuole mettere in <strong>scena il maturare dei sentimenti </strong>del maestro fiorentino. Lo stesso dramma, quello della morte e della Pietà, modella il marmo in maniere e sensibilità così diverse da denotare <strong>un artista immerso nel tempo e nel divenire dell’ispirazione</strong>.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Sala delle Cariatidi, tutti i perché&nbsp;</strong></p>



<p>La scelta del luogo espositivo non è mai un caso, e la Sala delle Cariatidi ha molti “perché”. La mostra sulle Pietà di Michelangelo, infatti, è allestita nella <strong>sala più drammatica di</strong> <strong>Palazzo</strong> <strong>Reale</strong>, che custodisce una storia di magniloquenza, distruzione e restauro, come racconta il direttore del museo del Novecento Domenico Piraina. Prima del 1943, la Sala delle Cariatidi era la più grande sala da ballo d’Europa; simbolo della Milano dei lumi del Settecento, si vantava di essere la sala di rappresentanza: neoclassica, gaia e piena di vita.</p>



<p>Poi, i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale sgretolano la bellezza “mai fuori posto” della sala in un corpo distrutto e martoriato. Privata del superfluo, però, la Sala delle Cariatidi sembrava aver acquistato più verità. «Aveva perso equilibrio e misura di un quadro di David, per assumere un corpo disfatto di un Francis Bacon», sono le parole di Piraina. Con questo retroterra, l’evoluzione della sala diventa un gioco di parallelismi e rimandi con l’evoluzione espressiva di Michelangelo: dal neoclassicismo al “sublime non finito”.</p>



<p><strong>La Pietà di Michelangelo. Tre calchi storici per la Sala delle Cariatidi</strong> ci aspetta a Palazzo Reale dal 22 ottobre all’8 gennaio 2023.</p>
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		<title>Seletti: il Re-Volution 2.0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Dec 2018 10:01:11 +0000</pubDate>
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<p>È il 1964 quando <b>Romano Seletti</b> inizia a trovarsi stretto nel piccolo paesino di provincia nel quale abitava e, per poter dare una svolta alla sua vita, si fa venire un lampo di genio: fondare un’azienda, <b>la Seletti</b>, per produrre piatti, bicchieri, tazzine ed altri oggetti d’arredamento in <b>Oriente</b>, avendo intuito che qui avrebbe spiccato il volo. Le mete scelte sono state Pechino e Thailandia, dove con pochi soldi si ottiene un <b>prodotto al 100% artigianale</b> da poter rivendere al ceto medio, senza ricarichi eccessivi.</p>
<p>Il signor Seletti non si sbagliava, e di lì a poco ha contagiato anche sua moglie e suo figlio Stefano (ha iniziato a seguirlo all’età di 17 anni) in quest’esperienza. È andata bene, si trattava allora (così come oggi) di una formula nuova, una <b>visione controcorrente</b>: Seletti non vuol partire dal basso per arrivare a vendere a cifre stellari, bensì creare un oggetto dal <b>design democratico a prezzi accessibili</b>, senza dimenticare la politica aziendale storica, come ci racconta Stefano Seletti.</p>
<h3>Seletti: tra collaborazioni storiche e new entry</h3>
<p>Ognuno di noi in questo periodo inizia ad avere un unico pensiero fisso: cosa regalo per Natale senza essere banale o ripetitivo? Rispondere risulta sempre un’impresa, ed è per questo che anche quest’anno ci viene in soccorso Seletti, con la <b>Christmas Wish List 2018</b>. L’attuale proposta è in chiave <b>pop</b>, divertente, adatta a tutte le età ed ambienti. Alla storica partnership con il  magazine fotografico <b>Toiletpaper</b> (a cui sono state mixate le immagini di <b>Maurizio Cattelan</b> e <b>Pierpaolo Ferrari</b>) e <b>Studio Job</b> (linea Blow), se ne aggiungono di nuove: <b>Snarkitecture</b>, <b>Marcantonio</b> e la riproposta con <b>Diesel Living</b>.</p>
<h3>Marcantonio, il designer coltivatore del fun!</h3>
<p>L’irriverenza e la professionalità sono due degli aggettivi che caratterizzano Marcantonio e che hanno fatto innamorare letteralmente l’azienda Seletti. Per lui l’<b>ironia</b> è una cosa seria, ed è proprio per questo che nella Wish List del settore illuminazione ci imbattiamo in una <b>limited edition</b> che vede <b>protagonisti gli animali</b>. La Jurassic Lamp, la Mouse Lamp e la Bird Lamp si tingono di oro e con presunzione impongono un diktat adattabile ad ogni ambiente della casa, qualora si voglia ricreare un angolino a se stante dal resto per uscire fuori dai soliti schemi. Il designer, però, non arresta la sua creatività, realizzando anche una serie di oggetti scultorei al fine di rendere omaggio a grandi classici come Canova, Bernini e Michelangelo. Infatti, nella collezione <b>Memorabilia Museum</b> troviamo nove esemplari di sculture di parti del corpo.</p>
<h3>Studio Job, linea BLOW</h3>
<p>Accessibile non vuol dire squallido e senz’anima, come ci dimostra la nuova <b>Banana Lamp</b>. Una limited edition wireless, alimentata a batteria. Inoltre, per arricchire la <b>linea BLOW</b>, un vero e proprio “colpo” è stato fatto con le nuove iconiche e simpatiche <b>mug</b>, dai nomi irresistibili: Egg, Hot Dog, Flash, Mouth e Weed. Queste sono state realizzate partendo da iconografie riprodotte con il formato vettoriale per un risultato ottimale. Per completare questa Christmas Wish List, non possiamo dimenticare di nominare la rinnovata contaminazione tra fashion e oggetti d’arredamento di Seletti e Diesel Living.</p>
<h3>Le due novità, Home Scents e la Wunderkammer</h3>
<p><b>Home Scents</b>, le candele magiche. Ideate per chi dopo una giornata faticosa ha voglia di rilassarsi sul divano immaginando di trovarsi in una realtà parallela. Il design di questi oggetti prodotti in vetro, alluminio, cemento, acciaio e ferro, trasformano una classica cera in un riproduttore di ricordi. <b>Wunderkammer</b> consente invece di ricreare in casa propria un piccolo museo di storia antica, introducendo elementi come la testa di un bufalo o il teschio di un corvo.</p>
<p>Sarà dunque una ricerca divertente al regalo perfetto, in compagnia di una guida così chic e al tempo stesso ironica. Seletti ancora una volta ci ricorda il motto: “Seletti non è un’azienda di design. Cioè, mettere una grafica su un pentolino non è design”.</p>
<p><b><i>di Agnese Pasquinelli</i></b></p>
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		<title>Metropolitan&#8217;s scenography. Il palcoscenico sulla realtà.</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2015 08:00:09 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/editoriali/metropolitans-scenography-il-palcoscenico-sulla-realta/">Metropolitan&#8217;s scenography. Il palcoscenico sulla realtà.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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(Victor Hugo)<br />
Il teatro nasce per rendere tangibile l&#8217;aspirazione umana di creare un rapporto con le divinità, attraverso riti e danze, e allo stesso tempo intrattenere rapporti sociali. Dal medioevo ai giorni nostri, ha subito infinite evoluzioni e sfumature, rimanendo sempre un nodo di congiunzione tra le varie arti.<br />
L&#8217;aspetto che rende il teatro infinitamente affascinante è la sua casualità: &#8220;Teatro&#8221; è una relazione tra un attore e uno spettatore, ed è una relazione così personale che ognuno potrebbe dire di vivere storie differenti ogni volta.<br />
Il confine tra palco e realtà è sempre labile, indossare una maschera è un atto prima di tutto ludico: infatti in alcune lingue, come l&#8217;inglese (&#8220;to play&#8221;), il francese (&#8220;jouer&#8221;) e l&#8217;ungherese (játszik), il termine coincide con il verbo &#8220;giocare&#8221;.<br />
Ludico sì, ma è il modo in cui spesso ci presentiamo alla realtà. E allora aveva ragione Camus quando, nel suo teatro dell&#8217;assurdo, diceva che la vita si trasforma in un palcoscenico, dove tutti noi recitiamo delle parti ed indossiamo delle maschere, talvolta senza neanche accorgercene.<br />
De Filippo diceva che il teatro è una delle testimonianze più certe del bisogno dell’uomo di provare in una sola volta più emozioni possibili, da qui il titolo che Gilt ha voluto dedicare alla più attuale delle sette arti, chiamando questo numero “ Metropolitan’s scenography&#8221;.<br />
Racchiudendo in chiave contemporanea e parafrasando a 360 gradi il tema, Joseph Chen , fotografo newyorkese , firma un bellissimo servizio fotografico che Gilt Magazine ha voluto reinterpretare omaggiando uno dei più grandi padri del teatro moderno , Pirandello , da cui il titolo &#8220;9 LOOKS IN SEARCH OF A MODEL&#8221;.<br />
Ma il teatro non è solo ciò che si vede sul palcoscenico.<br />
&#8220;Dietro le quinte&#8221; è un modo un po&#8217; generico per definire tutto ciò che c’è dietro uno spettacolo teatrale o un’esibizione di danza. Ma ciò che non si vede, spesso, o quasi sempre, è la parte più affascinante. Pensate che una sfilata dura in media 15 minuti, ma il lavoro e la preparazione che ci sono dietro, durano ogni volta sei mesi. Pensate all’emozione che si racchiude nei momenti immediatamente precedenti la messa in scena, al momento in cui, carichi di entusiasmo,tensione ed adrenalina, gli attori si augurano l’in bocca al lupo.<br />
Eppure non c’è bisogno di salire su un palco o di indossare le punte di ferro per capire cosa intendo: “dietro le quinte” è un inno a ciò che non si vede, a ciò che non è detto, scontato, percettibile. Sono le emozioni, le sconfitte, sono la quotidianità che vive ognuno di noi. E&#8217; una melodia canticchiata distrattamente nella metro.<br />
“Drifts a melody so strange and sweet in this sentimental bliss” cantava Ella Fitzgerarld in uno dei più romantici testi della storia. Ed è così che ci stiamo addentrando nella stagione invernale: ballando un dolcissimo lento.<br />
Cala ormai definitivamente il sipario sulla bella stagione, facendo spazio al ritmo e alla routine a cui siamo tutti abituati e che, ammettiamolo, dopo un po&#8217; ci manca.<br />
Ma autunno è anche rinascita, è rimettersi in gioco, aggiornarsi, è, soprattutto, tempo di coccolarsi con qualche nuovo acquisto. Ottobre è l’applauso che precede l’esibizione, è l’aspettativa mista a curiosità.<br />
E’ il mese in cui dobbiamo mettere in pratica tutte le lezioni imparate durante le fashion weeks di settembre. Londra, New York, Milano, Parigi: sarà estate prima di passarle in rassegna tutte.<br />
Quindi care lettrici, mi raccomando, armatevi tutte di tè caldo e sedetevi comode a leggere i nostri suggerimenti per l’A/I 2015!<br />
Il vero must di questa stagione è lo stile boho chic: Isabel Marant, antesignana di questo trend, ci ha istruite a dovere sull’accostamento di frange e pesanti tessuti jaquared; per Marni e Valentino la parola chiave è una sola: pelliccia, rivisitata in chiave patchwork, o color block, come propongono Moschino e Fendi, e per le meno audaci, sì alle più classiche: affrontare il freddo non è mai stato così facile!<br />
I cappotti diventano over e gli abiti mini. Versace e Saint Laurent azzardano con paillette, lustrini e tulle, per una moda che stupisce anche a basse temperauture.<br />
E le gonne? Gucci e Ferragamo non hanno dubbi: a pieghe, ampie o plissè, rigorosamente sotto il ginocchio.<br />
Rinunciare alla sensualità mai, Alberta Ferretti docet: siamo ormai abituate alla maestosità dei suoi abiti, che sono sempre un tripudio di femminilità e ricercatezza. Pizzi, trasparenze e pois su abiti lingerie che saranno perfetti per le occasioni più mondane: mensieur Scognamiglio è d’accordo.<br />
“Bene” direte voi, “e per me che tutte le mattine vado al lavoro?” Non temere cara lettrice, la moda pensa a tutti, e per te Marc Jacobs ha riservato dei deliziosi tailleur in colori pastello…Ah! Non ve lo avevo ancora detto? Uno dei trend di questa stagione sono proprio loro, i colori pastello! Lo avreste mai immaginato? Scopriteli nella nostra rubrica!<br />
I maglioni diventano sculture con Delpozo, e per rimanere in tema noi siamo andati alla mostra di Michelangelo nella stupenda cornice del Castello Sforzesco, voi avete tempo fino al 10 gennaio, correte!<br />
Moda è anche arte, e la collaborazione tra il New York City Ballet e lo stilista Zuhair Murad è la prova che questo connubio può essere magico. Lo stilista ha infatti creato per il giovane coreografo Myles Thatcher i costumi per il suo spettacolo sulle note di William Walton.<br />
Qui su Gilt non manca proprio nulla: uomini, abbiamo pensato anche a voi! Non perdetevi la nostra recensione sulla nuovissima Audi A4, e tenentevi pronti a festeggiare insieme a Porsche i 30 anni del marchio alla Fiera Auto e Moto d’Epoca di Padova in programma dal 22 al 25 Ottobre prossimo.<br />
Infine, nella nostra rubrica prêt-à-porter troverete utili consigli sull’abbigliamento più adatto per andare a teatro, ma mi raccomando, qualunque cosa indossiate, lasciate il segno con il vostro profumo: sarà il ricordo migliore che avranno di voi.</p>
<p><em><strong>Viviana Liguori</strong></em></p>
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		<title>Michelangelo: il grande maestro in mostra a Castello Sforzesco</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2015 07:00:41 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;">Dipinti, incisioni e preziosi oggetti d’arte sono messi in mostra tutti insieme per far conoscere un lato più personale di Michelangelo, per mostrare al pubblico che da sempre ama questo grande artista ciò che sono stati definiti i “ fogli d’omaggio”. Elaborate composizioni grafiche a matita che il maestro regalava intrecciando così importanti amicizie, ma non si tratta solo di semplici creazioni che donava, o non solo, abbiamo anche disegni di studi che andranno poi a dar vita a quelle che saranno alcune delle più importanti opere di Michelangelo, insomma un vero e proprio “behind the curtains” , un dietro alle quinte che ci permette di ammirare la preparazione e lo studio dietro alla creazione delle sue opere con risultati che hanno del poetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Delle numerose opere esposte una parte viene dagli istituti che hanno sede dentro il Castello Sforzesco, e da numerosi musei italiani , ma l’apporto fondamentale giunge dalle collezioni d’Europa e degli Stati Uniti che ci offrono di ammirare opere mai esposte prima in Italia provenienti da Amsterdam, Budapest, Cracovia, Écouen, Lipsia, Londra, Madrid, Oxford, Parigi, Rotterdam, Vienna, Zagabria, e, per gli Stati Uniti, New York e Washinghton</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra sarà aperta dal 30 Settembre 2015 al 10 Gennaio 2016 da martedì a domenica (chiuso il lunedì)</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>di Origgi Chiara</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
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