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	<title>Francesco De Gregori &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<title>Francesco De Gregori &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Il saggio di Enrico Deregibus in onore di Francesco De Gregori</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2020 09:28:27 +0000</pubDate>
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<p>Primi anni Settanta, <b>Francesco De Gregori</b> è un giovane ragazzo e forse proprio per questo si impone, fra i cantautori, come il<b> più rivoluzionario</b>. Più precisamente a ventun anni, nel 1972, con l’amico Antonello Venditti pubblicò il primo LP, Theorius Campus. L’anno seguente debuttò come solista e da allora decollò la sua carriera: performance che hanno cambiato la scena della musica italiana grazie a una capacità di attrazione unica nel suo genere. Un vero e proprio <b>fautore</b> di una musica nuova, portatore sano di linguaggi inediti, ossimori, metonimie, simbologie talvolta esplicite e sottese, sinestesie spiazzanti. Questa è <b>l’essenza</b> della prima scrittura degregoriana.</p>
<p>Il nuovo saggio di <b>Enrico Deregibus</b> &#8211; stimato studioso e cultore della canzone italiana &#8211; <b>Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni</b>, proprio con le parole del Principe instaura un corpo a corpo per niente banale. Gli oltre duecento testi del cantautore vengono commentati minuziosamente. Il libro ha la mole di una Bibbia, ma l’approccio di Deregibus è decisamente più <b>ammaliante</b> di quello profetico: un taglio sistematico che si accompagna a quello giornalistico, poco analitico ed incredibilmente personale.</p>
<p>Il curatore annota e commenta i brani in una radiografia esaustiva ma di cui non se ne ha <b>mai abbastanza</b>. Nei commenti ritroviamo la genesi dei brani, le loro fonti, le ispirazioni. Ma anche la loro eredità, che passa attraverso le tante reinterpretazioni di altri artisti, menzionate in calce. Ci sono gli aneddoti e soprattutto le dichiarazioni, pur di seconda mano, dello stesso cantante. Questo libro <b>profuma</b> di De Gregori con la sua creatività, l’arte, il cantautorato, il genio e la <b>poesia</b>.</p>
<h3>Colonna sonora di intere generazioni</h3>
<p>Tra le pagine chiare e le pagine scure rileggiamo i primi testi con Lo Cascio e Venditti, imbattendoci per la <i>Signora Aquilone</i>, <i>Little Snoring Willy</i> &#8211; unica parentesi anglofona &#8211; e poi <i>Alice</i>, figlia dello <b>stream of consciousness</b> di Joyce e del <b>surrealismo</b> di Fellini e Antonioni. Dopo cinquant’anni, la sua inconsapevolezza (“Alice non lo sa…”) è ancora<b> parte di noi</b>. Scopriamo che <i>Hilde</i> oggi gestisce un supermercato e contiamo le ventotto parole de <i>I musicanti</i>.</p>
<p>“Ecco così il libro che avete tra le mani. Decisamente imponente, <b>fuori dagli standard</b> editoriali italiani per volumi di questo tipo: 700 poderose pagine. È un onore avere quelle parole, con le quali sono cresciuto, vicine alle mie. Però ricordiamoci di un cosa fondamentale: i testi senza musica sono monchi, non sono le canzoni. È come se al posto di vedere un film uno leggesse la sceneggiatura: va benissimo, può essere affascinante, può contribuire ad aprire dei mondi, ma il film è un’altra cosa”. Chiude così Deregibus, ricordandoci che la nostra generazione si è <b>mischiata</b> a De Gregori. Le sue canzoni sono diventate le nostre parole, il nostro linguaggio. Ci ha accompagnato, supportato, espresso i nostri pensieri.</p>
<p>La sua ritrosia, il suo disinteresse per l&#8217;immagine pubblica filtrata da media e il carattere in un certo senso aristocratico, elitario della sua musica e dei suoi versi, gli sono valsi il celebre soprannome di “<b>Principe</b>” della canzone italiana. Quindi, grazie Principe. Per averci insegnato, tramite Nino, che un giocatore lo si vede dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia. Per averci fatto rispecchiare in amori andati male; e quante volte abbiamo detto anche noi: “Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altro”. Grazie per le dolci notti anticipate da Buonanotte Fiorellino, in cui ci siamo sentiti gracili e bambini, anche da adulti. Grazie perché il tuo nome, in faccia a maligni e superbi, scintillerà. Ed infinite grazie perché &#8211; sempre e per sempre &#8211; dalla tua parte ci troverai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Cristiana Storelli</i></b></p>
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		<title>Vanity Fair Stories, la perfetta sintesi tra antico e moderno</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Nov 2019 16:10:10 +0000</pubDate>
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<p>Con la seconda edizione, torna a Milano il <b>Vanity Fair Stories</b>, eterogeneo e immancabile evento organizzato da Vanity Fair Italia con il patrocinio del <b>Comune di Milano</b>. La prima edizione ha superato le ventimila presenze in due giorni e generato oltre duecentomila visualizzazioni sul live streaming. Questi dati sono la conferma di come <b>Vanity Fair Italia</b> sia stata in grado, nel tempo, di riuscire nella commistione del tradizionale unito al moderno. Questo tipo di contrasto è quello che ci si aspetta di trovare a Milano tra il<b> 23 e 24 novembre </b>al<b> The Space Cinema Odeon </b>in via Santa Radegonda 8, dove gli spazi sono stati duplicati al fine di accogliere ospiti nazionali e internazionali, performance, musica, proiezioni in anteprima, experience, talk per un evento aperto al pubblico ad esclusione solo dei <b>Vanity Fair Awards</b>, previsti per la sera del 23 novembre con la sapiente direzione di <b>Alessandro Cattelan</b>.</p>
<p>La storia di Vanity Fair diventa un luogo dove si compongono anche i racconti che definiscono il cinema, la musica, l’arte e la cultura dell’Italia contemporanea. La testata, da sempre eclettica, continua in tal senso a svolgere un processo di trasposizione e traduzione come astuta osservatrice del proprio tempo. In grado di unire la qualità e la tradizione del cartaceo alle rivoluzioni incessanti della tecnologia, a riconferma che la comunicazione online, seppur illecita, è pur sempre una promettente figlia della carta stampata.</p>
<h3>Discussioni artistiche e interventi</h3>
<p>In questo format si inseriranno le idee, discussioni e talk di ospiti come il giornalista e saggista<b> Lirio Abbate</b>, la giornalista <b>Daria Bignardi</b>, l’étoile <b>Roberto Bolle</b>, l’attrice <b>Margherita Buy</b>, l’attrice <b>Cristiana Capotondi</b>, l’attivista <b>Ilaria Cucchi</b>, il cantautore <b>Francesco De Gregori</b>, l’attore <b>Pierfrancesco Favino</b>, il cantante <b>Luciano Ligabue</b>, l’attore <b>Valerio Mastandrea</b>, il cantautore <b>Tommaso Paradiso</b>, il regista e produttore cinematografico <b>Enrico Vanzina</b>, il cantante <b>Antonello Venditti</b> e tantissimi altri.</p>
<p>Le <b>proiezioni</b> in anteprima prevedono un’attenta selezione di nicchia, come le <b>serie SKY</b> The Loudest Voice, Caterina la Grande, Chernobyl, His Dark Materials, e per <b>FOX</b>, La Guerra dei Mondi, il documentario HBO <b>Very Ralph</b> (in Italia esclusiva SKY) su Ralph Lauren, <b>Alda Merini – Una poetessa al telefono</b>, e quello dedicato a un grande regista: Carlo Vanzina, il cinema è una cosa meravigliosa. La chiusura di Vanity Fair Stories, prevista per il 24 Novembre, è affidata alla <b>musica</b> nelle voci di <b>Malika Ayane</b>, <b>Clavdio</b>, <b>Franco126</b>, <b>Fulminacci</b>, <b>Filo Vals</b>, <b>Levante</b> e <b>Emma Marrone</b>.</p>
<h3>I partner dell’evento</h3>
<p>Si sa che il culturale, in genere, difficilmente si autofinanzia, e che dietro eventi di questo calibro ci sono importanti partner. In tal senso, prosegue il filo tematico del contrasto, dove la scelta dei partner vede un susseguirsi di tradizionali e storici brand contrapposti ad altri più giovani e moderni. Il <b>main partner </b>è<b> ŠKODA</b>. <b>Tendercapital Productions</b>, società di produzione cinematografica, focalizzata sulla creazione di prodotti innovativi ed autoriali, opera nella produzione di cortometraggi e lungometraggi, e nell’edizione 2019 di Vanity Fair Stories avrà un <b>talk dedicato</b>, per poi conferire un premio speciale agli Awards.</p>
<p><b>Edison</b>, nella veste di operatore energetico più antico d’Europa e con i suoi oltre 130 anni di storia, si è cimentato nel realizzare una serie di docu-film illustranti il concetto di <b>Human Energy</b>, dove si racconta come ogni aspetto del vivere abbia subito profonde mutazioni negli ultimi due secoli in un processo senza precedenti nel resto della storia dell’uomo.</p>
<p>Ancora, hanno creduto nel Festival, <b>Berlucchi</b>, azienda fondatrice del Franciacorta che avrà cura dell’area hospitality insieme a <b>Campari</b>, iconico aperitivo simbolo della Red Passion. Beauty Partner <b>Guerlain</b>, con 190 anni con tradizione, conferma l’impegno in ricerca e innovazione dedicandosi alla bellezza della donna. I sensi non sono trascurati, anzi, stimolati all’interno di un viaggio olfattivo con <b>Perris Monte Carlo</b>, maison d’arte profumiera con sede nel principato di Monaco che unisce tradizione e innovazione.</p>
<p>Tutto il promettente di Vanity Fair Stories è racchiuso nei contrari, nelle contraddizioni, dove persino un brand come <b>Motorola</b>, che presenta l’ultimo smartphone rivoluzionario, avrà modo di dialogare con <b>Vitale Barberis Canonico</b>, uno dei più antichi lanifici al mondo, guidato dalla 13esima generazione della stessa famiglia, che s&#8217;impegna a creare i migliori tessuti per l&#8217;abbigliamento maschile. Qui, da oltre tre secoli, tutte le fasi della lavorazione della lana vengono svolte negli storici stabilimenti di Pratrivero, nel cuore del distretto biellese. Anche Vitale Barberis Canonico, come Tendercapital, avrà un talk dedicato, con la partecipazione del premio Oscar Milena Canonero, regista di uno short film di Vitale Barberis Canonico ideato e prodotto da Art+Vibes.</p>
<p>Contraddizioni, contrari, tradizionale e tecnologico in un Festival che sembra aver lavorato con attenzione alla sintesi di antico e moderno, con l’unico fine di creare un perfetto dialogo tra il tradizionale e il tecnologico, a riconferma del fatto che l’esistenza dell’uno ha da sempre poco valore senza l’altro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Camilla Stella</i></b></p>
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		<title>Addio, grande Lucio</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 21:10:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/03/Visore-Lucio-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/03/Visore-Lucio-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/03/Visore-Lucio-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/03/Visore-Lucio-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/03/Visore-Lucio-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Si è spento a 68 anni, mentre era in tour in Svizzera, il cantautore Lucio Dalla. Dopo quasi 50 anni di carriera</p>
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E invece <strong>Lucio Dalla</strong>, 68 anni, cantautore dalla voce unica, musicista e regista, è morto stroncato da un infarto dopo una&nbsp;vita intera dedicata all&#8217;arte che amava. <strong>Lucio Dalla</strong> ha segnato la storia della musica del nostro Paese: l’uso della voce in modo volutamente cacofonico e il suo continuo sperimentare<strong> generi e ritmi diversi</strong> ne hanno fatto un protagonista assoluto. Sarebbe impossibile ripercorrere per intero il suo percorso musicale che inizia intorno ai 7 anni con il clarinetto e la tastiera e che sfiora i<strong> 50 anni</strong> di carriera. Il suo stile risulta un mix delle influenze musicali giovanili<em> jazz, beat</em> e <em>rhythm&#8217;n&#8217;blues</em> . Vanta collaborazioni con artisti del suo stesso calibro come <strong>Francesco Guccini</strong>, <strong>Gianni Morandi</strong>, <strong>Francesco</strong> <strong>De Gregori</strong>. A <strong>Sanremo</strong> ha dato ancora una volta prova della sua preparazione musicale, vestendo anche il ruolo di direttore d’orchestra del teatro dell’Ariston, con il pezzo “<strong>Nanì</strong>” con <strong>Pierdavide Carone</strong>, un giovane cantautore conosciuto al pubblico grazie al talent show “<strong>Amici</strong>” di <strong>Maria de Filippi</strong>. Non viene ricordato soltanto per la sua fantastica musica ma anche per il suo modo di presentarsi al pubblico: incurante delle logiche della moda, il suo modo di vestire è espressione diretta del suo essere trasgressivo. Canzoni come “<strong>Caruso</strong>”, “<strong>L’anno che verrà</strong>”, “<strong>Disperato erotico stomp</strong>”, “<strong>Ciao</strong>” affollano le bacheche di <em>Facebook</em>. <strong>Lucio Dalla</strong>, un poeta della musica italiana se n&#8217;è dunque andato, e&nbsp;viene da canticchiare un suo pezzo “qualcuno muore qualcun’altro sta nascendo è il gioco della vita la dobbiamo preparare che non ci sfugga dalle dita come la sabbia in riva al mare”.</p>
<p><em><strong>Elena Prantera</strong></em></p>
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