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	<title>Siccità film &#8211; Gilt Magazine</title>
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	<description>Un mondo dorato a portata di click</description>
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		<title>A Venezia79 la “Siccità” di Paolo Virzì</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Clara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2022 13:10:23 +0000</pubDate>
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<p>Nel film non c’è un vero protagonista, <strong>Virzì</strong> ci racconta la vita di una serie di persone, legate&nbsp; direttamente o indirettamente l’una con l’altra, durante una <strong>crisi di siccità</strong> nella loro città, Roma. Il&nbsp; bollettino televisivo scandisce a più ripresa i giorni che mancano alla chiusura dell’acqua pubblica, e nel frattempo si dipanano storie molto diverse l’una dall’altra, ma legate da alcuni fili conduttori.&nbsp;</p>



<p>In primo luogo, non sembra casuale la scelta narrativa: i personaggi sembrano arenati su loro&nbsp; stessi, c’è una mancanza di condivisione e di apertura che fa pensare a una <strong>siccità umana</strong>, parallela a quella climatica. Da qui la scelta di raccontare più voci disperse.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Emblematica la figura del tassista, interpretato da un grande <strong>Valerio Mastandrea</strong>, che parla con le&nbsp; proprie allucinazioni, rivolgendosi ai genitori e al presidente per cui un tempo lavorava.&nbsp; “Lasciatemi in pace!” gli urla, ma non può fare a meno di rievocarli. Sono il sintomo di un vuoto e di mancanza di vitalità che contamina, come il virus trasportato dagli insetti, un po’ tutti i personaggi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Colpisce anche come la televisione appaia impotente e fragile, e non potente come ce la&nbsp; immaginiamo di solito, soprattutto in film critici verso l’indifferenza sociale. Pensiamo&nbsp; all’americano “Don’t look up”, in cui la televisione contribuisce a mistificare la notizia della stella&nbsp; cadente imminente, criticando con una metafora la spettacolarizzazione e la desensibilizzazione&nbsp; dei media a riguardo della crisi climatica. Certo, anche in questo film il Professor Del Vecchio&nbsp; (Diego Ribon) si lascia sedurre dalla macchina televisiva, ma soprattutto dall’incontro con la diva&nbsp; Valentina (Monica Bellucci), e il povero disoccupato (Max Tortora) viene ignorato in favore del&nbsp; giovane immigrato mediaticamente più conveniente, ma pure quel mondo arriva a far pena per&nbsp; come si mostra incapace di reagire di fronte alla crisi. Anche Valentina è un personaggio solo, che&nbsp; cerca di nascondere paure illudendosi che non sta cambiando nulla. La scena con lei e il Professore&nbsp; è l’unica in cui si menziona l’altro tema climatico, ovvero l’innalzamento dei mari, confermando&nbsp; esplicitamente un agganciamento all’attualità, che prima poteva essere dissimulato&nbsp; dall’immaginaria crisi nella capitale.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Ma cosa vuole dirci Virzì? Che nelle difficoltà a comunicare sono i <strong>riti collettivi</strong> che possono ancora una volta salvarci. Al concerto stonato di vite disperse fa da contraltare l’orchestra di musica&nbsp; barocca, centrale soprattutto all’inizio e alla fine del film. Il gesto, la dedizione, l’esser coinvolti e&nbsp; concentrati tutti per qualcosa, sono i miracoli che quest’orchestra riesce a fare, suggerendo la via&nbsp; di una possibile redenzione. Nel film scoprirete perché.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>L’unica pecca è che il film si chiude come i personaggi stessi, e dimentica un po’ la crisi climatica&nbsp; sullo sfondo. Non siamo al livello di cinema d’autore, ma comunque di fronte a un buon cinema italiano capace di emozionare e far riflettere.</p>
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