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	<title>social media &#8211; Gilt Magazine</title>
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		<title>Offline è il nuovo lusso? Silenzio, disconnessione e tempo vuoto nell’era dell’iper-connessione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2025 08:44:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[detox digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Progetto-senza-titolo-86-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Progetto-senza-titolo-86-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Progetto-senza-titolo-86-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Progetto-senza-titolo-86-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Progetto-senza-titolo-86.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Nel 2025 il vero lusso non è essere sempre connessi, ma potersi disconnettere.<br />
L’offline diventa uno status symbol, accessibile però solo a chi ha il privilegio di scegliere quando esserci.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Progetto-senza-titolo-86-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Progetto-senza-titolo-86-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Progetto-senza-titolo-86-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Progetto-senza-titolo-86-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Progetto-senza-titolo-86.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>C’è stato un tempo in cui essere sempre reperibili era un segno di successo. Rispondere subito, essere ovunque, non perdersi nulla. Nel 2025, quel tempo è finito.<br>Oggi il vero status symbol non è l’accesso, ma l’assenza. Non la connessione, ma la possibilità di spegnerla.</p>



<p>Dire <em>“sono stato offline per tre giorni”</em> non è più una stranezza: è una dichiarazione di potere. Significa poter scomparire senza conseguenze, sottrarsi al flusso continuo di notifiche, richieste, sollecitazioni. Significa avere il controllo del proprio tempo — e, sempre più spesso, poterselo permettere.</p>



<p><strong>Quando l’online ha smesso di essere cool</strong></p>



<p>Nel corso del 2025 la tecnologia ha completato una mutazione silenziosa. L’intelligenza artificiale ha reso il lavoro più veloce ma anche più invasivo. I confini tra tempo personale e professionale si sono ulteriormente assottigliati. La creatività è diventata replicabile, il contenuto incessante, la comunicazione permanente.</p>



<p>Essere online non è più una scelta: è un prerequisito.<br>Ed è proprio per questo che ha perso fascino.</p>



<p>La connessione continua non promette più opportunità, ma stanchezza. Non più appartenenza, ma dispersione. In questo scenario, il silenzio diventa raro. E tutto ciò che è raro, nel nostro tempo, diventa desiderabile.</p>



<p><strong>Il silenzio come nuovo status symbol</strong></p>



<p>Nel lessico del benessere contemporaneo sono entrate nuove parole: <em>detox digitale</em>, <em>retreat offline</em>, <em>silent stay</em>. Hotel che ritirano lo smartphone all’arrivo. Spa senza Wi-Fi dichiarato. Ritiri dove il programma principale è non fare, non parlare, non rispondere.</p>



<p>Il lusso non è più l’esperienza in sé, ma la sottrazione di stimoli.<br>Non il viaggio, ma l’irreperibilità.</p>



<p>Il silenzio viene venduto come un bene prezioso, curato, protetto. Un tempo “vuoto” che, paradossalmente, richiede una cornice esclusiva per esistere. Così l’offline entra nel mercato del lifestyle alto, assumendo le stesse dinamiche di tutto il resto: selezione, accesso, prezzo.</p>



<p><strong>Chi può permettersi di sparire</strong></p>



<p>Qui il tema smette di essere estetico e diventa politico.</p>



<p>Disconnettersi non è un gesto neutro. È una possibilità che dipende dal lavoro che si fa, dal reddito che si ha, dalla posizione che si occupa.<br>Può spegnere il telefono chi non lavora a chiamata, chi non vive di visibilità, chi non rischia di perdere opportunità restando in silenzio. Può farlo chi può delegare, chi ha un margine di sicurezza economica, chi non deve dimostrare costantemente di esserci.</p>



<p>Per molti altri, l’offline non è un lusso: è un rischio.<br>Freelance, lavoratori digitali, creativi precari, professionisti della comunicazione vivono in una condizione di presenza obbligatoria. Sparire significa essere dimenticati. Non rispondere significa perdere terreno.</p>



<p>Il detox digitale, così come viene raccontato oggi, è spesso un privilegio di classe travestito da scelta consapevole.</p>



<p><strong>Il paradosso del benessere contemporaneo</strong></p>



<p>C’è una contraddizione profonda nel modo in cui il benessere viene proposto nel 2025: per recuperare dall’eccesso di connessione, paghiamo. Paghiamo per il silenzio, per la lentezza, per la sottrazione. Paghiamo per fuggire da strumenti che, al ritorno, continueranno a governare le nostre giornate.</p>



<p>Il benessere non è più una condizione, ma un racconto.<br>Un’esperienza temporanea, confezionata, condivisibile — spesso, ironicamente, proprio online.</p>



<p>Non si tratta di ipocrisia individuale, ma di un sistema che ha trasformato anche la disconnessione in prodotto. Il risultato è un’idea di cura sempre più performativa, sempre più distante dalla quotidianità reale della maggioranza delle persone.</p>



<p><strong>Offline non come fuga, ma come scelta</strong></p>



<p>Raccontare l’offline come rifiuto della tecnologia è una semplificazione sterile. Il punto non è tornare indietro, né demonizzare il digitale. Il punto è la possibilità di scegliere.</p>



<p>Il vero lusso oggi non è spegnere tutto, ma decidere quando esserci.<br>Non vivere in opposizione all’online, ma sottrarsi all’obbligo di essere sempre disponibili.</p>



<p>In un mondo che misura il valore in termini di reattività, la lentezza diventa un atto controcorrente. In un sistema che premia la presenza continua, l’assenza selettiva diventa una forma di autodifesa.</p>



<p><strong>Forse non vogliamo davvero essere offline</strong></p>



<p>Forse non desideriamo il silenzio assoluto, né la fuga permanente.<br>Forse vogliamo solo smettere di essere raggiungibili da chiunque, in qualunque momento. Recuperare un confine, non un’utopia. Riprendere possesso del tempo, non cancellare il mondo.</p>



<p>Nel 2025 l’offline non è una rinuncia. È una dichiarazione.<br>E come ogni dichiarazione di libertà, non è ancora accessibile a tutti.</p>



<p>Ed è proprio per questo che, oggi, è diventato il nuovo lusso.</p>
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		<title>Australia: stop ai social per under 16</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 10:15:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Australia-social-media--768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Australia-social-media--768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Australia-social-media--300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Australia-social-media--480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/Australia-social-media-.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>L’Australia vieta i social agli under 16, ridefinendo tutela digitale e responsabilità condivise.</p>
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<p>L’Australia introduce una delle normative più rigide al mondo sull’accesso ai social network da parte dei minori. Con il nuovo divieto sotto i 16 anni, piattaforme globali come Instagram, TikTok e Facebook dovranno applicare controlli severi ed eliminare gli account fuori età. Una svolta che apre un dibattito internazionale sulla tutela digitale.</p>



<p><strong>Il provvedimento e le sue implicazioni</strong></p>



<p>La decisione, annunciata dalla Commissione per la sicurezza digitale australiana, stabilisce che gli under 16 non potranno più accedere liberamente ai principali social network. Le piattaforme dovranno verificare l’età degli utenti e cancellare automaticamente gli account non conformi. Meta, tra le prime ad adeguarsi, ha già avviato la rimozione dei profili appartenenti a minori. Per il governo questa misura rappresenta un passo necessario per proteggere una fascia d’età considerata particolarmente vulnerabile agli effetti dell’iperconnessione.</p>



<p><strong>Le sanzioni per le piattaforme non in regola</strong></p>



<p>La normativa prevede una struttura sanzionatoria significativa: le aziende che non applicheranno correttamente i controlli rischiano multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani per ogni violazione. La lista dei social interessati include Facebook, Instagram, TikTok, Snapchat, YouTube, Reddit e Kick. Restano invece esclusi i servizi di messaggistica privata come WhatsApp e Messenger, insieme a piattaforme di gaming e streaming quali Roblox, Discord e Twitch. Una distinzione che sottolinea l’obiettivo principale del governo: limitare gli spazi di esposizione pubblica e interazione sociale dei minori.</p>



<p><strong>La nuova responsabilità di genitori e istituzioni</strong></p>



<p>Con questa riforma, la sicurezza digitale diventa un impegno condiviso. Il governo ha invitato le famiglie a collaborare attivamente, verificando l’età dichiarata dai figli e supervisionandone l’utilizzo online. Le scuole saranno incoraggiate a promuovere programmi di educazione digitale, mentre le piattaforme dovranno aggiornare i propri sistemi di controllo. Il paradigma cambia: la protezione dei minori richiede coordinazione tra genitori, educatori e big tech.</p>



<p><strong>Un precedente globale che può ridisegnare il web</strong></p>



<p>La mossa australiana ha già attirato l’attenzione internazionale. In un’epoca in cui molti Paesi dibattono sull’età minima per i social, questa misura potrebbe diventare un punto di riferimento. La domanda centrale riguarda il futuro: fino a che età è opportuno consentire l’accesso a strumenti che influenzano identità, relazioni e benessere mentale? L’Australia, con la sua posizione netta, potrebbe aver inaugurato un nuovo standard globale.</p>
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		<title>Like, Paure e Futuro: la generazione che vive tra social e realtà</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/attualita/like-paure-e-futuro-la-generazione-che-vive-tra-social-e-realta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 08:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Generazione Alpha]]></category>
		<category><![CDATA[generazione Z]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Adolescenti tra social e paure reali: cercano autenticità, futuro e nuove forme di lusso.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it/attualita/like-paure-e-futuro-la-generazione-che-vive-tra-social-e-realta/">Like, Paure e Futuro: la generazione che vive tra social e realtà</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.giltmagazine.it">Gilt Magazine</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Progetto-senza-titolo.jpg-4.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" />
<p>Gli adolescenti del 2025 camminano in equilibrio tra il fascino effimero del mondo digitale e il peso delle emozioni autentiche. Una generazione che si muove veloce, che vive di filtri e stories, ma che non smette di interrogarsi sul proprio domani.</p>



<p><strong>Il palcoscenico dei social</strong></p>



<p>Per i ragazzi di oggi i social non sono semplicemente un passatempo: sono un vero e proprio ecosistema. TikTok, Instagram e BeReal diventano le nuove piazze, i nuovi boulevard dove mostrarsi, raccontarsi, cercare approvazione. Ogni like è un applauso, ogni visualizzazione una stretta di mano. È un linguaggio immediato, in cui un’immagine dura pochi secondi ma lascia il segno, in cui l’identità si costruisce per frammenti.</p>



<p>Eppure, dietro quell’apparente leggerezza fatta di trend e challenge, c’è un desiderio molto più profondo: essere ascoltati, riconosciuti, validati. La generazione Z e gli Alpha sono cresciuti con uno smartphone in mano, ma non per questo hanno rinunciato alla ricerca di autenticità. Al contrario: spesso la cercano proprio lì, in quell’universo digitale che per gli adulti appare solo frivolo.</p>



<p><strong>Paure dietro lo schermo</strong></p>



<p>Ma la giovinezza non è fatta soltanto di selfie e hashtag. I ragazzi di oggi si affacciano al futuro con una consapevolezza che sorprende. Nelle loro vite irrompono temi globali: il cambiamento climatico, le guerre, l’instabilità economica. Questioni che non appartenevano così tanto alle generazioni passate, e che ora bussano alle loro porte digitali con forza.</p>



<p>Dietro l’ironia dei meme e la leggerezza dei video virali si celano ansie profonde, spesso taciute. L’adolescenza del 2025 è fatta di risate condivise nei gruppi WhatsApp, ma anche di notti passate a domandarsi quale mondo erediteranno. Un paradosso affascinante: sembrano spensierati, ma sono più attenti, e preoccupati, di quanto lascino trasparire.</p>



<p><strong>Informarsi a colpi di meme</strong></p>



<p>La loro finestra sul mondo si chiama internet. Qui cercano risposte, informazioni e stimoli su tutto: dalla salute mentale alla sessualità, dalla politica alle emergenze ambientali. Non leggono editoriali chilometrici, ma imparano a filtrare contenuti a colpi di short video, reel e meme. È un modo diverso di informarsi, rapido, istintivo, che richiede però uno sguardo critico per distinguere ciò che conta da ciò che si dissolve con uno swipe.</p>



<p>In questo scenario, i social non sono solo intrattenimento, ma anche un nuovo atlante culturale. Gli adolescenti lo sfogliano con la stessa naturalezza con cui noi, un tempo, leggevamo un giornale cartaceo. Un atlante in cui l’informazione si mescola con l’ironia, la serietà con la leggerezza, in un equilibrio che riflette perfettamente la loro età.</p>



<p><strong>Il lusso dell’autenticità</strong></p>



<p>E allora, cosa desiderano davvero questi ragazzi? In un mondo che corre veloce, in cui l’effimero sembra regnare, il vero lusso diventa l’autenticità. Non si tratta di possedere oggetti rari o di vivere esperienze esclusive, ma di concedersi momenti reali. Un pranzo senza il telefono sul tavolo, un abbraccio che non ha bisogno di emoji, un tramonto vissuto senza sentirsi obbligati a condividerlo.</p>



<p>Per i brand del lusso e per chi racconta il lifestyle, questa è una lezione preziosa: la nuova generazione non cerca solo status symbol, ma valori. Non vuole più essere spettatrice di campagne patinate e irraggiungibili, ma protagonista di esperienze sincere, inclusive, capaci di riflettere le loro paure e i loro sogni. È un lusso diverso, che non si misura in carati, ma in emozioni autentiche.</p>
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		<title>I social media sono pericolosi? Un nuovo paradigma è necessario per il nostro spazio digitale</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/attualita/i-social-media-sono-pericolosi-un-nuovo-paradigma-e-necessario-per-il-nostro-spazio-digitale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 12:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="461" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/social-media-768x461.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/social-media-768x461.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/social-media-300x180.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/social-media-480x288.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/social-media.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Il mondo digitale ha il potenziale di migliorare enormemente le nostre vite, ma solo se siamo disposti a gestirlo con responsabilità e a costruire un sistema regolamentare adeguato</p>
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<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, l&#8217;avvento dei social media ha portato a una rivoluzione silenziosa e profonda, cambiando radicalmente il nostro modo di comunicare, informarci e interagire con il mondo. Tuttavia, come spesso accade con le innovazioni dirompenti, ci siamo trovati a navigare in acque inesplorate senza una guida chiara. Questo spazio digitale è diventato una sorta di moderno Far West, vasto e in gran parte privo di regole, dove il desiderio di connettersi e socializzare si è spesso intrecciato con i rischi per la salute mentale.</p>



<p>Nel corso degli anni, le piattaforme social sono cresciute rapidamente, accumulando miliardi di utenti e un potere senza precedenti. Ma questa crescita vertiginosa non è stata accompagnata da un&#8217;adeguata regolamentazione, lasciando aperta la porta a una serie di problemi, dalla disinformazione all&#8217;interferenza politica, fino ai gravi danni alla salute mentale degli adolescenti e alle violazioni della privacy.</p>



<p>Recentemente, negli Stati Uniti e in Australia sono state avanzate proposte per affrontare questi problemi. In 42 stati americani, si è discusso di etichettare i social media come &#8220;pericolosi&#8221;, mentre in Australia è stata presentata una legge contro la disinformazione, con l&#8217;intento di multare le aziende fino al 5% dei loro ricavi globali per la diffusione di notizie false. Queste iniziative rappresentano un importante passo avanti nel riconoscimento dei rischi associati ai social media e sottolineano la necessità di un cambiamento di paradigma nella gestione dello spazio digitale.</p>



<p>Ma regolamentare i social media non è semplice. A differenza dei prodotti fisici, le piattaforme digitali sono entità fluide, in continua evoluzione, che operano su scala globale, rendendo difficile l&#8217;applicazione di normative nazionali. Serve un nuovo paradigma che sia abbastanza flessibile da adattarsi ai cambiamenti tecnologici, ma anche abbastanza robusto da proteggere gli utenti e la società. Questo richiederà un dialogo costante tra legislatori, aziende tecnologiche, esperti e società civile, con l&#8217;obiettivo di ripensare concetti come la responsabilità delle piattaforme, la privacy dei dati e la libertà di espressione nell&#8217;era digitale.</p>



<p>Le iniziative intraprese negli Stati Uniti e in Australia sono solo l&#8217;inizio di un lungo processo di adattamento delle leggi e delle norme sociali alla realtà del mondo digitale. Siamo di fronte a una vera e propria dipendenza di massa da una sostanza digitale che crea assuefazione, tolleranza e dipendenza. Per affrontare efficacemente questi problemi, dovremo essere vigili, flessibili e, soprattutto, consapevoli del potere trasformativo di queste tecnologie, evitando di scambiare la nostra integrità mentale per un semplice intrattenimento.</p>



<p>Il mondo digitale ha il potenziale di migliorare enormemente le nostre vite, ma solo se siamo disposti a gestirlo con responsabilità e a costruire un sistema regolamentare adeguato. Il futuro dello spazio digitale dipenderà dalla nostra capacità di trovare un equilibrio tra innovazione e protezione, tra libertà di espressione e sicurezza, per garantire che queste piattaforme siano al servizio delle persone e non fonte di rischio per la nostra salute mentale e sociale.</p>
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		<title>Com’è cambiato il linguaggio: tra emoticon e strafalcioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Sep 2023 08:42:14 +0000</pubDate>
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<p><strong>Parole e significato&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p>Il tema del linguaggio merita oggi una riflessione approfondita. Si parte dalle fondamenta, dalla semiotica, che non è altro che lo studio del significato del linguaggio. La semiotica si occupa di dare senso alle cose, ai discorsi, alle parole, ai segni, al linguaggio verbale, ma non solo, anche ai segni visivi, gestuali, e alla spazialità. In generale, quindi, la semiotica si occupa delle modalità attraverso cui il mondo che ci circonda assume senso.</p>



<p><strong>Un cambiamento radicale con i social</strong></p>



<p>Il linguaggio degli adulti si è infantilizzato, sia a livello lessicale che a livello sintattico: frasi brevissime ed emoticon sostituiscono argomentazioni più articolate. I giovani usano un lessico ampio, ma poco appropriato. Riecheggiano le tante parole che hanno sentito, ma non ne conoscono il vero significato, e spesso le usano in modo inappropriato. Usano le parole per assonanza. Si va così sempre più verso una semplificazione e una confusione.&nbsp;</p>



<p><strong>Il web elimina la vergogna&nbsp;</strong></p>



<p>L’estrema velocità delle interazioni social elimina la vergogna. Molto spesso sui social si comunica in modo istintivo. Tutti sappiamo che il web è una grande vetrina, ma nel momento concreto in cui reagiamo, pensiamo di farlo solo per quel singolo post, rivolgendoci a quella singola persona; si tratta invece di una vetrina potenzialmente virale e mondiale. Apparentemente sui social non ci mettiamo la faccia e anche se il nostro profilo è davvero “nostro”, con tanto di nome e foto, e non usiamo un account fake, abbiamo comunque una percezione di un&#8217;alterità; questo ci dà una grande libertà e non ci fa sentire quei vincoli di vergogna e autocensura.</p>
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		<title>Il restyling dei marchi per adattarsi al mondo social</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2022 13:06:42 +0000</pubDate>
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<p><strong>Il logo perde il suo charme</strong></p>



<p>Le maison, fino a poco tempo fa, trasmettevano la loro identità e personalità proprio tramite il logo. Al giorno d’oggi quest’ultimo si sta uniformando sempre di più per adattarsi al mondo digitale, <strong>formato social</strong>. Nel 2022 non sono più ammessi i corsivi eleganti, le “grazie decorative”; il font più utilizzato è il Sans-Serif, semplice e immediato. I brand perdono quello charme e quell’originalità con cui hanno costruito la loro brand awareness e vengono proiettati in un mondo omologato dove l’identità singola non si distingue poi più così tanto.</p>



<p><strong>L’obiettivo del logo&nbsp;</strong></p>



<p>Se prima il logo doveva raccontare qualcosa, adesso deve solamente riportare il nome del brand. I loghi, proposti spesso in stile bold, vengono stampati in modo esagerato su magliette, scarpe e articoli di ogni genere. Il problema da risolvere? La loro omologazione, spesso e volentieri, si spinge fino alla replica, ed è così che il brand va a perdere tutta la sua veridicità.</p>
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		<title>DESIGNBYGEMINI: il nuovo volto Millenial del Design</title>
		<link>https://www.giltmagazine.it/interview/designbygemini-volto-millenial-del-design/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2019 08:46:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/DESIGNBYGEMINI-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="DESIGNBYGEMINI" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/DESIGNBYGEMINI-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/DESIGNBYGEMINI-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/DESIGNBYGEMINI-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/DESIGNBYGEMINI-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Abbiamo intervistato Giulia ed Elena Sella, ideatrici e fondatrici di DESIGNBYGEMINI, un format in cui convivono armoniosamente Moda, Social Media e Design</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="768" height="230" src="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/DESIGNBYGEMINI-1-768x230.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="DESIGNBYGEMINI" loading="lazy" style="display: block; margin-bottom: 5px; clear:both;max-width: 100%;" link_thumbnail="" srcset="https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/DESIGNBYGEMINI-1-768x230.jpg 768w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/DESIGNBYGEMINI-1-300x90.jpg 300w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/DESIGNBYGEMINI-1-480x144.jpg 480w, https://www.giltmagazine.it/wp-content/uploads/2019/04/DESIGNBYGEMINI-1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><p>Abbiamo intervistato <b>Giulia ed Elena Sella</b>, tra le protagoniste della Milano Design Week 2019 con la loro Rainbow Social Room per Atelier Emé. Ideatrici e fondatrici di <b>DESIGNBYGEMINI</b>, un format in cui convivono armoniosamente Moda, Social Media e Design. Ci hanno raccontato com&#8217;è nato il loro brand e i loro progetti per il futuro.</p>
<p><b>Com&#8217;è nato DesignByGemini? Da cosa avete preso ispirazione?</b></p>
<p>È nato quattro anni fa come blog personale, che serviva ad unirci in un momento nel quale eravamo distanti. Abbiamo fatto esperienze all&#8217;estero, una a Sao Paulo e una a New York, e questo ci ha permesso di rimanere in contatto e di condividere le nostre esperienze. Abbiamo preso ispirazione dalle nostre passioni, che poi è la nostra professione: Design e Architettura.</p>
<p><b>Come descrivereste DesignByGemini?</b></p>
<p>È un format che ci consente di creare delle installazioni di design Instagram oriented. Abbiamo unito il nostro lavoro con il mondo della comunicazione.</p>
<p><b>Com&#8217;è nato il vostro concept? </b></p>
<p>Volevamo creare un ambiente suggestivo che ci permettesse di inglobare tutte le nostre passioni e che ci consentisse di prendere spunto da diversi ambiti. Le nuove tendenze della moda ci servono molto per scegliere i colori: rosa, rosso e fluo.</p>
<p><b>Su che tipo di comunicazione avete puntato? Cosa volete trasmettere attraverso i vostri progetti?</b></p>
<p>Puntiamo molto sul Visual Merchandising, quindi cerchiamo di riprodurre ambienti che permettano di creare una vera e propria esperienza a 360 gradi.</p>
<p><b>Avete fondato DesignByGemini nel 2015. Come si è modificato nel tempo?</b></p>
<p>In realtà è sempre in continua evoluzione. Tutti quello che abbiamo creato è nato sempre in modo molto spontaneo, questo ci ha permesso di non avere troppi limiti. Il nostro turning point è stato due anni fa grazie a SuperStudio. Ci piace lasciarci contaminare da più mondi. Il design si presta tanto a questo tipo di contaminazione, quindi cerchiamo di sfruttare questa caratteristica per aprirci a nuovi modi di creare e di comunicare. In sostanza cerchiamo di sdrammatizzare e di rendere fruibile il nostro mondo accademico.</p>
<p><b>Avete un approccio innovativo moderno ed internazionale, a cosa lo applicate?</b></p>
<p>Cerchiamo di portare un po&#8217; quello che ci piace da un punto di vista architettonico e di design nel nostro lavoro. Abbiamo la fortuna di aver studiato all&#8217;estero in due grandi città che da questo punto di vista sono il massimo. La nostra meta preferita a cui sempre ci ispiriamo è Miami. Infatti la nostra tendenza di creare ambienti freschi e colorati deriva principalmente da questo.</p>
<p><b>Durante la Milano Design Week di quest&#8217;anno sarete presenti con una social room a tema rainbow in collaborazione con Atelier Emé. Com&#8217;è nata questa partnership?</b></p>
<p>È nato tutto l&#8217;anno scorso durante una cena organizzata da loro, a cui ci hanno invitate. Abbiamo avuto modo di raccontare quello che facevamo e da quel momento hanno deciso di legarsi a noi.</p>
<p><b>Con quali altri brand vorreste collaborare? Qual è il vostro sogno?</b></p>
<p>Diciamo che il nostro obiettivo è quello di poter realizzare delle capsule con diversi brand. Ci piacerebbe creare un concept che possa essere uno strumento di marketing.</p>
<p><b>Come gestite il team? Quali sono i vostri ruoli?</b></p>
<p>Abbiamo una PR che gestisce il nostro brand awareness, poiché con il tempo siamo diventate anche il volto di alcuni brand. Noi gestiamo la parte più pratica. Siamo fortunate perché abbiamo sempre una stessa visione, siamo sempre d&#8217;accordo sul concept dei nostri progetti. Giulia su occupa molto di più dei progetti in sé, io (Elena) invece mi occupo molto di più della comunicazione.</p>
<p><b>Progetti per il futuro?</b></p>
<p>Non possiamo ancora rivelare nulla, poiché sono trattative che non si sono ancora concluse. Però possiamo dire che presto apriremo un nostro studio, che sarà aperto a tutto. Abbiamo pensato di creare un ambiente che possa essere un punto di incontro non solo lavorativo, ma anche sociale.</p>
<p>Un ringraziamento speciale a Giulia ed Elena Sella, fondatrici di DesignbyGemini, per la disponibilità e gentilezza!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b><i>di Amanda Lucia Fagiasi</i></b></p>
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