Il cavaliere più celebre della letteratura mondiale torna a galoppare tra le colline del Sud Italia. “Don Chisciotte”, il film del 2026 diretto da Fabio Segatori, trasporta sul grande schermo le follie e le nobili imprese di Don Alonso Quijano, reinventando il classico di Cervantes con un tocco cinematografico sorprendente e poetico. Tra Calabria e Basilicata, il viaggio del cavaliere errante prende vita tra mulini a vento che diventano giganti e locande trasformate in castelli.
Un viaggio tra realtà e immaginazione
Il film non è solo una cronaca delle avventure di Don Chisciotte (Alessio Boni), ma anche un racconto sull’origine della sua leggenda. Tutto nasce dalle febbri e dalle allucinazioni di Miguel de Cervantes, ferito a Lepanto e ricoverato a Messina. In uno stato sospeso tra sogno e realtà, Cervantes immagina Don Alonso Quijano, ossessionato dai romanzi cavallereschi, che decide di diventare cavaliere errante. La sua dama è la semplice Dulcinea, il suo scudiero Sancio Panza (Fiorenzo Mattu), inizialmente spinto dall’interesse ma presto trasformato in compagno fedele e sincero.
Tra battaglie impossibili e sogni senza tempo
La forza del film sta nel suo equilibrio tra comicità, dramma e poesia. Don Chisciotte affronta il mondo con il cuore aperto, combattendo battaglie impossibili per difendere i più deboli e incarnando ideali di giustizia e libertà. Tradito, sconfitto e infine riportato a casa in gabbia, il cavaliere rimane però un simbolo di ostinata bontà, la cui visione di un’umanità più giusta sopravvive alla derisione e alla crudeltà del mondo.
