Claudio Santamaria: lo chiamavano “l’inarrestabile”!

12 Febbraio 2020 • Interviews

Attore protagonista di ben oltre 40 film, doppiatore, musicista, regista. Claudio Santamaria, d’altronde, è sempre stato curioso d’imparare e di mettersi in gioco sin da giovanissimo: “ho sempre avuto voglia di conoscere ed ho fatto veramente di tutto, esplorando tante cose”, racconta a Gilt. Appena concluso il successo di “Tutto il mio folle amore”, Claudio non si ferma ed inaugura questo 2020 nel ruolo di Riccardo, tra i quattro amici protagonisti dell’ultimo film di Gabriele Muccino, “Gli anni più belli”, dal 13 Febbraio nelle sale cinematografiche. Ma la grande sfida della sua vita, Claudio Santamaria l’ha vinta a suon di scrittura, con la recente pubblicazione del suo primo libro “La Giostra delle Anime”, scritto assieme alla moglie Francesca Barra.

Dal 13 Febbraio, dopo il successo di “Tutto il mio folle amore” di Gabriele Salvatores, ti rivedremo protagonista nelle sale cinematografiche di un’altra pellicola diretta dal regista Gabriele Muccino: Gli anni più belli. Questo è il quarto film “mucciniano” che hai girato. Che rapporto si è instaurato tra di voi nel girare questi quattro intensi lungometraggi?

Sicuramente di amicizia! Eravamo giovanissimi quando ci siamo conosciuti per la prima volta sul set di “Ecco fatto”, e abbiamo stretto subito un forte legame che poi è durato negli anni. Con Gabriele ho imparato a fare il cinema come si fa il teatro. A lui piace molto lavorare con gli attori, impegnarsi con le prove, e utilizzare la macchina da presa come fosse un altro attore in scena, quasi danzandoci. Ricordo dei piani sequenza lunghi, complicati, ma era un gioco meraviglioso.

Il film racconta la storia di quattro amici nell’arco di 40 anni, dal 1980 ad oggi, dall’adolescenza all’età adulta. Che adolescente era Claudio?

Sono sempre stato molto curioso, con la voglia di imparare, di conoscere; e ho fatto veramente di tutto, esplorando tante cose. Avevo quasi una doppia personalità: alle volte ero crepuscolare, timido, altre l’esatto opposto, quindi socievole, circondato da tanti amici. A 16 anni ho iniziato a studiare recitazione e doppiaggio sempre con una forte avidità di imparare mille cose.

Pensi che siano cambiate le relazioni affettive tra quegli anni ed oggi?

No, non cambia mai nulla. Cambiano solo i mezzi con cui si esprime l’affetto. Siamo sempre degli “homo sapiens sapiens” che hanno bisogno dell’empatia, dell’amicizia, di condividere le esperienze con i propri simili. E in effetti il film racconta proprio questo: il grande cerchio della vita, la vita che si ripete e di cui ci si stupisce. Al di là di quanto possiamo immaginare un futuro ipertecnologico e freddo, alla fine abbiamo sempre bisogno del contatto, dell’abbraccio.

Ti vediamo impegnato nella promozione del tuo primo libro “La Giostra delle anime”, scritto a quattro mani con la scrittrice e giornalista Francesca Barra, nonchè tua moglie. Un sogno nel cassetto quello di scrivere un libro o un’avventura inaspettata?

A dir la verità, c’è sempre stato in me il desiderio di scrivere. Sino a quel momento avevo scritto soltanto cortometraggi, soggetti per il cinema o biografie dei miei personaggi. Quando, infatti, studio un personaggio, mi piace molto scriverci una storia o comunque attribuirgli un passato. Francesca ha visto in me questo potenziale e mi ha dato il coraggio di farlo fiorire, dandomi grandissima fiducia e aiutandomi ad entrare in un mondo privatissimo che è quello della scrittura. È stato il lavoro che mi ha dato più soddisfazione in tutta la mia vita, regalandomi tante emozioni.

Come arriva l’ispirazione che ha dato vita alla storia di questo romanzo?

L’ispirazione è nata durante un viaggio in Basilicata. Mia moglie è lucana ed io sono mezzo lucano. Eravamo in viaggio sul Vulture ed io ero in cerca di un’idea su un film che avrei voluto dirigere. In quel momento a me e Francesca venne l’idea di raccontare la storia di una bambina magica. La Basilicata, infatti, è terra di maghi, ricca di storie di “maciare”, di “affascino”. Sin da bambino ne sono sempre rimasto affascinato. Ricordo per esempio il racconto della mia bisnonna, guarita da una “maciara”. Storie che sia io che Francesca abbiamo sempre ascoltato, lei con un occhio più scettico, più giornalistico, ed io più coinvolto ma pur sempre incredulo. Ho sempre pensato che ci siano persone dotate di una grande sensibilità. Il romanzo descrive il dono di questa bambina come una forte sensibilità, che può essere anche un grande fardello, un grande peso. Dunque, lì in Basilicata, con questa idea in mente, Francesca mi propose di scriverci un libro prima di girarci un film. Ed ecco, questo è stato l’inizio di una meravigliosa avventura!

Attore, scrittore, appassionato di musica…con cosa ci sorprenderai ancora?

Il ballerino ormai è tardi, troppo vecchio! (ride). Beh, io ho già girato un corto come regista dal titolo “The Millionairs”, ambientato in Basilicata. Ho sempre sognato di girare un cortometraggio nei luoghi della mia infanzia, nel Parco Nazionale del Pollino, un parco meraviglioso diviso tra Calabria e Basilicata. Credo che il prossimo passo rimanga quello di girare un lungometraggio, che per me è una grande passione. Ho girato “The Millionairs” anche per capire se fossi in grado di mettere su pellicola ciò che avevo in testa, e, visto che ci sono riuscito, quello della regia è un percorso che voglio assolutamente continuare.

Un ringraziamento speciale a Claudio Santamaria per la sua gentilezza e disponibilità, augurandogli il nostro miglior in bocca al lupo per tutti i suoi progetti futuri!

 

di Eleonora Formicola

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