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	<title>junk food &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Pablo Llana: la denuncia al junk food, piaga del Messico</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2018 08:32:57 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/arte-e-design/pablo-llana-la-denuncia-al-junk-food-piaga-del-messico/">Pablo Llana: la denuncia al junk food, piaga del Messico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<h3>Pablo Llana: gli esordi</h3>
<p>Pablo Llana nasce nel 1980 a Tijuana, in Messico, in cui vive e lavora. In seguito al conseguimento della laurea in materie artistiche alla Casa della Cultura di Tijuana, ha partecipato al “Programma di professionalizzazione artistica per artisti visivi’’ presso il centro umanistico in Bassa California. Ha preso parte a più di quaranta mostre collettive locali e internazionali. Il suo lavoro fa parte del patrimonio culturale del <b>CECUT</b> (Museo del Centro Culturale di Tijuana).</p>
<h3>La scelta linguistica</h3>
<p>Il lavoro di Pablo Llana consiste principalmente in cicli di grandi <b>opere plastiche</b> basate sull’indagine della trasformazione nella <b>cultura del consumo</b>. Il fulcro della sua ricerca è un’indagine continua sulla struttura di simboli colossi del consumo, come ad esempio l’azienda Mc Donald’s, in rapporto all’anima dell’uomo e al contesto politico di cui essa è specchio.</p>
<h3>Pablo Llana e l’origine della protesta</h3>
<p>La cultura del consumo in Messico ha cominciato a trasformarsi radicalmente durante la seconda metà degli anni ‘80, quando lo Stato ha attuato una serie di politiche economiche neoliberiste. Il paese passò dall’essere un mercato protezionistico ad uno aperto alla produzione estera. Il carico maggiore di merce proveniva principalmente dagli Stati Uniti. Questa situazione si intensificò con l’entrata in vigore dell’<b>Accordo di libero </b>scambio nordamericano nel <b>1994</b> fra USA, Canada e Messico, che prevedeva l’eliminazione delle barriere al commercio e all’investimento fra i paesi membri.<br />
A poco a poco, beni che in precedenza non esistevano localmente, iniziarono ad occupare gli scaffali dei supermercati messicani. Tali alimenti furono categorizzati all’interno del termine ‘‘<b>cibo spazzatura</b>’’. Fu inoltre in questo periodo che comparvero i primi stabilimenti della catena <b>McDonald’s</b> in tutto il paese. Tali colossi attirarono i consumatori più poveri, accecati dal basso costo del prodotto, rendendo il Messico il primo paese con il più <b>alto tasso di obesità</b> al mondo, che ha tra le principali cause di morte il <b>diabete</b>.</p>
<h3>Le opere</h3>
<p>Usando come materie prime involucri di prodotti alimentari ‘‘spazzatura’’, Pablo Llana intende portare l’osservatore ad una <b>riflessione politica</b> e sociale del paese. Il risultato sono opere caratterizzate da uno <b>spreco di plastica</b>, frutto dell’enorme ondata consumistica portatrice di scarse condizioni di salute all’interno della società. L’intento di Pablo Llana è quello di invitare l’osservatore ad una<b> riflessione</b> sulla <b>cultura del consumatore</b>.</p>
<h3>La scelta dei colori</h3>
<p>I vari marchi, al fine di essere identificati facilmente dal consumatore, devono essere caratterizzati da <b>colori vibranti</b> sintetizzati in <b>soluzioni iconiche</b>. Forme semplificate, come “l’onda” della Coca Cola o gli “archi” di McDonald’s, devono essere percepite come qualcosa di stimolante per il fruitore. Pablo Llana nelle sue opere <b>deforma</b> i più grandi loghi della cultura del consumo, tradendo così sia l’uso efficace del colore che delle forme iconiche che attiravano l’acquirente.<br />
Nelle sue opere non ci sono mai descrizioni vere e proprie, quanto richiami velati ed <b>allusioni</b>. I colori, riferimenti alle principali <b>catene di consumo</b> di massa, contribuiscono alla <b>presa di coscienza</b> della condizione personale e al tempo stesso della condizione umana in quell’epoca. Sono opere care a Pablo Llana, senza dubbio. Ma l’intimità di un artista è, come ogni suo gesto, un riflesso per gli altri che osservano.</p>
<h3>‘‘Siamo vittime di un consumismo eccessivo’’</h3>
<p>Con queste parole Pablo Llana porta alla riflessione sulla <b>salute globale</b>, in cui l’innovazione sociale e il benessere sembrano essere basati su un approccio cosmopolita che, nonostante uno sviluppo civilistico-tecnologico, continua a soffrire di oneri fondamentali come la salute dei cittadini. Tuttavia, è proprio grazie alle corporazioni industriali dei junk food che è stato favorito lo <b>sviluppo</b> di un’<b>economia della selezione del cibo</b>, dedita alla salute, dunque ai diritti umani.<br />
<b><i>di Giulia Perrone</i></b></p>
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		<title>Lungarno23: non chiamatelo fast food</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 09:31:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ristoranti & Food]]></category>
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<p>Altro che <em>junk food</em>, qui l’hamburger è rigorosamente di qualità, un po’ modaiolo e soprattutto gourmet.<br />
Siamo da Lungarno 23, un bistrot informale ma chic, a due passi da <strong>Ponte Vecchio</strong>, nel cuore di <strong>Firenze</strong>, in cui si mangia in grandi tavoli di ferro battuto, affacciati appunto sulle rive dell’Arno. Se amate gli hamburger, preparati <em>solo con carne Chianina toscana</em>, qui c’è l’imbarazzo della scelta con sette tipologie di panino, portanti il nome di un toro &#8216;speciale&#8217; dell&#8217;allevamento da cui proviene la carne: dal classico <strong><em>Drago</em></strong> (180 grammi di pura carne)&nbsp; al <strong><em>Bando</em></strong>, più internazionale, passando per il <em><strong>Tecnico</strong></em> (insalata, cipolla, pomodori e burro aromatizzato alle erbe), fino ai formati magnum dello <em><strong>Zinzo</strong></em> e dello <strong><em>Zelante</em></strong> (doppio hamburger di 300 grammi con rigatino e pecorino prodotti artigianalmente da loro), serviti tutti con pane al sesamo fatto in casa e in accompagnamento insalata, pomodori, chips croccanti e salse appetitose.</p>
<p>Nel menù anche primi piatti, ricche insalate come la <em><strong>Ceasar salad</strong></em> o la<em><strong> Lungarno23</strong></em> (mela verde, scaglie di parmigiano, bacon, misticanza e sesamo tostato), secondi come la tartare di Chianina battuta al coltello, <em>o piatti vegetariani, come l’hamburger di farro, broccoli e tofu</em>. Sì perchè se ricevete un invito a mangiare hamburger, da Lungarno 23 potrete anche fare a meno di interrogarvi su eventuali scelte etiche/alimentari e di linea&#8230; Infatti la cucina è open-mind e riflette anche lo spirito dei vegetariani e vegani, proponendo primi piatti di pasta fresca hand made, zuppe vegetali, e soluzioni tipicamente a base di carne e formaggi rivisitate con latte e formaggio di soia, cereali e verdure fresche di stagione.<br />
Lo stesso vale per i <strong><em>dessert</em></strong>, dove accanto ai classici tiramisù, mattonella di cioccolato e altre squisitezze, trovate anche i più light&nbsp;gelati e semifreddi artigianali della gelateria fiorentina <strong>Vivoli</strong> e dolci fatti in casa vegani, come la torta di riso con albicocche o il tiramisù a base di biscotti ai cereali, latte di soia, zucchero di canna, caffè e scaglie di cioccolato, così buono da far invidia a quello classico!</p>
<p>Interessante anche la <em><strong>carta dei vini</strong></em>, a cui si aggiungono birre artigianali, champagne al bicchiere e distillati. I prezzi non sono proprio low, gli hamburger vanno dai 14 ai 30 euro, ma la qualità si sa, va pagata e noi qui d&#8217;altronde parliamo di lusso e coccole anche per il palato!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lungarno23</strong><br />
Lungarno Torrigiani 23,50125 Firenze<br />
Tel.0552345957<br />
<em>http://www.lungarno23.it</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(di<strong><em> Irene Panchetti</em></strong>)</p>
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