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	<title>Al Pacino &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>House of Gucci: Lady Gaga veste i panni di Patrizia Reggiani</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 11:19:58 +0000</pubDate>
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<p><strong>Lady Gaga nei panni di Patrizia Reggiani&nbsp;</strong></p>



<p>Socialite milanese, personalità di spicco nel mondo dell’alta moda ed ex moglie di Maurizio Gucci: <strong>Patrizia Reggiani Martinelli</strong>, classe 1948, presenta un curriculum invidiabile agli occhi delle tante donne appartenenti all’alta società cittadina. Poi, il buio. Il 27 marzo 1995 Maurizio viene assassinato e dopo poco tempo viene attribuita a lei la responsabilità del mandato. La sua vita sfavillante, segnata da partecipazioni a serate mondane ed eventi di beneficenza, termina tragicamente con la sentenza a cui è destinata: 26 anni di carcere. La fine di una vita così luminosa da far invidia alle tenebre, che spesso pervadono irrimediabilmente la scena modificandone ogni caratteristica.&nbsp;</p>



<p><strong>Ridley Scott, un film a 26 anni dall’evento che ha segnato la storia della moda italiana</strong></p>



<p>A 26 anni da un evento che ha segnato per sempre la storia della moda italiana e i chiacchiericci dei salotti di una borghesia che appartiene a un’epoca oramai non più attuale, il produttore cinematografico <strong>Ridley Scott</strong> riesuma l’accaduto con un film sulla <strong>vita matrimoniale di Maurizio e Patrizia</strong>, scatenando l’entusiasmo e l’interesse morboso di tutto il mondo. Il cast è stellare: troviamo nomi come <strong>Adam Driver, Al Pacino, Jared Leto, Jeremy Irons e Camille Cottin</strong>, per citarne alcuni.&nbsp;</p>



<p>Con grande stupore la scelta dell’attrice protagonista è ricaduta su Stefani Joanne Angelina Germanotta, conosciuta al mondo come <strong>Lady Gaga</strong>. Personalità carismatica, attitudine in controtendenza e capacità di tenere alta l’attenzione mediatica reinventando continuamente la sua immagine pubblica e la sua carriera, l’artista ha intrapreso la strada della recitazione solamente nel 2018 al fianco di Bradley Cooper in “A star is born”. Il film è campione di incassi e il pubblico inizia a domandarsi: qual è il vero talento di Miss Gaga?&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="400" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Lady-Gaga-1.jpg" alt="" class="wp-image-69630" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Lady-Gaga-1.jpg 1000w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Lady-Gaga-1-300x120.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Lady-Gaga-1-768x307.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2021/03/Lady-Gaga-1-480x192.jpg 480w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Focus su Lady Gaga&nbsp;</strong></p>



<p>Ma facciamo un passo indietro: l’artista nasce a New York da madre franco-canadese e padre italiano, tratto culturale che sembra averla sempre inspirata nel processo artistico. Stefani si racconta spesso come un’adolescente fragile ed emarginata che trova il suo unico rifugio sul palco, entrando così giovanissima nel mondo dei musical. E che fortuna è stata, considerando che scoprirà essere proprio quella la sua strada verso una carriera che l’ha resa la <strong>regina del pop</strong> su scala internazionale. A dire il vero, il successo dell’artista era già preannunciato quando, da adolescente, lascia la <em>Tisch School of Arts</em> di New York per prendere lezioni di canto dalla stessa insegnante di Christina Aguilera. Quel preciso momento segna l’ascesa di una donna che prende consapevolezza del suo talento e si trasforma completamente in un’artista <strong>eccentrica e carismatica</strong>, iniziando con l’assumere lo pseudonimo “<strong>Signorina Gaga</strong>”, un tributo ai Queen e alla loro Radio Ga Ga.&nbsp;</p>



<p>Ma qual è il tratto comune tra la signora Reggiani e Lady Germanotta? La scelta del regista è peculiare, considerata la lista di candidate al ruolo con nomi illustri come Margot Robbie e Penelope Cruz; ma Ridley Scott ha visto nell’artista trasformista il soggetto ideale per indossare le vesti di un “cattivo”, cinematograficamente parlando. Sarà per la performance toccante nel ruolo della ragazza della porta accanto che diventa una rock star internazionale in “A star is born”, sola e unica pellicola che vede debuttare Stefani come protagonista. Certo è che nessuno si sarebbe mai aspettato dalla regina dei look stravaganti un’interpretazione che rivelasse una parte di lei completamente sconosciuta al pubblico fino a quel momento. Quando si dice che un’artista è una figura fluida che, a differenza di qualsiasi altro mestiere, non si può incasellare in nessun ruolo specifico, non c’è alcun dubbio. E la nostra amata reginetta dei video irriverenti e degli outfit chiacchierati sul red carpet non finisce ancora di stupirci.&nbsp;</p>



<p><strong><em>di Martina Tronconi</em></strong></p>
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		<title>C&#8217;era una volta a&#8230; Hollywood: la parte più intima di Tarantino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 09:19:08 +0000</pubDate>
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<h3>L’ascesa del “regista DJ”</h3>
<p>Quentin Tarantino è un regista di enorme successo, che con “solo” nove pellicole è riuscito a conquistare milioni di spettatori internazionali. Fa il suo ingresso sulla scena con il film <b>Le Iene</b>, ma la vera consacrazione arriva con la pellicola successiva, <b>Pulp Fiction</b>. Dai colleghi viene definito il “<b>regista DJ</b>”, con riferimento alla sua capacità di combinare stili tra loro diversi, riuscendo a fonderli perfettamente e con estrema armonia in un’unica opera.</p>
<p>Il regista ha spesso sottolineato la sua volontà di fermarsi ad un massimo di dieci pellicole, per poi poter orientare la sua carriera verso romanzi e documentari. <b><span class="LrzXr kno-fv">C&#8217;era una volta a&#8230; Hollywood</span> </b>infatti, inizialmente era stato concepito come romanzo, ma l’autore, dopo cinque intensi anni di progettazione, ha deciso che questa storia come romanzo non avrebbe reso tanto quanto in una pellicola.</p>
<h3>Taglio con il passato</h3>
<p>Se Tarantino si è sempre orientato verso il genere dello “<b>splatter</b>”, sotto-genere cinematografico del cinema Horror caratterizzato dall’estremo realismo degli effetti, volto a scandalizzare, disgustare e far macabramente ridere gli spettatori, questa volta ha deciso di sorprendere i suoi spettatori discostandosi dalla sua zona comfort e spingendosi verso qualcosa di nuovo. Per la prima volta abbandona la violenza mettendo al centro il suo <b>amore per il cinema, </b>il suo cinema, quello della sua infanzia, parlandone con nostalgia e scavando nella propria intimità.</p>
<h3>Il “super cast”</h3>
<p>Se la pellicola si preannuncia un enorme successo è anche grazie al cast messo a punto dal regista: <b>Brad Pitt, Leonardo DiCaprio, Margot Robbie, Al Pacino</b> sono solo alcuni dei “grandi” presenti all’interno del film.</p>
<p>Se Margot Robbie è alla sua prima esperienza con il regista, con il quale ha ammesso di aver sempre desiderato lavorare, Di Caprio e Brad Pitt non sono nuovi all’ambiente: Leonardo Di Caprio aveva già preso parte a <b>Django Unchained</b>, mentre Brad Pitt è apparso in <b>Bastardi senza gloria</b> e in <b>Una vita al massimo</b>, pellicola di Tony Scott tratta da una sceneggiatura di Tarantino.</p>
<p>I personaggi di Tarantino non solo risultano interessanti di per sé grazie alle loro particolari sfaccettature, ma rappresentano anche le tre classi presenti ad Hollywood, con le loro peculiarità. Anche la città di Los Angeles potrebbe essere considerata una vera e propria protagonista, in quanto non solo funge da contesto, ma viene letteralmente incorporata all’interno della trama.</p>
<h3>Lo scandalo</h3>
<p>Il cast è sicuramente molto promettente e valida garanzia di successo. Successo che però ha rischiato di essere boicottato dallo <b>scandalo “#metoo” </b>che ha coinvolto <b>Harvey Weinstein</b>, fedele producer del regista. Successivamente Tarantino ha deciso di discostarsi completamente da questa situazione, e dopo una tortuosa asta è stata <b>Sony Picture</b> ad aggiudicarsi la distribuzione della pellicola, non senza fatica. La casa produttrice ha dovuto concedere al regista 95 milioni di budget, l’ultima parola sul montaggio e massimo controllo creativo durante la realizzazione del film, oltre al 25% degli incassi e un ritorno dei diritti sul film allo stesso Tarantino nel giro di 10 o 20 anni.</p>
<h3>La trama</h3>
<p>La storia è quella di due amici, <b>Rick Dalton</b> (interpretato da Leonardo DiCaprio) attore di film Western in cerca del suo riscatto e della sua controfigura, <b>Cliff Booth </b>(interpretato da Brad Pitt). Dopo una breve esperienza in Italia, tornano a <b>Los Angeles</b> nel <b>1969</b> con la speranza di farsi spazio all’interno dell’industria cinematografica. Durante la loro permanenza incontrano molti personaggi appartenenti a quel mondo, tra cui <b>Bruce Lee</b>, <b>Steve McQueen</b> e <b>Sharon Tate</b> (interpretata da Margot Robbie) loro vicina di casa e moglie del noto regista <b>Roman Polanski</b>, il cui destino sarà segnato dall’incontro con la <b>Manson Family</b>.</p>
<p>Sia Rick Dalton che Cliff Booth appaiono estremamente turbati dalla vita che stanno vivendo, spesso desiderosi l’uno di vivere la vita dell’altro. Sono due personaggi perennemente insoddisfatti che trovano l’unico appiglio nel rapporto creatosi tra loro, ispirato alla relazione stuntman-attore che intercorreva tra Burt Reynolds e Hal Needham, ai quali sono riconducibili anche alcuni tratti caratteristici dei due personaggi.</p>
<p>Quentin Tarantino non sembra sbagliare un colpo, chissà se anche fuori dalla sua comfort zone riuscirà a conquistare i suoi spettatori. Non ci resta che attendere il 18 settembre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Alice Bonalumi</i></b></p>
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		<title>Dylan / Schatzberg: gli scatti dell’uomo dietro il mito</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 08:41:35 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/lifestyle/letteratura/dylan-schatzberg-gli-scatti-delluomo-dietro-mito/">Dylan / Schatzberg: gli scatti dell’uomo dietro il mito</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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<p>Tra i primi a far vivere questi movimenti vi erano i <b>musicisti</b>, impegnati non solo sul piano artistico, ma  soprattutto su quello politico. A distanza di quasi mezzo secolo, le uniche testimonianze che ci rimangono di questi pezzi di storia vengono dagli obiettivi dei grandi fotografi. Proprio da qui nasce il nuovo volume del fotografo newyorkese Jerry Schatzberg, edito da Skira, che racconta un Bob Dylan nascosto, malinconico e gioioso allo stesso tempo.</p>
<h3>Dylan e Schatzberg: la crescita di un’amicizia</h3>
<p>Spiare le grandi star del rock, umanizzarle, coglierne i momenti più intimi era il compito di persone come <b>Annie Leibovitz</b> o <b>Jerry Schatzberg</b>. La prima è la donna che ha immortalato John Lennon e Yoko Ono per Rolling Stones. Il secondo, è il fotografo che sarà dietro la copertina di <b>Blonde on Blonde </b>di Bob Dylan, che diventerà il suo “soggetto migliore”.</p>
<p>La prima volta che si sono conosciuti è stato nel 1965, mentre Dylan incideva Highway 61 Revisited. Dylan era già Dylan, l’uomo che avrebbe creato il folk-rock e che stava rivoluzionando il mondo della musica. La vera svolta è avvenuta però nel <b>1966</b>, proprio alla pubblicazione di Blonde on Blonde. L’album diverrà un monumento della musica proprio perché “<i>è il dialogo di due culture che si scontrano con un&#8217;enorme esplosione</i>”, come dirà Al Kooper.</p>
<p>Bob viene consacrato, e lo scatto di Schatzberg diviene immortale. Leggermente sfocato, semplice nel suo essere particolare, l’immagine creata da Jerry occupa entrambe le facciate del disco. Nella prima versione dell’album, all’interno, c’era una foto della bellissima <b>Claudia Cardinale</b>, che però è stata rimossa perché l’attrice non aveva prestato il consenso. Ma non è solo questo che il volume racconta: racconta dell’uomo del Minnesota, del lavoro dietro alle più grandi hit, dei momenti di leggerezza e quelli di riflessione di due amici.</p>
<h3>Jerry Schatzberg: molto più di un semplice fotografo</h3>
<p>Nato nel <b>Bronx</b> di New York, Jerry Schatzberg ha vissuto il momento più florido, artisticamente parlando, della sua città. Tutti gli artisti trovavano infatti nella Grande Mela un punto di incontro, di crescita e di confronto. È così che inizia la sua carriera, che annovera anni di collaborazione con celebri riviste come <b>Vogue</b> e <b>Esquire</b>.</p>
<p>Ma la sua passione non si ferma solo a questo: diventa inoltre un <b>regista</b> di successo. Esordisce con “Mannequin &#8211; Frammenti di una donna”, in cui <b>Faye Dunaway </b>è protagonista, per poi dirigere <b>Al Pacino</b> in “Panico a Needle Park” e “Lo spaventapasseri”. Entrambe le pellicole hanno vinto diversi riconoscimenti internazionali.</p>
<p>Possiamo concludere dicendo che la forza di questo volume sta proprio nell’<b>intimità</b> e nella sincerità degli scatti riportati. Come dirà lo stesso autore infatti, con Bob Dylan “bastava puntargli addosso l’obiettivo e le cose semplicemente accadevano”. Un’occasione imperdibile, dunque, per chi vuole conoscere ancora meglio il dietro le quinte di questo eclettico e immemorabile artista.</p>
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<p><b><i>di Maria Concetta Porricelli</i></b></p>
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