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	<title>storia della moda &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Moda a supporto dell’Arte</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2020 12:56:33 +0000</pubDate>
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<h3>Il mecenatismo nella moda</h3>
<p>Tralasciando le storiche influenze come <b>Schiaparelli e Dalì</b>, <b>Yves Saint Laurent e Mondrian, McQueen e Hirst</b>. Connubi dove era lo stilista a cogliere il messaggio dell’artista e farlo proprio; ad oggi è il brand a supportare l’arte. Ma come? Per esempio, mettendo a disposizione il proprio flagship store di Dover Street a Londra come <b>Victoria Beckham</b>. Che in collaborazione con <b>Sotheby’s</b>, nel 2018 ha esposto la loro asta dedicata alle opere dei <b>Maestri del Rinascimento</b> e della <b>Golden Age olandese </b>e del <b>XVIII secolo britannico</b>. Che risulti strano l’interesse per l’arte dalla <b>posh spice</b> è lecito, ma è certamente un’astuta mossa di <b>marketing</b> che giova ad entrambe le parti.</p>
<h3>Advertising e Arte</h3>
<p>Non da meno, sia in termini di supporto economico che divulgativo, quello delle campagne pubblicitarie. Di grande impatto le collaborazioni firmate <b>Gucci</b> e <b>Alessandro Michele</b>. A partire da <b>Guccigram</b>, alla ricerca di talenti digital attraverso <b>Instagram</b>, per dare il via a <b>GucciArtWall</b> insieme all’artista spagnolo <b>Ignasi Monreal</b>. Un mix di arte fiamminga, surrealismo e glamour che ancora oggi tinge le mura di <b>New York, Milano e Hong Kong</b>. Tra queste, nel 2018, memorabile per irriverenza come solo <b>Maurizio Cattelan</b> sa fare, il manifesto della sua mostra, che Gucci ha promosso.<b> The artist is present</b>, non la performance di <b>Marina Abramovic</b>, bensì quella del <b>Museo Yuz di Shanghai</b>, dove insieme ad artisti internazionali si esponevano opere con filo conduttore il falso. Tutto copiato, a partire dal nome, invitando a riflettere sull’infinita riproduzione delle immagini sui nostri schermi e la veridicità di esse.</p>
<h3>Marina Abramovic e la moda</h3>
<p>Ha a che fare con la già citata artista, madre della performance, la notizia apparsa su tutti i giornali di pochi giorni fa: <b>Ulay è morto</b>. L’artista tedesco, alla nascita <b>Frank Uwe Laysiepen</b>, noto per i 12 anni trascorsi a fianco di <b>Marina Abramovic</b>. Una storia, la loro, d&#8217;arte che diventa amore e di amore che diventa tormento e denunce di diritti d’autore, che ha avuto il suo culmine nel 2010. Emozionando milioni di telespettatori, dal vivo e on line, grazie a <b>Youtube</b>, con il loro incontro inaspettato durante la performance <b>The artist is present</b>. Nella quale l’artista sedette 700 ore su una sedia, accogliendo col proprio sguardo ogni visitatore, suscitando ogni tipo di emozione. Quando a sedersi fu Ulay,  Abramovic non riuscì a trattenere un pianto e stringergli le mani. È con la morte di Ulay che si chiude un’epoca della storia dell’arte contemporanea e dell’arte di Marina Abramovic.</p>
<p>Amante della moda e amica dello stilista <b>Riccardo Tisci</b>, ha figurato su innumerevoli copertine e collaborato con vari brand. Nel 2014 con <b>Adidas</b>, reinterpretando una sua stessa performance del 1978, Work Relation, in occasione della <b>Coppa Mondo Fifa 2014</b>. Portando avanti il messaggio dell&#8217;importanza della cooperazione e del lavoro di squadra. È nel 2015 invece, con <b>Riccardo Tisci </b>per <b>Givenchy</b>, che porta un messaggio di umanità, fratellanza e spiritualità durante la sfilata <b>SS16</b> della <b>NYFW</b>. Attraverso l’allestimento da lei realizzato e i riti simbolici svolti da performers che richiamavano le usanze delle svariate religioni nel mondo.</p>
<h3>Il Cretto di Burri protagonista</h3>
<p>Questo quel che è stato, mentre quel che sarà è sotto il nome di <b>Hermès</b>, che ha scelto il museo en plein air di <b>Gibellina</b>. La cittadina trapanese, colpita dal terremoto del Belice del 1968, sarà il set della campagna pubblicitaria della linea di accessori <b>Hermès Silk</b>. Ricoperta di cemento per volere dell’artista <b>Alberto Burri</b> negli anni Ottanta, la parte vecchia della città, completamente distrutta, tiene vivo il ricordo della devastazione. Una devastazione superata, che chiede la sua rivincita affascinando chi come già <b>Bottega Veneta</b>, nella campagna <b>FW16</b>.</p>
<p>Che moda e arte possano venirsi incontro sempre!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Pamela Romano</i></b></p>
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		<title>Dove sarebbe la moda senza la letteratura?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Dec 2019 10:30:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="80" height="80" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/12/moda-2.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="moda" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Moda e letteratura, un interessante excursus sul loro legame e sull'importanza che rivestono fin dai tempi antichi l'una per l'altra</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="80" height="80" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/12/moda-2.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="moda" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" /><p>Fu l’iconica direttrice di <b>Harper’s Bazaar</b> e <b>Vogue America</b>, <b>Diana Vreeland</b> a porre per la prima volta questa domanda. Quanto ne sapremmo di storia della moda se <b>Omero</b> non avesse descritto quel pezzo rettangolare di lana o lino che avvolgeva le donne di Atene. Se <b>Carlo Goldoni</b> non avesse descritto minuziosamente i suoi personaggi e se <b>Giuseppe Parini</b> non avesse descritto lo stile di vita del <i>giovin signore</i> settecentesco. Ed esisterebbe il termine <b>dandy</b> se non fosse stato per l’abbigliamento di <b>Oscar Wilde</b>?</p>
<h3>La moda raccontata</h3>
<p>Sin dalle preistoriche pitture rupestri l’uomo vuole raccontare e raccontarsi. Saranno quelle pelli a diventare parte ed estensione di lui ed importanti testimonianze di ciò che è stato, senza sforzo. Come <b><i>Il Cortegiano</i></b> di <b>Baldassarre Castiglione</b> (XVI secolo), quell’uomo di corte che godeva di una certa <b>sprezzatura </b>nel suo comportamento aggraziato, una preziosa arte nascosta da dover rimanere tale. La stessa che ricorda <b>Giacomo Leopardi</b> nel suo <b><i>Zibaldone</i></b> e <b>Giuseppe Tomasi di Lampedusa</b> ne <b><i>Il Gattopardo</i></b>, dove racconta la Sicilia e gli sprezzanti siciliani. In quest’ultima opera letteraria citata, la descrizione dell’abbigliamento spiegò al meglio il divario tra l’aristocrazia e la borghesia appena nata. E come nei racconti di molti autori, la moda li ha aiutati a trasmettere un messaggio, il loro stesso abbigliamento descrisse al meglio stile e pensiero dei suddetti.</p>
<h3>Gli scrittori influencer</h3>
<p>Su questo argomento ha scritto un libro <b>Terry Newman</b>, dal titolo <b>Legendary Authors and the Clothes They Wore </b>(Harper Design Editore, 2017). Il libro si presenta come una raccolta di abiti e abitudini di famosi scrittori che hanno dettato tendenza negli anni. Svelando persino curiosità fashion su alcuni, come l’acquisto di <b>Gertrude Stein</b> di un cappotto <b>Hermès </b>dopo i guadagni del suo primo best-seller. Consacrando come pioniera della <b>moda transgender</b> la scrittrice Aurore Dupin, aka <b>George Sand</b>, che si firmava e vestiva da uomo per scrivere in libertà. Un’emancipazione celata anche tra le righe del testo che descrive il nuovo taglio di capelli della meno conosciuta <b>Sibilla Aleramo</b>, scrittrice femminista italiana. Contemporanea a <b>Virginia Woolf</b>, icona dello stile <b>geek chic</b>, insieme racchiudono quella <b>tendenza</b> <b>garçonne</b> che ogni stagione gli stilisti ripropongono in nuove chiavi.</p>
<h3>La letteratura di moda ai giorni nostri</h3>
<p>È con l’arrivo del Novecento e della modernità che al vestito occorre un vero e proprio manifesto. Sarà la corrente artistico-letteraria del <b>Futurismo</b> a riconoscere all’abbigliamento il dinamismo necessario per adattarsi ai tempi che cambiano. Fu così che il testo diede voce alla moda e viceversa. <b>Il vestito antineutrale</b> e la <b>Ricostruzione futurista dell’universo</b>, del 1915, scritti da <b>Giacomo Balla</b> e <b>Fortunato Depero</b>, rivelarono le loro sorprendenti intuizioni, utili per i designer di ogni tempo. Sarà poi il cinema a dettare in maniera più estesa le tendenze, ma alle spalle di film iconici ci sono altrettanti romanzi. Come ad esempio <b>On the road</b> di <b>Jack Kerouac</b> (libro del 1951, film del 2012), che incarna lo stile della <b>beat generation</b> americana. E come dimenticare <b>Colazione da Tiffany</b> di <b>Truman Capote</b> (libro del 1958, film del 1961) e l’iconico <b>little black dress</b>.</p>
<p>Oggi tutte le librerie dedicano uno spazio alla Moda, con biografie di grandi stilisti, raccolte fotografiche dei grandi nomi della fotografia o delle passerelle. E se “leggere una collezione di moda può essere come leggere un libro: una miniera d’oro di referenze, influenze, ricerca e creatività”, come afferma Terry Newman, non mi resta che augurarvi buona lettura!</p>
<p><b><i>di Pamela Romano</i></b></p>
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