I Måneskin e il singolo Vent’anni: un grido ribelle, un inno alla vita

2 Novembre 2020 • Interviews, Sommario

I Måneskin debuttano con il singolo “Vent’anni”: un grido ribelle, un inno alla vita

Mercoledì 28 ottobre. Damiano, Victoria, Ethan e Thomas debuttano sulla scena dopo ben due anni dall’uscita dell’album “Il ballo della vita”, e lo fanno con un grido che non vuole passare inosservato. Il nuovo singolo è presentato dai Måneskin in uno scenario sospeso dal tempo: Roma, in un pomeriggio soleggiato. Questa volta non c’è nessun pubblico ad ascoltarli a causa delle normative vigenti.

Le note di “Vent’anni”, il nuovo singolo che vuole essere una rock ballad cruda, rivoluzionaria e senza tempo, risuona nello spazio silenzioso dei palazzi imperiali sul Palatino. Sono gli stessi componenti del gruppo a raccontare il loro debutto spiegando, anzitutto, l’intensità del testo, che ha l’obiettivo di accorciare il gap generazionale portando alla luce delle emozioni che accomunano tutti. Victoria De Angelis, la bassista, spiega come il brano sia frutto di un lungo processo di creazione avvenuto durante il periodo di quarantena:

“Tutto è nato da Thomas che un giorno ha mandato un giro di chitarra sul nostro gruppo di WhatsApp, dopodiché Damiano ha buttato giù un testo che era in perfetta sintonia con il giro e, appena ci siamo potuti rivedere, abbiamo unito le migliaia di riff senza porci i limiti di durata imposti dai canoni della musica di oggi. Così, ci siamo chiusi nella realizzazione del brano”.

Interviene poi Thomas Raggi, chitarrista, raccontando come questo periodo di home-studio gli abbia permesso di studiare approfonditamente i loro strumenti per dar vita ad un nuovo sound senza sovrastrutture, lontano dalla produzione elettronica. “Volevamo essere crudi, riportare in studio la sonorità di un concerto. La cultura delle band rock ci ha ispirati a prendere più consapevolezza dei nostri strumenti e a lavorare molto sul nostro sound come gruppo: abbiamo riportato in auge i lunghi assoli di chitarra e continueremo su questa strada, fateci l’abitudine!” 

Ma quello che colpisce del brano dei Måneskin è soprattutto il testo: grido ribelle di un ventenne che, come spiega Damiano David, riflette il desiderio del gruppo di non essere semplicemente di passaggio avendo come unico scopo il generare profitto, ma puntare a fare qualcosa di grande e significativo. Il front man spiega “il testo è interpretato secondo due punti di vista: il Damiano di oggi e quello adulto che dice al sé del passato quelle cose che io personalmente avrei voluto sapere”. Poi prosegue giustificando la scelta di legarsi ad Oliviero Toscani per dar vita ad un manifesto che rappresenti forte e chiaro il messaggio che volevano veicolare, facendosi ritrarre in uno scatto che profuma tanto di anni ‘70.

Un abbraccio tra una donna e tre uomini, simbolo di una libertà individuale e sessuale di amare chi si vuole senza nessun limite e pregiudizio. E perché farsi rappresentare da un artista così irriverente? “Toscani ha la capacità di creare una spaccatura nel pubblico che guarda le sue immagini. Da una spaccatura nasce un dialogo, e quando c’è dialogo nasce un progetto. Noi lo abbiamo fatto unendo due mondi: la musica e la fotografia”, precisa Damiano.

Passione anni ‘70

La passione per gli anni ‘70 non si declina soltanto nella scelta degli abiti tipicamente contraddistinti da un’assenza di genere, ma anche nella musicalità analogica, nella scrittura di un testo di una lunghezza che fuoriesce dai canoni di oggi. Questo vintage voluto ed evocato è il risultato di un’educazione musicale fatta di vecchi vinili: “Led Zeppelin, Genesis, David Bowie, Pink Floyd…nonostante ognuno di noi abbia le sue ispirazioni personali siamo tutti e quattro influenzati nell’attitudine, nelle performance”, dice Victoria.

“Sarai qualcuno se resterai diverso dagli altri”

È indubbio che questa predisposizione alla ricerca di elementi appartenenti ad un’altra generazione abbia interfacciato i Måneskin a delle differenze di gusti e interessi rispetto ai loro coetanei. I quattro artisti si esprimono all’unisono affermando che sentirsi diversi spesso non deriva da una diversità oggettiva, ma dall’avere un sogno difficile da spiegare e condividere. “É il giustificare agli altri la tua ambizione che ti fa sentire emarginato” spiega Ethan Torchio, batterista, e prosegue “questa diversità è intrinseca all’interno dell’identità di una persona, e non è un male, attraverso la nostra musica vogliamo comunicare ai nostri coetanei di seguire i propri sogni. Se pensi di avere un’idea valida della quale sei convinto, devi prendere le critiche non costruttive come fonte di ispirazione.”

Sono passati due anni dall’ultimo tour, e questo periodo di lunga introspezione ha portato i Måneskin ad acquisire una consapevolezza più matura e solida di quello che vogliono rappresentare, e che tipo di direzione artistica intraprendere. Noi siamo sicuri che continueranno a sorprenderci, you rock guys!

 

di Martina Tronconi

One Response to I Måneskin e il singolo Vent’anni: un grido ribelle, un inno alla vita

  1. FedErica ha detto:

    La canzone è bellissima per il messaggio che manda, per la Musica.è un pezzo struggente, ma allo stesso tempo pieno di carica ! Anche la foto è ricca di messaggi, non solo quelli che avete esplicitato voi, ma anche fondamentale in questo periodo in cui gli abbracci non si possono dare… Per questo avevo scelto di metterla come immagine di copertina del mio account Facebook, ma il social mi ha bloccato per 24 ore. Ho trovato la cosa di una gran tristezza…

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