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	<title>architettura &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<title>architettura &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Le più belle case di Milano in mostra a Villa Necchi Campiglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 11:55:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-21-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-21-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-21-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-21-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Progetto-senza-titolo-21.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La mostra a Villa Necchi Campiglio esplora gli interni di case milanesi dal 1928 al 1978, raccontando l'evoluzione dell'architettura e del design a Milano.</p>
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<p>La mostra <em>&#8220;NELLE CASE. Interni a Milano 1928-1978&#8221;</em>, aperta fino al 16 marzo, invita i visitatori a esplorare alcune delle case più iconiche progettate tra gli anni Trenta e Settanta da grandi architetti italiani. Un&#8217;occasione imperdibile per scoprire gli spazi privati di Milano, che solitamente rimangono invisibili al pubblico, con uno sguardo intimo sull’evoluzione della vita domestica nella città. La mostra è un viaggio nel design e nell&#8217;architettura, che permette di cogliere l&#8217;eccezionalità e l&#8217;originalità delle abitazioni realizzate da architetti come Gio Ponti, Nanda Vigo, Luigi Caccia Dominioni, e tanti altri.</p>



<p><strong>Tra storia e design: l&#8217;evoluzione degli interni milanesi</strong></p>



<p>Basata sul libro&nbsp;<em>Nelle case. Milan Interiors 1928-1978</em>, edito da Hoepli, la mostra esplora più di 200 progetti di interni milanesi. Il volume stesso è un&#8217;opera di design, che attraverso fotografie e rappresentazioni grafiche documenta l&#8217;evoluzione degli spazi abitativi a Milano, dal razionalismo degli anni Trenta fino al post-modernismo degli anni Settanta. Le case selezionate, ognuna con un carattere unico, raccontano anche i cambiamenti sociali e culturali che la città ha vissuto in cinquant&#8217;anni di trasformazioni.</p>



<p><strong>Villa Necchi come cornice della mostra</strong></p>



<p>Villa Necchi Campiglio, progettata da Piero Portaluppi nel 1932, è il luogo che ospita questa esposizione. Questo capolavoro dell&#8217;architettura moderna è il punto di partenza di un viaggio che esplora l&#8217;evoluzione dello spazio abitativo milanese. La bellezza e l&#8217;intimità di Villa Necchi sono amplificate dall&#8217;esposizione, che si svolge all&#8217;interno della stessa villa, rendendo l&#8217;esperienza ancora più emozionante. L&#8217;ambientazione della mostra, quindi, non solo accoglie, ma arricchisce la riflessione sull’architettura, creando un dialogo tra il passato e il presente.</p>



<p><strong>Un viaggio nell’evoluzione degli spazi abitativi</strong></p>



<p>La mostra offre una panoramica sull&#8217;evoluzione degli interni milanesi, con un focus sulla combinazione di tendenze stilistiche, soluzioni funzionali e creatività che hanno caratterizzato le abitazioni degli architetti italiani. Dai colori scelti per gli ambienti agli arredi iconici, passando per gli spazi progettati per famiglie e bambini, ogni dettaglio è un frammento di una storia più ampia. Temi come &#8220;reinventare la storia&#8221; e &#8220;la casa è un quadro&#8221; sono esplorati nel corso dell&#8217;esposizione, invitando i visitatori a riflettere su come lo spazio abitativo rifletta l&#8217;evoluzione culturale e sociale della città.</p>



<p><strong>Documentazione grafica e fotografica</strong></p>



<p>Oltre 500 pagine di documentazione grafica e fotografica, provenienti in gran parte dall&#8217;archivio di Domus, sono esposte per accompagnare i visitatori in un&#8217;esperienza visiva immersiva. Le fotografie, così come schizzi e disegni, sono riprodotte in grande formato sulle pareti, permettendo al pubblico di esplorare dettagli che altrimenti rimarrebbero nascosti. L&#8217;accesso a queste immagini in grande formato, spesso affiancate da album sfogliabili e podcast a cura degli autori, rende l&#8217;esperienza interattiva e coinvolgente.</p>



<p> Attraverso il confronto tra epoche, stili e gusti estetici, i visitatori possono apprezzare come le scelte progettuali degli architetti abbiano contribuito a definire l’identità della città e come questi spazi continuino a raccontare una storia di trasformazione, creatività e innovazione.</p>
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		<title>Piermarini a Milano. I Disegni di Foligno: in mostra a Palazzo Reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 21:12:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/06/Progetto-senza-titolo-37-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/06/Progetto-senza-titolo-37-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/06/Progetto-senza-titolo-37-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/06/Progetto-senza-titolo-37-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/06/Progetto-senza-titolo-37.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Dal 30 maggio al 28 luglio 2024, Palazzo Reale di Milano diventa il palcoscenico di una straordinaria mostra dedicata al celeberrimo Giuseppe Piermarini</p>
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<p><strong>Un omaggio all’architetto</strong></p>



<p>Piermarini è considerato uno dei più illustri architetti italiani del XVIII secolo, e questa mostra vuole rendere omaggio alla sua persona. L’esposizione propone al pubblico un&#8217;immersione nel lavoro artistico in stile neoclassico dell’architetto e un focus sulla sua evoluzione artistica.</p>



<p>Gli spettatori possono ammirare schizzi progetti e poi disegni che rappresentano il cammino creativo dell’artista. Non mancano anche alcuni plastici architettonici che offrono una visione tridimensionale della progettualità di Piermarini e che permettono di esplorare a 360 gradi le opere dell’artista.</p>



<p>In concreto, la raccolta di lavori presentata comprende opere che spaziano dai suoi primi studi a Roma fino alle grandi realizzazioni in Lombardia. Questa mostra diventa dunque un’occasione più unica che rara che mette a luce tutta la maestosità dell’opera di Piermarini e che rappresenta l’importanza del suo lavoro artistico nell’ambito storico e culturale.</p>
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		<title>Biennale Architettura 2023: il laboratorio del futuro a Venezia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2023 12:38:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>La 18. Mostra Internazionale di Architettura dal titolo The Laboratory of the Future è aperta al pubblico da sabato 20  maggio a domenica 26 novembre 2023</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>La 18esima <strong>Mostra Internazionale di Architettura</strong> dal titolo <strong>The Laboratory of the Future a cura di&nbsp; Lesley Lokko</strong>, organizzata dalla Biennale di Venezia, sarà aperta al pubblico <strong>da sabato 20&nbsp; maggio a domenica 26 novembre</strong> 2023 ai Giardini, all’Arsenale e a Forte Marghera.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-1.jpg" alt="" class="wp-image-107015" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>The Laboratory of the Future ha scelto di adottare il concetto di “<strong>cambiamento</strong>”, un&nbsp; modello più sostenibile per la progettazione, l’allestimento e lo svolgimento di tutte le sue&nbsp; attività. L&#8217;edizione 2023 della Biennale di Architettura erediterà il lavoro svolto da Cecilia&nbsp; Alemani (la curatrice della 59. Biennale Arte nel 2022, ndr). “L&#8217;idea non è di ricostruire una&nbsp; nuova mostra, ma di adattarsi al progetto preesistente, perché la cornice che ci ha lasciato è&nbsp; eccellente”, afferma Lesley Lokko. Il progetto è stato affrontato con uno sguardo innovativo&nbsp; verso le nuove sfide del futuro dal punto di vista sociale, ambientale e della sostenibilità. Per la prima volta i riflettori sono puntati sull’Africa e sulla sua diaspora, su quella cultura fluida e intrecciata di persone di origine africana che oggi abbraccia il mondo.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-2.jpg" alt="" class="wp-image-107016" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Lesley Lokko</strong> ha fondato nel 2020 l&#8217;African Futures Institute, una scuola di specializzazione&nbsp; in architettura e piattaforma di eventi pubblici, mentre nel 2015 la Graduate School of Architecture a Johannesburg. Ha insegnato negli Stati Uniti, in Europa, in Australia e in Africa, ricevendo numerosi premi per il suo contributo all’insegnamento dell’architettura. “Al&nbsp; cuore di ogni progetto c’è lo strumento principe e decisivo: l’immaginazione”, ha spiegato la Curatrice. “È impossibile costruire un mondo migliore se prima non lo si immagina”. Degli 89 partecipanti, metà provengono dal continente africano o dalla diaspora africana, con parità di&nbsp; genere e attenzione ai più giovani.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-3.jpg" alt="" class="wp-image-107017" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-3.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-3-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-3-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-3-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-4.jpg" alt="" class="wp-image-107019" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-4.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-4-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-4-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/05/Biennale-Architettura-2023-4-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>La struttura</strong></p>



<p>The Laboratory of the Future inizia nel <strong>Padiglione Centrale ai Giardini</strong>, dove sono stati riuniti 16 studi che rappresentano un distillato di Force Majeure (Forza Maggiore) della produzione architettonica africana e diasporica. Si sposta poi nel complesso dell’Arsenale, con la sezione Dangerous Liaisons (Relazioni Pericolose) &#8211; presente anche a Forte Marghera, a Mestre &#8211; affiancata a quella dei Progetti Speciali della Curatrice. In entrambi gli spazi sono presenti opere di giovani “practitioner” africani e diasporici, i Guests from the Future (Ospiti&nbsp; dal Futuro), il cui lavoro si confronta direttamente con i due temi della Mostra, la decolonizzazione e la decarbonizzazione, fornendo una visione istantanea delle pratiche e&nbsp; modalità future di vivere il mondo.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L&#8217;edizione 2023 della Biennale di Architettura includerà la <strong>Biennale College Architettura</strong>,&nbsp; nel corso della quale si svolgeranno diversi progetti con quindici docenti internazionali: Samia Henni, Marina Otero, Nana Biamah-Ofosu, Thireshen Govender, Lorenzo Romito,&nbsp; Jacopo Galli, Philippa Tumumbweinee, Ngillan Gbadebo Faal, Rahesh Ram, Guillermo&nbsp;Fernandez-Abascal, Urtzi Grau, Samir Pandya, Alice Clancy, Sarah de Villiers e Manijeh Verghese, i quali lavoreranno con cinquanta tra studenti, laureati, accademici e professionisti emergenti, provenienti da tutto il mondo e selezionati da Lesley Lokko. Durante questa occasione, Ángel Borrego Cubero girerà un documentario dedicato all’esperienza&nbsp; formativa, che verrà in seguito pubblicato.</p>
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		<title>L’architettura al tempo dell’innovazione: intervista a Wael Al Awar</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2023 10:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Wael Al Awar]]></category>
		<category><![CDATA[Wael Al Awar architetto]]></category>
		<category><![CDATA[Wael Al Awar intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Wael Al Awar progetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-1-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-1-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-1-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-1-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>L’architetto e founding partner dell'azienda Waiwai, infatti, è noto per progettare immobili con un cemento fatto con i cristalli delle saline</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-1-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-1-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-1-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-1-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p><strong>Wael Al Awar</strong>, architetto libanese vincitore del <strong>Leone d’Oro </strong>alla Biennale Architettura di Venezia 2021, è una figura di riferimento sul<strong> tema dell’innovazione</strong>, avendo proposto un modello costruttivo capace di legare <strong>artigianalità</strong> e <strong>tecnologie</strong> avanzate. L’architetto e <strong>founding partner </strong>dell&#8217;azienda <strong>Waiwai</strong>, infatti, è noto per progettare immobili con un cemento fatto con i cristalli delle saline.</p>



<p><strong>Ci racconti com’è nata la tua carriera</strong></p>



<p>Nato in Libano e cresciuto in Europa, sono tornato in Libano per studiare architettura all&#8217;Università americana di Beirut. Questa prima esperienza mi ha portato a sviluppare un interesse per il lavoro in contesti culturali diversi, al di là della tipica traiettoria Est-Ovest a cui spesso si pensa. Dopo aver completato gli studi, mi sono trasferito in Giappone per esercitare la professione di architetto e ho collaborato con importanti architetti come Arata Isozaki e SANAA. La decisione di stabilirmi a Dubai è stata dettata dalla posizione di questa città come incredibile centro di aggregazione. Waiwai ha uffici a Dubai, Tokyo e Riyadh, e ciò consente quello che ritengo sia un approccio ideale alla pratica: siamo radicati in Medio Oriente e in Giappone e lavoriamo in tutto il continente asiatico, pur rimanendo connessi agli sviluppi e alle conversazioni in tutto il mondo.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Nel suo studio di Dubai, lei progetta immobili con un cemento fatto di cristalli di sale che le è valso il Leone d&#8217;Oro alla Biennale di Venezia. Cosa l&#8217;ha portata a questo modo di progettare?</strong></p>



<p>Oggi la crisi climatica ha reso evidente la necessità di nuovi approcci alla progettazione e alla costruzione, e di un nuovo vocabolario di materiali. Le migliori strategie per rispondere alle urgenze ambientali che stiamo affrontando si trovano spesso nell&#8217;ambiente circostante, in quella che possiamo definire architettura tradizionale. Spesso si pensa all&#8217;architettura vernacolare come a un&#8217;architettura del passato, un insieme di soluzioni che sono già state superate da tempo dagli sviluppi tecnologici. Dovremmo invece pensare che il passato offre una serie di opportunità e un kit di strumenti per gli architetti che operano oggi. Mi sono quindi chiesto come potrebbe essere un futuro architettonico in stile vernacolare, in particolare nel contesto degli Emirati Arabi Uniti, dove lavoro.</p>



<p>Ho deciso di guardare al mio ambiente per trovare soluzioni che possano offrire un&#8217;alternativa a materiali come il cemento Portland, ad esempio. Questo mi ha portato alle saline, o Sabkhas, che costituiscono l&#8217;ecosistema delle zone umide costiere degli Emirati Arabi Uniti. Le strutture cristalline delle Sabkhas sono state il punto di partenza per la ricerca di Waiwai sul cemento a base di sale come materiale da costruzione alternativo. Abbiamo guardato gli esempi storici di costruzione con il sale, forse il più famoso quello di Siwa nell&#8217;Egitto occidentale, e abbiamo sviluppato il progetto di Venezia come prototipo per mostrare il potenziale di questa soluzione per l&#8217;architettura negli Emirati Arabi Uniti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar.jpg" alt="" class="wp-image-98769" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2023/01/Wael-Al-Awar-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption>© Jacopo Salvi</figcaption></figure>



<p><strong>Ha affermato che &#8220;non basta più fare design, ma dobbiamo essere militanti del pianeta utilizzando materiali locali&#8221;. Cosa intende dire?</strong></p>



<p>È fondamentale ridefinire il ruolo dell&#8217;architetto. Nei decenni passati, gli architetti sono stati considerati come progettisti di spazi, come professionisti in grado di offrire una soluzione territoriale a un problema territoriale. Non è più possibile pensare in modo così ristretto. Dobbiamo accettare la nostra responsabilità sociale più ampia e capire che gli spazi che progettiamo, i materiali che scegliamo e i metodi di costruzione sono inseparabili da dinamiche ambientali e sociali più ampie. Lavorare con materiali locali è qualcosa che gli architetti possono fare per abbracciare la loro posizione di attori sulla scena mondiale.</p>



<p><strong>Crede che ci sia un potenziale infinito di innovazione nel mondo dell&#8217;architettura?</strong></p>



<p>Per me questa domanda è inscindibile dall&#8217;importanza della formazione e dell&#8217;investimento nei futuri architetti. Credo nel potenziale delle nuove generazioni per continuare a trasformare la professione dell&#8217;architettura. Negli anni a venire gli architetti dovranno sviluppare nuove soluzioni per sfide nuove e continue. Credo che il modo più efficace per elaborare questi nuovi approcci sia quello di iniziare in scala ridotta, affrontando il contesto immediato e poi sviluppando la collaborazione con altri architetti e colleghi di altre discipline. In questo senso, il processo di trasformazione dell&#8217;architettura può e deve continuare nelle generazioni a venire.</p>



<p><strong>Cosa pensa del mondo dell&#8217;architettura oggi?</strong></p>



<p>Oggi l&#8217;architettura è una professione in pericolo. Il modo in cui pensiamo all&#8217;ambiente costruito è sempre più guidato, da un lato, dalla logica utilitaristica dello sviluppo immobiliare e, dall&#8217;altro, dalla patina di immagini dei social media. La mentalità dello sviluppo è caratterizzata dall&#8217;ossessione per l&#8217;efficienza, da una semplicistica economia dei beni e da soluzioni che vengono commercializzate come scalabili e riproducibili in diversi contesti. Le immagini condivise e riprodotte sui social media portano a una comprensione riduttiva dell&#8217;architettura, intesa come insieme di superfici e fermo immagine in una narrazione facilmente comprensibile. Naturalmente non sto sostenendo un rifiuto totale dei progetti guidati dagli sviluppatori o l&#8217;abbandono di Instagram, per esempio, ma gli estremi a cui ci conducono queste due traiettorie sono pericolosi per la pratica architettonica. Gli architetti che lavorano oggi devono dimostrare che la realtà è più complessa, che l&#8217;architettura offre una quantità di ricchezza nell&#8217;esperienza dello spazio e delle attività che altrimenti mancherebbe del tutto.</p>



<p><strong>Partecipare al prossimo TEDxRoma è un traguardo importante, quanto pensa sia importante diventare un mentore ispirando gli altri e lasciandosi ispirare?</strong></p>



<p>È fondamentale. TEDxRoma crea un forum per il dialogo, lo scambio e l&#8217;ispirazione in tutte le direzioni. Per me è essenziale non solo imparare dai colleghi della mia professione, ma anche discutere con persone al di fuori della disciplina dell&#8217;architettura. Questo evento e altri analoghi offrono la possibilità di trovare nuove connessioni anche tra il lavoro che Waiwai sta svolgendo e le ricerche condotte altrove, sia da architetti che da scienziati, tecnologi o altri. Questo è il modo migliore per spingere le nostre idee avanti, verso il prossimo stadio di crescita.</p>



<p><strong>Qual è il progetto della sua carriera che lo ha reso più orgoglioso finora?</strong></p>



<p>Il progetto Wetland alla Biennale di Architettura di Venezia del 2021 è stato cruciale per Waiwai. Ci ha permesso di mettere alla prova le nostre idee sul futuro dei materiali da costruzione vernacolari, alternativi e sostenibili in modo molto concreto, e di dare voce a queste idee nel contesto del dibattito contemporaneo sull&#8217;architettura. Il lavoro svolto per Wetland ha portato a nuove ricerche e relazioni di collaborazione e ha consolidato quella che è sempre stata la mia ambizione per Waiwai: un ufficio che sia in egual misura ricerca e pratica.</p>



<p><strong>Progetti futuri?</strong></p>



<p>Attualmente Waiwai sta lavorando a un importante progetto a Bukhara, in Uzbekistan. Bukhara è un&#8217;antica città, un tempo la più importante della Via della Seta, e centro di apprendimento, culto, commercio e arte. Stiamo ristrutturando nove edifici della città tutelati dall&#8217;UNESCO e stiamo anche progettando la prossima Biennale di Bukhara, che sarà annunciata ufficialmente molto presto.</p>



<p>Lavorare a questi progetti a Bukhara è un&#8217;incarnazione della posizione di Waiwai come pratica internazionale che intraprende un&#8217;attenta lettura di contesti locali diversi. E personalmente è un&#8217;opportunità per portare avanti il tipo di dialogo Oriente-Oriente che mi ha sempre interessato. Come quasi tutti coloro che hanno studiato in Medio Oriente, ho letto Avicenna da studente, e la possibilità di lavorare nella città natale del grande filosofo mi lascia senza fiato.</p>



<p>Waiwai sta progettando anche il quartiere di Mina Zayed, ad Abu Dhabi. Proprio di fronte al Louvre Abu Dhabi, sull&#8217;isola di Saadiyat. Il progetto prevede la trasformazione di diversi edifici adibiti a magazzino in un complesso a uso combinato di vita e lavoro, con particolare attenzione ai laboratori per gli artigiani locali. La trasformazione di questa zona industriale in uno spazio poliedrico per tutti è un esempio del tipo di impegno con il contesto locale che oggi è così importante per gli architetti.</p>



<p>Un ringraziamento speciale a Wael Al Awar, augurandogli il meglio per la sua carriera e tutti i progetti futuri!</p>
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		<title>MAISON&#038;OBJET: dove design, lusso e architettura si incontrano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariangela Frascati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2022 10:32:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte e Design]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[arredamento]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[evento]]></category>
		<category><![CDATA[interior design]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[lusso]]></category>
		<category><![CDATA[lux populi]]></category>
		<category><![CDATA[Maison&Objet]]></category>
		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
		<category><![CDATA[uber luxury]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>I dettagli dell’edizione 2022 di Maison&#038;Objet, il più grande evento dedicato ai professionisti del lifestyle in tutte le sue espressioni</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p><strong>MAISON&amp;OBJET</strong></p>



<p><strong>Maison&amp;Objet</strong> è un evento grandioso, organizzato annualmente a Parigi, dedicato ai professionisti del lifestyle in tutte le sue forme: design, arredamento, decorazione, tessuti, articoli per la tavola, fragranze per la casa e molto altro. Ogni edizione si pone l’obiettivo di<strong> connettere il mondo del business con quello della creatività e dell’innovazione </strong>per offrire soluzioni progettuali ai visitatori di tutto il mondo e facilitare la comunicazione e la scoperta di nuovi prodotti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-1.jpg" alt="" class="wp-image-89562" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>La nuova edizione di Maison&amp;Objet è nata dalla volontà di far coesistere le due direzioni verso cui il settore del lusso si sta dirigendo: l’alta qualità a livello artigianale e tecnologico e la cultura dell’inclusività. Nascono così i progetti: <strong>Uber Luxury e Lux Populi</strong>.</p>



<p><strong>Uber Luxury</strong></p>



<p><strong>Uber Luxury</strong> rappresenta il connubio perfetto tra artigianato e nuove tecnologie, dando origine a una forma di lusso che ha un piede radicato nel passato ma con lo sguardo rivolto sempre verso il futuro, per una bellezza che non conosce limiti. Il mondo del design si fa sempre più visionario mixando forme all’avanguardia con materiali ricercati e creando oggetti esclusivi ed elitari. Uber Luxury, infatti, mira a una piccola minoranza di esperti e si rivolge ad un pubblico che comprende una dimensione della bellezza quasi spirituale.</p>



<p><strong>Lux Populi</strong></p>



<p><strong>Lux Populi</strong> trae ispirazione dal mondo della cultura di strada, guidato da una generazione cresciuta sui social network e sui dispositivi mobili. Lux Populi è un progetto che collabora con clienti e designer di tutto il mondo per sviluppare progetti personalizzati per ogni cliente e per soddisfare le loro particolari esigenze. Ispirati dall’architettura, dalla cultura pop e dalle diversità, i progetti Lux Populi vedono nell’illuminazione lo strumento di partenza per rispondere con cura alle richieste dei clienti.</p>



<p><em>«In uncertain times, people feel the need for something different, the need for emotions and experiences, the need to push fantasy to its limits»</em></p>



<p>Per 25 anni, Maison&amp;Objet, organizzato da <strong>SAFI</strong> (una filiale di Ateliers d&#8217;Art de France e di RX France), si è impegnato a dare spazio al design internazionale, all’home decor e ad ogni espressione di lifestyle. Il segno distintivo di Maison&amp;Objet è la sua capacità unica di generare connessioni e assecondare il business, facendo luce sulle nuove tendenze.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-2.jpg" alt="" class="wp-image-89563" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-2.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-2-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-2-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/MaisonObjet-evento-2-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Maison&amp;Objet rivela nuovi talenti, genera scintillanti connessioni, crea nuove ispirazioni sia on-line che off-line, così da aiutare le imprese a crescere. Maison&amp;Objet è dunque il punto di riferimento per l&#8217;intero settore dell&#8217;interior design a livello mondiale.</p>
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		<title>Up To You Anthology: un nuovo concetto di borsa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mariangela Frascati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2022 10:34:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<category><![CDATA[borse di design]]></category>
		<category><![CDATA[David Chipperfield]]></category>
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		<category><![CDATA[Vincent Van Duysen]]></category>
		<category><![CDATA[Zaha Hadid Design Studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/up-to-you-anthology-borse-design-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/up-to-you-anthology-borse-design-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/up-to-you-anthology-borse-design-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/up-to-you-anthology-borse-design-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/up-to-you-anthology-borse-design.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Up To You Anthology è un brand innovativo di borse nate dalle idee di grandi artisti del design e dell’architettura, realizzate dai migliori artigiani italiani</p>
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<p><strong>UP TO YOU ANTHOLOGY</strong></p>



<p>Il progetto Up To You Anthology nasce da un’idea di <strong>Nicolo Gavazzi</strong>, giovane imprenditore formatosi alla Columbia Business School, con una consolidata esperienza nel management di aziende quali Boffi e De Padova. <strong>Up To You Anthology</strong> è una piattaforma e-commerce dedicata agli amanti delle borse dal design ricercato e dalla qualità eccellente.</p>



<p>Le borse vendute non sono semplici accessori di moda ma oggetti di design da indossare, unici e senza tempo, creati dai più prestigiosi designer e architetti internazionali e realizzati dai migliori artigiani dei laboratori pellettieri italiani.</p>



<p>Con questa mission, <strong>Up To You Anthology </strong>ha chiamato a collaborare alcuni talenti visionari dell’architettura, del design e dell’arte, riconosciuti in tutto il mondo, sfidandoli a cimentarsi in un campo diverso dal loro e invitandoli a disegnare la loro borsa ideale.</p>



<p>Guest star quali Nendo, Giulio Cappellini, Naoto Fukasawa, Vincent Van Duysen, David Chipperfield e Zaha Hadid Design Studio hanno accettato questa sfida e hanno realizzato ciascuno un modello di borsa inedito. Il risultato di questa fusione creativa dà vita ad una collezione di borse speciali, uniche nel loro genere in quanto espressione personale del differente approccio al design di ciascun artista coinvolto.</p>



<p>Per questo motivo le borse<strong> Up To You Anthology</strong> possiedono una personalità irreplicabile, offrendo una nuova esperienza estetica agli amanti del design e della moda.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/up-to-you-anthology-borse-design-1.jpg" alt="" class="wp-image-89533" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/up-to-you-anthology-borse-design-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/up-to-you-anthology-borse-design-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/up-to-you-anthology-borse-design-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2022/03/up-to-you-anthology-borse-design-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Tra le collaborazioni<strong>, Zaha Hadid Design</strong> <strong>Studio</strong> per Up To You Anthology ha realizzato <strong>Fle-x</strong>, una borsa gender neutral, in pelle, confezionata in Italia. Si può indossare in tre modi, come clutch, tracolla o marsupio. Segue armonicamente le curve del corpo, permettendo il massimo del comfort in qualsiasi occasione. Dettagli come il leggero proﬁlo a contrasto bianco su pelle nera aggiungono profondità e dimensione. La tecnica ad intreccio conferisce morbidezza e sinuosità al design.</p>



<p>La piattaforma <a href="http://www.uptoyouanthology.com">www.uptoyouanthology.com</a> sarà costantemente arricchita da collaborazioni speciali che coinvolgeranno di volta in volta guest star affermate e provenienti da settori diversi, proponendo sempre nuovi modelli che saranno veri e propri oggetti da collezione da non lasciarsi sfuggire!</p>
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		<title>Ricardo Bofill, salde radici per arrivare lontano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 12:33:52 +0000</pubDate>
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<p>Ricardo Bofill è uno degli <b>architetti e visionari</b> più importanti del ventesimo secolo, rappresentante del <b>postmoderno</b> a livello internazionale. Tra le pagine del suo ultimo libro, <b>Visions of Architecture</b>, è raccolta la sua <b>gloriosa carriera</b> e l’essenza pura della sua visione del Mondo, costituito da città e da comunità di persone.</p>
<h3>Taller de Arquitectura</h3>
<p>È Il 1963 quando Bofill fonda il <b>Taller de Arquitectura</b>: un team di architetti, ingegneri, sociologi, scrittori e filosofi grazie a cui riesce a pensare e realizzare progetti di varia natura in giro per il mondo. Dal suo <b>approccio totalmente rivoluzionario</b> nascono famosi progetti, come la Fábrica, Walden 7, la Muralla Roja, Abraxas o Hôtel Costes K a Parigi.</p>
<h3>Memoria-Futuro</h3>
<p>Il tema <b>Memoria-Futuro</b> è sicuramente una delle colonne portanti della loro filosofia. Farsi ispirare dalle Muse del Passato per soddisfare le necessità del presente e guardare la futuro. Secondo questo concept, storie locali, strutture tradizionali e composizioni classiche si sposano con le innovazioni tecnologiche e le esigenze urbane contemporanee. <b>Linee chiare</b> tipiche del moderno, ma anche <b>pezzi</b> <b>classici</b> come colonne e archi. Le creazioni di Bofill sono figlie di una tradizione che va incontro alla novità e agli <b>ideali progressivi</b>.</p>
<h3>Urbanismo Integrato</h3>
<p>In particolare in Spagna, il Taller de Arquitectura ha voluto risolvere problemi urbanistici locali nel contesto<b> politico e sociale</b>. Il loro metodo si basa soprattutto sul <b>dialogo </b>tra l&#8217;architetto, gli sviluppatori e i partner locali durante tutte le fasi di sviluppo del progetto. I lavori del Taller sono cuciti su misura dei <b>bisogni reali dei destinatari</b>. Questo è il loro progetto di <b>urbanismo integrato</b>, che si basa sul principio di appartenenza e condivisione della città tra tutte le classi <b>socio-economiche, in modo equo</b>.</p>
<h3>Ricardo Bofill</h3>
<p>Ricardo Bofill nasce a Barcellona nel 1939. Figlio di un architetto, studia alla Escuela Técnica Superior de Arquitectura di Barcellona, dalla quale nel 1957, a causa di ragioni politiche, viene espulso, per poi laurearsi  nel 1959 a Ginevra. Nel 1983 inizia a tenere lezioni presso la Graham Foundation di Chicago e viene eletto membro onorario dell&#8217;Istituto Americano di Architettura negli Stati Uniti nel 1985.</p>
<p>Visions of Architecture: un viaggio cartaceo tra strutture surreali, spazi poetici e visioni oniriche dislocate in giro per il mondo. Un vero tour di creazioni meravigliose, in equilibrio tra passato e presente, a portata di mano!</p>
<p><b><i>di Agnese Lucia Ialuna </i></b></p>
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		<title>DESIGNBYGEMINI: il nuovo volto Millenial del Design</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2019 08:46:41 +0000</pubDate>
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<p><b>Com&#8217;è nato DesignByGemini? Da cosa avete preso ispirazione?</b></p>
<p>È nato quattro anni fa come blog personale, che serviva ad unirci in un momento nel quale eravamo distanti. Abbiamo fatto esperienze all&#8217;estero, una a Sao Paulo e una a New York, e questo ci ha permesso di rimanere in contatto e di condividere le nostre esperienze. Abbiamo preso ispirazione dalle nostre passioni, che poi è la nostra professione: Design e Architettura.</p>
<p><b>Come descrivereste DesignByGemini?</b></p>
<p>È un format che ci consente di creare delle installazioni di design Instagram oriented. Abbiamo unito il nostro lavoro con il mondo della comunicazione.</p>
<p><b>Com&#8217;è nato il vostro concept? </b></p>
<p>Volevamo creare un ambiente suggestivo che ci permettesse di inglobare tutte le nostre passioni e che ci consentisse di prendere spunto da diversi ambiti. Le nuove tendenze della moda ci servono molto per scegliere i colori: rosa, rosso e fluo.</p>
<p><b>Su che tipo di comunicazione avete puntato? Cosa volete trasmettere attraverso i vostri progetti?</b></p>
<p>Puntiamo molto sul Visual Merchandising, quindi cerchiamo di riprodurre ambienti che permettano di creare una vera e propria esperienza a 360 gradi.</p>
<p><b>Avete fondato DesignByGemini nel 2015. Come si è modificato nel tempo?</b></p>
<p>In realtà è sempre in continua evoluzione. Tutti quello che abbiamo creato è nato sempre in modo molto spontaneo, questo ci ha permesso di non avere troppi limiti. Il nostro turning point è stato due anni fa grazie a SuperStudio. Ci piace lasciarci contaminare da più mondi. Il design si presta tanto a questo tipo di contaminazione, quindi cerchiamo di sfruttare questa caratteristica per aprirci a nuovi modi di creare e di comunicare. In sostanza cerchiamo di sdrammatizzare e di rendere fruibile il nostro mondo accademico.</p>
<p><b>Avete un approccio innovativo moderno ed internazionale, a cosa lo applicate?</b></p>
<p>Cerchiamo di portare un po&#8217; quello che ci piace da un punto di vista architettonico e di design nel nostro lavoro. Abbiamo la fortuna di aver studiato all&#8217;estero in due grandi città che da questo punto di vista sono il massimo. La nostra meta preferita a cui sempre ci ispiriamo è Miami. Infatti la nostra tendenza di creare ambienti freschi e colorati deriva principalmente da questo.</p>
<p><b>Durante la Milano Design Week di quest&#8217;anno sarete presenti con una social room a tema rainbow in collaborazione con Atelier Emé. Com&#8217;è nata questa partnership?</b></p>
<p>È nato tutto l&#8217;anno scorso durante una cena organizzata da loro, a cui ci hanno invitate. Abbiamo avuto modo di raccontare quello che facevamo e da quel momento hanno deciso di legarsi a noi.</p>
<p><b>Con quali altri brand vorreste collaborare? Qual è il vostro sogno?</b></p>
<p>Diciamo che il nostro obiettivo è quello di poter realizzare delle capsule con diversi brand. Ci piacerebbe creare un concept che possa essere uno strumento di marketing.</p>
<p><b>Come gestite il team? Quali sono i vostri ruoli?</b></p>
<p>Abbiamo una PR che gestisce il nostro brand awareness, poiché con il tempo siamo diventate anche il volto di alcuni brand. Noi gestiamo la parte più pratica. Siamo fortunate perché abbiamo sempre una stessa visione, siamo sempre d&#8217;accordo sul concept dei nostri progetti. Giulia su occupa molto di più dei progetti in sé, io (Elena) invece mi occupo molto di più della comunicazione.</p>
<p><b>Progetti per il futuro?</b></p>
<p>Non possiamo ancora rivelare nulla, poiché sono trattative che non si sono ancora concluse. Però possiamo dire che presto apriremo un nostro studio, che sarà aperto a tutto. Abbiamo pensato di creare un ambiente che possa essere un punto di incontro non solo lavorativo, ma anche sociale.</p>
<p>Un ringraziamento speciale a Giulia ed Elena Sella, fondatrici di DesignbyGemini, per la disponibilità e gentilezza!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Amanda Lucia Fagiasi</i></b></p>
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		<title>Naoshima, l’isola dell’arte</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Mar 2019 18:39:30 +0000</pubDate>
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<p>In Giappone, a una ventina di minuti di traghetto dalla penisola della prefettura di Kagawa, si trova <b>Naoshima</b>. È una delle isole più singolari di cui sentirete parlare, in quanto è un vero e proprio museo a cielo aperto. Architettura, arte e cultura sono alcune delle parole chiave da tenere a mente per intraprendere un viaggio verso questa straordinaria meta. Ideale per sfuggire alla vita frenetica delle grandi città del Giappone.</p>
<p>Gran parte dell&#8217;arte presente è stata installata dalla <b>Benesse Corporation</b>, che sovrintende musei d&#8217;arte, installazioni e sculture sia a Naoshima che sulle isole vicine. Il <b>Benesse Museum</b> è stato progettato dal famoso architetto giapponese <b>Tadao Ando</b> e comprende il Chichu Art Museum, il Lee Ufan Museum e tutti gli edifici della Benesse House. Inoltre, gli edifici e le scuole municipali di Naoshima sono stati progettati dal moderno architetto <b>Ishii Kazuhiro</b>. L&#8217;isola funge anche da sede principale del festival artistico della Triennale di Setouchi.</p>
<h3>La magia dell’arte</h3>
<p>Un’esperienza surreale si vive già dal momento in cui si mette piede a Naoshima, dopo la traversata in battello. Uno dei masterpiece diventato icona del luogo è la “pumkin”, la <b>zucca gialla</b>, ideata da <b>Yayoi Kusama</b>. Celebre artista giapponese, considerata da molti come una delle influenze del maestro della pop art <b>Andy Warhol</b>. Piccole imitazioni di pietra sono state trovate sparse per l&#8217;isola, una fin da subito accoglie i visitatori al porto. Naoshima è molto piccola, e si può decidere se girarla a piedi oppure noleggiare delle biciclette elettriche in alcuni dei negozi sul porto.</p>
<h3>Vivere la full art experience</h3>
<p>Uno dei primi musei che si incontra durante la visita è il <b>Chichu Art Museum</b>. L’elemento di unicità è il contrasto che il suo architetto, Tadao Ando, è riuscito a creare tra la struttura imponente dell’edificio e la natura circostante. Il design dell&#8217;edificio è tale da facilitare l&#8217;uso esclusivo della luce naturale per illuminare un certo numero di oggetti esposti, cambiando il loro aspetto a diversi tempi di visione durante il giorno. Tra le opere, le famose ninfee di <b>Monet</b>, che vengono riprese poi all’esterno, in quanto il museo comprende anche una fedele riproduzione del giardino del pittore surrealista.</p>
<p>Continuando l’esplorazione, una tappa fondamentale è il <b>Benesse House Museum</b>, che &#8211; come dice il nome stesso &#8211; offre sia un alloggio con SPA e accesso alla spiaggia che un moderno museo. Le opere d’arte però non si trovano solo all’interno delle gallerie, bensì sono collocate appositamente in tutti i dintorni naturali di Naoshima. È il modo migliore per immergersi totalmente all’interno di questa esperienza artistica.</p>
<h3>Bellezza tra arte e natura</h3>
<p>Un eccezionale esperimento che ha in poco tempo trasformato un’isola di pescatori in una tappa, ormai obbligatoria, per i grandi amanti dell’arte contemporanea. Non è facile descrivere a parole la bellezza di questo luogo unico nel suo genere, dove <b>arte e natura</b> si fondono insieme. Stupisce, incanta e mostra come la semplicità della natura stessa sia il luogo perfetto per proteggere e raccogliere il dono dell’arte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Rachele Conti</i></b></p>
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		<title>Budapest: una città tutta da scoprire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2015 23:35:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_budapest3-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_budapest3-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_budapest3-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_budapest3-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2015/10/visore_budapest3.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Budapest merita di essere visitata. La sua peculiarità e che viene divisa in due dal Danubio. Buda e Pest sono città ricche di storia, architettura, paesaggi, ma anche vita mondana e buon cibo.</p>
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<p style="text-align: justify;">Ma andiamo per gradi, e partiamo da Buda.&nbsp; Andate alla scoperta del <i>Quartiere del Castello</i>, salendo con la vecchia funicolare, e preparatevi ad un panorama mozzafiato!! Potrete visitare il <i>Palazzo Reale,</i> fare una visita alla <i>Galleria Nazionale Ungherese</i>, o perché no, rilassarvi ai <i>Bagni Kiraly</i>, che con 4 vasche di acqua calda, si classifica tra le terme preferite dei cittadini. E se avete fame, potete fermarvi in uno dei tanti bistro ungheresi che invadono le strade, come il <b><i>Cafè Pierrot</i></b> (da provare il fegato d’oca alla griglia con fichi) o il <b><i>Baltazar</i></b>. Sempre nella zona collinare di Buda, merita una visita il <i>Quartiere di Gallert</i>, ricco di sorgenti curative e per questo luogo perfetto per far sorgere uno degli hotel più belli della città: <b><i>l’Hotel e Bagni Gallert</i></b>, sono il luogo ideale per rilassarsi e concedersi una giornata di totale relax, facendosi coccolare nella fiabesca hammam o immergendosi in una delle 8 piscine con temperature che vanno dai 21 ai 40 gradi.</p>
<p style="text-align: justify;">Riscendendo verso la zona di Pest, potrete scegliere quale ponte attraversare, e a mio avviso sono uno più bello dell’altro!. Il più famoso è forse il <b>ponte delle catene</b>, con i suoi maestosi leoni, fu distrutto durante la seconda guerra mondiale e subito ricostruito. Nella zona di Pest meritano una visita il <i>Quartiere Ebraico</i>, giovane, pieno di mercatini e ristoranti, facile da girare a piedi e pieno di “romkert”, i famosi “bar in rovine” dove poter ballare fino a tarda notte!. Non perdetevi la <b>Grande Sinagoga</b> (seconda per dimensioni solo a quella di New York) ma nemmeno lo <b><i>Szputnyik D-20</i></b>, il miglior negozio vintage della città. In zona potrete mangiare al <b><i>Koleves,</i></b> un ristorantino ungherese fusion, dove assaggiare la zuppa di patate al curry o il coniglio arrosto al timo, il tutto accompagnato con il pane azzimo. Ma non si può andare a Budapest e non visitare il <b>Parlamento </b>(volendo anche con una visita guidata all’interno), un palazzo a dir poco maestoso, che somiglia a Westminster e si affaccia sulle rive del Danubio, con torrette neogotiche e un tesoro da custodire: la <i>Corona di Santo Stefano.</i> Ma girovagando per Budapest, ho scoperto che la cosa che le persone del posto amano di più fare è andare alle terme, e quindi perché non seguire il loro esempio?!. Oltre a quelle già citate, ce ne sono tante altre in città: <i>Rudas e Veli Bej</i> sono tra i più belli, <i>Palatinus e Dagaly</i> sono le preferite per il periodo estivo grazie ai parchi circostanti, mentre per chi ama le feste notturne a bordo piscina non può perdersi quelle organizzate presso Széchenyi, dove a partire dalle 22 ogni sabato hanno luogo gli “sparty”. E per gli amanti della buona cucina ecco qualche indirizzo da non perdere: <b><i>Gerbeaud</i></b>, pasticceria famosissima per i suoi incredibili dolci, prima tra tutti la torta Dobos (un trionfo di strati di cioccolato); <b><i>Central Market Hall</i></b>, un mercato al coperto pieno di prodotti tipici (e freschi), dalla frutta alle verdure, passando per il fois gras, i formaggi ungheresi o la famosa paprika. Ma Budapest è anche molto altro, e resta a voi scoprirlo!.</p>
<p><em><strong>di Irene Panchetti</strong></em></p>
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