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	<title>iran &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Il ritorno di Cecilia Sala: dopo tre settimane di detenzione in Iran</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 12:10:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/download-30-1-768x461.jpeg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/download-30-1-768x461.jpeg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/download-30-1-300x180.jpeg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/download-30-1-480x288.jpeg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/download-30-1.jpeg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Cecilia Sala torna in Italia dopo tre settimane di detenzione in Iran la giornalista italiana è atterrata a Ciampino il 8 gennaio accolta da familiari e istituzioni dopo essere stata arrestata il 19 dicembre a Teheran senza accuse formali le sue condizioni di detenzione erano dure ma sono migliorate solo prima del suo rilascio ha ringraziato pubblicamente il governo e il suo compagno per il sostegno ricevuto</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/attualita/il-ritorno-di-cecilia-sala-dopo-tre-settimane-di-detenzione-in-iran/">Il ritorno di Cecilia Sala: dopo tre settimane di detenzione in Iran</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>L’aereo con cui è atterrata a Roma, proveniente da Teheran, è giunto all’aeroporto di Ciampino intorno alle 16:15, accolto da una folla di giornalisti, telecamere e diversi rappresentanti istituzionali. Tra loro c’erano il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha avuto un breve incontro con la giornalista appena scesa dall’aereo.</p>



<p>All’arrivo, Cecilia Sala ha dichiarato con poche parole: «Ringrazio tutti, ringrazio il governo e quelli che mi hanno tirato fuori». Non sono stati forniti ulteriori dettagli da parte della giornalista in quel momento, ma il suo post sui social il giorno seguente ha reso pubblico un sentito messaggio di gratitudine. Sala ha condiviso una foto che la ritrae con il compagno, il giornalista Daniele Raineri, scrivendo: «Ho la fotografia più bella della mia vita, il cuore pieno di gratitudine».</p>



<p>Cecilia Sala, 29 anni, lavora per Chora Media e per Il Foglio, e nel dicembre scorso si trovava in Iran con un visto giornalistico regolare per motivi professionali. Le autorità iraniane non hanno formalizzato un’accusa contro di lei, limitandosi a dichiarare che era stata arrestata per aver “violato le leggi della Repubblica Islamica”. Durante la sua detenzione, che si è svolta principalmente nel carcere di Evin, noto per la sua severità, Cecilia è stata sottoposta a condizioni particolarmente difficili. La sua permanenza nella prigione è stata segnata dall’isolamento in una cella con la luce accesa continuamente e con pochissime possibilità di comunicare con l’esterno.</p>



<p>Solo a partire dal 7 gennaio le sue condizioni di detenzione sono migliorate. In questa data, Sala è stata trasferita in una cella più grande, dove ha avuto la possibilità di interagire a gesti con una compagna di cella che non parlava inglese. Durante il periodo di prigionia, Cecilia ha ricevuto degli occhiali da vista, che fino ad allora le erano stati negati, e un libro di Haruki Murakami, <em>Kafka sulla spiaggia</em>, che aveva consigliato al compagno di acquistare per leggerlo insieme a distanza.</p>



<p>Il ritorno in Italia di Cecilia Sala è avvenuto dopo tre settimane di detenzione in condizioni molto dure, ma all’arrivo è stata accolta con grande supporto da parte della sua famiglia e dei suoi cari. Dopo l’arrivo all’aeroporto, la giornalista ha avuto un incontro con Giorgia Meloni, durante il quale ha espresso il suo ringraziamento per l’intervento delle istituzioni italiane e ha fatto un breve riferimento alla difficoltà di riprendere la comunicazione verbale, segno del lungo periodo di isolamento.</p>



<p>Dopo essere scesa dall’aereo, Sala è stata sottoposta alle normali procedure di sicurezza. Agenti del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS) dei Carabinieri l’hanno interrogata per raccogliere informazioni su quanto accaduto durante il suo periodo di detenzione in Iran. Prima di essere interrogata, Sala ha chiesto di poter fumare una sigaretta, gesto che ha fatto fuori dall’hangar dell’aeroporto di Ciampino.</p>



<p>Il ritorno a casa di Cecilia Sala ha segnato un momento importante, che ha visto la sua reintegrazione nella vita di tutti i giorni, supportata da una rete di affetti e istituzioni pronte ad accoglierla.</p>
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		<title>Iran: il desiderio di rivalsa e la protesta femminile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2022 09:32:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/protesta-femminile-iran-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/protesta-femminile-iran-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/protesta-femminile-iran-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/protesta-femminile-iran-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/10/protesta-femminile-iran.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Donna, vita e libertà. Una nuova rivoluzione in Iran che ha sottolineato la necessità di riscatto e di libertà di espressione da parte delle donne</p>
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<p><strong>L’inizio di tutto</strong></p>



<p>Tutto è cominciato il <strong>12 luglio 2022</strong>, giornata nazionale dell’Hijab, in cui alcune donne si sono rifiutate di onorare il velo. Come risposta, il governo Raisi ha approvato una legge per <strong>garantirne l’obbligatorietà </strong>e per<strong> punire</strong> le donne che non rispettavano tale regolamento.&nbsp;</p>



<p><strong>La goccia che ha fatto traboccare il vaso</strong></p>



<p>Le manifestazioni in Iran sono scoppiate ormai da settimane, ma l’evento clou che ha fatto scaldare e muovere l’animo delle giovani donne è coinciso con la morte di <strong>Masha Amini</strong>. La ragazza è stata arrestata poiché non indossava il velo in maniera corretta. Da questo momento si sono verificate numerose proteste e le donne hanno iniziato a tirare fuori coraggio per far valere i propri diritti; hanno iniziato a parlare invece di continuare a subire. Il gesto di Christiane Amanpour, che si è rifiutata di indossare il velo dinanzi al Presidente, è stata la dimostrazione di tutto questo all’ennesima potenza.</p>



<p><strong>Come hanno reagito i social</strong></p>



<p>Onde evitare l’espandersi dei movimenti di protesta e per tenere all’oscuro il tutto, il governo iraniano ha aggiunto <strong>pesanti restrizioni</strong> all’utilizzo dei social. Il Ministro degli Esteri ha infatti più volte negato la veridicità delle immagini comparse nelle tv occidentali. La donna ha trovato il coraggio di combattere, di farsi valere anche in questo Paese; forse proprio perché chi non ha nulla, non ha niente da perdere.</p>
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		<title>Be My Voice: essere la voce di chi non ha voce in un documentario da non perdere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariangela Frascati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2022 13:15:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.copertina-1-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.copertina-1-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.copertina-1-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.copertina-1-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.copertina-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La regista iraniana Nahid Persson decide di raccontare attraverso il documentario “Be My Voice” la storia vera di Masih, voce delle donne iraniane nelle battaglie di civiltà</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/teatro-e-cinema/be-my-voice-essere-la-voce-di-chi-non-ha-voce-in-un-documentario-da-non-perdere/">Be My Voice: essere la voce di chi non ha voce in un documentario da non perdere</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.copertina-1-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.copertina-1-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.copertina-1-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.copertina-1-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.copertina-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p><strong><em>Be My Voice</em></strong></p>



<p><strong><em>Be My Voice</em></strong> è un documentario diretto dalla regista iraniana, naturalizzata svedese <strong>Nahid Persson</strong>, che racconta la storia vera di <strong>Masih Alinejad</strong>, giornalista e attivista, che per milioni di donne rappresenta l’esempio coraggioso di lotta e ribellione contro l’<strong>hijab</strong> forzato.</p>



<p>Nahid Persson ha deciso di raccontare e dare voce a tutte le storie di donne di cui sappiamo così poco perché forse ci sembrano troppo lontane. <em>Be My Voice</em> è la storia di tutte le migliaia di donne che hanno deciso di alzare la voce contro le minacce del regime iraniano, un regime che conduce una guerra silenziosa fatta di oppressione, di violenza sociale, di divieti e libertà soffocate. Non è facile parlare di quello che succede in Iran e per questo Nahid ha deciso di portare in occidente la testimonianza concreta di Masih, alla guida di uno dei più grandi atti di disobbedienza civile in Iran. Masih Alinejad oggi si trova negli Stati Uniti ed è costretta a vivere sotto protezione. È lontana dalla sua terra d’origine ma questo non la ferma nella lotta contro la limitazione dei diritti civili nel suo paese, per il rispetto delle donne. Attraverso l&#8217;uso dei social racconta la propria battaglia ed è seguita da più di 6 milioni di persone. Così Masih chiede alle donne del suo paese di non arrendersi, di non abbassare la testa. C’è chi viene sfregiata e torturata per non attenersi alle regole create dagli uomini in nome della religione, c’è chi viene arrestata per aver cantato in strada, c’è chi viene uccisa perché si rifiuta di coprirsi con il velo. Masih condivide testimonianze, denuncia, fa sentire la sua voce; questa «non è la nostra cultura», dice.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.immagini-interne.jpg" alt="" class="wp-image-89128" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.immagini-interne.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.immagini-interne-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.immagini-interne-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/be-my-voice-documentario.immagini-interne-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption>Nahid Persson e Masih Alinejad</figcaption></figure>



<p>E noi, gente di tutto il mondo, cosa facciamo? Stiamo in silenzio, sordi alle ragioni di chi lotta. Forse, però, per una volta non esprimere un’opinione forzata su temi del genere può servirci per ascoltare, prendere coscienza di ciò che accade ed essere consapevoli di realtà troppo spesso generalizzate.</p>



<p><em>«Se tutti piantassimo un seme, il mondo sarebbe pieno di fiori»</em><em></em></p>
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