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	<title>Web &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>Marco Salata, Re Mida</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Nov 2013 16:49:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/11/visore_marco_salata-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/11/visore_marco_salata-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/11/visore_marco_salata-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/11/visore_marco_salata-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2013/11/visore_marco_salata.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il mago della brand identity sul web.</p>
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<b>Marco Salata</b>, vicentino di origine ma &#8220;taggato&#8221; worldwide, impossibile stabilire l&#8217;esatta localizzazione geografica, perché rapido allo spostamento quanto un click.</p>
<p>Esperto di&nbsp;<b>Comunicazione Social e di Social Branding Construction</b>&nbsp;è in grado in tempi record di ripristinare o creare ex novo una&nbsp;<i>Brand Identity</i>&nbsp;sulla rete, facendo interagire un numero incredibile di utenti, creare discussioni, curiosità, e aumentare esponenzialmente la visibilità e knowing del marchio, fissandone il ricordo e implementando i followers.&nbsp;Un Direttore Marketing e PR ultramoderno, che ha dalla sua la velocità e la potenza del web e un imprinting comunicativo innato.</p>
<p><b>Sig Salata, come ha avuto l&#8217;intuizione che questo poteva essere un vero e proprio lavoro?</b><br />
In realtà questo lavoro nasce, spinto e consigliato da alcuni amici che credendo in me e consigliandomi i primi passi in questo favoloso mondo, mi convincono ad abbandonare il Corriere Della Sera, per dedicarmi a quello che fino a quel momento per me era solo un gioco. Sto parlando della famosa coppia Antonio e Roberta Murr (n.d.r : iMurr, stylists e fashion image consultants).</p>
<p><strong>Lei però in realtà si forma presso i vertici Rizzoli RCS, ricercato dai cacciatori di teste più famosi d&#8217; Italia</strong>.<br />
Ex Direttore Commerciale del Corriere della Sera, PR &amp; Event Coordinator per il Blanco, locale rinomato come crocevia del fashionbiz e dintorni, un rientro a Vicenza per amore, e una smodata passione per moda, comunicazione e per i social network.</p>
<p><strong>In due anni di assenza da Milano, lei ha puntato su se stesso, si è&nbsp;brandizzato. </strong>Il primo esempio di successo che forse, da solo, &nbsp;le ha fatto da curriculum per le aziende che poi l&#8217;hanno scelta.&nbsp;Ritorna più prepotentemente di prima curando la Direzione Media &amp; PR di una nota azienda di&nbsp;<b>Luxury bag </b>made in Italy e, a seguire per un&#8217;altrettanto rinomata&nbsp;<b>Maison di Bijoux.</b></p>
<p><b>Oggi di chi si sta occupando e in che veste?</b><br />
Oggi sono Direttore Marketing e Fashion Pr per&nbsp;<b>HotelStyle</b>, brand veronese di abbigliamento uomo e per una nota azienda vicentina di Bijoux&nbsp;<b>SantinaVolpato</b>.</p>
<p><b>A cosa punta nell&#8217;immediato per questi suoi clienti?</b><br />
Nell&#8217;immediato punto a posizionare&nbsp;HotelStyle e SantinaVolpato&nbsp;nei fashionstore più importanti d&#8217;Italia e estero, &nbsp;far crescere l&#8217;immagine e cercare di incrementare il fatturato delle medesime aziende. Ringrazio anche per i risultati fino ad oggi raggiunti il prezioso aiuto che amici come&nbsp;<i>LaPina</i>&nbsp;e&nbsp;<i>Diego</i>&nbsp;di&nbsp;<i>RadioDJ</i>, l&#8217;attrice e modella&nbsp;<i>Barbara Snellenburg</i>, ma sono davvero tanti coloro che hanno dato indossando e pubblicizzando i brand da me gestiti.</p>
<p><b>Lei ormai ha stabilito connessioni e sinergie lavorative trasversali, media, radio, televisioni.&nbsp;La sua persona e il suo modo di comunicare fa si che semplici conoscenze professionali si trasformino in relazioni amicali, in friendship, cogliendo la vera essenza di quello che oggi significa fare e costruire relazioni&#8230;</b><br />
Essendo nato il tutto come un gioco è chiaro che le mie relazioni e il&nbsp; mio modo di pormi fosse realistico, vero e naturale, e le persone lo percepiscono. Il concetto di virtualità è spesso mal interpretato e a volte un mezzo a doppio taglio. Dietro i tasti di una keyboard c&#8217;è pur sempre una persona reale prima lo si capisce e se ne tiene conto e più facilmente si sarà apprezzati.<br />
Scrivo come parlo, stessa enfasi, uguale trasporto medesima passione, come se il mio interlocutore mi fosse davanti. Questo accorcia le distanze, anzi spesso le abbatte. Ecco perché molti dei miei followers sono persone che poi incrocio e vivo realmente, connessioni professionali o amicali che siano.</p>
<p><b>Next step? Ci anticipa qualcosa?&nbsp;</b><br />
Il prossimo passo è un progetto tutto nuovo: un&nbsp;<b>Fashion Blog&nbsp;</b>e una collaborazione con un famoso<b>&nbsp;Webmagazine</b>…e poi per scaramanzia non diciamo nulla, ma mi leggerete e vedrete molto presto.<br />
<b></b></p>
<p><b>A chi vorrebbe accrescere, anche come profilo privato, ai suoi followers, ci regala 3 consigli in pillole &#8230;3 keyword da non dimenticare?!</b><br />
Consigli, per il momento preferisco riceverli, ma sicuramente posso dire che usare cuore con un pizzico di autoironia e carisma sono fondamentali. Tre sono sicuramente le chiavi che uso quotidianamente i cosiddetti&nbsp; #stilosi #fashion #musthave, ma potrei tediarla, a volte mi vengono anche per caso&#8230;<br />
<b><br />
</b></p>
<p><b>#STAYTUNED</b></p>
<p><strong><em>Federica Piacenza</em></strong></p>
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		<title>Pellizzari e Momo parlano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2013 14:45:33 +0000</pubDate>
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<p>Sguardo basso, passo deciso, rallenta leggermente per salutare con un cenno della mano e un timido sorriso, per poi riprendere la marcia. Si accomoda silenziosamente su di una sedia, dietro ad un tavolo. Questo è lui: <b>Andrea Pellizzari</b>, noto ai più per aver impersonato l&#8217;equivoco Mr. Brown, professore intenzionato ad insegnare l&#8217;inglese agli italiani nel programma televisivo <i>Le Iene</i>.</p>
<p>“<b>Camaleonti mediatici</b>”, questo è il titolo dell&#8217;intervento del conduttore, presso il Centro Culturale San Gaetano di Padova. Tema inteso come <b>concetto di movimento attraverso i media</b>. Un&#8217;analisi dei <b>cambiamenti della comunicazione radiofonica e televisiva</b> nel tempo, <b>tramite il percorso professionale</b> di questo interessante ospite. Il tutto moderato da <strong>Marco Momo Bernar</strong>: dj e fonico, si occupa di musica dalla metà degli anni &#8217;90, a trecentosessanta gradi. Scrive, interviene in programmi radiofonici, webzine e riviste specializzate. Volto noto nel padovano e limitrofi per i suoi dj-set in importanti locali e manifestazioni.</p>
<p>La carriera di Andrea Pellizzari <b>iniziò come dj radiofonico</b>,<b> </b>nel 1982, presso una radio locale di Udine: Radio Canale 49. Scoprì la passione per la radio molto giovane, a nove anni, ascoltando quelli che erano i primi programmi radio di musica a richiesta. Come lui stesso testimonia : «&#8230;io alla sera non guardavo la televisione, ascoltavo la radio. Andavo a letto alle otto e mezza, nove, dopo cena, per ascoltare i programmi della sera&#8230;». Il suo interesse per questo mezzo di comunicazione era talmente smisurato che, all&#8217;età di quindici anni, decise di cercare dove effettivamente “si faceva” la radio.</p>
<p>Fu l&#8217;inizio del suo percorso.<b></b></p>
<p><b>Andrea Pellizzari</b>: «Al tempo le radio erano strutture molto piccole, una sorta di piccole aziende artigianali il cui proprietario gestiva quasi tutto. Da queste piccole aziende io <b>ho vissuto il passaggio da radio artigianale a</b> quelle che sono, invece, le aziende di adesso: le <b>radio Nazionali</b>, che ormai hanno perso l&#8217;identità di quella che era la radio privata. Sono diventate delle vere e proprie strutture aziendali acquisite da grossi gruppi come L&#8217;Espresso, Mondadori,&#8230; <b>Quando sono subentrati i grossi gruppi</b> è cambiato un po&#8217; tutto il mondo della radiofonia, <b>è stata persa</b> la parte principale, l&#8217;elemento vitale della radio: <b>la spontaneità</b>. Una volta era il dj o il tecnico che sceglieva la musica da mettere in onda. Da quando sono intervenute le grandi aziende, si è frapposto il <b>marketing</b>, introducendo meccanismi che hanno cambiato completamente il modo di fare radio: <b>è cambiato il linguaggio</b>, è cambiata la tipologia del prodotto che viene messo in onda. Oggi si parla di <b>Radio di Flusso</b>, ossia radio <b>composte da programmi tutti uguali</b>: le canzoni che ruotano sono grandi successi e sono predisposte tramite una playlist programmata da un computer. Secondo precisi parametri, il computer decide che canzone deve andare in onda e in che orario. Precedentemente vengono eseguite delle <b>ricerche di mercato</b>,<b> per cercare di accontentare il pubblico dando un prodotto</b> che, ovviamente, è <b>sempre meno personalizzato</b>. È molto professionale, ma ben lontano da quella che era la passione che ha generato le radio private. Dagli anni Duemila, gli <b>Editori Puri</b> rimasti in Italia sono solo tre, e con editori puri intendo coloro che hanno in mano e sono proprietari della loro radio. Parlo di RDS, RTL e Radio Italia».<b></b></p>
<p>Momo: <i><strong>«Con una maggiore standardizzazione della musica, la singolare intenzione dello speaker o dj diventa più importante. A parte il ruolo di intrattenitore che affronta specifici argomenti selezionati in base alla fascia oraria.»</strong><br />
</i><b>A.P.</b>: «Il prodotto radiofonico attuale è un prodotto marketing di flusso, quindi un prodotto che se fosse condotto da me, da te o da qualcun altro, non avrebbe molta differenza, in quanto la durata della conduzione all&#8217;interno di quello che è il flusso di musica e notizie è molto breve. In questo contesto la personalità del dj più forte è, meglio è, ma sono pochi i dj che riescono veramente a caratterizzarsi. La cosa importante della radio odierna è il mantenimento di un equilibrio tra ciò che è la parte parlata e la musica, creando una standardizzazione anche da parte dell&#8217;ascoltatore. C&#8217;è da dire, però, che stanno cambiando le cose: ad oggi il mezzo radiofonico, rispetto anche solo a cinque anni fa, è limitato ad un momento in cui si sta facendo una cosa ben precisa, come, per esempio, guidare la propria autovettura. Viene utilizzato all&#8217;interno di un periodo ben determinato. Di per sé non sta cambiando la radio, sta cambiando il modo di usufruire di un mezzo vecchissimo, che non ha saputo ancora trovare una strada nuova per rendere disponibili i contenuti. Il prodotto radiofonico sta perdendo terreno perché sembra non avere un appeal nei confronti di un pubblico molto giovane, che vive con il web. La radio, ancora, non è riuscita ad entrare nel mondo web con un certo tipo di linguaggio per riuscire a catturare l&#8217;attenzione dei giovani. Rispetto ai nostri tempi, che scoprivamo le canzoni attraverso la radio, i ragazzi d&#8217;oggi conoscono la musica tramite i social network. Avendo a disposizione tutta la musica del mondo, perché andare ad ascoltare la radio, che mi propone la peggiore musica che c&#8217;è sul mercato?»</p>
<p>M.: <i><strong>«Questo ruolo di voce fuori campo dello speaker, la voce della radio che accompagna nella quotidianità, è una caratteristica che hai tentato di portare nella carriera teatrale, dove hai quasi sempre recitato come voce narrante. C&#8217;è qualche legame con l&#8217;amore per la radio?»</strong><br />
</i><b>A.P.: </b>«La cosa bella di tutti i mezzi di comunicazione che ho utilizzato nella mia vita è quando ho la possibilità di raccontare delle storie e suscitare emozioni. È una trasmissione di sensazioni che viaggiano attraverso quello che potrebbe essere un palco, uno schermo, un microfono. Quello che si sta perdendo è proprio questo, nella radio di oggi: emozionare l&#8217;ascoltatore. Nella radio come in molte trasmissioni televisive, in quanto anche la televisione è diventata molto piatta. Per esempio, quando è stata trasmessa la prima edizione del Grande Fratello, è stato proposto un prodotto nuovo, con delle dinamiche mai viste, al tempo, per cui si è dimostrato un programma interessante e divertente. Poi tutto è cambiato: si è entrati nell&#8217;abitudine, è subentrata la standardizzazione che è ciò che succede abitualmente con tutti i media. Il mondo della radio, quindi, ha subito una trasformazione che si è rivelata un&#8217;involuzione, avrebbe dovuto trasformarsi in qualcosa di molto importante dal punto di vista dei contenuti e della qualità. È aumentata la professionalità, ma il contenuto è venuto a mancare. Stanno cambiando anche i programmi televisivi perché il pubblico non segue più la televisione con la stessa attenzione con cui la seguiva prima.</p>
<p>Le prime candid camera che ho girato in assoluto, interpretando Mr. Brown, risalgono al 2002. Durante la prima registrazione in assoluto tremavo come una foglia perché non sapevo cosa mi sarebbe potuto succedere. Prima di fare queste candid camera ero l&#8217;uomo più timido del mondo. Solo il pensiero di lasciare parcheggiata la macchina in doppia fila, dando di conseguenza fastidio a qualcuno, mi faceva stare male. Dopo cinque anni di candid camera, sono diventato una bestia, per cui posso testimoniare che la televisione cambia le persone.»<b></b></p>
<p>M.:<strong><i>«In tutti questi cambiamenti, tu sei nato dalla radio, che è il metodo di comunicazione più diffuso e più vecchio, dopo la stampa, ma sei approdato alla televisione tramite la parabola».<br />
</i></strong><b>A.P.</b>: «Sono un po&#8217; testimone e ho fatto parte di molte nascite. Quando è arrivato per la prima volta il satellite in Italia, nessuno lo sa, ma il primo programma in diretta del satellite l&#8217;ho fatto io con Fabio Volo: il programma si chiamava <i>Svegliati.</i> Da palinsesto doveva andare in onda alle sette del mattino, a livello pratico andava in onda alle nove. Perché? Alle sette in redazione non c&#8217;era nessuno, alle otto arrivavano i tecnici, caffè, accendi la parabola, insomma, si iniziava alle nove. In realtà io iniziavo alle nove, Fabio Volo alle nove e dieci, perché arrivava sempre in ritardo, ogni giorno con una scusa diversa. Era una sorta di reality perché avevamo una camera fissa sulla cucina, in cui facevamo colazione e le nostre cose. Questo era il programma. Tale conduzione ci ha portato grande fortuna, perché era il primo programma in diretta del satellite e ci guardava Fiorello. Fiorello si divertiva a tal punto che fece i nostri nomi al direttore di allora di Italia Uno (Giorgio Gori, ndr). <i>Le Iene</i> erano già andate in onda il primo anno, era il 1997, ma il programma non aveva avuto grande successo, era stato inizialmente concepito come programma pomeridiano. Giorgio Gori, credendo fermamente in tale concept, decise di apportare alcune modifiche. Al tempo, quando un direttore credeva in un progetto, lo portava avanti fin quando riusciva a farlo funzionare. Diversamente da adesso che, se dopo la messa in onda il programma non funziona, viene eliminato, senza alcun ulteriore tentativo. La modifica decisa da Gori, per cercare di far funzionare questo programma satirico, fu la modifica nella conduzione, e i nomi scelti per tale new edition furono i nostri: Fabio Volo e Andrea Pellizzari. Al tempo io e Fabio conducevamo un programma in diretta da Rimini, e l&#8217;unico modo per comunicare con noi, a differenza di adesso che ci sono le email, gli sms, twitter, facebook, erano il fax o la segreteria telefonica. Mediaset, dunque, ha tentato di mettersi in contatto con noi lasciando giornalmente, per una settimana, messaggi nella segreteria telefonica del programma. Da Rimini io e Fabio Volo ci siamo diretti a Milano per sostenere il famoso provino. Quella è stata la prima volta in cui abbiamo varcato la soglia degli studi di Mediaset. Di li ad un mese abbiamo iniziato la conduzione de <i>Le Iene</i>.»</p>
<p>M.: <strong><i>«Tutto questo, dunque, è arrivato in televisione, la televisione in cui tu hai contribuito e collaborato anche con persone piuttosto distanti dal tuo tipico modo di condurre.»<br />
</i></strong><b>A.P.</b>: «La televisione funziona così: ti dicono che farai una “figata”, ti dicono che hanno pensato esclusivamente a te, perché proprio tu sei la persona giusta per fare questo programma e questo programma sarà fantastico. Tu ci credi, vai alle prime riunioni e ti raccontano delle cose bellissime. Piano, piano scopri che le cose non sono proprio così, l&#8217;intero piano cambia. Gran parte dei progetti che vedete realizzati in televisione, non sono com&#8217;erano inizialmente sulla carta. Ciò perché quando vengono confermati, passano sotto l&#8217;osservazione di talmente tante teste e punti di vista, che il tutto viene stravolto. C&#8217;è da sottolineare che molti ragionano tramite una sorta di censura preventiva, sostenendo che alcune cose non vanno fatte perché “non vanno bene”. In Italia prevale proprio questo concetto, applicato ai programmi televisivi, alla pubblicità, alla radiofonia, quasi una mancanza di coraggio nel voler osare, nel proporre cose nuove. La paura è: “se poi non funziona?”. Ci sono, ovviamente, alcuni aspetti che è giusto discutere ed aggiustare, come è successo per la prima versione de <i>Le Iene</i>, ma poi, tramite quel programma, abbiamo modificato quella che è stata la storia della televisione, a livello di linguaggio. Avevamo moltissima libertà e questo era un aspetto che prima di allora non c&#8217;era. Introducendo, quindi, qualcosa di nuovo, nessuno poteva dire se andava bene o non avrebbe funzionato, perché prima di allora nessuno l&#8217;aveva fatto. Ad oggi nessuno può avere tale libertà, perché è stato proposto quasi tutto e si può prevedere una reazione da parte del pubblico. Più in dettaglio, quello che è veramente cambiato è il modo di affrontare tutti i progetti. I progetti non vengono più pensati grazie alla passione che c&#8217;era inizialmente, l&#8217;approccio non ha più l&#8217;entusiasmo che si viveva un tempo, ora vi è sempre un “freno a mano tirato”. All&#8217;interno di queste aziende di comunicazione non si può più fare, proporre, modificare perché secondo noi è giusto così. Ad oggi è tutto un calcolo dall&#8217;alto. Al vertice c&#8217;è qualcuno che decide se quella proposta è giusta o sbagliata. In realtà chi decide se è giusto o sbagliato siete voi, col telecomando. A priori, quindi, il problema dei progetti che nascono ora in Italia è che non c&#8217;è un riferimento più alto, rispetto al nostro, sul modo di fare televisione. Si tenta di guardare agli Stati Uniti, ma sono talmente lontani nel modo di vedere le cose ed hanno un modo talmente diverso di fare televisione, rispetto a noi, che è difficile fare un confronto. Se paragoniamo una fiction italiana ad una fiction americana, è palese che vi sia un abisso, qualitativamente, dal punto di vista produttivo, dal punto di vista delle idee e per il tipo di meccanismo. Ciò accade perché in Italia abbiamo la tendenza ad abbassarci, ad appiattirci, proprio come sta succedendo con la radio. Gli unici picchi di genialità, che risultano poi essere i programmi storici e di maggior successo, si riferiscono a coloro che hanno avuto la forza, il coraggio e la possibilità di contrapporsi all&#8217;attuale mentalità. Hanno avuto il coraggio di fare la loro battaglia. La mancanza di volontà nel lottare è ciò che secondo me manca in tutte le odierne strutture. C&#8217;è sempre meno la possibilità di lottare perché ci mettono nella condizione di non poterlo fare, siamo tutti ricattabili perché l&#8217;idea è che il posto di lavoro è importante, se lo si perde non si va da nessuna parte, non ci sono alternative. Questo ricatto morale ed economico ci impedisce di avere la forza di cambiare le cose. A scapito di tutto ciò, però, la forza che vedo mancare nella televisione e nella radiofonia, la vedo in Internet. Sul web c&#8217;è molta vivacità, il problema, però, è grande, perché ad oggi, in questo immenso mare, ognuno può mettere ciò che vuole: contenuti di alto livello, contenuti di bassissimo livello, contenuti finti,&#8230; pertanto viene difficile selezionare i prodotti. Io ad oggi non ho ancora la capacità, nonostante i vari motori di ricerca, di trovare qualcosa che mi piace, se non dopo una lunga ed estenuante ricerca tra molti contenuti di bassissimo livello.</p>
<p>Viviamo in un&#8217;anomalia, e l&#8217;anomalia italiana è legata ad una televisione che dovrebbe essere per i cittadini, ma in realtà non accontenta i cittadini, accontenta la politica, perché quello è il vertice che manovra. Si tratta di un mezzo che viene utilizzato ad uso e consumo della politica per quella che è la gestione del proprio business. Il pubblico, però, si sta staccando dalla televisione. Io stesso accendo la televisione solo per guardare qualche film, o cercare programmi che mi interessa guardare per la mia professione. Ma è diventato un momento che preferisco, quasi, non vivere. Io vivo con Internet, perché mi nutro di ciò che arriva dalla rete ed è diventato anche quello che è il nuovo mercato. Un problema, a cui si sta tentando di ovviare, è che ancora non tutti hanno la possibilità di accedere alla rete con facilità. Ciò che manca è una rete che permetta a tutti una connessione veloce, per usufruire dei contenuti&#8230;»<b></b></p>
<p>M.: <strong><i>«&#8230;e una vera alfabetizzazione nell&#8217;uso per smettere con la passività e prendere il coraggio.»</i></strong><b></b></p>
<p><b>&nbsp;</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>Giovanna Giacomin</i></b></p>
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		<title>Lagerfeld, “trucco a mandorla”</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/beauty-e-wellness/lagerfeld-trucco-a-mandorla/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Oct 2012 20:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Beauty e Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="256" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_2Lagerfeld-trucco-a-mandorla-768x256.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_2Lagerfeld-trucco-a-mandorla-768x256.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_2Lagerfeld-trucco-a-mandorla-300x100.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_2Lagerfeld-trucco-a-mandorla-480x160.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/10/visore_2Lagerfeld-trucco-a-mandorla.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Bizzarra collezione dal connubio con il giapponese Shu Uemura.</p>
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<p>La <em>holiday collection</em> sarà disponibile da novembre e vanterà coloratissime palettes occhi, nuances assortite di rossetti, blush e le immancabili ciglia finte, tutto in&nbsp;<strong>edizione limitata, acquistabile solo on line</strong>.</p>
<p>La collaborazione tra i due non è certo casuale: i colori e le matite <strong>Shu Uemura</strong>&nbsp;sono, infatti, tra gli strumenti preferiti da <strong>Lagerfeld,</strong> quando si tratta di&nbsp;<strong><em>disegnare bozzetti</em></strong>. Sarà per questo che, oltre alla campagna fotografica e al packaging del prodotto, anche la creazione della testimonial è stata affidata alle sapienti mani dello stilista tedesco che ha creato per l’occasione&nbsp;<strong>Mon Shu</strong>: una piccola bambola dai lineamenti geometrici, capello corvino e trucco sgargiante, già protagonista del video cult che impazza sul web.</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-size: large;">(di</span></span></span><em><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: large;"> Federica Ciarini</span></span></span></strong></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: large;">)</span></span></span></p>
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		<title>Samsung 3D e non solo: ecco la SmartTV</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/lifestyle/innovazione/samsung-3d-e-non-solo-ecco-la-smarttv/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jul 2012 21:22:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore1_samsung-3D-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore1_samsung-3D-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore1_samsung-3D-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore1_samsung-3D-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore1_samsung-3D-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Samsung introduce sul mercato le tv della serie 8000, <strong>tv 3d</strong> intelligenti con processore dual core, webcam, microfono e tante altre applicazioni per un&#8217;interazione sempre più completa.</p>
<p>La prima cosa che balza all&#8217;occhio è il <strong>design</strong>: la cornice è ridotta al minimo per aumentare l&#8217;area visiva, la nuova base arrotondata&nbsp;dona un nuovo stile e il suo design&nbsp;lo rende un perfetto oggetto di&nbsp;arredamento.<br />
Il modello <strong>UE55ES8000</strong> è un 55&#8243;, per 123 cm in larghezza, 76 cm in altezza, per uno spessore dello schermo molto &#8220;slim&#8221;, solo 3,08 cm. Di forte impatto anche la base metallica e la protuberanza in alto, ossia&nbsp;la webcam integrata, vera grande novità di quest&#8217;anno che garantisce il riconoscimento facciale-gestuale e rende il telecomando non essenziale.<br />
Sul retro 3 ingressi&nbsp;usb 2.0, l&#8217;<strong>Evolution Kit</strong> per l&#8217;aggiornamento hardware, un&#8217;uscita audio digitale, 3 ingressi Hdmi, un Rgb per adattatori scart, un jack per le cuffie, ingressi per il satellite e quello per il cavo LAN.&nbsp;Le nuove Tv&nbsp;Samsung sono modelli dotati di tecnologia <strong>Micro Dimming</strong> per immagini dalla luminosità bilanciata in ogni punto dello schermo.</p>
<p>Ma la chicca è l&#8217;interfaccia. Facile da attivare, piacevole da vedere, mostra subito grandi novità:&nbsp;tre <strong>aggregatori di contenuti</strong> per riunire le opzioni&nbsp;d&#8217;intrattenimento,&nbsp;&#8220;Kids&#8221; per i bambini,&nbsp;&#8220;Fitness&#8221; per la forma fisica home-made e&nbsp;&#8220;Family Story&#8221;,&nbsp;piccolo social network&nbsp;del nucleo familiare&nbsp;per&nbsp;condividere contenuti solo con i propri cari, anche a distanza. Ma non sono esclusi gli altri social network grazie alle numerose app, alla navigazione su web&nbsp;e all&#8217;icona&nbsp;Skype per comunicare con tutti in poltrona!<br />
A corredo due telecomandi, uno touch e uno normale, gli occhiali 3D e l&#8217;IR blaster per comandare altri dispositivi tecnologici presenti in casa.</p>
<p>Le numerose funzionalità, il risparmio di tempo e fatica&nbsp;e il suo design di alto livello, forse, giustificano i&nbsp;<strong>2129 €</strong> del listino prezzi.</p>
<p>Informazioni<br />
<a href="http://www.samsung.it">www.samsung.it</a></p>
<p>(di <em><strong>Luca Schirripa</strong></em>)</p>
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		<title>Navigante per passione e…per business</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jul 2012 21:30:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore2_luca-magni1-b-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore2_luca-magni1-b-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore2_luca-magni1-b-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore2_luca-magni1-b-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore2_luca-magni1-b-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>L’amore per il mare può diventare un lavoro. E Luca Magni lo sa bene</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/interview/navigante-per-passione-eper-business/">Navigante per passione e…per business</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore2_luca-magni1-b-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore2_luca-magni1-b-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore2_luca-magni1-b-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore2_luca-magni1-b-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/07/visore2_luca-magni1-b-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Luca Magni ha, da sempre, una grande passione per il mare. Toscano, imprenditore, coraggioso e con idee innovative per il mondo travel si è buttato, da poco, in un’avventura che era un sogno. Oggi, <em><strong>Sailing The Web</strong> </em>è il portale con l’area di informazioni tecniche sulle barche maggiormente sviluppata, con circa 5000 barche referenziate con schede tecniche e informazioni dettagliate. Il sito, lo scorso anno, ha fatto circa 500 mila visitatori e quotidianamente vengono scaricate 2000 schede-barca. Il prossimo gennaio verrà lanciata un&#8217;App per iPad, sulla quale Luca non si sbottona troppo, poichè in fase ancora di&nbsp;ultimazione, ma ci dice che sarà sia per naviganti che per appassionati di vela…</p>
<p>Conosciamolo e scopriamo di più del suo business che riesce a tenere testa alla crisi.</p>
<p><strong>Parliamo di te. Chi è Luca Magni e, soprattutto, cosa fa?<br />
</strong>Luca è un toscano che dagli 8 ai 18 anni ha vissuto in Toscana, a Punta Ala. Luogo che mi ha lasciato l’amore per il mare. Premessa d’obbligo per quanto è accaduto successivamente. Una grande passione per la vela, seguita dall’incontro con un altro amante del mare che è diventato ben presto un caro amico&#8230;e il gioco è stato fatto.</p>
<p><strong>E cosa è accaduto?<br />
</strong>Nel 2008, dopo aver sognato di fare della vela un mestiere&nbsp;con altri due soci,&nbsp;Ho iniziato un business concreto nel mondo dei charter attraverso un vero e proprio portale che, attualmente, conta nel suo database 950 barche a vela, dai 12 a 24 metri, con le quali io e i miei soci giriamo il mondo.</p>
<p><strong>Un riferimento ricorrente&nbsp;territoriale ce l’avete, al di là del mondo intero?<br />
</strong>Sicuramente il Mediterraneo con la Croazia, la Grecia e la Francia. A questi paesi si aggiunge la grandissima competenza, maturata con anni di navigazione da uno dei nostri partner, nei mari del Sud America, portando questo valore aggiunto anche nel nostro business.</p>
<p><strong>Quali sono le tipologie di charter o noleggio che offrite?<br />
</strong>Sono tre, essenzialmente: la barca in “solitaria”, la barca con lo skipper e la barca con skipper ed equipaggio. La scelta è quella di offrire un servizio altamente personalizzato in base al cliente, per cui ogni singolo charter avrà lo skipper ritenuto più adatto a quel determinato ospite e l’itinerario sarà valutato insieme per avere sempre ciò che si desidera.</p>
<p><strong>Qual è il target medio dei vostri clienti?<br />
</strong>Molto vario. Si va&nbsp;25 anni fino ai 60, circa. Suddivisi tra italiani, americani, australiani e inglesi.</p>
<p><strong>E come fanno a conoscervi? O meglio, come vi fate conoscere dai potenziali clienti?<br />
</strong>Prima di tutto attraverso il sito che è <a href="http://www.salingtheweb.net/">www.salingtheweb.net</a> e poi tramite reti personali di contatti che ho coltivato nel tempo, essendo legato ormai da molti anni al mondo alberghiero.</p>
<p><strong>La vostra attività è partita a maggio dello scorso anno in un momento non proprio dei migliori. Come è andato questo start up?<br />
</strong>Sì, ci siamo lanciati nel pieno della crisi, ma nonostante questo devo ammettere che la nostra performance dopo poco più di un anno è davvero positiva. Lo scorso anno abbiamo chiuso con circa 900 persone in barca e quest’anno siamo già oltre.</p>
<p><strong>Parlando di prezzi, sono&nbsp;inconcedibili, di estremo lusso queste vacanze o sono accessibili?<br />
</strong>La barca a vela non è poi così costosa. Se si sceglie un periodo che non sia proprio&nbsp;quello delle settimane centrali di agosto, per una barca da 6 persone si possono spendere circa 2400 euro. Insomma 400 euro a testa per avere il tuo “albergo-barca” che si sposta con te, l’hostess che cucina e vedere posti unici visibili solo dal mare, beneficiando della completa quiete.</p>
<p><strong>E’ un tipo di vacanza per navigatori esperti o anche un neofita ci si può avventurare?<br />
</strong>Assolutamente per tutti. Abbiamo moltissimi clienti alle prime armi e raramente, ri-approdati sulla terra ferma, dicono di non voler&nbsp;più fare vacanze in barca.</p>
<p><strong>Parliamo di un altro tuo impegno con Baglioni Hotels. Come si incontrano le due attività?<br />
</strong>In realtà&nbsp;sono totalmente separate anche se, da poco, abbiamo lanciato un progetto-programma&nbsp;molto bello che si chiama <em><strong>Land&amp;Sea: </strong></em>è un tour sulla terraferma&nbsp;che si unisce&nbsp;a uno in barca. Attualmente sono previsti tre distinti piani: Tour&amp;Sail, Stop&amp;Sail e Love&amp;Sail. A seconda delle preferenze del cliente ci si può sostare di più in barca o di più via terra, ospitati a tariffe agevolate negli hotel della catena Baglioni.</p>
<p><strong>C’è qualcos’altro che bolle in pentola, anzi…in mare?<br />
</strong>Sì! Per ora è solo un sito vetrina e si tratta di <em><strong>www.yachtingpassion.com</strong></em>. Stiamo però sviluppando tutto&nbsp;un concept, dove&nbsp;poter noleggiare barche di gran lusso a vela tra i 18 e i 23 metri e di estremo lusso a vela e a motore dai 30 ai 90 metri. In questa avventura, nostro partner, è Moncada di Paternò che ha molta esperienza in questo settore.</p>
<p><strong>Il tuo impegno attuale nel Gruppo Baglioni, quindi, qual è?<br />
</strong>Sono stato vice presidente del Gruppo per molti anni, anche se da sempre sono responsabile marketing e vendite, fino a giungere al 2009 quando sono diventato sono responsabile del brand e della comunicazione.</p>
<p><strong>E, infine, il tuo blog </strong><a href="http://www.italiantalks.com/"><strong>www.italiantalks.com</strong></a><strong>!<br />
</strong>Sì, un’idea nata dall’analisi della rete e dalle richieste dei nostri clienti ai concierge, dalla quale ci siamo accorti che non esisteva in rete uno spazio che raggruppasse in maniera ben scritta, ordinata e utile, informazioni e racconti su ciò per cui il Made in Italy è apprezzato nel mondo intero.</p>
<p><strong>Quindi, una rivista online?<br />
</strong>Esatto, abbiamo deciso di diventare editori di questo blog che parla di bellezza italiana, seguito da una redazione autonoma e indipendente, composta da un redattore capo e 4 giornaliste e blogger, ciascuna con specializzazioni differenti.</p>
<p><strong>Per concludere, ci sarà anche una sorta di diario di viaggio?<br />
</strong>Esattamente, è presente una sezione <em>People</em> che raccoglierà i racconti su angoli di Italia visti e vissuti da personaggi famosi e/o da alcuni contributors importanti del blog.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Crediti foto: <strong>Mauro Mamone</strong></em> <em>&#8211; Luca Magni indossante la cerata</em> &#8211;</p>
<p>(di <strong><em>Daniela Schicchi</em></strong>)</p>
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		<title>Il Web contro la crisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 May 2012 22:09:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[crowdsourcing]]></category>
		<category><![CDATA[mercato lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="273" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/visore-crisi-1-768x273.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/visore-crisi-1-768x273.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/visore-crisi-1-300x106.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/visore-crisi-1-480x170.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2012/05/visore-crisi-1.jpg 930w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il ministro Terzi chiama a raccolta i nostri migliori cervelli per creare sviluppo con il crowdsourcing</p>
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<p>Ad esempio con il <em>crowdsourcing</em>, neologismo che significa in pratica &#8220;mettere insieme persone, migliaia di persone per fare delle cose”. Vuol dire delineare un nuovo mercato del lavoro, enorme per dimensioni, collaborativo e partecipativo, far incrociare nel Web domanda ed offerta: dapprima le aziende, alla ricerca di nuove forme di collaborazione ed ora i governi come quello americano, tra i primi a sperimentarlo con successo.</p>
<p>“La conoscenza che gli scienziati italiani producono lontano da qui può avere lo stesso apporto vitale che ebbero le rimesse degli emigranti del secolo scorso&#8221;, ricorda il ministro. E per sviluppare questo progetto, in un settore che vale <strong>400 milioni di dollari</strong> e cresce del <strong>100%</strong> ogni anno, occupando già 6 milioni di persone, è stato chiamato<strong> Gioacchino La Vecchia</strong>, uno dei pionieri mondiali del web, trapiantato da alcuni anni nella<strong> Silicon Valley</strong>, uno dei nostri migliori talenti &#8220;in fuga”. Come volevasi dimostrare.</p>
<p><em><strong>Luca Schirripa</strong></em></p>
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